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7 ottobre 2017
Perché il Centro Nazionale Studi Manzoniani non risponde alla nostra critica al suo docu-film sul Manzoni?
Lettera aperta a tutti gli Organi della Fondazione Centro Nazionale Studi Manzoniani.

Don Ro­drigo, dopo il fal­lito ra­pi­mento nella notte de­gli im­bro­gli, pen­sando a Lu­cia e a Renzo:

«E a Milano? Chi si cura di costoro a Milano?
Chi gli darebbe retta? Chi sa che ci siano?
Son come gente perduta sulla terra;
non hanno nè anche un padrone: gente di nessuno.»

(Man­zoni, “I Pro­messi Sposi – Sto­ria della Co­lonna In­fame”, 1840, cap. XI, pag. 216)

Uscire da un si­len­zio sem­pre più of­fen­sivo per la col­let­ti­vità lec­chese e per due dei suoi più il­lu­stri rap­pre­sen­tanti: Man­zoni e Stop­pani.

Gen­tili Si­gnori,
il 22 set­tem­bre Vi ab­biamo tra­smesso le no­stre cri­ti­che al docu-film «Ales­san­dro Man­zoni, mi­la­nese d’Europa», pro­dotto dal Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani (d’ora in poi CNSM) con te­sto del pro­fes­sor An­gelo Stella. No­no­stante l’ampio con­senso alla no­stra ini­zia­tiva, ma­ni­fe­stato an­che dalla stampa na­zio­nale, da parte del CNSM non è stata a oggi 7 ot­to­bre (dopo quin­dici giorni) espressa una sola pa­rola pub­blica su que­sta grave si­tua­zione.

Con la pre­sente Vi ri­vol­giamo quindi un me­di­tato ap­pello: chie­dete al Vo­stro Con­si­glio Di­ret­tivo e al Pre­si­dente An­gelo Stella di esporre pub­bli­ca­mente la po­si­zione del CNSM sulla que­stione.

Le re­spon­sa­bi­lità cul­tu­rali
Va da sé che il docu-film è un pro­dotto edi­to­riale rea­liz­zato e messo in com­mer­cio dal CNSM, quindi con l’assenso e la cer­ti­fi­ca­zione cul­tu­rale dei cin­que mem­bri del suo Con­si­glio Di­ret­tivo, dei quali uno è il Sin­daco di Mi­lano, gli al­tri quat­tro sono in­vece di no­mi­nati dal Mi­ni­stro ai Beni Cul­tu­rali, tutti sti­mati Pro­fes­sori uni­ver­si­tari di let­te­ra­tura e lin­gua ita­liana, in teo­ria i mi­gliori ga­ranti dell’attività scien­ti­fica del CNSM.

Di fronte a que­sta in­cre­sciosa si­tua­zione, il Con­si­glio Di­ret­tivo e i suoi mem­bri de­vono quindi pren­dere una po­si­zione pub­blica. Ciò non solo per la loro di­gnità per­so­nale (cui po­tremmo an­che es­sere in­dif­fe­renti) ma per la di­gnità di un ruolo li­be­ra­mente as­sunto all’interno di una strut­tura che la col­let­ti­vità con­si­dera di ri­fe­ri­mento sotto il pro­filo etico e cul­tu­rale. Di que­sta di­gnità pro­fes­sio­nale essi de­vono ri­spon­dere alla col­let­ti­vità, ge­stendo in modo re­spon­sa­bile – e ri­sol­vendo con la loro espe­rienza e com­pe­tenza – an­che le even­tuali dif­fi­coltà che il CNSM può tro­vare sul suo cam­mino.

Nes­suno ha in­fatti ob­bli­gato i Pro­fes­sori ad ac­cet­tare la no­mina con cui (De­creto 18 aprile 2014) il Mi­ni­stro Fran­ce­schini li in­ca­ri­cava di rap­pre­sen­tare gli in­te­ressi cul­tu­rali della na­zione nell’ambito dell’esperienza man­zo­niana. Per­ché di que­sto si tratta.
I Pro­fes­sori sono stati no­mi­nati dal Mi­ni­stro mem­bri del Con­si­glio Di­ret­tivo per es­sere parte at­tiva e pro­po­si­tiva della me­mo­ria e della cul­tura man­zo­niana. Parte at­tiva e pro­po­si­tiva, non di­strut­tiva, quali oggi ap­pa­iono es­sere come cor­re­spon­sa­bili di quel docu-film e per­du­rando in un si­len­zio ignave e of­fen­sivo.

