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11 novembre 2016

Nel perdono la vera umanità — parola di Manzoni e Stoppani.

La Biblioteca Pozzoli di Lecco stravolge il pensiero del poeta della città.

Im­me­dia­ta­mente qui so­pra la pa­gina 5 dell’opuscolo edito dalla Bi­blio­teca Poz­zoli di Lecco nella quale è ri­por­tata la frase «© Ar­chi­vio del Co­mune di Lecco» falsa e pe­nal­mente ri­le­vante.

Nota della re­da­zione.
Come in­di­cato in det­ta­glio nel no­stro ar­ti­colo «125º an­ni­ver­sa­rio del Mo­nu­mento a Man­zoni in Lecco» (11 ot­to­bre 1891), ai primi di ot­to­bre 2016 il no­stro Cen­tro Studi Abate Stop­pani aveva pre­di­spo­sto un fo­glio a stampa di grande for­mato (tipo Sole 24 Ore, vedi qui a lato) nel quale si trat­teg­giava la sto­ria del Mo­nu­mento e l’attività svolta per quel pro­getto dall’Abate Stop­pani per quasi un de­cen­nio. Il pdf di que­sto fo­glio è stato an­ti­ci­pato per e-mail il 6 ot­to­bre al gior­nale “Re­se­go­neon­line“, che con la so­lita cor­te­sia ci ha dato ospi­ta­lità (vedi QUI) e il 9 ot­to­bre – per pura cor­te­sia isti­tu­zio­nale – a tutte le fun­zioni del Co­mune di Lecco. Il fo­glio a stampa è stato poi di­stri­buito in Lecco nella gior­nata dell’11 ot­to­bre e nei giorni suc­ces­sivi.

La no­stra ini­zia­tiva ha in­vo­lon­ta­ria­mente messo in luce la di­stra­zione nei con­fronti di  Man­zoni e Stop­pani delle strut­ture pre­po­ste alla cul­tura della città. In­fatti  l’Amministrazione co­mu­nale – pur avendo re­cen­tis­si­ma­mente cu­rato (dob­biamo dire molto bene) il re­stauro del Mo­nu­mento – si era com­ple­ta­mente di­men­ti­cata della ri­cor­renza.

Men­tre quindi il 10 ot­to­bre l’Ufficio Stampa del Co­mune sten­deva in gran fretta un Co­mu­ni­cato (po­sto sul sito del Co­mune e dif­fuso alla stampa lo­cale – vedi QUI) la Bi­blio­teca co­mu­nale Poz­zoli è stata mo­bi­li­tata per dare in tutta fretta il suo con­tri­buto. Con buona vo­lontà la strut­tura della bi­blio­teca si è messa al la­voro e si è in­ven­tata lì per lì l’esposizione di do­cu­menti a stampa o d’archivio de­no­mi­nata «Lecco e il mo­nu­mento ad Ales­san­dro Man­zoni. Dal pro­getto all’inaugurazione – 1873-1891». Sono state ap­pron­tate tre ve­tri­nette (di quelle che i fre­quen­ta­tori della bi­blio­teca co­no­scono – vedi a lato), con espo­sti i do­cu­menti (al­cuni già noti, al­tri ci pare mai prima mo­strati) che è stata aperta al pub­blico solo il 18 ot­to­bre 2016, una set­ti­mana dopo la ri­cor­renza.

No­no­stante il ca­rat­tere mi­ni­ma­li­sta dell’esposizione, si può an­che dire che – gra­zie a que­sti ine­diti – l’iniziativa della Bi­blio­teca, ben­ché non spon­ta­nea ma su­sci­tata come “rea­zione” allo sti­molo del no­stro fo­glio stam­pato e di­stri­buito nella città, po­teva “an­che an­dare”, come si dice. Se non ci fosse però stato l’opuscoletto il­lu­stra­tivo dell’esposizione a ro­vi­nare il tutto.

