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23 novembre 2015

La storia – documentata – del Monumento a Manzoni in Lecco (1873-1891).

Nostre osservazioni alla “Storia del Monumento” elaborata dal Comune di Lecco.

Il Mo­nu­mento a Man­zoni in Lecco fu for­te­mente vo­luto dall’Abate Stop­pani. Sotto la sua guida, per la rea­liz­za­zione del pro­getto (inau­gu­ra­zione, 10 ot­to­bre 1891) si mo­bi­litò la grande mag­gio­ranza della po­po­la­zione lec­chese senza di­stin­zioni po­li­tico-ideo­lo­gi­che, salvo l’astensione – per al­tro non ostile – del clero “in­tran­si­gente”. Vi fu­rono ol­tre 3.000 sot­to­scrit­tori da tutta Ita­lia per un im­porto equi­va­lente a un mi­lione di Euro.

In­tro­du­zione della re­da­zione.
A par­tire dall’ottobre 2015 il no­stro Cen­tro Studi ha con­dotto una se­rie di ri­cer­che e at­ti­vità le­gate alla fi­gura di Ales­san­dro Man­zoni. In parte que­ste at­ti­vità sca­tu­ri­vano dalla ri­fles­sione sul li­bro dell’Abate Stop­pani “I Primi anni di A. Man­zoni” (di cui ab­biamo già detto al­trove) per il quale sta­vamo po­nendo le basi per la sua rie­di­zione cri­tica (una delle prime tappe dell’impegnativa rea­liz­za­zione dell’Opera Om­nia dell’Abate). In parte erano sol­le­ci­tate dalla cro­naca lec­chese. È op­por­tuno pre­sen­tare l’intreccio di que­sti due ele­menti, per com­pren­dere l’origine e il ta­glio – non solo sto­rico-scien­ti­fico ma an­che esor­ta­tivo – di al­cune no­stre po­si­zioni ed espres­sioni.

Que­sti i fatti. L’11 no­vem­bre 2015 il Co­mune di Lecco pre­sen­tava in pub­blica Con­fe­renza Stampa il pro­getto per il re­stauro al Mo­nu­mento a Man­zoni in Lecco e di­stri­buiva ai gior­na­li­sti delle te­state lo­cali pre­senti una “Re­la­zione Sto­rica sul Mo­nu­mento a Man­zoni”, a firma della cri­tica d’arte Ti­ziana Rota. Ave­vamo avuto modo di leg­gere que­sta “Re­la­zione“ il giorno prima della con­fe­renza e ave­vamo espresso a Cor­rado Val­sec­chi (al­lora porta-voce dell’associazione cit­ta­dina Ap­pello per Lecco, co-or­ga­niz­za­trice del re­stauro) le no­stre più am­pie ri­serve sulla sua va­li­dità (anzi, sulla sua so­stan­ziale de­for­ma­zione della realtà sto­rica) non­ché evi­den­ziato ma­cro­sco­pici er­rori sia di fatto sia re­da­zio­nali con­te­nuti nella re­la­zione stessa (per esem­pio, si fa­ceva mo­rire l’Abate Stop­pani nel 1991, un se­colo dopo la sua scom­parsa, e via con al­tre perle si­mili).

Val­sec­chi, com­presa la va­li­dità delle no­stre os­ser­va­zioni, ci aveva as­si­cu­rato che la “Re­la­zione” non sa­rebbe stata di­stri­buita.
Così non è stato. La re­la­zione è stata di­stri­buita, con la cor­re­zione dei soli pa­ra­dos­sali er­rori re­da­zio­nali ma la­sciando in­tatta l’interpretazione dei fatti. Che è ciò che più conta.

Ab­biamo quindi ri­te­nuto op­por­tuno, per sal­va­guar­dare sia la di­gnità cul­tu­rale di Lecco sia la no­stra stessa at­ti­vità di ri­cerca sul Mo­nu­mento (nella cui rea­liz­za­zione fu parte de­ter­mi­nante l’Abate Stop­pani), fare pre­sente alle Au­to­rità co­mu­nali di­ret­ta­mente in­te­res­sate (Sin­daco, As­ses­sori al Tu­ri­smo, alla Cul­tura, ai La­vori Pub­blici) la sgra­de­vole si­tua­zione at­tra­verso una let­tera in­viata il 16 no­vem­bre 2015. Non aven­done avuto al­cuna ri­spo­sta, ne ab­biamo ri­preso i temi, in­viando un’altra let­tera, in­di­riz­zata al Sin­daco Vir­gi­nio Bri­vio, al Mi­ni­stro dei Beni Cul­tu­rali, alla So­prin­ten­denza Belle Arti e Pae­sag­gio, a Giunta e Con­si­glio co­mu­nale non­ché a un in­di­riz­za­rio di ol­tre 60 per­so­na­lità della cul­tura di Lecco. Di se­guito pre­sen­tiamo que­sta let­tera, di­ra­mata il 23 no­vem­bre 2015.