Die­tro il si­len­zio, an­che un fiacco ten­ta­tivo di sva­lu­ta­zione
C’è da pen­sarlo, leg­gendo come il pro­fes­sor Stella, Pre­si­dente del CNSM ed esten­sore del te­sto del docu-film, ha ri­spo­sto al gior­na­li­sta Cor­rado Zu­nino di La Re­pub­blica, che gli chie­deva un pa­rere sulle no­stre cri­ti­che [ http://​aba​te​stop​pani​.it/​w​p​-​c​o​n​t​e​n​t​/​u​p​l​o​a​d​s​/​2​0​1​7​/​1​0​/​1​7​1​0​0​5​_​R​e​p​u​b​b​l​i​c​a​_​p​a​g​0​1​-​2​3​.​pdf ].

Ve­diamo cosa ne scrive Zu­nino:

«Il pre­si­dente del Cen­tro na­zio­nale studi man­zo­niani, An­gelo Stella, re­plica in­fa­sti­dito: “Gli eredi dell’Abate Stop­pani non hanno ca­pito le fi­nezze di que­sto do­cu­mento, i sug­ge­ri­menti, i non detti. Anch’io sul la­voro del re­gi­sta po­trei fare os­ser­va­zioni, ma non è fa­cile ri­durre un film di un’ora e mezza a cin­quanta mi­nuti. E là dove ci sono er­rori, si può cor­reg­gere. Lo spero, al­meno. Di certo, non si usa Man­zoni per fatti di cul­tura pro­vin­ciali: par­liamo di un al­lievo di Vol­taire non dell’Abate Stop­pani».

Que­ste 71 pa­role, ri­por­tate vir­go­let­tate dal gior­na­li­sta di La Re­pub­blica, ci rac­con­tano me­glio di un sag­gio di dieci pa­gine dell’insofferenza di An­gelo Stella ri­spetto a cri­ti­che che hanno evi­den­ziato – nel docu-film che reca la sua firma, sia chiaro – una sua com­pro­vata igno­ranza e su­per­fi­cia­lità nelle que­stioni man­zo­niane.

Non solo, ma an­che di un espli­cito fa­sti­dio ri­spetto a idee sulla fi­gura di Man­zoni la cui ori­gine si deve all’Abate An­to­nio Stop­pani e che noi ab­biamo svi­lup­pato e at­tua­liz­zato. Di quell’Abate Stop­pani ben noto per i suoi con­tri­buti in­no­va­tivi a tu­tela della fi­gura di Man­zoni e verso il quale la cit­ta­di­nanza di Lecco man­tiene una co­stante e at­tenta me­mo­ria.

A parte il ve­ra­mente co­mico ri­fe­ri­mento a una no­stra in­com­pren­sione sul va­lore dei «non detti» – per­fetto per un tea­tro dell’assurdo – con quelle po­che pa­role ri­por­tate dal gior­na­li­sta Zu­nino il Pro­fes­sor Stella in­fatti:

a. Ri­co­no­sce che nel docu-film vi sono «er­rori».
Ma non dice che sono er­rori im­pu­ta­bili solo a se me­de­simo in quanto esten­sore dei te­sti. Li at­tri­bui­sce in­vece (dob­biamo dire in modo poco ele­gante) a sot­tin­tese pec­che nel la­voro del re­gi­sta Bel­lati, come se que­sti avesse messo in cir­co­la­zione il docu-film a in­sa­puta del pro­fes­sor Stella, del Con­si­glio Di­ret­tivo, del CNSM.
Non solo: met­tendo le mani avanti («dove ci sono er­rori, si può cor­reg­gere. Lo spero, al­meno») Stella esprime an­che dubbi sulla pos­si­bi­lità di cor­reg­gere que­sti er­rori (modo au­lico per dire che non ci pensa nep­pure lon­ta­na­mente, op­pure che non è in grado di con­trol­lare ciò di cui egli stesso do­vrebbe es­sere mo­tore primo – il che sa­rebbe de­ci­sa­mente peg­gio).