L’opuscoletto (a lato la co­per­tina) ol­tre a pre­sen­tare un qua­dro in­ter­pre­ta­tivo pur­troppo ba­nale e mi­ni­miz­zante del con­tri­buto dell’Abate Stop­pani (che era stato in­vece de­ter­mi­nante), con­te­neva al­cuni gros­so­lani er­rori. Al­cuni di fatto (si dava una er­rata data di morte di Man­zoni), al­tri di con­te­nuto ri­spetto alla strut­tura e al mes­sag­gio de “I Pro­messi Sposi”.
Inol­tre – sup­po­niamo non per di­stra­zione – l’opuscoletto ri­por­tava una in­for­ma­zione falsa, pe­nal­mente ri­le­vante. A pa­gina 5 (vedi a lato), ad ac­com­pa­gna­mento di al­cune il­lu­stra­zioni, si ri­por­tava la se­guente di­ci­tura: “© Ar­chi­vio del Co­mune di Lecco”. In­for­ma­zione falsa e pe­nal­mente ri­le­vante per­ché il “di­ritto d’autore” di quelle il­lu­stra­zioni era – ed è – del no­stro Cen­tro Studi Abate Stop­pani.

A fronte di que­sto in­sieme di ele­menti ne­ga­tivi ab­biamo scritto la let­tera aperta al Sin­daco Vir­gi­nio Bri­vio che ri­por­tiamo di se­guito. in essa en­triamo nel me­rito del mes­sag­gio di Man­zoni, de­for­mato dalla Bi­blio­teca. Inol­tre, fac­ciamo pre­sente al Sin­daco, ga­rante della città, la grave si­tua­zione del falso. Ma alla no­stra let­tera, nes­suno ha ri­te­nuto di do­vere ri­spon­dere.

A tempo e luogo, quindi, ab­biamo prov­ve­duto alla tu­tela della ve­rità e dei no­stri in­te­ressi d’autore. A se­guito della no­stra cir­co­stan­ziata ri­chie­sta di ret­ti­fica (vedi rac­co­man­data del 16 di­cem­bre 2016 “Uti­lizzo il­le­cito di fo­to­gra­fie”), l’ufficio Le­gale del Co­mune ha ri­te­nuto, molto cor­ret­ta­mente, che le no­stre po­si­zioni erano fon­date e – come da no­stra ri­chie­sta – ha pub­bli­cato sul sito del Co­mune la do­vuta ret­ti­fica (vedi QUI), con­sen­tendo, con in­tel­li­genza, che la cosa si ri­sol­vesse nel modo do­vuto.

Per chiu­dere que­ste note della Re­da­zione una pic­cola cro­naca te­stuale: dopo l’invio della no­stra let­tera sotto ri­por­tata vi è stata una ri­spo­sta – ma in­di­retta. Su al­cuni opu­sco­letti in vi­sione presso la Bi­blio­teca qual­che santa ma­nina ha in­fatti cor­retto – a mano per l’appunto — la data della morte di Man­zoni, ri­por­tan­dola al 22 mag­gio 1873, se­guendo la no­stra se­gna­la­zione. Poi qual­cuno, ren­den­dosi forse conto dell’aspetto grot­te­sco della cosa, ha prov­ve­duto a ri­stam­pare gli opu­sco­letti, con la data cor­retta.

Nel perdono la vera umanità — parola di Manzoni e Stoppani.

La Biblioteca Pozzoli stravolge il pensiero del poeta di Lecco.
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Cor­tese at­ten­zione
Sin­daco di Lecco, Vir­gi­nio Bri­vio

per co­no­scenza (tutti per­ti­nenti al Co­mune di Lecco):

– Di­ret­tore Bi­blio­teca Poz­zoli, Gio­vanna Ra­vasi
– Resp. Set­tore Pe­rio­dici Bi­blio­teca Poz­zoli, Ma­ria Rosa Fri­ge­rio
– As­ses­sore alla cul­tura, Si­mona Piazza
– Di­ret­tore Pro­to­collo e Ar­chi­vio Co­mu­nale, Laura Gi­lardi
– As­ses­sore al tu­ri­smo, Fran­ce­sca Bo­na­cina
– As­ses­sore all’istruzione, Sal­va­tore Riz­zo­lino
– Di­ret­tore Si­MUL, Mauro Ros­setto
– Com­po­nenti la Giunta Co­mu­nale
– Com­po­nenti il Con­si­glio Co­mu­nale

– Tutte le Or­ga­niz­za­zioni in­te­res­sate alla pro­mo­zione cul­tu­rale della città di Lecco.

