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7 novembre 2016

Nel nome di Manzoni piccolo commercio e ingenuità istituzionali

4 no­vem­bre 2015 – Villa Man­zoni di Lecco. Gli As­ses­sori alla Cul­tura Si­mona Piazza e al Tu­ri­smo Fran­ce­sca Bo­na­cina pre­sen­tano un’opera dell’orafo Coc­co­pal­meri. As­si­cu­rano che sarà espo­sto in per­pe­tuo nella Cap­pella di Villa Man­zoni al Ca­leotto.

Pre­sen­ta­zione della Re­da­zione
Ri­por­tiamo di se­guito una nota del no­stro Cen­tro Studi Abate Stop­pani, oc­ca­sio­nata da un fatto di cro­naca com­mer­cial-isti­tu­zio­nale che – nel nome di Ales­san­dro Man­zoni e de “I Pro­messi Sposi” – ha vi­sto come pro­ta­go­ni­ste Si­mona Piazza e Fran­ce­sca Bo­na­cina, ri­spet­ti­va­mente As­ses­sori alla Cul­tura e al Tu­ri­smo del Co­mune di Lecco.
In breve il fatto di cro­naca: un orafo del Mo­lise, il si­gnor Franco Coc­co­pal­meri, ha of­ferto in dono al Co­mune di Lecco un cion­dolo in ar­gento, frutto della sua crea­ti­vità e pro­dotto dal suo la­bo­ra­to­rio orafo di Roc­ca­raso, de­no­mi­nan­dolo “I Pro­messi Sposi”. L’Amministrazione co­mu­nale di Lecco, nella fi­gura de­gli As­ses­sori Piazza e Bo­na­cina, ha ac­colto con grande fa­vore il dono, fa­cen­done an­che un ele­mento di co­mu­ni­ca­zione pub­blica. Il Co­mune ha re­datto un Co­mu­ni­cato Stampa molto elo­gia­tivo dell’iniziativa (vedi QUI) e ha or­ga­niz­zato a Villa Man­zoni al Ca­leotto una Con­fe­renza Stampa nella quale l’orafo e gli As­ses­sori hanno espo­sto le loro idee nel me­rito; per bocca de­gli As­ses­sori il Co­mune  ha reso noto che il cion­dolo sarà po­sto in per­pe­tua vi­sione all’interno della Cap­pella di Villa Man­zoni.
Il no­stro Cen­tro Studi ha colto nell’iniziativa nu­me­rosi ele­menti cri­tici, so­prat­tutto in re­la­zione al pen­siero di Man­zoni sul tema dell’amore e delle sue ma­ni­fe­sta­zioni. Ne è uscita la nota che ri­pro­du­ciamo di se­guito e che è stata pub­bli­cata il 7 no­vem­bre 2016 su “Re­se­go­neon­line” gra­zie alla sem­pre ge­ne­rosa ospi­ta­lità del Di­ret­tore Co­muzzi (vedi QUI).
La let­tera al Di­ret­tore con cui ac­com­pa­gna­vamo la nota vale da in­tro­du­zione al fatto. Non oc­corre ag­giun­gere al­tro.

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Gen­tile Di­ret­tore Co­muzzi,
come Le è già noto, il no­stro Cen­tro Studi, im­pe­gnato sullo stu­dio dell’opera e della vita dell’Abate Stop­pani, di ne­ces­sità è at­tento a tutti quei temi che hanno at­ti­nenza con l’oggetto prin­ci­pale delle no­stre ri­cer­che. Tra que­sti – na­tu­ral­mente – trova un po­sto di ri­lievo Ales­san­dro Man­zoni.
Ri­te­nendo sia stata po­chi giorni fa com­piuta una grave ma­no­mis­sione dell’immagine del poeta di Lecco, Le chie­diamo di po­tere an­cora fruire della Sua ge­ne­rosa ospi­ta­lità per po­tere espri­mere il no­stro punto di vi­sta, a tu­tela della di­gnità cul­tu­rale della città.