Il let­tore vi tro­verà tutti gli ele­menti co­sti­tu­tivi della no­stra ana­lisi sia sul Mo­nu­mento a Man­zoni in Lecco sia sul rap­porto tra l’Abate Stop­pani e Man­zoni. La let­tera è parsa fon­data alla re­da­zione di “Re­se­go­neon­line”, una se­guita e aperta te­stata gior­na­li­stica lo­cale, che ha ri­te­nuto utile pub­bli­carla il 30 no­vem­bre 2015 (vedi QUI).

Per com­ple­tezza di in­for­ma­zione ri­por­tiamo:

• il pdf della « Re­la­zione sto­rica del Co­mune di Lecco », a firma della dot­to­ressa Ti­ziana Rota, og­getto delle no­stre os­ser­va­zioni;
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• il pdf del te­sto qui sotto ri­por­tato « 20151123_Al Sin­daco Brivio_Critica Sto­rica ».

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Mi­lano, 23 no­vem­bre 2015
Og­getto: Mo­nu­mento a Man­zoni in Lecco: fal­si­fi­ca­zioni e ve­rità sto­rica.

Co­mune di Lecco
Pa­lazzo Bo­vara – Piazza A. Diaz 1 – 23900 Lecco LC

Alla cor­tese at­ten­zione:
Dott. Vir­gi­nio Bri­vio, Sin­daco di Lecco

per co­no­scenza a:
→ Mi­ni­stero dei Beni Cul­tu­rali: Mi­ni­stro On.le Da­rio Fran­ce­schini.
→ So­prin­ten­denza Belle Arti e Pae­sag­gio – Lecco: An­to­nella Ra­naldi.
→ De­ca­nato di Lecco: Mon­si­gnor Franco Cec­chin.

→ I com­po­nenti di Giunta del Co­mune di Lecco:
Bo­na­cina Fran­ce­sca, Vice Sin­daco, Ass. Svi­luppo eco­no­mico e tu­ri­smo; Bo­lo­gnini Gaia, Ass. Ur­ba­ni­stica, Edi­li­zia pri­vata, De­ma­nio • Gheza Ste­fano, Ass. Svi­luppo e Pro­mo­zione Spor­tiva • Maz­zo­leni Anna, Ass. Ri­cerca fondi e Par­te­na­riato • Ma­riani Ric­cardo, Ass. Po­li­ti­che so­ciali, Case e La­voro • Piazza Si­mona, Ass. Cul­tura e po­li­ti­che gio­va­nili • Riz­zo­lino Sal­va­tore, Ass. Istru­zione, For­ma­zione, Uni­ver­sità e ri­cerca • Val­sec­chi Cor­rado, Ass. Opere pub­bli­che e pa­tri­mo­nio • Ven­tu­rini Ezio, Ass. Am­biente e Tra­sporti.

→ I com­po­nenti del Con­si­glio Co­mu­nale di Lecco:
Gual­zetti Gior­gio (Pre­si­dente) • An­ge­li­busi Ste­fano • An­ghi­leri Al­berto • Bet­tega Cin­zia • Biagi Bruno • Bo­dega Lo­renzo • Bo­sca­gli Fi­lippo • Cit­te­rio Ste­fano • Co­lombo Al­berto • Co­lombo Gio­vanni • Comi Luigi • Corti An­drea • Corti Elisa • Corti Gian­luca • Coti Ze­lati Mo­nica • Do­nato Ivano • Fri­ge­rio An­drea • Fusi Clara • Gat­tari Vit­to­rio • Lo­coc­ciolo Pier­luigi • Mas­saro Agnese • Ne­grini Al­berto • Nic­co­lai Anna • Ni­griello Ro­berto • Pa­ro­lari Ste­fano • Pat­ta­rini An­to­nio • Pe­rossi Paola • Riva Mas­simo • San­se­ve­rino Anna • Sprea­fico Da­rio • Tal­la­rita En­rico An­to­nio • Villa Elena.