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Mi­lano, 10 no­vem­bre 2016

Gen­tile Si­gnor Sin­daco,
dopo la vi­cenda de­ci­sa­mente sur­reale del “Gio­iello Pro­messi Sposi”, pro­ta­go­ni­sti gli As­ses­sori Piazza e Bo­na­cina, Le se­gna­liamo un al­tro esem­pio di grave e in­scu­sa­bile de­for­ma­zione del pen­siero di Man­zoni (in que­sto caso an­che dell’Abate Stop­pani), di cui si fa por­ta­tore l’opuscoletto dal ti­tolo «Lecco e il mo­nu­mento ad Ales­san­dro Man­zoni. Dal pro­getto all’inaugurazione 1873-1891», edito dalla Bi­blio­teca Poz­zoli.
L’opuscoletto viene di­stri­buito gra­tui­ta­mente a sup­porto in­for­ma­tivo della mo­stra de­no­mi­nata «Il mo­nu­mento di Ales­san­dro Man­zoni com­pie 125 anni – Espo­si­zione bi­blio­gra­fica», pro­po­sta al pub­blico nei lo­cali della Bi­blio­teca Poz­zoli, che è in corso di svol­gi­mento e che du­rerà pre­su­mi­bil­mente fino al 17 no­vem­bre.

Sap­piamo per certo che la mo­stra è stata or­ga­niz­zata di tutta fretta a par­tire da lu­nedì 10 ot­to­bre, all’indomani del no­stro in­vio e-mail a tutte le au­to­rità co­mu­nali della no­stra ana­lisi, espo­sta nel fo­glio in­ti­to­lato «Una più grande Lecco con Man­zoni e Stop­pani. 125º an­ni­ver­sa­rio dell’inaugurazione del mo­nu­mento in Lecco ad Ales­san­dro Man­zoni. 11 ot­to­bre 1891–11 ot­to­bre 2016».
Il fo­glio (for­mato grande, tipo Sole 24 Ore, 30 car­telle dat­ti­lo­scritte, è stato da noi di­stri­buito in cen­ti­naia di co­pie in va­rie sedi e in vari mo­menti della Ras­se­gna Man­zo­niana. Per esem­pio all’inaugurazione della Ras­se­gna Man­zo­niana del 14 ot­to­bre (mi au­guro che l’Assessore Piazza ne ab­bia te­nuta co­pia an­che per Lei) e all’eccellente con­fe­renza te­nuta da Gian­franco Scotti il 3 no­vem­bre al Pa­lazzo del Com­mer­cio sul tema “Una Città per Man­zoni”.

Ab­biamo detto “una mo­stra or­ga­niz­zata in fretta e fu­ria” per­ché nulla le Au­to­rità co­mu­nali ave­vano pre­di­spo­sto per il 125º del Mo­nu­mento ad Ales­san­dro Man­zoni. La “di­men­ti­canza” di per sé è già in­cre­di­bile per una città che ama fre­giarsi del ti­tolo di Città dei Pro­messi Sposi.
È però stu­pe­fa­cente, se si pensa che nel corso dell’ultimo anno il no­stro Cen­tro Studi ne ha fatto am­pio ri­fe­ri­mento in di­verse co­mu­ni­ca­zioni (al­cune ri­volte an­che a Lei, Si­gnor Sin­daco), in­di­riz­zate a tutto il Con­si­glio Co­mu­nale, non­ché ai re­spon­sa­bili delle di­verse fun­zioni cul­tu­rali della città.

È un caso clas­sico: tutti sa­pe­vano ma nes­suno ha fatto nulla, tranne il no­stro Cen­tro Studi.