b. «Stiamo par­lando di un al­lievo di Vol­taire non dell’Abate Stop­pani» / UNO.
Il pro­fes­sor Stella ol­tre alle tante del docu-film, ac­cenna qui a una nuova in­ven­zione sto­rica: una sup­po­sta di­ver­sità di pro­spet­tive ideali tra Man­zoni e l’Abate Stop­pani.

A parte che tra gli amici il­lu­mi­ni­sti dell’anticlericale Vol­taire abati e preti erano ben rap­pre­sen­tati, il pro­fes­sor Stella ignora evi­den­te­mente che Man­zoni si era stac­cato molto pre­sto dall’eredità fi­lo­so­fica del fi­lo­sofo fran­cese.
E che quindi il Man­zoni che co­no­sciamo, l’autore de­gli “Inni Sa­cri”, delle “Tra­ge­die”, de “I Pro­messi Sposi – Sto­ria della Co­lonna In­fame”, de “La ri­vo­lu­zione fran­cese del 1789” dei tanti con­tri­buti sulla lin­gua ita­liana, della re­ci­proca stima con Ga­ri­baldi, dell’Unità d’Italia, della fine del tem­po­ra­li­smo del Va­ti­cano, aveva, a par­tire dai suoi 24 anni, im­boc­cato tutt’altri per­corsi di ispi­ra­zione.

Man­zoni, come tutti i gio­vani con un po’ di cer­vello, fu “al­lievo” di tante fi­gure. Per esem­pio di Vin­cenzo Monti, da cui – sia lode agli dei – si staccò ben pre­sto, so­prat­tutto nella pre­po­tente pul­sione di que­sti a lec­care i piedi al po­tente di turno. Fu “al­lievo” an­che di “scri­stia­niz­za­tori” fran­cesi e ita­liani (Ca­ba­nis per esem­pio, o Carlo Botta, in­timi dei due Man­zoni – ma­dre e fi­glio ri­con­giunti – nel pe­riodo pa­ri­gino). E nel suo primo com­po­ni­mento poe­tico di ispi­ra­zione po­li­tica (per al­tro no­te­vole per un quin­di­cenne) scrive in­neg­giando alla ghi­gliot­tina con­tro le te­ste co­ro­nate – forse “al­lievo” di qual­che ter­ro­ri­sta pa­ri­gino (il suo amico e men­tore Fau­riel lo avrà poi di certo rag­gua­gliato in pro­po­sito, nar­ran­do­gli di cose in­te­res­santi, co­no­sciute di prima mano). Il ri­chiamo di Stella alle fi­gure di cui Man­zoni fu “al­lievo” è quindi un po’ de­bo­lino.

Ma dal 1809 Man­zoni era tor­nato alla re­li­gione del suo bat­te­simo (quindi ben lon­tano da Vol­taire). E dal 1825 al 1855 si era pub­bli­ca­mente po­sto come al­lievo spi­ri­tuale e part­ner cul­tu­rale dell’Abate An­to­nio Ro­smini (1797-1855). Pro­prio quel Ro­smini di cui l’Abate Stop­pani (più gio­vane di trent’anni) fu in Ita­lia uno dei più at­tivi so­ste­ni­tori per tutta la vita e in par­ti­co­lare dal 1860 al 1891.
Il Pro­fes­sor Stella quindi ignora (e nel docu-film in­fatti non si no­mina mai Ro­smini) che il Man­zoni che co­no­sciamo (si può es­sere o meno in sin­to­nia con lui per que­sto, non è qui il punto) si pose come “al­lievo” dello stesso mae­stro al cui pen­siero si formò il gio­vane se­mi­na­ri­sta Stop­pani, at­tra­verso l’insegnamento di Ales­san­dro Pe­sta­lozza, guarda caso in­sieme grande di­vul­ga­tore di Ro­smini e grande amico di Man­zoni.