→ Uf­fi­cio Stampa del Co­mune di Lecco: Rosa Anna.

→ Set­tore Edu­ca­zione, Cul­tura e Sport – Co­mune di Lecco: Gio­vanna Espo­sito.
→ Si­MUL – Si­stema Mu­seale Ur­bano Lec­chese: Bar­bara Cat­ta­neo • Mauro Ros­setto.

→ Ap­pello per Lecco: Ri­naldo Za­nini.
→ Amici dei Mu­sei del Ter­ri­to­rio Lec­chese: Ti­ziana Rota.
→ Di­re­zione tec­nico-ar­ti­stica del re­stauro: Gia­como Luz­zana.

→ Giu­ria Pre­mio Let­te­ra­rio In­ter­na­zio­nale “Ales­san­dro Man­zoni – Città di Lecco”: Vit­to­rio Co­lombo • Gian Luigi Daccò • Ste­fano Motta.
→ As­so­cia­zione Giu­seppe Bo­vara – Lecco: An­gelo Bor­ghi • Fran­ce­sco D’Alessio • Gian­franco Scotti.

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Gen­tile Si­gnor Sin­daco Bri­vio,
il 25 ot­to­bre scorso, nel corso della nuova inau­gu­ra­zione del re­stau­rato Mo­nu­mento all’Abate Stop­pani (Lei al­lora mi con­sentì di pro­nun­ciare qual­che pa­rola sulla sua fi­gura, sia come Pre­si­dente del Cen­tro Studi Abate Stop­pani sia come pa­rente) è stato an­nun­ciato l’avvio del re­stauro al Mo­nu­mento ad Ales­san­dro Man­zoni in Lecco, da Lei pre­sen­tato uf­fi­cial­mente alla stampa l’11 no­vem­bre scorso. [2015 – NdR]

Il con­te­sto delle no­stre os­ser­va­zioni.
Come Le è già noto, il no­stro Cen­tro Studi svolge da anni una ap­pro­fon­dita ana­lisi sto­rica sull’attività e il pen­siero dell’Abate Stop­pani.
Tra le molte at­ti­vità dell’Abate, da noi ana­liz­zate con una par­ti­co­lare cura per gli evi­denti le­gami con le te­ma­ti­che e i di­bat­titi sul no­stro oggi, vi è il suo im­pe­gno pro­prio per quel mo­nu­mento, del cui re­stauro Lei ha pre­sen­tato l’11 no­vem­bre an­che gli ele­menti di ca­rat­tere sto­rico.
Fino a oggi, que­sto im­pe­gno di Stop­pani, svi­lup­pa­tosi tra il 1873 e il 1891, è stato tra­scu­rato dalla co­mu­nità de­gli sto­rici: in quei due de­cenni in tutta Ita­lia si eres­sero cen­ti­naia e cen­ti­naia di mo­nu­menti a mol­tis­sime per­so­na­lità; per ri­cor­dare Ales­san­dro Man­zoni non c’era certo bi­so­gno di una sta­tua in una pic­cola cit­ta­dina del Nord-Ita­lia.

Noi ri­te­niamo in­vece che l’impegno dell’Abate Stop­pani nella rea­liz­za­zione di quel mo­nu­mento sia im­por­tante per com­pren­dere il senso dell’attività teo­rico-or­ga­niz­za­tiva da lui svolta nell’ultima parte della vita, de­di­cata a una in­tensa lotta di mo­der­nità con­tro il cat­to­li­ce­simo in­tran­si­gente (al­lora do­mi­nante in Va­ti­cano), per un cat­to­li­ce­simo mo­derno e de­mo­cra­tico, tra­sver­sale a tutti i ceti e a tutti gli schie­ra­menti del fronte ri­sor­gi­men­tale.
Non a caso, a par­tire dal 1881, l’Abate aveva am­pliato il pro­getto ori­gi­nale del 1873, pro­po­nendo con­tem­po­ra­nea­mente al mo­nu­mento a Man­zoni in Lecco, il mo­nu­mento in Mi­lano a Ro­smini. Nelle sue in­ten­zioni si trat­tava di av­viare una grande azione di co­mu­ni­ca­zione cul­tu­rale at­tra­verso la pub­blica rap­pre­sen­ta­zione ar­ti­stica dei due cam­pioni di quel cat­to­li­ce­simo che in Ita­lia po­teva aspi­rare a porsi come al­ter­na­tiva al po­si­ti­vi­smo fran­cese di scuola com­tiana; all’idealismo te­de­sco della le­zione he­ge­liana; al neo-to­mi­smo pro­po­sto da Papa Leone XIII.