Ve­nerdì 4 no­vem­bre, alle ore 17.00, a Villa Man­zoni, presso la Sala delle Gri­sa­glie, il Vice Sin­daco e As­ses­sore al tu­ri­smo Fran­ce­sca Bo­na­cina e l’Assessore alla cul­tura Si­mona Piazza hanno pre­sen­tato un gio­iello de­no­mi­nato “I Pro­messi Sposi”, opera del si­gnor Franco Coc­co­pal­meri (pre­sente all’evento), di pro­fes­sione ore­fice, ti­to­lare di un laboratorio/negozio di ore­fi­ce­ria nella cit­ta­dina di Roc­ca­raso, pro­vin­cia dell’Aquila in Abruzzo.
L’evento era stato pre­an­nun­ciato dal Co­mu­ni­cato Stampa 2 no­vem­bre 2016 del Co­mune di Lecco, dal ti­tolo “Renzo e Lu­cia con­ti­nuano a ispi­rare an­cora oggi i mae­stri dell’arte con­tem­po­ra­nea”.
Nel Co­mu­ni­cato, gli As­ses­sori Bo­na­cina e Piazza ave­vano così an­ti­ci­pato il loro orien­ta­mento: «Siamo ono­rate che un mae­stro d’arte orafa, tra le al­tre cose non ap­par­te­nente al no­stro ter­ri­to­rio, ab­bia de­ciso di de­di­care una sua opera ai Pro­messi Sposi. Un nuovo tas­sello che si uni­sce agli sforzi e ai pro­getti messi in campo dall’Amministrazione co­mu­nale per dif­fon­dere e va­lo­riz­zare il no­stro pa­tri­mo­nio ar­ti­stico in­dis­so­lu­bil­mente le­gato all’opera di Ales­san­dro Man­zoni.»

Da vari fonti della stampa lo­cale (5 e 6 no­vem­bre 2016), ap­pren­diamo che il gio­iello, un cion­dolo del va­lore com­mer­ciale di Euro 2.300, in oro bianco e dia­manti, è stato do­nato dall’orafo al Co­mune di Lecco; che il Vice Sin­daco e l’Assessore alla cul­tura nel corso della pre­sen­ta­zione hanno an­nun­ciato che il gio­iello verrà espo­sto in modo per­ma­nente nella Cap­pella del Ca­leotto.
«È una bella oc­ca­sione per far co­no­scere il ro­manzo in un modo nuovo, ine­dito e leg­gero: la te­sti­mo­nianza che at­tra­verso l’opera del Man­zoni il nome di Lecco può ar­ri­vare ovun­que. … An­che at­tra­verso que­sta crea­zione pos­siamo va­lo­riz­zare i Pro­messi Sposi, un or­go­glio lec­chese e ita­liano» avrebbe com­men­tato l’Assessore al tu­ri­smo e Vi­ce­sin­daco Fran­ce­sca Bo­na­cina.
L’Assessore alla cul­tura Si­mona Piazza si sa­rebbe in­vece così espressa: «Se la mon­ta­gna e il lago vi­vono di sta­gio­na­lità, la cul­tura è un vei­colo per av­vi­ci­nare i tu­ri­sti a Lecco tutti i giorni dell’anno. … È la prima volta che ve­niamo con­tat­tati da un ar­ti­sta e noi siamo ben lieti di ac­co­gliere chi vuole pro­muo­vere la cul­tura del Man­zoni, le no­stre ra­dici sto­ri­che e cul­tu­rali».
Il si­gnor Coc­co­pal­meri, da parte sua, avrebbe detto: « I due pro­fili che ho vo­luto rap­pre­sen­tare nel gio­iello hanno lo sguardo ri­volto al do­mani, al fu­turo, su­pe­rando come i due pro­ta­go­ni­sti i vari osta­coli che ri­serva la vita … Quando ho creato que­sto gio­iello mi sono for­te­mente ispi­rato alla sto­ria di Renzo e Lu­cia e alla le­zione di vita che Man­zoni in­se­gna in senso as­so­luto …»

Devo dire che al no­stro Cen­tro Studi siamo tutti ri­ma­sti piut­to­sto col­piti da que­ste di­chia­ra­zioni così im­pe­gna­tive sul gio­iello non­ché sui suoi van­tati straor­di­nari le­gami con Ales­san­dro Man­zoni, e ci siamo quindi sen­titi in do­vere di ap­pro­fon­dire la cosa.