c. «Stiamo par­lando di un al­lievo di Vol­taire non dell’Abate Stop­pani» / DUE
Il pro­fes­sor Stella esprime inol­tre una non ce­lata sot­to­stima per la fi­gura dell’Abate Stop­pani, a dif­fe­renza di quando gio­vedì 26 no­vem­bre 2015, al no­stro primo in­con­tro, ce ne parlò di per­sona con grande ap­prez­za­mento. Il pro­fes­sor Stella evi­den­te­mente al­lora par­lava tanto per cor­te­sia e oggi ri­vela il suo vero pen­siero, mo­strando di igno­rare l’importanza dell’Abate Stop­pani per la no­stra sto­ria ri­sor­gi­men­tale e per la no­stra cul­tura scien­ti­fica e uma­ni­stica.

An­to­nio Stop­pani (Lecco, 1824 – Mi­lano, 1891) fu in­fatti non solo il grande si­ste­ma­tiz­za­tore della scienza geo­lo­gica in Ita­lia ma an­che il pre­cur­sore a li­vello mon­diale di teo­rie – per esem­pio sulla stretta in­ter­di­pen­denza tra i di­versi fe­no­meni di vita del globo; per esem­pio sull’origine dei pe­troli e sul loro sfrut­ta­mento, non­ché su tutto il gran­dioso fe­no­meno dell’attività tel­lu­rica – oggi ri­prese da im­por­tanti parti del mondo scien­ti­fico.

E fu acuto so­ste­ni­tore, con­tro il rozzo po­si­ti­vi­smo ot­to­cen­te­sco (guar­dato con di­sgu­sto an­che dai mae­stri del ma­te­ria­li­smo dia­let­tico) di os­ser­va­zioni scien­ti­fi­ca­mente fon­date ri­spetto ad al­cuni as­sunti della teo­ria dar­wi­niana dell’evoluzione (in sé mai ne­gata dall’Abate), che al­lora gli at­ti­ra­rono gli strali dei co­sid­detti po­si­ti­vi­sti della cat­te­dra. Ma di­chia­rate poi del tutto cor­rette dai loro ni­poti, i neo­dar­wi­ni­sti di ot­tanta anni dopo, a metà del se­colo scorso.

E an­cora: an­che nel campo dello svi­luppo della lin­gua ita­liana l’Abate eser­citò una no­te­vole in­fluenza. Nel suo “Il Bel Paese” (1876, per de­cenni il terzo li­bro più letto in Ita­lia) e nei suoi nu­me­ro­sis­simi scritti di geo­lo­gia seppe pre­sen­tare in un lin­guag­gio com­pren­si­bile a tutta la po­po­la­zione – da­gli ac­ca­de­mici agli il­let­te­rati – i grandi pro­blemi delle scienze della na­tura, ela­bo­rando l’italiano che an­cora oggi viene uti­liz­zato in quel ramo di studi.

Una fi­gura que­sta – del “vero” Abate Stop­pani – che ci pare un po’ di­versa da quella adom­brata dalle pa­role di Stella «stiamo par­lando di un al­lievo di Vol­taire non dell’Abate Stop­pani», dalle quali il let­tore ine­sperto e fi­dente nella “au­to­rità” ac­ca­de­mica del pro­fes­sor Stella po­trebbe forse rav­vi­sare un pre­tun­colo di cam­pa­gna, in­de­gno di fi­gu­rare a fianco di Man­zoni.

