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LETTERA APERTA alla Ministra dell’Istruzione Senatrice Valeria Fedeli e a tutte le strutture interessate alle tematiche manzoniane • 21 settembre 2017.

Osservazioni critiche sulla adeguatezza didattica del docu-film «Alessandro Manzoni, milanese d’Europa – L’immagine della parola». Un film di Pino Farinotti con la regia di Andrea Bellati. Scritto da Angelo Stella e Pino Farinotti. Prodotto dal Centro Nazionale Studi Manzoniani, con il contributo di Fondazione Cariplo.

Aggiornamenti

20 ot­to­bre 2017

Nota sulla «17ª Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, 16-22 ottobre 2017»

2017: per Lecco un’occasione persa: attivarsi subito per il 2018.

Ministri pasticcioni e Professori distratti: le ragioni del nostro impegno per l’accuratezza e la professionalità.

Come nota a mar­gine del «Fe­sti­val della Lin­gua Ita­liana, Lecco 2017», or­ga­niz­zata da “Va­lore Cul­tura – As­so­cia­zione amici della Trec­cani”, ri­te­niamo utile dire qual­che cosa sulla «17ª Set­ti­mana della Lin­gua Ita­liana nel Mondo» che, ini­ziata il 16 ot­to­bre, ter­mi­nerà do­mani 22.

Come si legge nel sito Web dell’Accademia della Cru­sca «L’organizzazione della Set­ti­mana è cu­rata dal Mi­ni­stero de­gli Af­fari Esteri, dall’Accademia della Cru­sca e, all’estero, da­gli Isti­tuti Ita­liani di Cul­tura, dai Con­so­lati ita­liani, dalle cat­te­dre di Ita­lia­ni­stica at­tive presso le va­rie Uni­ver­sità, dai Co­mi­tati della So­cietà Dante Ali­ghieri e da al­tre As­so­cia­zioni di ita­liani all’estero, sotto l’alto Pa­tro­nato del Pre­si­dente della Re­pub­blica.»

In tutto il Mondo si ten­gono per l’evento cen­ti­naia di ma­ni­fe­sta­zioni.

Ne par­liamo prima di tutto per ri­chia­mare l’attenzione sulla evi­dente in­ca­pa­cità delle strut­ture co­mu­nali di Lecco di guar­dare la realtà con uno sguardo più am­pio e di pro­fit­tare me­glio delle oc­ca­sioni che si pre­sen­tano quasi da sole.
In­fatti non ri­sulta che il Co­mune si sia in qual­che modo at­ti­vato per­ché Lecco fosse pre­sente in que­sto evento, che pro­ietta la cul­tura ita­liana nel Mondo at­tra­verso tante ini­zia­tive.

Ed è an­che certo che nes­suno ne ha fatta al­cuna men­zione in pre­pa­ra­zione o nello svol­gi­mento della ras­se­gna lec­chese “Lecco, città dei Pro­messi Sposi, 2017“. Né tanto meno ve­nerdì 13 ot­to­bre du­rante lo svol­gi­mento del “Fe­sti­val della Lin­gua Ita­liana“, tre giorni prima dell’avvio della “Set­ti­mana” de­di­cata alla lin­gua ita­liana nel Mondo. Di quella lin­gua cui ha con­tri­buito in modo de­ter­mi­nante il no­stro Man­zoni, fi­glio e mae­stro di Lecco.

Ap­pare poi chiaro che non solo il Co­mune di Lecco e i tre As­ses­sori pre­po­sti alla cul­tura – Piazza, Bo­na­cina e Riz­zo­lino – non si sono ac­corti di nulla e non hanno fatto al­cun col­le­ga­mento ma che sullo stesso re­gi­stro di in­con­sa­pe­vo­lezza e di estra­nia­zione di fronte alla grande realtà della so­cietà evo­luta, sono ca­scati an­che gli or­ga­niz­za­tori del “Fe­sti­val della Lin­gua Ita­liana” os­sia “Va­lore Cul­tura – As­so­cia­zione amici della Trec­cani” con il suo as­so­ciato, l’Istituto Trec­cani Spa.

Circa la reale iden­tità de­gli or­ga­niz­za­tori del Fe­sti­val di Lecco, ab­biamo già detto nella no­stra nota del 20 ot­to­bre “Di nuovo i lan­zi­che­nec­chi di Wal­len­stein?”, ri­por­tata su que­sto stesso sito >vedi QUI).