Nel corso della pre­sen­ta­zione, il gio­iello (un cion­dolo in oro bianco e dia­manti) era po­sto su un espo­si­tore fo­to­gra­fico, do­mi­nato dai volti di pro­filo di due gio­vani di bell’aspetto, con la donna po­sta alla si­ni­stra dell’uomo, in modo da la­sciare scor­gere parte del volto del com­pa­gno. La parte gra­fica è ac­com­pa­gnata da al­cune scritte. In alto ap­pare la di­ci­tura “I pro­messi Sposi” (il nome del gio­iello). Sotto il gio­iello e i volti dei due mo­delli, un’altra scritta “l’amore è ne­ces­sa­rio a que­sto mondo” e, sotto an­cora, la scritta “A. Man­zoni”.
Alla base dell’espositore, in bella evi­denza il Logo del Co­mune, con la di­ci­tura: “In col­la­bo­ra­zione con il Co­mune di Lecco”.

Co­min­ciamo dalla parte vi­siva.
Il gio­iello è gra­fi­ca­mente as­si­mi­la­bile al se­gno « { » (la “pa­ren­tesi graffa”), usato nelle espres­sioni ma­te­ma­ti­che e in rap­pre­sen­ta­zioni in­for­ma­ti­che.
Po­sto su fondo scuro e im­me­dia­ta­mente vi­cino ai due mo­delli ac­cat­ti­vanti, il cion­dolo può forse fare ri­cor­dare due volti af­fian­cati.

 

È però del tutto evi­dente che, iso­lato da que­sto sfondo fo­to­gra­fico, molto espli­cito nel pi­lo­tare le im­pres­sioni dello spet­ta­tore, il cion­dolo non può ri­chia­mare – a nes­suno e in nes­sun modo – due pro­fili, tanto meno il pro­filo di un uomo e di una donna, as­sorti nella con­tem­pla­zione del loro fu­turo.

Ma ve­niamo alla parte te­stuale.
Par­tiamo dal ri­fe­ri­mento a “I Pro­messi Sposi” e alla frase vir­go­let­tata «l’amore è ne­ces­sa­rio a que­sto mondo», si­glata A. Man­zoni.
Na­tu­ral­mente la frase è ben nota, ma non la tro­vate all’interno de “I Pro­messi Sposi”, né nell’edizione del 1827 né in quella del 1840, le uni­che pub­bli­cate dall’autore.
La frase ap­par­tiene in­fatti alla pri­mis­sima ver­sione del ro­manzo, ri­ma­sta alla fase ma­no­scritta e mai pub­bli­cata dal Man­zoni.
Il ma­no­scritto fu pro­po­sto a stampa (ma par­zial­mente) per la prima volta da Gio­vanni Sforza in “Ales­san­dro Man­zoni – Scritti po­stumi” (Mi­lano, Re­chie­dei, 1900); poi dallo stesso in “Brani ine­diti dei Pro­messi Sposi” (Mi­lano, Hoe­pli, 1905). La prima edi­zione in­te­grale fu quella di Giu­seppe Le­sca con il ti­tolo “Gli Sposi Pro­messi” (Na­poli, Per­rella, 1916). Quella oggi più co­no­sciuta, venne pro­po­sta in edi­zione cri­tica da Chiari e Ghi­sal­berti, nei Clas­sici Mon­da­dori nel 1954, con il ti­tolo “Fermo e Lu­cia”.
Il let­tore ci scu­serà per que­sta di­gres­sione bi­blio­gra­fica ma ab­biamo ri­te­nuto op­por­tuno ri­chia­marla per­ché sia chiaro come su que­ste que­stioni, da ol­tre un se­colo, si sono pro­dotte molte ana­lisi e pro­fusi no­te­voli sforzi cul­tu­rali, che non pos­sono es­sere can­cel­lati dalle in­ge­nue ini­zia­tive di due As­ses­sori di Lecco – pro­prio della città che do­vrebbe es­sere, al mondo, la più at­tenta e in­tel­li­gente cu­stode della vi­cenda man­zo­niana.
Que­sta prima ver­sione del ro­manzo – ri­pe­tiamo pub­bli­cata solo 40 anni dopo la morte di Man­zoni – è in­te­res­sante ed è uti­lis­sima dal punto di vi­sta dell’analisi cri­tica del ro­manzo che co­no­sciamo, ma dob­biamo dire che è tutt’altra cosa da “I Pro­messi Sposi”.
Da que­sto punto di vi­sta l’accostamento del gio­iello a “I Pro­messi Sposi”, così come sono noti a tutta Ita­lia e in tutto il mondo, è un vero e pro­prio “falso” cul­tu­ral-com­mer­ciale, ov­via­mente non per­se­gui­bile le­gal­mente ma cul­tu­ral­mente ri­pro­ve­vole e in­com­pren­si­bile, so­prat­tutto se “con­sa­crato” (sono pa­role dell’orafo Coc­co­pal­meri) dalle Au­to­rità co­mu­nali lec­chesi.