Per ciò, ab­biamo de­di­cato molte ener­gie a que­sta vi­cenda, ap­pa­ren­te­mente se­con­da­ria nella vita di una per­so­na­lità sem­pre molto im­pe­gnata in at­ti­vità di ca­rat­tere scien­ti­fico o fi­lo­so­fi­coe­se­ge­tico di grande re­spiro.
Ne stiamo fa­cendo un li­bro cor­poso che non si li­mi­terà agli aspetti cro­na­chi­stici (per al­tro ine­diti e di grande in­te­resse per la città) ma evi­den­zierà le ra­gioni più pro­fonde che mos­sero l’Abate a im­pe­gnarsi per­ché in Lecco, im­me­dia­ta­mente dopo quello di Mi­lano, ve­nisse eretto un grande Mo­nu­mento al poeta per ec­cel­lenza dell’Italia li­bera e unita.
Rin­viando ad al­tra oc­ca­sione l’illustrazione di que­sti aspetti di ca­rat­tere ge­ne­rale, mi li­mito in que­sta sede a ri­chia­mare le mo­ti­va­zioni dell’Abate Stop­pani a quell’impegno, che ave­vano – e hanno – una più stretta at­ti­nenza con la sto­ria e la fi­sio­no­mia di Lecco.

L’importanza per la cul­tura di Lecco – di ieri e di oggi.
L’Abate Stop­pani, già all’indomani della morte di Man­zoni (22 mag­gio 1873), si at­tivò per­ché an­che la pic­cola Lecco di al­lora si im­pe­gnasse nella rea­liz­za­zione di un grande mo­nu­mento al poeta de I Pro­messi Sposi, fon­da­men­tal­mente per due ra­gioni:

1. Evi­den­ziare in modo ine­qui­vo­ca­bile (e non elu­di­bile), il le­game or­ga­nico tra la per­so­na­lità ar­ti­stica e umana di Man­zoni e Lecco; la città che Man­zoni cantò al mondo nel suo ro­manzo e con­si­derò sem­pre come pro­pria città na­tale, al di là del mero dato ana­gra­fico.
Ales­san­dro Man­zoni nac­que in­fatti a Mi­lano, in Con­trada S. Da­miano 20 (oggi Via Vi­sconti di Mo­drone 16), nella casa af­fit­tata dal pa­dre Pie­tro per le per­ma­nenze della fa­mi­glia nella città am­bro­siana. Ma il Ca­leotto di Lecco era “LA casa” della fa­mi­glia Man­zoni fin dal 1618 e lì – in quasi 200 anni di sto­ria e di vita – erano nati gli avoli, i nonni e il pa­dre di Ales­san­dro.
A Lecco, Man­zoni fu al­lat­tato, passò l’infanzia, l’adolescenza, la prima ma­tu­rità; ne fu an­che primo cit­ta­dino; la la­sciò a 33 anni – quando la de­fi­ni­zione della sua per­so­na­lità ar­ti­stica e umana po­teva con­si­de­rarsi già con­clusa.

2. Mo­strare l’idoneità e la ma­tu­rità di Lecco a rap­pre­sen­tare a li­vello na­zio­nale ed eu­ro­peo que­sto es­sere – nella so­stanza psi­co­lo­gica, cul­tu­rale e so­ciale – città na­tale del più grande poeta del no­stro Ri­sor­gi­mento. Quello della umile gente; della gio­vane donna e del suo fi­dan­zato, ir­ri­du­ci­bili in fac­cia alla pre­po­tenza; di una re­li­gione non as­ser­vita al po­tere ma so­ste­gno alla di­gnità.
Mo­strare cioè che Lecco era qual­che cosa di più di un ag­glo­me­rato di arse of­fi­cine e di for­tu­nati mer­cati. Che era an­che terra di uo­mini li­beri, aperti alle idee di giu­sti­zia e di pro­gresso. Città fat­trice di uo­mini come “quel bel tipo di one­sto ri­belle che era Renzo Tra­ma­glino” – come scri­veva An­to­nio Ghi­slan­zoni, ri­spon­dendo po­si­ti­va­mente a una let­tera dell’Abate Stop­pani che, nuo­va­mente nel 1885, lo chia­mava a es­sere an­cora tra i pro­ta­go­ni­sti nella rac­colta fondi.