Ora vor­remmo ri­chia­mare l’attenzione sul fatto che in nes­sun do­cu­mento del Fe­sti­val si fa il più pic­colo ri­fe­ri­mento a que­sta coin­ci­denza della “Set­ti­mana” e che a un solo ora­tore è ve­nuto in mente di farne cenno. L’unico che ha in­fatti ri­cor­dato la cosa – ma in modo del tutto in­ci­den­tale – è stato il pro­fes­sor Pa­tota, nella sua re­la­zione del po­me­rig­gio.
Il pro­fes­sore non po­teva non par­larne es­sendo uno dei pro­ta­go­ni­sti di que­sto evento in­ter­na­zio­nale de­di­cato alla no­stra lin­gua. An­che alla sua penna si deve in­fatti il li­bro “L’italiano al ci­nema, l’italiano nel ci­nema” che (solo per que­sti giorni) viene of­ferto gra­tui­ta­mente on-line dalla Ac­ca­de­mia della Cru­sca, l’organizzatore cul­tu­rale della Set­ti­mana, in­sieme al no­stro Mi­ni­stero de­gli Af­fari Esteri.

Sap­piamo che i no­stri re­centi in­ter­venti (cri­tica al docu-film “A. Man­zoni, mi­la­nese d’Europa”, pro­dotto dal Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani su te­sti del suo Pre­si­dente, pro­fes­sor An­gelo Stella, >vedi QUI) e il re­cen­tis­simo “Di nuovo i lan­zi­che­nec­chi di Wal­len­stein?>vedi QUI) sono mal vis­suti da chi si sente chia­mato in causa per la pro­pria su­per­fi­cia­lità. Che, quindi, ci de­fi­ni­sce “pro­vin­ciali”, pen­sando di usare il ter­mine come ele­gante of­fesa. Non sa­pendo in­vece che a noi fa solo un gran pia­cere, non go­dendo le me­tro­poli – po­li­tico o mo­rali – di buona stampa. Quando ci danno del “pro­vin­ciale”, ci sen­tiamo istan­ta­nea­mente più li­beri e forti.

Chi de­fi­ni­sce “pro­vin­ciale” la pre­ci­sione e l’adesione alla ve­rità sto­rica nella cul­tura mo­stra di igno­rare di come – so­prat­tutto nella no­stra epoca – la “pre­ci­sione” nella cul­tura vale esat­ta­mente come nell’ingegneria o nella mi­cro-chi­rur­gia. Su que­sto aspetto le idee sono an­cora va­ghe e pri­mi­tive. Si mette giu­sta­mente sotto in­chie­sta l’ingegnere che ha sba­gliato un cal­colo fa­cendo crol­lare un pa­lazzo, o un chi­rurgo che, sba­gliando di un paio di mil­li­me­tri, ha man­dato al crea­tore il pa­ziente an­zi­ché sal­varlo. Ma si tratta la cul­tura con la pre­ci­sione di un ba­dile.

Sic­come tro­viamo che que­sto sia un aspetto su cui con­durre una bat­ta­glia senza quar­tiere, diamo pro­prio per que­sta “17ª Set­ti­mana della Cul­tura Ita­liana nel Mondo” un esem­pio di come l’atteggiamento su­per­fi­ciale possa com­bi­nare dei veri pa­sticci. Il let­tore ci se­gua un at­timo, per­ché la cosa nel suo aspetto grot­te­sco è an­che di­ver­tente.

La “17ª Set­ti­mana della Cul­tura Ita­liana nel Mondo” ha come tema “L’italiano al ci­nema, l’italiano nel ci­nema” (se­gna­tevi le ini­ziali della pa­rola “ita­liano”).

Sui di­versi si­gni­fi­cati di que­sta frase, ti­tolo del li­bro della Cru­sca e ban­diera della “Set­ti­mana” – non­ché po­ten­ziale fonte di am­bi­guità – non ci di­lun­ghiamo, rin­viando a quanto ne di­cono gli stessi au­tori Rossi, Pa­tota e col­le­ghi.

Se­gna­liamo in­vece che il Mi­ni­stero de­gli Esteri, che ha su que­sto evento com­piuto una im­pe­gna­tiva ope­ra­zione or­ga­niz­za­tiva e di im­ma­gine, è ca­scato come un so­maro su un clas­sico er­rore da pres­sa­po­chi­smo – il fa­moso ba­dile, op­pure il fa­moso docu-film, di cui so­pra.