Nell’analisi sulla ge­nesi del Mo­nu­mento a Man­zoni ap­pena ri­cor­data, ab­biamo evi­den­ziato con do­vi­zia di dati sto­rici il ruolo fon­da­men­tale svolto a par­tire dal 1873 dall’Abate Stop­pani:

per af­fer­mare a li­vello na­zio­nale, at­tra­verso an­che una ori­gi­nale azione pub­bli­ci­stica, il le­game in­scin­di­bile tra Man­zoni e Lecco (li­bro “I Primi Anni di Ales­san­dro Man­zoni”);
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per la rea­liz­za­zione del mo­nu­mento a Man­zoni, in tutti i suoi aspetti di con­te­nuto, or­ga­niz­za­tivi, di re­la­zione;
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per fare del mo­nu­mento un vei­colo di alto li­vello ar­ti­stico per la tra­smis­sione di pre­cisi con­te­nuti etici, ti­pici della cul­tura man­zo­niana.

Il giorno 14 ot­to­bre ab­biamo con­se­gnato alla Bi­blio­teca Poz­zoli (dopo ri­chie­sta for­male alla dot­to­ressa Ra­vasi) 30 co­pie del no­stro fo­glio a stampa aven­done avuto dal per­so­nale l’assicurazione che sa­rebbe stato espo­sto nei me­de­simi lo­cali di svol­gi­mento della mo­stra.
Sap­piamo che il do­cu­mento non è stato espo­sto. In com­penso, in fretta e fu­ria, è stato pre­di­spo­sto l’opuscoletto so­pra ci­tato, e messo a cor­redo in­for­ma­tivo delle tre ve­tri­nette co­sti­tuenti la “espo­si­zione bi­blio­gra­fica”, or­ga­niz­zata dalla Bi­blio­teca.

Si­gnor Sin­daco,
sa­rebbe Suo in­te­resse (io lo fa­rei al po­sto Suo) avere al­meno pre­senti gli stru­menti di co­mu­ni­ca­zione pro­dotti per la Ras­se­gna Man­zo­niana della città che Lei am­mi­ni­stra. Vo­lendo però sup­porre che Lei sia troppo im­pe­gnato per que­sta fun­zione cul­tu­rale, vo­gliamo es­serLe d’aiuto e Le il­lu­striamo quindi l’opuscoletto di­stri­buito dalla Bi­blio­teca Poz­zoli (quindi an­che in Suo nome).
L’opuscoletto si com­pone di 16 pa­gine, è ri­le­gato a punto me­tal­lico, in for­mato A5. Il te­sto è com­po­sto da circa 11.000 bat­tute (7 car­telle dat­ti­lo­scritte), il 30% delle quali di ri­fe­ri­menti bi­blio­gra­fici, inu­til­mente sti­rac­chiati. Sono ri­pro­dotti 6 ma­ni­fe­sti (ci tor­ne­remo più avanti).

Come stru­mento di co­mu­ni­ca­zione ri­volto a un pub­blico di stu­denti, ma non solo, è ve­ra­mente de­pri­mente, an­che su aspetti ele­men­tari:

1. manca la data di pub­bli­ca­zione;
.
2. man­cano i nu­meri di pa­gina;
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3. manca qual­siasi firma di ri­fe­ri­mento;
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4. le fi­gure non sono in al­cun modo pre­sen­tate;
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5. vi sono di­men­ti­canze vo­lu­ta­mente di­sin­for­ma­tive. Per esem­pio nella bi­blio­gra­fia, non è ci­tata la no­stra ana­lisi sul Mo­nu­mento, che sap­piamo es­sere stata con­sul­tata “pa­rola per pa­rola” dai re­spon­sa­bili della Bi­blio­teca.

Ma que­sti sono ele­menti “se­con­dari” – si­cu­ra­mente l’opuscoletto della Bi­blio­teca de­di­cato al Man­zoni è stato cu­rato da per­sona ine­sperta, alle prime armi nella co­mu­ni­ca­zione cul­tu­rale.