Una pic­cola città dove la parte mi­gliore della po­po­la­zione – pur di­visa tra ra­di­ca­li­smo ga­ri­bal­dino- maz­zi­niano e mo­de­ra­ti­smo mo­nar­chico – era com­patta nella netta op­po­si­zione al cle­ri­ca­li­smo in­tran­si­gente, espres­sione di quella “vec­chia Ita­lia” che aveva avuto in Man­zoni un in­stan­ca­bile e ge­niale op­po­si­tore.
Una pic­cola città che, ap­pena dopo avere (se­conda in Ita­lia) eretto una sta­tua a Ga­ri­baldi (di cui tutti i pro­mo­tori della sta­tua a Man­zoni – Abate Stop­pani in prima fila – erano am­mi­ra­tori quando non com­pa­gni in bat­ta­glia), si era de­di­cata con slan­cio al mo­nu­mento a Man­zoni, fa­cen­done an­che una cam­pa­gna di mo­bi­li­ta­zione na­zio­nale.

De­di­care un vi­stoso e or­go­glioso mo­nu­mento al bardo ri­co­no­sciuto dell’uguaglianza, della de­mo­cra­zia e dell’unità d’Italia era il modo più in­ci­sivo e du­ra­turo nel tempo per as­si­cu­rare a Lecco una vi­si­bi­lità e cen­tra­lità nella cul­tura ita­liana, as­so­lu­ta­mente su­pe­riore al suo peso eco­no­mico o am­mi­ni­stra­tivo.
L’Abate Stop­pani, e la parte più evo­luta della città, erano per­fet­ta­mente co­scienti di que­sto aspetto, che man­tiene an­cora oggi tutta la sua cen­tra­lità.
At­tra­verso l’intreccio delle fi­gure dell’Abate Stop­pani e di Ales­san­dro Man­zoni, Lecco po­trebbe in­fatti ri­pro­porsi alla cul­tura ita­liana e in­ter­na­zio­nale – come già alla fine dell’800 – come ‘pa­tria’ della poe­sia e della scienza.
Da qui il no­stro vivo in­te­resse per la que­stione, e una non di­stratta at­ten­zione alla ve­rità, che forse ha già su­sci­tato qual­che ma­lu­more.

Ma ve­niamo all’attualità e al per­ché di que­sta mia se­conda let­tera aperta.
Il 10 no­vem­bre 2015, il tardo po­me­rig­gio pre­ce­dente la con­fe­renza stampa in cui Lei ha pre­sen­tato l’avvio del re­stauro al Mo­nu­mento a Man­zoni, l’Assessore Val­sec­chi (che da mesi te­nevo in­for­mato dei no­stri studi sulla sto­ria del mo­nu­mento stesso), mi aveva dato co­pia della “Re­la­zione Sto­rica”, stesa dalla dott.ssa Ti­ziana Rota, con cui in ago­sto era stato ri­chie­sto il nulla osta alla So­prin­ten­denza.
La sera stessa, per te­le­fono e per iscritto, avevo im­me­dia­ta­mente av­ver­tito Val­sec­chi della ina­de­gua­tezza sul piano sto­rio­gra­fico di quella re­la­zione, non solo densa di er­rori gros­so­lani ma an­che de­for­mante della realtà sto­rica di Lecco, dell’azione dell’Abate Stop­pani, dell’intera vi­cenda.

Val­sec­chi, rin­gra­zian­domi per la se­gna­la­zione, mi aveva as­si­cu­rato che la “Re­la­zione Sto­rica” non sa­rebbe stata as­so­lu­ta­mente di­stri­buita.
Non è an­data così: la “Re­la­zione Sto­rica”, sep­pure emen­data di un er­rore in­so­ste­ni­bile (si fa­ceva mo­rire l’Abate Stop­pani nel [sic] 1991) e li­mi­tata al suo primo ca­pi­tolo “Sto­ria del Mo­nu­mento”, l’11 no­vem­bre è stata di­stri­buita alla stampa e ca­ri­cata sul sito del Co­mune, a di­spo­si­zione di chiun­que (per Sua co­mo­dità, tro­verà il do­cu­mento in al­le­gato).