Ma c’è dell’altro. E ri­guarda il pen­siero di Man­zoni.
La frase «l’amore è ne­ces­sa­rio a que­sto mondo» è estra­po­lata da un con­te­sto che dice esat­ta­mente il con­tra­rio di quanto vor­rebbe fare cre­dere.
La frase del Man­zoni è po­sta circa un paio di pa­gine dopo l’inizio del Ca­pi­tolo 1 – Tomo Se­condo, di “Fermo e Lu­cia” ed è parte di una ‘di­gres­sione’ dell’autore circa il modo di trat­tare in let­te­ra­tura le pas­sioni d’amore.
Scrive Man­zoni: «Con­cludo che l’amore è ne­ces­sa­rio a que­sto mondo: ma ve n’ha quanto ba­sta, e non fa me­stieri che al­tri si dia la briga di col­ti­varlo; e che col vo­lerlo col­ti­vare non si fa al­tro che farne na­scere dove non fa bi­so­gno. Vi hanno al­tri sen­ti­menti dei quali il mondo ha bi­so­gno, e che uno scrit­tore se­condo le sue forze può dif­fon­dere un po’ più ne­gli animi: come sa­rebbe la com­mi­se­ra­zione, l’affetto al pros­simo, la dol­cezza, l’indulgenza, il sa­cri­fi­cio di se stesso: oh di que­sti non v’ha mai ec­cesso; e lode a que­gli scrit­tori che cer­cano di met­terne un po’ più nelle cose di que­sto mondo: ma dell’amore come vi di­ceva, ve n’ha, fa­cendo un cal­colo mo­de­rato, sei­cento volte più di quel che sia ne­ces­sa­rio alla con­ser­va­zione della no­stra ri­ve­rita spe­cie.»

Come si nota senza bi­so­gno di grandi spie­ga­zioni, la frase po­sta a il­lu­stra­zione ed esal­ta­zione del gio­iello, dice esat­ta­mente l’opposto di quanto viene fatto cre­dere.
Man­zoni co­no­sceva be­nis­simo l’amore – sia quello delle pas­sioni gio­va­nili sia quello più re­spon­sa­bile del ma­tri­mo­nio – e ne ha sem­pre ri­co­no­sciuto l’importanza per la vita di ogni es­sere umano.
Pro­prio per que­sta sua co­no­scenza di­retta con il tema, ri­te­neva che in let­te­ra­tura e nella co­mu­ni­ca­zione se ne do­vesse fare ci­ta­zioni molto mi­su­rate. Che non vi fosse as­so­lu­ta­mente bi­so­gno di esal­tarne gli aspetti este­riori – di cui il gio­iello d’amore è una delle più evi­denti espres­sioni.
In­di­pen­den­te­mente da quanto si può pen­sare su que­sta ri­fles­sione di Man­zoni, è certo che, sotto il pro­filo della fe­deltà cul­tu­rale, il gio­iello del Si­gnor Franco Coc­co­pal­meri è as­so­lu­ta­mente in­coe­rente con il Man­zoni e con la sua le­zione di vita, pro­prio al con­tra­rio di quanto af­fer­mato con si­cu­rezza dallo stesso Coc­co­pal­meri, con il plauso dei no­stri As­ses­sori, pre­po­sti al tu­ri­smo e alla cul­tura.

Ciò detto per quanto ri­guarda il rap­porto tra il gio­iello e Man­zoni, è utile sa­perne un po’ di più sull’imprenditore abruz­zese.