Vi sono in­fatti al­tri aspetti più seri sul piano delle de­fi­cienze cul­tu­rali:

6. man­cano chiari ri­fe­ri­menti alla mo­stra, al­le­stita sullo stesso ar­go­mento dalla Bi­blio­teca stessa;
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7. non vi è al­cun ac­cenno al 125º an­ni­ver­sa­rio del Mo­nu­mento;
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8. non si fa al­cun ri­fe­ri­mento (nep­pure in bi­blio­gra­fia) al la­voro cul­tu­rale di Stop­pani, in vi­sta della rea­liz­za­zione del Mo­nu­mento, per esem­pio, al suo li­bro “I Primi Anni di A. Man­zoni”, fon­da­men­tale per l’intelligenza del pro­getto del mo­nu­mento;
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9. non si dice in al­cun modo che l’Abate Stop­pani fu il Pre­si­dente del Co­mi­tato or­ga­niz­za­tore del 1885 e in ge­ne­rale se ne mi­ni­mizza ruolo e at­ti­vità, che fu­rono in­vece de­ter­mi­nanti e ca­rat­te­riz­zanti a li­vello na­zio­nale per l’iniziativa;
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10. si fa mo­rire il Man­zoni il 24 mag­gio an­zi­ché il 22 mag­gio 1873.

No! non rida! c’è da pian­gere!

Per ca­rità! sca­gli la prima pie­tra chi non è mai in­corso in ba­nali er­rori di data ma dalla Bi­blio­teca Poz­zoli di Lecco, città del Man­zoni, ci si aspet­te­reb­bero in­for­ma­zioni pre­cise, ve­ri­fi­cate, fe­deli alla vi­cenda man­zo­niana e istrut­tive – è o non è la Bi­blio­teca l’istituzione cui tutti fanno ri­fe­ri­mento per la con­ser­va­zione dell’esperienza della col­let­ti­vità!?

Si­gnor Sin­daco,
non è fi­nita! Pur­troppo vi è un al­tro ele­mento se­rio, anzi se­ris­simo, da met­tere in luce. Con quell’opuscoletto, è stato in­fatti com­piuto un grave tra­vi­sa­mento del pen­siero del poeta di Lecco su una que­stione fon­dante dell’etica de “I Pro­messi Sposi”.

Si tratta del con­cetto di “ Per­dono”, no­bi­li­tato an­che dai con­te­nuti del “Giu­bi­leo della Mi­se­ri­cor­dia”, pro­po­sto all’opinione e alla sen­si­bi­lità in­ter­na­zio­nale da Papa Fran­ce­sco.
Come Lei ri­cor­derà, nella no­stra ana­lisi del 7 ot­to­bre sul «125º an­ni­ver­sa­rio del Mo­nu­mento a Man­zoni in Lecco», il­lu­stra­vamo come l’Abate Stop­pani avesse in­si­stito per­ché il Mo­nu­mento a Man­zoni fosse com­ple­tato da tre al­to­ri­lievi, il­lu­stra­tivi di al­tret­tanti “con­cetti man­zo­niani”:

– il ca­rat­tere igno­bile della vio­lenza eser­ci­tata sui de­boli (rap­pre­sen­tata dal ra­pi­mento di Lu­cia);
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– il per­dono di Renzo nei con­fronti di Don Ro­drigo (rap­pre­sen­tato dall’incontro al Laz­za­retto, vo­luto da Pa­dre Cri­sto­foro, tra Renzo e Don Ro­drigo pro­strato dal co­lera);
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– la vit­to­ria de­gli umili, so­cial­mente de­boli ma forti in quanto por­ta­tori di uma­nità (rap­pre­sen­tato dal ma­tri­mo­nio di Renzo e Lu­cia).

La triade con­cet­tuale rap­pre­sen­tata era quindi De­litto / Per­dono / Ri­scatto de­gli umili.

Que­sta no­stra rap­pre­sen­ta­zione del pen­siero di Man­zoni, tra­smesso fe­del­mente dall’Abate Stop­pani, non è pia­ciuta alla Bi­blio­teca Poz­zoli di Lecco, che ne ha pro­po­sta un’altra così sche­ma­tiz­zata: De­litto / Ca­stigo / Trionfo dell’innocenza.
In quella che, sfo­gliando, pos­siamo chia­mare la pa­gina 7, si legge:
« Su tre dei quat­tro lati del ba­sa­mento sono col­lo­cati al­tret­tanti al­to­ri­lievi raf­fi­gu­ranti scene em­ble­ma­ti­che dei Pro­messi Sposi; quest’ultime, vo­lute dallo Stop­pani per sin­te­tiz­zare la mo­rale del ro­manzo, rap­pre­sen­tano: il ra­pi­mento di Lu­cia, la morte di don Ro­drigo al Laz­za­retto e il ma­tri­mo­nio di Renzo e Lu­cia, in un’ideale se­quenza de­litto – ca­stigo – trionfo dell’innocenza.»