Con­si­de­rando la cosa di no­cu­mento al buon nome dell’Amministrazione Co­mu­nale e della città di Lecco, il 16 no­vem­bre scorso ho fatto per­ve­nire una det­ta­gliata “Ana­lisi Cri­tica” della “Re­la­zione Sto­rica sul Mo­nu­mento Man­zoni” (7 pa­gine), all’attenzione Sua, Si­gnor Sin­daco, e a quella del Vice Sin­daco-As­ses­sore Fran­ce­sca Bo­na­cina; de­gli As­ses­sori Si­mona Piazza; Sal­va­tore Riz­zo­lino; Cor­rado Val­sec­chi; del Pre­si­dente del Con­si­glio Co­mu­nale Gior­gio Gual­zetti; dell’addetto stampa Anna Rosa; dei Si­gnori Ri­naldo Za­nini (Pre­si­dente Ap­pello per Lecco); di Ti­ziana Rota (Pre­si­dente Amici dei Mu­sei del ter­ri­to­rio lec­chese); di Gia­como Luz­zana (Di­re­zione tec­nico-ar­ti­stica del re­stauro).

La no­stra “Ana­lisi Cri­tica” del 16 no­vem­bre, sulla base di inop­pu­gna­bili ri­scon­tri sto­rici, in­dica come la ‘Sto­ria del Mo­nu­mento’ (parte della “Re­la­zione Sto­rica”, re­datta dalla dott.ssa Ti­ziana Rota):
– mi­ni­mizza e rende del tutto ir­ri­le­vante il rap­porto tra Lecco e Man­zoni (“passò una parte della vita”;
– in­venta di sana pianta al­cuni ele­menti della vi­cenda (una mai esi­stita “guerra delle sta­tue”; un mai esi­stito “co­mi­tato cat­to­lico”, di cui avrebbe fatto parte l’Abate Stop­pani, ostile alla sta­tua di Ga­ri­baldi e fa­vo­re­vole a quella di Man­zoni);
– di­storce la stessa per­so­na­lità ideo­lo­gica dell’Abate Stop­pani e del gruppo di­ri­gente della Lecco di al­lora; in breve, rap­pre­senta un to­tale tra­vi­sa­mento delle azioni, in­ten­zioni e obiet­tivi dei pro­mo­tori del mo­nu­mento inau­gu­rato nel 1891.

Met­te­vamo in luce an­che nu­me­rosi sva­rioni di cul­tura ge­ne­rale con­te­nuti nella “Re­la­zione Sto­rica” (qui, per es., si fa­ceva dell’Imperatore del Bra­sile Don Pe­dro di Al­can­tara, l’Imperatore del [sic] Mes­sico) e (evi­denti se­gni di su­per­fi­cia­lità) er­rori di bat­ti­tura che ren­de­vano an­che grot­te­sco il do­cu­mento (per es., e come già ri­cor­dato, si fa­ceva mo­rire l’Abate Stop­pani il 1 gen­naio [sic] 1991; inau­gu­rare il mo­nu­mento a Ga­ri­baldi in Lecco il 16 no­vem­bre [sic] 1984; agire il pa­triota ri­sor­gi­men­tale lec­chese Giu­seppe Ar­ri­goni nel [sic] 1948).