Chissà che pen­sano di que­sto at­teg­gia­mento del Pro­fes­sor Stella i lec­chesi, che pro­prio di re­cente hanno vo­luto pub­bli­ca­mente ono­rare il loro (e no­stro) Abate Stop­pani con il re­stauro del bel mo­nu­mento che porta le firme di Ve­dani e di Fioc­chi e che svetta in Piazza Stop­pani sul lungo lago di Lecco, con alle spalle la stu­penda co­rona del Re­se­gone.
Quello stesso Re­se­gone di cui nel docu-film su Man­zoni – igno­rato del tutto il San Mar­tino, il monte “sor­gente dall’acque” per ec­cel­lenza – il Pro­fes­sor Stella ha vo­luto mo­strare solo una in­qua­dra­tura lon­tana e ve­lata, ri­presa non da Lecco (si sa­rebbe vi­sta la città del Man­zoni, anch’essa mai mo­strata nella sua di­men­sione di grande cen­tro) ma dalla sponda del Lago di Gar­late, al­cuni chi­lo­me­tri più a valle.

d. «Di certo, non si usa Man­zoni per fatti di cul­tura pro­vin­ciali»
Così il pro­fes­sor Stella de­fi­ni­sce le 48 pa­gine di ana­lisi che il no­stro Cen­tro Studi Abate Stop­pani ha pro­dotto. Nelle quali sono evi­den­ziati 20 er­rori ma­dor­nali pre­senti nel docu-film e gravi tra­vi­sa­menti su aspetti im­por­tan­tis­simi della vita di Man­zoni (in primo luogo il suo le­game con Lecco e il ter­ri­to­rio la­riano), do­vuti in primo luogo pro­prio allo stesso Stella.

Don Ro­drigo, par­lando di quel Renzo e di quella Lu­cia che gli si op­pon­gono con forza e suc­cesso, dice:
«E a Mi­lano? Chi si cura di co­storo a Mi­lano? Chi gli da­rebbe retta? Chi sa che ci siano? Son come gente per­duta sulla terra; non hanno nè an­che un pa­drone: gente di nes­suno.» (Man­zoni, I Pro­messi Sposi, 1840, cap. IX, pag. 216).

Il si­gno­rotto (aspi­rante pre­po­tente ma im­po­tente nei fatti) ma­ni­fe­stava così la pro­pria con­ce­zione di un mondo ruo­tante at­torno ai tanti se stesso che ve­deva in giro – i pa­droni ap­punto. Così può forse ap­pa­rire il pro­fes­sor Stella che, per quanto nato e vis­suto in pro­vin­cia a sua volta, pensa di smi­nuire le cri­ti­che che gli ab­biamo ri­volte – e di fronte alla cui cor­ret­tezza è co­stretto al si­len­zio di me­rito – ca­van­do­sela da “gran si­gnore” in­fa­sti­dito dai «fatti di cul­tura pro­vin­ciali».

In quale pa­stic­cio si è cac­ciato il Pro­fes­sor Stella! An­zi­ché chie­dere scusa ai lec­chesi, agli esti­ma­tori di Man­zoni, ai suoi col­le­ghi im­pe­gnati se­ria­mente nella pub­blica istru­zione. An­zi­ché ri­me­diare al mal fatto, rin­cara la dose, cer­cando di ri­fu­giarsi in una in­ge­nua al­ba­gia che non fa che ag­gra­vare la sua po­si­zione.

La pa­rola d‘ordine è “can­cel­lare il le­game tra Lecco e Man­zoni”
Il Pro­fes­sor Stella chiama “pro­vin­ciale” il no­stro ri­chiamo a non at­ten­tare alla realtà del le­game tra Man­zoni, Lecco e il ter­ri­to­rio la­riano e vor­rebbe usare que­sto ter­mine come un di­sva­lore.
È pro­prio il con­tra­rio. Viva il “pro­vin­cia­li­smo” quando so­stiene – con ra­gioni per­ti­nen­tis­sime – la ve­rità sto­rica, con­tro le de­for­ma­zioni in­te­res­sate dei “me­tro­po­li­tani”.
Per­ché il cen­tro di tutta la que­stione sta pro­prio qui.