 

In­tra­pren­denza com­mer­ciale.
Franco Coc­co­pal­meri è un gio­vane orafo, ap­prez­zato in di­versi am­bienti. Ha pro­dotto – e re­ga­lato – gio­ielli, mo­nili, croci, ecc. ad au­to­rità pub­bli­che, re­li­giose e spor­tive.
Si tratta del re­sto di un’attività di fa­mi­glia. Sua so­rella Gioia, nello scorso marzo, ha go­duto di una ot­tima co­per­tura me­dia­tica avendo pub­bli­ciz­zato con ef­fi­cienza la pro­pria par­te­ci­pa­zione all’undicesima edi­zione della mo­stra d’arte con­tem­po­ra­nea “Fem­mi­nis­sage, tutte le forme del bello”, svol­tasi al Tea­tro dei Dio­scuri a Roma dal 23 feb­braio al 16 marzo 2016.

Lo schema della pre­sen­ta­zione in ter­mini di co­mu­ni­ca­zione è iden­tico a quello usato dal fra­tello a Lecco.

Gioia Coc­co­pal­meri ha pre­sen­tato il suo gio­iello “Dono di Donna” (tra l’altro straor­di­na­ria­mente si­mile nella forma a quello del fra­tello), in­se­ren­dolo in un di­se­gno raf­fi­gu­rante un donna in evi­dente stato di gra­vi­danza. In quel con­te­sto di co­mu­ni­ca­zione, il gio­iello dell’orafa ap­pa­riva raf­fi­gu­rare il seno e il ven­tre della donna. È chiaro che, stac­cato da quel con­te­sto di co­mu­ni­ca­zione, il ma­nu­fatto può es­sere as­si­mi­lato a qua­lun­que cosa la fan­ta­sia con­sente ma di si­curo non alla vita che cre­sce nel grembo di una donna.

Tor­nando a Franco Coc­co­pal­meri, l’orafo ha re­cen­te­mente do­nato un suo gio­iello al Co­mune di Ve­rona, de­di­can­dolo a Giu­lietta, l’amante in­fe­lice di Ro­meo. Il gio­iello è un so­li­ta­rio dalla forma in­so­lita, da qui il neo­lo­gi­smo “l’Insolitario”, co­niato dall’orafo.
Non sap­piamo se an­che que­sto gio­iello verrà po­sto in per­pe­tua vi­sione in qual­che am­biente pre­sti­gioso di Ve­rona, ma an­che que­sta ini­zia­tiva dell’intraprendente orafo ha avuto la sua parte di pub­bli­cità.
La pre­sen­ta­zione dell’opera, or­ga­niz­zata da “Ve­rona Film Com­mis­sion” in col­la­bo­ra­zione con il Co­mune di Ve­rona, pro­prio nella stanza del fa­moso “bal­cone di Giu­lietta”, ha vi­sto la pre­senza di An­to­nia Pa­vesi, Con­si­gliere con de­lega alla Cul­tura del Co­mune di Ve­rona, e ha go­duto di una larga co­per­tura me­dia­tica, an­che te­le­vi­siva (Rai 3), non si sa fran­ca­mente con quale ri­torno per il Co­mune.
Ab­biamo fatto ri­fe­ri­mento a que­sto rap­porto Coc­co­pal­meri-Ve­rona, per­ché l’intreccio Man­zoni-Sha­ke­speare / Lu­cia-Giu­lietta ha co­sti­tuito il filo con­dut­tore della ras­se­gna man­zo­niana di Lecco di quest’anno. Chissà che tra que­sti ele­menti non ci sia un qual­che rap­porto!

È cu­rioso no­tare che l’orafo Coc­co­pal­meri è ti­to­lare di un ne­go­zio di ore­fi­ce­ria a Roc­ca­raso in Abruzzo, una pia­ce­vo­lis­sima lo­ca­lità, nota ai cul­tori de­gli sport in­ver­nali, so­prat­tutto dell’Italia cen­trale. Una lo­ca­lità che è bal­zata re­cen­te­mente a una al­tis­sima no­to­rietà, gra­zie a una ci­ta­zione in un film che ha re­gi­strato re­cord di in­cassi.
Il noto co­mico Checco Za­lone, nel suo re­cente film “Quo vado” nella parte di un di­pen­dente pub­blico tra­sfe­rito al Polo Nord, al te­le­fono grida alla ma­dre: «Mamma… qui è freddo! sì! più che a Roc­ca­raso!». Pare che que­sta sola ci­ta­zione di un se­condo e mezzo di Checco Za­lone ab­bia fatto più di vent’anni di im­pe­gno nella pro­mo­zione tu­ri­stica e che il Sin­daco della cit­ta­dina ne sia – giu­sta­mente – en­tu­sia­sta.