Nel sito Web del Mi­ni­stero de­gli Af­fari Esteri >vedi QUI, è po­sta in grande evi­denza la foto che ri­por­tiamo qui sotto, ri­traente una folla di ra­gaz­zini as­sie­pati in una sala ci­ne­ma­to­gra­fica.

In­tanto se­gna­liamo che la foto (pro­po­sta dall’archivio Hul­ton Archive/Getty Ima­ges) è di un fo­to­grafo ame­ri­cano e ri­prende una scena della metà de­gli anni ’50 ne­gli Stati Uniti.

Non si ca­pi­sce pro­prio cosa c’entri quella foto con la lin­gua ita­liana nella ci­ne­ma­to­gra­fia. Evi­den­te­mente l’art di­rec­tor del mi­ni­stero – ma non solo lui – pen­sava alla fi­dan­zata men­tre sce­glieva la foto.

Ma c’è ben al­tro!

Il let­tore può ve­dere che le due di­da­sca­lie po­ste pro­prio al cen­tro della foto ri­por­tano le due parti del tema della “Set­ti­mana”, os­sia: a) “L’italiano al ci­nema” e b) “l’italiano nel ci­nema”, che in­sieme for­mano il ti­tolo del li­bro do­nato alla cit­ta­di­nanza dalla Ac­ca­de­mia della Cru­sca.

Pec­cato che, ri­spetto al ti­tolo di quello stesso li­bro, ci sia un er­rore!

La di­da­sca­lia di si­ni­stra ri­porta in­fatti la scritta. “L’Italiano al ci­nema”, con la “I” ma­iu­scola e non con la “i” mi­nu­scola, come nel li­bro. E que­sto so­pra una foto che mo­stra una sala ci­ne­ma­to­gra­fica af­fol­lata. Con il bel ri­sul­tato di stra­vol­gere il senso di que­sta prima parte della frase ri­spetto a quanto in­teso e scritto da Rossi, Pa­tota e col­le­ghi.

Nella “ver­sione” del Mi­ni­stero – quella con la “I” ma­iu­scola, ap­pare che si vo­glia par­lare del rap­porto de­gli ita­liani con le sale ci­ne­ma­to­gra­fi­che: come si com­por­tano; per­ché ci vanno; con che fre­quenza; da soli, con la fi­dan­zata; quanto spen­dono nel fre­quen­tarle; quali sale scel­gono, ecc. ecc.

Tutte cose di cui nel li­bro di Rossi-Pa­tota non si parla as­so­lu­ta­mente, es­sendo de­di­cato esclu­si­va­mente ad ar­go­menti lin­gui­stici, os­sia sul come la lin­gua viene par­lata nei film e din­torni.

Bi­so­gna dire che la frase di Rossi-Pa­tota non è il mas­simo della chia­rezza. È una di quelle frasi “ca­rine”, eu­fo­ni­che, che cor­rono però il ri­schio di es­sere com­prese solo con qual­che tomo di rin­calzo. E che sono sog­gette a de­for­ma­zioni con­cet­tuali pro­fonde solo che si cambi la forma gra­fica con cui sono espresse. Se ri­scri­viamo la frase di Rossi-Pa­tota in ma­iu­scolo, op­pure se la di­ciamo a voce alta, si pone im­me­dia­ta­mente il pro­blema della foto-pub­bli­cità del Mi­ni­stero: qual è il suo si­gni­fi­cato? A no­stro pa­rere è una di quelle frasi da cui chiun­que non sia un poeta do­vrebbe stare bene alla larga.

È op­por­tuno dire che nella do­cu­men­ta­zione del Mi­ni­stero re­pe­ri­bile in rete, le due di­zioni ven­gono va­ria­mente ri­par­tite.

Nel por­tale della Lin­gua ita­liana per esem­pio, ge­stito in prima per­sona dalla Far­ne­sina, si usa la ver­sione con la “i” mi­nu­scola >vedi QUI. Ma la ver­sione in­vece la “I” ma­iu­scola è senz’altro do­mi­nante. In­tanto in al­cune se­zioni del sito MAE >vedi QUI, ma so­prat­tutto nel re dei ca­nali: la te­le­vi­sione.