Il “fil rouge” (così si dice nella cri­tica ele­gante) di tutto il docu-film del CNSM sta pro­prio in que­sto aspetto: sbian­chet­tare il le­game tra Man­zoni e la terra dei suoi pa­dri, per farne un “mi­la­nese doc”, op­por­tu­na­mente ri­pu­lito dalle sco­rie “pro­vin­ciali” di stampo lec­chese, gal­bia­tese, me­ra­tese, e via e via enu­me­rando tutti i bor­ghi e i luo­ghi dove si è for­mata la per­so­na­lità umana e ar­ti­stica di Man­zoni e nei quali si esprime la col­let­ti­vità la­riana che – tutta in­di­stin­ta­mente – ri­co­no­sce in Man­zoni uno dei suoi più il­lu­stri e be­nea­mati fi­gli e mae­stri.

Di chi era fi­glio Man­zoni?
A que­sto aspetto della que­stione ab­biamo de­di­cato gli ul­timi e più cor­posi ca­pi­toli della no­stra ana­lisi, en­trando an­che in det­ta­gli di cri­tica te­stuale, in­di­spen­sa­bili per averne un qua­dro il più pos­si­bile esau­stivo.
Ci li­mi­tiamo quindi a qual­che ri­chiamo di sin­tesi, in­vi­tando al no­stro sito il let­tore per ap­pro­fon­di­menti [ http://​aba​te​stop​pani​.it/​p​a​d​r​e​-​a​l​e​s​s​a​n​d​r​o​-​m​a​n​z​o​ni/ ].

Sulla pa­ter­nità di don Li­san­der è stato scritto molto ma molto si con­ti­nua a scri­vere per­ché in realtà da quasi 200 anni se ne è scritto ben poco di do­cu­men­tato – anzi, quasi nulla. Ne è una di­mo­stra­zione pro­prio il docu-film del CNSM che vuol darne una in­ter­pre­ta­zione tanto non do­cu­men­tata quanto in­te­res­sata.

Il CNSM dice: a Mi­lano si “sa­peva” che Man­zoni era fi­glio di Gio­vanni Verri; ne è prova il ri­tratto di Giu­lia Bec­ca­ria Man­zoni e del pic­colo Ales­san­dro che “sap­piamo” es­sere stato re­ga­lato da Giu­lia al suo amante Verri.
Ab­biamo di­mo­strato nella no­stra ana­lisi che en­trambe le af­fer­ma­zioni non hanno al­cun fon­da­mento (il “si sa­peva” pog­gia esclu­si­va­mente su due scarni ri­fe­ri­menti ri­ma­sti ignoti al pub­blico per più di cento anni; il qua­dro in­di­cato è di tutta evi­denza al­tro da ciò che è ge­ne­ral­mente ac­cet­tato) e po­tremmo an­che chiu­derla così.

Il pro­blema è che que­ste sup­po­ste “prove” ser­vono al CNSM per vei­co­lare un ar­go­mento che è al cen­tro di tutto il docu-film: af­fer­mare una as­so­luta “mi­la­ne­sità” del Man­zoni – quindi con la so­stan­ziale can­cel­la­zione del suo rap­porto con Lecco – a par­tire da una pre­sunta pa­ter­nità bio­lo­gica di un “mi­la­nese”.

È evi­den­te­mente una pura stru­men­ta­liz­za­zione – per al­tro gros­so­lana e vol­gare – per fare di Man­zoni un “brand” com­mer­cial-cul­tu­rale da im­pie­gare a uso e con­sumo esclu­sivo delle strut­ture mi­la­nesi (com­mer­ciali e isti­tu­zio­nali), con la be­ne­di­zione di Ca­ri­plo.

Per­ché la cosa ci in­di­gna? per due ra­gioni.

Prima di tutto per­ché de­forma la ve­rità sto­rica – e que­sto è un pec­cato non ”ve­niale”, ma “mor­tale”, “mor­ta­lis­simo”, so­prat­tutto se il “pec­ca­tore” è una strut­tura la cui mis­sione do­vrebbe es­sere pro­prio la di­fesa at­tenta della ve­rità sto­rica su Man­zoni.

Che Ales­san­dro fosse o meno fi­glio na­tu­rale di Verri, lui in vita e dopo, non ebbe al­cuna con­se­guenza né for­male né mo­rale; non ebbe nes­su­nis­sima im­por­tanza per Man­zoni, la sua fa­mi­glia, la cul­tura, la nuova Ita­lia e noi. Gio­vanni Verri non se ne oc­cupò mai e la ma­dre Giu­lia solo quando le venne co­modo per un ri­po­si­zio­na­mento so­ciale, quando Ales­san­dro aveva già vent’anni.