Ma tor­nando al no­stro gio­iello, dob­biamo dire che men­tre non ab­biamo nulla da ec­ce­pire all’intraprendenza im­pren­di­to­riale dell’orafo di Roc­ca­raso – fa solo il suo me­stiere e siamo con­tenti per lui per i suoi suc­cessi com­mer­ciali – ab­biamo qual­che obie­zione ri­spetto alla en­tu­sia­tica ac­co­glienza (ri­cor­date il “siamo ono­rate”, del Co­mu­ni­cato so­pra ri­por­tato) che il Vice-sin­daco e As­ses­sore al tu­ri­smo Bo­na­cina e l’Assessore alla cul­tura Piazza hanno fatto al “dono” dell’orafo abruz­zese.
Già! per­ché il dono – pro­prio al con­tra­rio – è stato fatto al gio­vane orafo. E che dono!
Non ca­pita a tutti di ve­dere po­sta una pro­pria opera, in eterna evi­denza, nel cuore del Ca­leotto, il Mo­nu­mento Na­zio­nale de­di­cato ad Ales­san­dro Man­zoni.
Tanto più in quanto quest’opera nulla ha a che ve­dere con “I Pro­messi Sposi” e, anzi, nella sua pub­bli­ciz­za­zione, stra­volge il pen­siero dell’artista cui – all’apparenza – fa la ri­ve­renza.

Sem­pre dalla stampa lo­cale sap­piamo che l’imprenditore ore­fice di Roc­ca­raso ha già gi­rato un vi­deo in Lecco (forse con la già ci­tata “Ve­rona Film Com­mis­sion”?) con cui pro­muo­vere la ven­dita del pro­prio cion­dolo in tutte le gio­iel­le­rie d’Italia ed estere che vor­ranno do­tar­sene.
Beh! è chiaro che la co­pia de­sti­nata al Ca­leotto è gra­tis, ma tutte le al­tre, ven­dute an­che gra­zie al vero e pro­prio spot pub­bli­ci­ta­rio, re­ga­lato all’orafo Coc­co­pal­meri da­gli as­ses­sori Piazza e Bo­na­cina, sa­ranno a pa­ga­mento, come ogni pro­dotto com­mer­ciale – circa Euro 2.300,00 cad.
Sup­po­nendo che gra­zie allo spot of­ferto gra­tui­ta­mente dall’Amministrazione co­mu­nale all’orefice di Roc­ca­raso si ven­dano in tutta Ita­lia an­che solo 300 co­pie del gio­iello “I pro­messi Sposi” (il cui pro­to­tipo verrà espo­sto in eterno al Ca­leotto di Lecco), si sarà su­sci­tato a fa­vore dell’imprenditore Coc­co­pal­meri un giro di de­naro pari a 690.000 Euro, più di quanto stan­ziato dalla Re­gione Lom­bar­dia per la pro­mo­zione tu­ri­stica di Lecco per il 2017. Mica male!

Ci au­gu­riamo pro­prio di cuore che qual­cuno in Co­mune e nella so­cietà ci­vile di Lecco vo­glia in­ter­ve­nire a evi­tare que­sto nuovo scem­pio della fi­gura di Ales­san­dro Man­zoni, com­piuto pro­prio da quelle Au­to­rità co­mu­nali che ne do­vreb­bero es­sere i più fermi e in­tel­li­genti tu­tori.
Una fi­gura, quella di Man­zoni, fon­dante per la fi­sio­no­mia di Lecco e che non me­rita certo di es­sere sven­duta dalla in­ge­nuità in­con­sa­pe­vole dei no­stri As­ses­sori pre­po­sti al tu­ri­smo e alla cul­tura, in cam­bio di un og­get­tino mo­de­sto sul piano este­tico, cul­tu­ral­mente in­si­gni­fi­cante – e so­prat­tutto pre­sen­tato con gros­so­lane de­for­ma­zioni del ge­nuino pen­siero del poeta della città.

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