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LETTERA APERTA alla Ministra dell’Istruzione Senatrice Valeria Fedeli e a tutte le strutture interessate alle tematiche manzoniane • 21 settembre 2017.

Osservazioni critiche sulla adeguatezza didattica del docu-film «Alessandro Manzoni, milanese d’Europa – L’immagine della parola». Un film di Pino Farinotti con la regia di Andrea Bellati. Scritto da Angelo Stella e Pino Farinotti. Prodotto dal Centro Nazionale Studi Manzoniani, con il contributo di Fondazione Cariplo.

Aggiornamenti: rassegna stampa e corrispondenza.

Poteri forti e laghee. Sui piaceri / doveri della cronaca

Lettera aperta a Vittorio Colombo

Coordinatore Giuria Premio Letterario Internazionale “A. Manzoni – Città di Lecco”
Direttore Redazione Lecco de “La Provincia di Lecco”

 

Cor­tese at­ten­zione
Dott. Vit­to­rio Co­lombo

Mi­lano, 23-10-2017

Og­getto: Po­teri forti e la­ghee. Sui pia­ceri / do­veri della cro­naca

Gen­tile Dot­tor Co­lombo,
leg­giamo, pur­troppo solo ora e a cose or­mai quasi ter­mi­nate, il fa­sci­colo di 40 pa­gine che reca la di­ci­tura “Idea­zione e cura di Vit­to­rio Co­lombo”, pub­bli­cato pre­su­mi­bil­mente ai primi di ot­to­bre 2017 come sup­ple­mento de “La Pro­vin­cia di Lecco”, de­di­cato alla ras­se­gna “Lecco città dei Pro­messi Sposi, 2017”.

In esso ab­biamo ri­le­vato al­cune rap­pre­sen­ta­zioni di fatti re­la­tivi a Man­zoni e all’Abate Stop­pani nel con­te­sto della sto­ria lec­chese, che è un pec­cato ap­pa­iano in un pro­dotto de “La Pro­vin­cia di Lecco”, lo sto­rico quo­ti­diano della città, cui siamo abi­tuati a ri­vol­gerci con fi­du­cia per la sua pun­tua­lità e pre­ci­sione nel ri­por­tare fatti e idee.

Lei ci con­sen­tirà di of­frire il no­stro con­tri­buto per­ché su al­cune que­stioni – sem­plici ma im­por­tanti – ma­turi e si con­so­lidi un co­mune sen­tire della cit­ta­di­nanza. Vi sono in­fatti nel non lon­tano pas­sato di metà Ot­to­cento ele­menti su cui a Lecco an­che i bimbi do­vreb­bero po­tere dire la loro con si­cu­rezza, non par­liamo dei bril­lanti gio­vani-ma­turi come Lei o dei ma­turi-ma­turi come noi.

Così come non vi sono di­scus­sioni sul fatto che il sole sorge ogni mat­tina o che la Breva sof­fia al po­me­rig­gio, al­tret­tanto sa­rebbe bello che su al­cuni snodi della vita della città le idee fos­sero una­nimi, al di là delle ideo­lo­gie o dei sen­tito dire.

Ciò detto, vor­remmo fo­ca­liz­zare l’attenzione su due ele­menti im­por­tanti: la que­stione dei mo­nu­menti in Lecco a Man­zoni e Ga­ri­baldi; la que­stione del le­game di Man­zoni con Lecco.

Prima però di trat­teg­giare – bre­ve­mente si in­tende – que­sti due ele­menti, vor­remmo solo ac­cen­nare a una ri­le­vante im­pre­ci­sione di fatto, rin­ve­ni­bile in tutto il fa­sci­colo in que­stione, non certo per su­per­fi­cia­lità dei re­dat­tori ma per un di­fetto pre­sente nella co­mu­ni­ca­zione del Co­mune.
Nel fa­sci­colo molto fre­quen­te­mente ci si ri­fe­ri­sce all’organizzatore del “Fe­sti­val della lin­gua Ita­liana”, evento di punta della ras­se­gna man­zo­niana 2017, de­fi­nen­dolo di volta in volta “Fon­da­zione Trec­cani” “Trec­cani Cul­tura” “As­so­cia­zione Trec­cani Cul­tura”. In un ar­ti­colo il dot­tor Ma­rio Ro­mano Ne­gri è in­di­cato come vice-pre­si­dente di una “Fon­da­zione Trec­cani”.
Alla luce delle au­spi­ca­bili fu­ture col­la­bo­ra­zioni con il mondo Trec­cani, è bene che i cit­ta­dini di Lecco ab­biano le idee chiare e sap­piano che nes­suna di que­ste de­no­mi­na­zioni è cor­retta.