Nello spot rea­liz­zato dal Mi­ni­stero Af­fari Esteri, trionfa la “I” ma­iu­scola.

Non è que­sto il luogo per una ana­lisi strut­tu­rata su que­sto spot. Ri­le­viamo solo che in esso è do­mi­nante Ci­ne­città (ri­co­no­sci­bile solo da­gli ad­detti ai la­vori) ma non vi è al­cun ri­fe­ri­mento alla lin­gua ita­liana.

Inol­tre in que­sto spot, ca­rat­te­riz­zato da un “Il ci­nema parla ita­liano” (che am­mazza l’altra frase, quella delle maiuscole/minuscole), si in­tra­ve­dono solo due scritte – “Fel­lini” e “Tea­tro n. 5” – ma non si pro­nun­cia nep­pure una pa­rola (in ita­liano o meno).

 

Nem­meno quel sem­plice lemma “Ita­lia”, ri­co­no­sci­bile an­che dai gatti di Hong-Kong.

E quindi un bravo! all’ideatore di que­sta morte della co­mu­ni­ca­zione e al Mi­ni­stero che ne ha fatto lo stru­mento della pro­pria azione alla scala pla­ne­ta­ria.

Sa­remmo pro­prio cu­riosi di sa­pere che ne pensa di que­sto scem­pio l’Accademia della Cru­sca, il ga­rante cul­tu­rale dell’operazione (che nella sua co­mu­ni­ca­zione usa però cor­ret­ta­mente le “i” mi­nu­scole). E che cosa ne pen­sano Rossi e Pa­tota, i pro­fes­sori au­tori del li­bro di cui ab­biamo già par­lato, e i loro col­le­ghi della Cru­sca. Da emi­nenti lin­gui­sti se ne sa­ranno certo ac­corti.

Ci con­for­te­rebbe sa­pere che cosa hanno fatto quando se ne sono ac­corti. Siamo certi che si sono mo­bi­li­tati con in­di­gna­zione e de­ter­mi­na­zione. Avranno certo al­meno ri­volto una pe­ti­zione al Mi­ni­stero, de­pre­can­done il pres­sa­po­chi­smo. Come ab­biamo fatto noi con la vi­cenda del docu-film su Man­zoni, pren­den­doci da­gli esimi pro­fes­sori del “pro­vin­ciale”. Ri­ma­niamo in at­tesa di co­no­scere le loro rea­zioni e azioni.

Ma non è que­sta l’unica di­mo­stra­zione di su­per­fi­cia­lità che vo­le­vamo mo­strare. C’è an­cora di peg­gio!

In­fatti il me­de­simo er­rore è com­messo da uno de­gli or­ga­niz­za­tori della “Set­ti­mana”, la pre­sti­giosa “So­cietà Dante Ali­ghieri” che nel suo sito >vedi QUI, scrive: «la Set­ti­mana quest’anno ha per tema “L’Italiano al ci­nema, l’italiano nel ci­nema” ecc., con la “I” ma­iu­scola.

E adesso ar­ri­viamo alle con­se­guenze, an­che ope­ra­tive.

Per­ché, per i tanti or­ga­ni­smi di­plo­ma­tici e cul­tu­rali ita­liani all’estero che hanno at­ti­vato ini­zia­tive at­torno alla “Set­ti­mana”, si è na­tu­ral­mente po­sto il pro­blema di come tra­durre i ma­te­riali ela­bo­rati a Roma.
Quelli cui è ar­ri­vato il te­sto giu­sto, hanno tra­dotto cor­ret­ta­mente, in in­glese, fran­cese, ecc. ecc. Quelli a cui, per una ra­gione o per l’altra, è ar­ri­vato il te­sto sba­gliato, hanno tra­dotto se­guendo il te­sto sba­gliato.

E quindi (fac­ciamo un esem­pio ri­guar­dante un’area su cui ab­biamo com­pe­tenza lin­gui­stica e co­no­scenza am­bien­tale) la “Casa della Lin­gua Ita­liana Dante Ali­ghieri” – Co­mi­tato di Minsk (ca­pi­tale della Bie­lo­rus­sia), ha tra­dotto in russo, usando giu­sta­mente “Ita­liano” (ma­iu­scolo) come un ag­get­tivo so­stan­ti­vato e quindi ha rea­liz­zato tutti gli stru­menti di pro­mo­zione met­tendo in grande evi­denza : «Программа XVII Всемирной недели итальянского языка 2017 “Итальянец в кино, итальянский язык в кино”, os­sia “Gli Ita­liani al ci­nema, la lin­gua ita­liana nel ci­nema”.