A una set­ti­mana di di­stanza, alla no­stra “Ana­lisi Cri­tica” ab­biamo re­gi­strato que­sti ri­scon­tri:
a. L’Assessore all’Istruzione uni­ver­si­ta­ria e ri­cerca, prof. Sal­va­tore Riz­zo­lino, ha ap­prez­zato la fon­da­tezza sto­rica e l’utilità delle no­stre os­ser­va­zioni.
b. L’Assessore ai La­vori Pub­blici, sig. Cor­rado Val­sec­chi (no­to­ria­mente anima dell’Associazione Ap­pello per Lecco) ci ha in­vece ri­spo­sto con una pa­gina densa di elogi alla com­pe­tenza cul­tu­rale della “Sto­rica dell’Arte” dott.ssa Rota (Pre­si­dente Amici dei Mu­sei del ter­ri­to­rio lec­chese e sua so­dale nelle at­ti­vità cul­tu­rali del ter­ri­to­rio), cer­cando di mi­ni­miz­zare come ‘ine­sat­tezze’ do­vute al clima fer­ra­go­stano, le ma­cro­sco­pi­che fan­ta­sie e de­for­ma­zioni con­te­nute nella “Re­la­zione Sto­rica” e sug­ge­rendo pa­te­ti­ca­mente che, co­mun­que fosse, si po­teva pur sem­pre “cor­reg­gere il te­sto”.
c. L’Ufficio Stampa del Co­mune, forse sti­mo­lato da que­sto au­to­re­vole sug­ge­ri­mento, della “Re­la­zione Sto­rica” ha “cor­retto il te­sto”, ma uni­ca­mente sullo sva­rione più ri­di­colo (“Don Pe­dro d’Alcantara, l’Imperatore del Mes­sico”), la­sciando as­so­lu­ta­mente in­va­riato tutto il re­sto.

Ap­pare quindi an­cora a oggi che il Co­mune con­di­vide pie­na­mente i con­te­nuti della “Re­la­zione Sto­rica”, del tutto lon­tani dalla ve­rità e da noi de­nun­ciati con ar­go­menti com­pren­si­bili da chiun­que sia do­tato di un mi­nimo di cul­tura.
L’Ufficio Stampa ha pen­sato bene, però, ad ag­giun­gere con grande evi­denza i ri­fe­ri­menti della dott.ssa Ti­ziana Rota, in­di­cata come Pre­si­dente As­so­cia­zione Amici dei Mu­sei [sic] di Lecco.
Come a dire: se avete qual­cosa da ri­dire, ri­vol­ge­tevi alla re­la­trice.
Ma forse an­che a pre­ci­sare che, su que­sta vi­cenda del 1891, la li­nea cul­tu­rale del Co­mune di Lecco è di spet­tanza dell’Associazione Amici dei Mu­sei del ter­ri­to­rio lec­chese e tale deve ri­ma­nere.

Gen­tile Si­gnor Sin­daco,
La co­no­sciamo come ca­pace am­mi­ni­stra­tore e come sen­si­bile alle te­ma­ti­che della cul­tura.
Ci con­senta quindi di ri­chia­mare nuo­va­mente la Sua at­ten­zione su que­sta vi­cenda che co­min­cia a es­sere pre­oc­cu­pante per la per­so­na­lità stessa della città e – se non cor­retta – ir­ri­spet­tosa an­che per la So­prin­ten­denza, che ha con­cesso il suo nulla osta, non­ché per lo stesso spon­sor, che ha de­sti­nato ri­sorse non in­si­gni­fi­canti al re­stauro del Mo­nu­mento a Man­zoni in Lecco, fi­dando nella Sua au­to­re­vo­lezza.

Come primo cit­ta­dino Lei è re­spon­sa­bile non solo della cura “ma­te­riale” del Mo­nu­mento a Man­zoni. A di­spetto di chi vor­rebbe con­fi­narLa in que­sto ruolo pu­ra­mente ese­cu­tivo (ri­ser­vando in­vece la parte “cul­tu­rale” del re­stauro ad as­so­cia­zioni come Ap­pello per Lecco e Amici dei Mu­sei del ter­ri­to­rio lec­chese), Lei è re­spon­sa­bile e tu­tore an­che del con­te­nuto etico-cul­tu­ra­le­sto­rico del Mo­nu­mento a Man­zoni.
Come Lei stesso ha ri­cor­dato re­cen­te­mente, si re­stau­rano i marmi e i bronzi non solo per man­te­nere in­te­gre opere va­lide sul piano este­tico ma so­prat­tutto per ri­ba­dire la va­li­dità delle idee e dei com­por­ta­menti delle per­so­na­lità raf­fi­gu­rate.