L’organizzatore del Fe­sti­val è “Va­lore Cul­tura – As­so­cia­zione amici della Trec­cani”, e il dot­tor Ma­rio Ro­mano Ne­gri è il suo Pre­si­dente.
Va­lore Cul­tura – As­so­cia­zione amici della Trec­cani” è stata creata il 29 lu­glio 2016, dall’unione di “Isti­tuto Trec­cani Spa” e “Fon­da­zione In­sieme per la vi­sta – On­lus”.
Que­sta è una ema­na­zione di­retta di SOI, l’associazione pro­fes­sio­nale che rac­co­glie ol­tre 7.000 ocu­li­sti ita­liani, im­pe­gnata an­che in azioni di lob­bing a fa­vore di grandi mar­chi come “Zeiss” (30.000 di­pen­denti) e “Johnson&Johnson Vi­sion” (128.000 per­sone col­le­gate, at­tra­verso 275 aziende in 60 paesi del mondo).

Isti­tuto Trec­cani Spa in­vece è stato isti­tuito il 2 no­vem­bre 2015 (come ul­tima forma dell’Istituto Gio­vanni Trec­cani fon­dato nel 1925), e i suoi soci sono quin­dici delle prin­ci­pali ban­che ita­liane non­ché “Leo­nardo”, già Fin­mec­ca­nica, lea­der in­ter­na­zio­nale nel set­tore ae­ro­spa­zio, di­fesa e si­cu­rezza.

Per ap­pro­fon­di­menti su que­sti aspetti vedi il no­stro con­tri­buto “Di nuovo i lan­zi­che­nec­chi di Wal­len­stein?
Ma tor­niamo alle que­stioni del pas­sato.

Le sta­tue di Ga­ri­baldi e Man­zoni.
A pag. 37 del fa­sci­colo, sotto l’occhiello “Il Mo­nu­mento” e il ti­tolo “Quando Ga­ri­baldi gli sof­fiò il po­sto” si legge:

«Già la de­ci­sione di eri­gere un mo­nu­mento a Ga­ri­baldi a Lecco e de­di­car­gli la piazza in cui sa­rebbe stato col­lo­cato, ge­nerò in città scon­tri ac­cesi. I cat­to­lici so­ste­ne­vano la ne­ces­sità di ri­cor­dare con una sta­tua Ales­san­dro Man­zoni, ma i laici eb­bero la me­glio e il mo­nu­mento all’autore dei Pro­messi Sposi do­vette at­ten­dere sino al 1891.»

Que­sta “ri­co­stru­zione” ri­prende una vec­chia chiac­chiera, uf­fi­cia­liz­zata nell’autunno del 2015 in un do­cu­mento del Co­mune, nel quale ol­tre ad ame­nità del tipo “L’Abate Stop­pani, scom­parso nel 1981”, op­pure “Don Pe­dro d’Alcantara, Im­pe­ra­tore del Mes­sico”, ve­niva espo­sta pro­prio que­sta pseudo sto­ria che non ha nulla a che fare con la sto­ria reale e con­tro la quale ab­biamo con­dotto nei con­fronti di Sin­daco e As­ses­sori vari una bat­ta­glia du­rata un anno, con nu­me­rose let­tere, molto det­ta­gliate e tra­smesse an­che a Lei, ol­tre che ad al­tre tre­cento per­sone im­pe­gnate nella cul­tura a Lecco.

Il mo­nu­mento a Man­zoni fu de­ciso dalla una­ni­mità della Giunta co­mu­nale (quindi non dai “cat­to­lici”) nel 1873. E rin­viato per va­rie ra­gioni di ol­tre un de­cen­nio fino a che non fu com­ple­tato il mo­nu­mento a Ga­ri­baldi.
Que­sto era stato osteg­giato sì dai cat­to­lici, ma da quelli rea­zio­nari di Leone XIII. E in­vece for­te­mente vo­luto dai cat­to­lici li­be­rali come l’Abate Stop­pani (che nel 1860 era stato uno dei più ac­cesi so­ste­ni­tori della spe­di­zione dei Mille), as­sieme a ga­ri­bal­dini e ra­di­cali.

Alla rea­liz­za­zione del mo­nu­mento a Man­zoni par­te­cipò tutto il fronte laico, dall’estrema si­ni­stra ai con­ser­va­tori mo­nar­chici, gui­dati dal sa­cer­dote pro­gres­si­sta An­to­nio Stop­pani e con­tro i cat­to­lici rea­zio­nari.

Detto così in pil­lole, è chiaro no? Per ap­pro­fon­di­menti ed ele­menti sto­rici di fatto, vedi QUi per il di­bat­tito sul do­cu­mento del Co­mune e QUI per una sto­ria se­ria sul Mo­nu­mento a Man­zoni in Lecco.