Egli fu al­le­vato in tutto e per tutto dal pa­dre Pie­tro Man­zoni che lo con­si­derò e trattò sem­pre come un nor­ma­lis­simo fi­glio; passò tutta l’infanzia, l’adolescenza e molti mo­menti della prima ma­tu­rità a Lecco, di cui fu an­che rap­pre­sen­tante le­gale. Con­si­derò per que­sto il ter­ri­to­rio la­riano come il “paese più bello del mondo” e lo volle con­se­gnare alla me­mo­ria dell’umanità con il suo “I Pro­messi Sposi”.

In se­condo luogo per­ché in­tro­duce un cri­te­rio me­to­do­lo­gico che ha in sé una goc­cia di po­tente ve­leno.
Il con­si­de­rare il dato bio­lo­gico come fon­da­tivo della per­so­na­lità di un es­sere umano, igno­rando tutti i dati della for­ma­zione, dell’ambiente fa­mi­gliare e so­ciale – esat­ta­mente ciò che fa il docu-film sul Man­zoni – po­trebbe aprire la porta a teo­rie raz­zi­ste, di­strut­tive dell’uomo, come la sto­ria an­che re­cente ci ha am­pia­mente di­mo­strato.

Ecco per­ché su que­sta que­stione della pa­ter­nità di Man­zoni bi­so­gna te­nere la guar­dia alta e ri­spon­dere agli at­teg­gia­menti di im­po­tente ma pro­terva suf­fi­cienza con la forza della ve­rità.

Per que­ste ra­gioni rin­no­viamo l’invito alle com­po­nenti del CNSM:

a fare espri­mere dal pro­prio Con­si­glio Di­ret­tivo una po­si­zione pub­blica su tutta que­sta vi­cenda;

a sug­ge­rire al pro­fes­sor Ni­gro, quando inau­gu­rerà la ras­se­gna man­zo­niana di Lecco ve­nerdì 13 ot­to­bre 2017 ( na­tür­lich, come pro­fes­sore del Po­li­tec­nico di Zu­rigo e non come fi­glio della lu­mi­nosa Ca­ta­nia non­ché mem­bro del Con­si­glio Di­ret­tivo del CNSM), di ini­ziare la sua pro­lu­sione con un “ Cit­ta­dini lec­chesi, scu­sa­teci per l’infelice docu-film sul Man­zoni e per la can­cel­la­zione del suo rap­porto con Lecco. Ri­me­die­remo pre­sto e bene”.

a sug­ge­rire alla pro­fes­so­ressa Ita­lia e al Pro­fes­sor Stella (mem­bri del Con­si­glio Di­ret­tivo del CNSM), quando il 19 ot­to­bre 2017 sa­ranno come re­la­tori al Pa­lazzo delle Paure di Lecco, di av­viare le loro pre­sun­ti­va­mente in­te­res­santi pro­lu­sioni con un “ Cit­ta­dini lec­chesi, scu­sa­teci per l’infelice docu-film sul Man­zoni e per la can­cel­la­zione del suo rap­porto con Lecco. Ri­me­die­remo pre­sto e bene”.

Per­ché la cosa cu­riosa è che i pro­fes­sori del CNSM, pro­prio quelli che hanno pro­dotto quel docu-film che mi­ni­mizza con ca­par­bietà il rap­porto tra Man­zoni e la “pro­vin­ciale” Lecco, sono star-re­la­tori (forse pa­gati, forse no, chie­dere all’Amministrazione co­mu­nale di Lecco, co­mun­que am­pia­mente ci­tati e ono­rati) pro­prio nell’annuale ini­zia­tiva che a Lecco viene or­ga­niz­zata per il­lu­strare il le­game tra la città e Man­zoni.