Là dove, nella prima parte della frase, il tra­dut­tore in russo ha la­sciato in­ten­zio­nal­mente la stessa am­bi­guità che gli ve­niva dall’italiano con la “I” ma­iu­scola. La ver­sione in russo ha in sé in­fatti due pos­si­bili va­rianti: la prima si ri­fe­ri­sce al come gli ita­liani vi­vono la fre­quen­ta­zione delle sale ci­ne­ma­to­gra­fi­che; la se­conda una cosa com­ple­ta­mente di­versa, os­sia di come ap­pa­iono gli ita­liani nella pro­du­zione ci­ne­ma­to­gra­fica.

En­trambe le si­tua­zioni non hanno nulla a che ve­dere con la lin­gua e sono quindi en­trambe er­rate. Ov­via­mente non per re­spon­sa­bi­lità del tra­dut­tore ma della po­ten­ziale fra­gi­lità della frase di par­tenza, in­gi­gan­tita dalle de­for­ma­zioni mi­ni­ste­riali.

Un al­tro esem­pio: l’Istituto Ita­liano di Cul­tura di New York, an­nu­sata la trap­pola, si è al­lon­ta­nato dal campo e ha sem­pli­ce­mente igno­rato la frase chiave della cam­pa­gna, li­mi­tan­dosi alla ci­ta­zione della “Set­ti­mana della Lin­gua Ita­liana nel Mondo”. Furbi a New York!

E quindi: bravo il Mi­ni­stero de­gli Esteri. E bravi i pro­fes­sori della “So­cietà Dante Ali­ghieri”, e con loro tutti gli esperti della lin­gua ita­liana – non stiamo ce­liando, sono esperti sul se­rio – coin­volti di­ret­ta­mente o in­di­ret­ta­mente nell’operazione. I quali, molto sem­pli­ce­mente, non hanno letto gli stru­menti di co­mu­ni­ca­zione ri­guar­danti la “Set­ti­mana” con la do­vuta at­ten­zione, come tanti di­let­tanti. Pro­prio quello che è suc­cesso ai pro­fes­sori del docu-film su Man­zoni.

Il let­tore com­prende per­ché ci te­niamo a pun­tua­liz­zare le cose quando qual­cuno fa spal­lucce a fronte delle no­stre cor­rette e pun­tali os­ser­va­zioni su­gli stra­fal­cioni di pro­fes­sori, mi­ni­stri, edi­tori, ecc. ecc.?

Ma, per con­clu­dere, tor­niamo a Lecco.

In que­sta edi­zione 2017 della “Set­ti­mana della Lin­gua Ita­liana nel Mondo”, Lecco avrebbe po­tuto spa­ziare in lungo e in largo pog­gian­dosi sulla fil­mo­gra­fia (per ci­nema o TV) pro­dotta in Ita­lia e de­di­cata a Man­zoni già a par­tire dal 1913 e co­no­sciuta an­che all’estero (ba­sti pen­sare al film di No­cita che, pur es­sendo basso basso, è co­mun­que stato vi­sto in tutto il mondo oc­ci­den­tale).

Lecco po­trà es­sere de­gna­mente pre­sente an­che nell’edizione 2018, qua­lun­que sarà il tema pre­scelto, tanto è grande il pa­tri­mo­nio lin­gui­stico la­sciato da Man­zoni (e dall’Abate Stop­pani, non di­men­ti­cate mai il suo con­tri­buto alla de­fi­ni­zione della lin­gua ita­liana nell’ambito delle scienze na­tu­rali).

Ma bi­so­gna muo­versi su­bito. Scrol­larsi di dosso l’opacità e il son­nam­bu­li­smo e agire, que­sta volta di­ret­ta­mente sul ter­reno in­ter­na­zio­nale, per pro­iet­tare a li­vello mon­diale l’immagine della «Lecco di Man­zoni e dei Pro­messi Sposi».

Hanno ca­pito la Giunta, e gli As­ses­sori, e il Sin­daco?: «Lecco di Man­zoni e dei Pro­messi Sposi».

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