Dopo un anno di con­ti­nue sol­le­ci­ta­zioni (che ci hanno at­ti­rato le non sim­pa­tie di parte dell’Amministrazione co­mu­nale), quel do­cu­mento ver­go­gnoso è stato fi­nal­mente tolto dalla do­cu­men­ta­zione uf­fi­ciale del Co­mune.

E adesso, pro­prio Lei, un gior­na­li­sta così ac­corto ed esperto, ci fa que­sto scherzo di rie­su­mare po­si­zioni senza capo né coda? Suv­via, dot­tor Co­lombo! Fac­ciamo tutti in modo che in Lecco non si ri­pe­tano più e da nes­suno que­ste ri­di­cole fa­vo­lette!

Ve­niamo alla se­conda que­stione: il rap­porto tra Man­zoni, la sua fa­mi­glia e Lecco.
Nel suo ar­ti­colo di fondo Lei scrive:

«Ma alla fine dav­vero ci frega se Ales­san­dro Man­zoni è fi­glio na­tu­rale di Gio­vanni Verri? O se si tratta di una bieca ma­no­vra dei po­teri forti (sigh) per farlo di­ven­tare mi­la­nese e scip­parlo a Lecco, meno la­ghee e più me­ne­ghin?
Certo è che la po­le­mica sul do­cu­film de­di­cato a Don Li­san­der è ar­ri­vata come un in­spe­rato re­galo alla vi­gi­lia del mese man­zo­niano che sta per co­min­ciare, con l’ennesimo gos­sip let­te­ra­rio che ha riac­ceso l’interesse della grande stampa per l’autore dei Pro­messi Sposi.»

A parte il ri­le­vare che l’espressione “po­teri forti (sigh)” è parto solo della Sua fan­ta­sia, non avendo noi mai detto o scritto una cosa così abu­sata e tau­to­lo­gica, ci fa pia­cere di avere con­tri­buito a rav­vi­vare l’attenzione su Man­zoni e an­cor più con­sta­tare che an­che Lei con­corda sul fatto che è as­so­lu­ta­mente ines­sen­ziale di chi fosse fi­glio bio­lo­gico Man­zoni, es­sendo stato al­le­vato come un fi­glio a tutti gli ef­fetti e fino ai suoi venti anni dal pa­dre Pie­tro.

Ma vo­gliamo dire qual­co­sina di più ri­spetto alla re­ti­cenza che vela il Suo pen­siero.

Come Lei ov­via­mente sa bene, Pie­tro Man­zoni, il pa­dre di Ales­san­dro, era il rap­pre­sen­tante di una fa­mi­glia che da ol­tre due­cento anni si era spo­stata da Bar­zio a Lecco, es­sendo una delle più ri­le­vanti sul piano del po­tere eco­no­mico di tutto il La­rio e della Val­sas­sina. Della metà del ’600 è la Villa del Ca­leotto, casa della fa­mi­glia e casa del gio­vane Man­zoni.

A Man­zoni, nato a Mi­lano e ar­ri­vato a Gal­biate a due giorni dalla na­scita, suc­cesse come a un na­po­le­tano nato in treno alla fron­tiera fran­cese, per un parto an­ti­ci­pato: non per que­sto si con­si­dera né si sente fran­cese ov­via­mente. Tale fu Man­zoni, nato a Mi­lano ma lec­chese in­te­grale – la­ghee come dice Lei – fino ai suoi 15 anni.
Poi, so­prat­tutto dopo la morte del pa­dre che lo la­sciò erede di va­sti pos­se­di­menti, con­ti­nuò a fre­quen­tare in­ten­sa­mente Lecco fino al 1818, quando aveva già 33 anni ed era nel pieno della prima ma­tu­rità. Quando cioè era già il Man­zoni che co­no­sciamo e che Lecco con­si­dera come pro­prio fi­glio e mae­stro.

Su que­sto a Lecco nes­suno ha ov­via­mente il più pic­colo dub­bio. È sto­ria. Sto­ria della città, tra­man­data an­che fi­si­ca­mente di ge­ne­ra­zione in ge­ne­ra­zione.

L’Abate Stop­pani, nato nel 1824, ri­por­tava no­ti­zie, con­ver­sa­zioni e fatti det­ta­gliati re­la­tivi a Man­zoni, rac­colti dallo zio di sua ma­dre, che era stato per anni il le­gale e fi­du­cia­rio prima di Pie­tro e poi di Ales­san­dro Man­zoni fino al 1824, quando morì. Que­sto per dire che qui a Lecco è cosa ac­qui­sita che Man­zoni sia da con­si­de­rare un lec­chese an­cor­ché nato a Mi­lano.