Si­gnor Sin­daco,
qui non pos­siamo pro­prio ta­cere!

In que­ste po­che ri­ghe sono con­den­sati in­fatti tre er­rori sul pen­siero sia dell’Abate Stop­pani sia, so­prat­tutto, di Man­zoni, uno dei quali in par­ti­co­lare è gros­so­lano e tale da stra­vol­gere l’intero im­pianto con­cet­tuale de “I Pro­messi Sposi”.
Non vo­lendo abu­sare del Suo tempo, li­mi­tiamo l’analisi solo a que­sto evi­dente er­rore in­ter­pre­ta­tivo (a Sua ri­chie­sta po­tremo il­lu­strarLe an­che gli al­tri due er­rori gros­so­lani, vei­co­lati dall’opuscolo).

Se­condo la Bi­blio­teca Poz­zoli, in col­la­bo­ra­zione con l’Archivio del Co­mune di Lecco, tra le « scene em­ble­ma­ti­che dei Pro­messi Sposi» il se­condo pan­nello rap­pre­sen­te­rebbe… « la morte di Don Ro­drigo al Laz­za­retto» … e, ideal­mente, « il ca­stigo».
Ma no! in­ge­nuo e di­stratto ignoto re­dat­tore! non è così! Hai fatto con­fu­sione con “De­litto e Ca­stigo” dello scrit­tore russo Fë­dor Do­stoe­v­skij o, nella mi­gliore delle ipo­tesi, con “Fermo e Lu­cia”, la prima bozza del ro­manzo (ri­ma­sta allo stato di ma­no­scritto, co­no­sciuta in parte a par­tire dal 1905 e pub­bli­cata in­te­gral­mente solo nel 1916).

Quella bozza, in­te­res­sante per tanti aspetti re­la­tivi alla va­lu­ta­zione com­ples­siva del Man­zoni, ha ben poco a che ve­dere con quel “I Pro­messi Sposi” che da 150 anni è ben noto ai let­tori ita­liani e stra­nieri, so­prat­tutto per gli ele­menti di ca­rat­tere etico, uno dei quali è le­gato pro­prio alla vi­cenda fi­nale di Don Ro­drigo.
È in “Fermo e Lu­cia” che la morte di Don Ro­drigo è rap­pre­sen­tata da Man­zoni (in modo an­che grot­te­sco), ma non ne “I Pro­messi Sposi”.
Il re­dat­tore di­stratto e ine­sperto ha fatto con­fu­sione, os­sia non ha ca­pito nulla de “I Pro­messi Sposi”.

Nel pan­nello del Mo­nu­mento alla de­stra di Man­zoni, Don Ro­drigo non è rap­pre­sen­tato né morto né mo­rente. Ne “I Pro­messi Sposi” Man­zoni non ci rap­pre­senta mai la morte di Don Ro­drigo, né tanto meno nel ca­pi­tolo XXXV, in cui de­scrive in­vece l’incontro tra Renzo e il suo per­se­cu­tore, vo­luto da Pa­dre Cri­sto­foro per spin­gere Renzo al PERDONO.

In quelle pa­gine Man­zoni de­scrive un uomo, spos­sato dalla ma­lat­tia, or­mai im­po­tente… ma in vita, de­fi­nita dal Man­zoni “te­nace”. E non po­trebbe es­sere di­ver­sa­mente.
Fino a che non ri­ce­verà il PERDONO di Renzo, Don Ro­drigo non po­trà mo­rire. Fino a quel mo­mento è de­sti­nato a ri­ma­nere in un limbo di de­li­rio. Ri­leg­giamo il te­sto di Man­zoni, Cap. XXXV, pag. 687:

«Stava l’infelice, im­moto; spa­lan­cati gli oc­chi, ma senza sguardo; pal­lido il viso e sparso di mac­chie nere; nere ed en­fiate le lab­bra; l’avreste detto il viso d’un ca­da­vere, se una con­tra­zione vio­lenta non avesse reso te­sti­mo­nio d’una vita te­nace. Il petto si sol­le­vava di quando in quando, con un re­spiro af­fan­noso; la de­stra, fuor della cappa, lo pre­meva vi­cino al cuore, con uno strin­gere adunco delle dita, li­vide tutte, e sulla punta nere.
.
“Tu vedi” disse il frate, con voce bassa e grave. “Può es­ser ga­stigo, può es­ser mi­se­ri­cor­dia. Il sen­ti­mento che tu pro­ve­rai ora per quest’uomo che t’ha of­feso, sì; lo stesso sen­ti­mento, il Dio, che tu pure hai of­feso, avrà per te quel giorno. Be­ne­di­cilo, e sei be­ne­detto. Da quat­tro giorni è qui come tu lo vedi, senza dar se­gno di sen­ti­mento. Forse il Si­gnore è pronto a con­ce­der­gli un’ora di rav­ve­di­mento; ma vo­leva es­sere pre­gato da te: forse vuole che tu lo pre­ghi con quella in­no­cente; forse serba la gra­zia alla tua sola pre­ghiera, alla pre­ghiera di un cuore af­flitto e ras­se­gnato. Forse la sal­vezza di quest’uomo e la tua di­pende ora da te. Da un tuo sen­ti­mento di per­dono, di com­pas­sione … d’amore!”
Tac­que; e, giunte le mani, chinò il viso so­pra di esse, e pregò: Renzo fece lo stesso.»

Come è chiaro il Man­zoni! Don Ro­drigo, vit­tima del pro­prio de­litto, non può es­sere né li­be­rato né ca­sti­gato, nep­pure da Dio. Può forse rav­ve­dersi. Ma lo può fare solo gra­zie al PERDONO dell’uomo che egli stesso ha per­se­gui­tato.

È quindi il “per­dono” l’elemento cen­trale del pan­nello del Mo­nu­mento a Man­zoni, e non il “ca­stigo”, come pre­ten­de­rebbe, con uno scon­si­de­rato stra­vol­gi­mento del pen­siero  di Ales­san­dro Man­zoni, l’ignoto e in­cauto re­dat­tore dell’opuscoletto della Bi­blio­teca Co­mu­nale di Lecco (la me­mo­ria dello scru­po­loso e colto Uberto Poz­zoli me­ri­te­rebbe di me­glio!).

Si­gnor Sin­daco,
c’è un al­tro aspetto che vor­rei il­lu­strarLe, an­che per­ché ha in sé un an­ti­pa­tico sa­pore di me­schi­nità.

Nell’opuscoletto so­pra ri­cor­dato non è stato espresso al­cun com­mento ai 6 ma­ni­fe­sti che vi sono ri­pro­dotti, salvo l’indicazione «© Ar­chi­vio del Co­mune di Lecco». Que­sti ma­ni­fe­sti sono molti in­te­res­santi: sono quelli pre­di­spo­sti 130 anni fa sotto la di­re­zione dell’Abate Stop­pani per la pro­mo­zione dell’iniziativa e per il lan­cio delle di­verse ma­ni­fe­sta­zioni or­ga­niz­zate per so­ste­nerla eco­no­mi­ca­mente.
Ve ne sono al­cuni ve­ra­mente belli che me­ri­te­reb­bero di es­sere sal­vati da una con­ser­va­zione, che ci li­mi­tiamo a de­fi­nire pri­mi­tiva, e che po­treb­bero molto de­gna­mente es­sere espo­sti in qual­che luogo man­zo­niano della città, il Ca­leotto per esem­pio. Già un anno fa lo ave­vamo pro­po­sto all’Assessore Val­sec­chi e pro­prio re­cen­tis­si­ma­mente all’Assessore alla cul­tura Piazza, ma aven­done solo sva­gati ri­scon­tri.