Per parte loro, gli or­ga­niz­za­tori lec­chesi della ras­se­gna man­zo­niana, nel co­mu­ni­cato stampa del 14 set­tem­bre 2017 (a pre­sen­ta­zione della ras­se­gna stessa) hanno scritto (no­tate: quest’anno per la prima volta nella plu­ri­de­cen­nale sto­ria della pro­mo­zione dell’evento): « Gra­zie a que­ste part­ner­ship, ol­tre a quella, “na­tu­rale” e plu­ri­de­cen­nale, tra il no­stro Mu­seo Man­zo­niano e il Cen­tro Na­zio­nale di Studi Man­zo­niani di Mi­lano».
E in­fatti, a te­sti­mo­nianza di que­sti straor­di­nari le­gami, nel docu-film del CNSM, men­tre Fa­ri­notti passa in si­len­zio da­vanti a Villa Man­zoni, si guarda bene dal dire al­cun­ché sul Mu­seo Man­zo­niano che pro­prio lì ha la sua sede. E la mac­china da presa si ferma im­me­dia­ta­mente prima che com­pa­iano gli stri­scioni molto evi­denti su cui è scritto “Lecco, città del Man­zoni”. Per modo che non si corra il ri­schio che nello spet­ta­tore si con­so­lidi l’idea del le­game tra Lecco e Man­zoni.

Ma dopo le no­stre cri­ti­che – o me­glio, solo dopo che esse sono state ri­prese po­si­ti­va­mente dalla stampa na­zio­nale – gli or­ga­niz­za­tori hanno forse cam­biato po­si­zione. Per esem­pio, nella News del Sin­daco Bri­vio di ieri 6 ot­to­bre non vi è nes­suna men­zione non solo della de­cla­mata “part­ner­ship na­tu­rale e plu­ri­de­cen­nale” ma an­che dello stesso Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani, fi­nito forse nella ca­te­go­ria de­gli amici im­pre­sen­ta­bili.

Siano in­ge­nue di­stra­zioni (ci siamo abi­tuati), siano pic­cole fur­bi­zie – que­ste sì “pro­vin­ciali”, cui pure siamo abi­tuati – tutto ciò ag­grava il si­len­zio te­nuto su tutta la que­stione dalle Au­to­rità co­mu­nali di Lecco, sem­pre e co­mun­que suc­cubi – nella si­len­ziosa igna­via – del CNSM.

Per que­ste Au­to­rità co­mu­nali ci sa­rebbe da dire qual­cosa a pro­po­sito de­gli struzzi (non quelli che di­ge­ri­scono an­che il ferro, a sim­bolo di te­na­cia, ma quelli che fic­cano la te­sta nella sab­bia).
Ma pen­siamo di avere abu­sato an­che troppo della pa­zienza del let­tore e quindi ter­mi­niamo qui, au­gu­ran­doci che il CNSM – e so­prat­tutto i Pro­fes­sori del Con­si­glio Di­ret­tivo – pre­stino un orec­chio at­tento e re­spon­sa­bile al no­stro ap­pello.

Ce ne sa­rebbe pro­prio bi­so­gno. Per con­sen­tirci fi­nal­mente di met­tere una pie­tra su que­sta squal­lida vi­cenda e oc­cu­parci d’altro.

Cor­diali sa­luti
Fa­bio Stop­pani – Pre­si­dente
Cen­tro Studi Abate Stop­pani
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Ri­fe­ri­menti:

ANSA IT, 5 ot­to­bre 2017: “Ap­pello a Fe­deli: ri­tiri il film su Man­zoni”

– La Re­pub­blica, 5 ot­to­bre 2017, edi­zione na­zio­nale, gior­na­li­sta Cor­rado Zu­nino: Prima pa­gina: «Im­pre­ci­sioni e er­rori sto­rici – Il film su Man­zoni boc­ciato a scuola» / Pag. 23 «Man­zoni, chi era co­stui? “Il do­cu­film per le scuole è pieno di stra­fal­cioni” / 171005_­Re­pub­bli­ca_­pa­g01-23

Let­tera alla Mi­ni­stra Va­le­ria Fe­deli sull’idoneità di­dat­tica del docu-film “A. Man­zoni, mi­la­nese d’Europa”.

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