Il pro­blema è che que­sto dato è in­vece vo­lu­ta­mente igno­rato a Mi­lano, l’altra città in cui visse, e a lungo, Man­zoni. Ma at­ten­zione! La cosa non è di que­sti giorni. È cosa che ri­sale al giorno dopo la morte di Man­zoni (22 mag­gio 1873). È da al­lora che l’èlite mi­la­nese (Giu­lio Car­cano in te­sta) la­vo­rano per te­nersi stretto Man­zoni. E que­sto non per af­fetto ma – alla mi­la­nese – per­ché è chiaro a tutti che Man­zoni è un pa­tri­mo­nio enorme in ter­mini di im­ma­gine e di giro di quat­trini.

L’Abate Stop­pani que­sta cosa l’aveva ca­pita su­bito e in­fatti si mosse in modo ra­pido e in­tel­li­gente. Fu lui il primo ad af­fer­mare con si­cu­rezza – ne aveva gli ele­menti pre­cisi rac­colti in un bel fa­sci­colo – il le­game tra Man­zoni e Lecco. E fu lui a bloc­care per de­cenni e de­cenni la de­riva alla “mi­la­ne­siz­za­zione”. Sta a noi oggi man­te­nere fe­deltà alla sto­ria della città e di Man­zoni.

Mi stu­pi­sco che Lei non se ne renda conto, o pre­fe­ri­sca fare finta di nulla. Così come pre­fe­ri­sce non fare il nome e co­gnome di chi porta avanti que­sta ten­denza a “mi­la­ne­siz­zare” Man­zoni e a can­cel­lare il suo le­game con Lecco. Il “chi” si chiama Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani. Vada a vi­si­tare Casa Man­zoni a Mi­lano e poi ci dica che cosa ci trova di Lecco e del le­game fon­da­men­tale di Man­zoni con la città. Ci vada! guardi bene e poi ci sap­pia dire!

Nel docu-film su Man­zoni, di cui noi ab­biamo evi­den­ziato venti – VENTI – ca­stro­ne­rie ri­guar­danti l’intera vi­cenda man­zo­niana (vedi QUI), il Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani ha vo­luto in­tro­durre la bella e pro­fonda idea se­condo cui Man­zoni è da con­si­de­rare mi­la­nese per­ché la si­gnora Giu­lia aveva un amante mi­la­nese.

Com­prendo che il Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani è parte im­por­tante an­che del Pre­mio Man­zoni di Lecco, ma non bi­so­gna can­cel­lare la realtà. Lei può – anzi deve – usare i guanti per trat­tare certe cose (noi non ne ab­biamo bi­so­gno do­vendo os­se­quiare sol­tanto Monna Ve­rità), ma non le può igno­rare in nome dei buoni rap­porti.

L’azione tesa a “mi­la­ne­siz­zare” Man­zoni è por­tata avanti con de­ter­mi­na­zione (do­veva sen­tire ve­nerdì 13 il pro­fes­sor Ni­gro al Fe­sti­val della Lin­gua Ita­liana! – ne tro­verà una no­stra nota a giorni).

E Lecco deve vi­gi­lare. Non per ra­gioni di cam­pa­ni­li­smo. Ma solo ed esclu­si­va­mente per pre­ser­vare sia la ve­rità sto­rica – che è co­mun­que in­toc­ca­bile – sia un pezzo della pro­pria anima, che è le­gata in­dis­so­lu­bil­mente a Man­zoni.

Cor­diali sa­luti.
Fa­bio Stop­pani
Cen­tro Studi Abate Stop­pani.
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P.S.: Prima che mi di­men­ti­chi, Le se­gnalo, da or­mai vec­chio re­dat­tore, che quel “Wel­come / Man­zoni Fa­mily” che com­pare in bella vi­sta sulla co­per­tina del fa­sci­colo, è ve­ra­mente in­con­gruo.

Sia per­ché met­tere un frase in­glese a ri­chiamo di un evento de­di­cato al pa­dre della lin­gua ita­liana ci pare pro­prio una in­ge­nuità, se non uno sber­leffo (vi­sta la co­per­tina, di­versi amici in­glesi hanno tutti fatto la stessa fac­cia: di stu­pore per il non senso della cosa).

Sia per­ché è stato usato un in­glese pro­prio da la­ghee. Un in­glese che, per come è messo, non vuole dire niente. Si in­formi presso qual­che amico che l’inglese lo ca­pi­sca sul se­rio e poi ci sa­prà dire an­che su que­sto.

E un’ultima cosa: nei sup­ple­menti del quo­ti­diano metta la data di pub­bli­ca­zione, an­che pic­cola pic­cola. Così si sa di che si parla.

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