Un anno fa il no­stro Cen­tro Studi li ha ri­presi fo­to­gra­fi­ca­mente (con le op­por­tune au­to­riz­za­zioni); li ab­biamo re­stau­rati nella co­pia di­gi­tale; ne ab­biamo, per puro spi­rito di col­la­bo­ra­zione, dato co­pia stam­pata all’Archivio del Co­mune di Lecco (dot­to­ressa Gi­lardi).
È dal pro­dotto del no­stro im­pe­gno di ri­cer­ca­tori sto­rici, dall’attività an­che di fo­to­grafi e di re­stau­ra­tori di­gi­tali (più mo­de­sta sul piano in­tel­let­tuale ma es­sen­ziale per la qua­lità della stessa ri­cerca scien­ti­fica) che sono state tratte le im­ma­gini che com­pa­iono nel li­bretto della Bi­blio­teca, na­tu­ral­mente senza al­cun ac­cenno al ruolo del no­stro Cen­tro Studi in que­sto pic­colo epi­so­dio di con­ser­va­zione della me­mo­ria.

Suc­cede spesso, ma è sem­pre spia­ce­vole, an­che sul piano di quei rap­porti di stima per­so­nale, che spesso si sta­bi­li­scono nel la­voro con­dotto in co­mune. A volte a noi del Cen­tro Studi pare che qual­cuno in Lecco con­si­deri un im­pe­gno cer­care di oc­cul­tare il no­stro con­tri­buto, che re­ga­liamo gra­tis et amore e – se mi con­sente – an­che a un buon li­vello – al Co­mune e alla città.
Il non avere ci­tata mai e in nes­sun né nella mo­stra né nell’opuscoletto la no­stra at­ti­vità per una mag­gior co­no­scenza dell’esperienza sto­rica della città in re­la­zione al Mo­nu­mento di Man­zoni è solo un ge­sto di me­dio­cre me­schi­nità.
Ma la­sciamo an­dare, Si­gnor Sin­daco, sono pic­cole cose (di cui te­niamo però conto).

L’importante in­vece è che qual­cuno in Lecco, al Co­mune o nella so­cietà ci­vile, si renda conto che la sto­ria vera del Mo­nu­mento a Man­zoni (noi ne ab­biamo dato un sag­gio che sfi­diamo chiun­que a con­te­stare) è un pa­tri­mo­nio da va­lo­riz­zare, non da na­scon­dere me­schi­na­mente. I ma­ni­fe­sti di cui ab­biamo fatto cenno, sono un pezzo im­por­tante per la sto­ria man­zo­niana della città e se ne può fare un uso as­sen­nato, utile e di pre­sti­gio an­zi­ché la­sciarli mar­cire nei ma­gaz­zini dell’Archivio.

Si­gnor Sin­daco,
sono certo di non averLa an­no­iata. Le ho rac­con­tato in po­che ri­ghe il modo su­per­fi­ciale, inetto e an­che me­schino con cui al­cune ope­ra­zioni cul­tu­rali del Co­mune in re­la­zione a Man­zoni ven­gono svi­lup­pate (per for­tuna ve ne sono al­tre ve­ra­mente se­rie e in­te­res­santi).

Con tutte le let­tere che Le ho scritto è come se or­mai fos­simo vec­chi co­no­scenti. È da un anno che cerco di tra­smet­terLe la ne­ces­sità per Lecco di fare te­soro del suo pa­tri­mo­nio sto­rico. Di va­lo­riz­zare quel for­mi­da­bile ac­co­sta­mento tra il mag­gior poeta dell’Italia mo­derna e uno dei più bril­lanti scien­ziati e let­te­rati della nuova Ita­lia post-ri­sor­gi­men­tale.

Non se ne ab­bia a male per il tono un po’ di­retto di que­sta mia. Ne usi i con­te­nuti per dare un poco di vi­gore al tono cul­tu­rale della Sua città. Pi­loti i Suoi As­ses­sori pre­po­sti alla cul­tura per­ché siano meno su­per­fi­ciali e più at­tenti an­che a che le fun­zioni in­ter­me­die, come per esem­pio la Bi­blio­teca Poz­zoli, fac­ciano come si deve il loro mestiere/dovere.

Cor­diali sa­luti.
Fa­bio Stop­pani
Cen­tro Studi Abate Stop­pani

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