Per que­sto, fra qual­che set­ti­mana, Lei ce­le­brerà il re­stauro del Mo­nu­mento a Man­zoni in Lecco, pro­ba­bil­mente as­sieme alle au­to­rità re­li­giose della città. A Lei, si­gnor Sin­daco, in quella inau­gu­ra­zione spet­terà un com­pito im­por­tante: rac­con­tare alla città il senso etico, mo­rale, sto­rico di quel mo­nu­mento.
Do­vrà ri­cor­dare di Ales­san­dro Man­zoni la raf­fi­gu­ra­zione pur pre­ge­vole nel bronzo ma so­prat­tutto il pen­siero e l’ispirazione del più grande poeta dell’Italia ri­sor­gi­men­tale.
Quell’indimenticabile “non ti far mai servo : non far tre­gua coi vili : il santo Vero mai non tra­dir”; quei suoi in­no­va­tori e pro­fondi “Inni Sa­cri”; quel suo fermo voto per la ca­pi­tale in Roma della nuova Ita­lia; quel suo “I Pro­messi Sposi”, pub­blica e vera di­chia­ra­zione d’amore per la pro­pria pa­tria na­tu­rale.

Sarà suo com­pito ri­cor­dare l’Abate Stop­pani – il lec­chese sa­cer­dote-scien­ziato, che di quell’iniziativa fu l’originale e in­stan­ca­bile pro­mo­tore e or­ga­niz­za­tore. Di quel prete one­sto e aperto, pre­cur­sore di tante at­tuali ve­rità, che volle fosse fis­sato nel bronzo il le­game in­dis­so­lu­bile tra Lecco e Man­zoni. Che di Man­zoni esaltò sem­pre il cat­to­li­ce­simo de­mo­cra­tico, così le­gato al pen­siero di An­to­nio Ro­smini, al­lora dalle miopi sco­mu­ni­che del Va­ti­cano di­feso dall’Abate Ana­lisi Cri­tica della “Re­la­zione Sto­rica sul Mo­nu­mento ad A. Man­zoni“ pro­po­sta dal Co­mune di Lecco pag. 5 Cen­tro Studi AbAte Stop­pani Il pro­getto «Opera Om­nia dell’Abate Stop­pani – Epi­sto­la­rio» gode del Pa­tro­ci­nio del Co­mune di Lecco Cen­tro Studi Abate Stop­pani Stop­pani con po­chi al­tri e oggi bea­ti­fi­cato dalla Chiesa di Roma.

Ri­cor­dare quel gruppo di uo­mini – Re­si­nelli, Ghi­slan­zoni, Kel­ler, Villa-Per­nice, Ga­vazzi, Ba­doni, Torri-Ta­relli – i più evo­luti della Lecco di al­lora. Tutti am­mi­ra­tori tanto di Ga­ri­baldi quanto di Man­zoni e nes­suno le­gato a quell’inesistente “co­mi­tato cat­to­lico” che sa­rebbe stato con­tra­rio alla sta­tua a Ga­ri­baldi e fa­vo­re­vole a quella a Man­zoni, di cui – con un vero re­vi­sio­ni­smo cul­tu­rale – si fa­vo­leg­gia nella “Re­la­zione Sto­rica”, in uno con il ri­chiamo a una mai av­ve­nuta “guerra delle sta­tue”.
In­fine do­vrà ri­cor­dare che i cle­ri­cali in­tran­si­genti della Lecco di al­lora fu­rono aspra­mente sia con­tro la sta­tua di Ga­ri­baldi sia con­tro la sta­tua di Man­zoni.

Lei, Si­gnor Sin­daco, do­vrà in una pa­rola es­sere ga­rante della ve­rità sto­rica della città: a Lei, primo cit­ta­dino (come il Man­zoni del 1816), guar­de­ranno i lec­chesi per avere una con­ferma della pro­pria iden­tità.
Ma quell’inaugurazione do­vrà es­sere una tappa di un per­corso in­for­ma­tivo e for­ma­tivo, ri­volto alla città e an­che di in­ci­ta­mento alle nuove ge­ne­ra­zioni, per­ché ri­flet­tano sulle vi­cende del pas­sato, per me­glio fare nel fu­turo.
Ma ciò non si può fare aval­lando con l’autorità del Co­mune il cu­mulo di scioc­chezze e di in­ven­zioni con­te­nute nella “Re­la­zione Sto­rica”, pre­sente sul sito del Co­mune e rin­ve­ni­bile ai primi po­sti di una sem­plice ri­cerca su In­ter­net “sto­ria mo­nu­mento man­zoni lecco”, a di­spo­si­zione di ogni stu­dente d’Italia e per la di­spe­ra­zione dei do­centi di ogni grado.

Si­gnor Sin­daco, fac­cia to­gliere dal sito del Co­mune quell’insulto all’intelligenza della città e an­che al sem­plice buon senso, che a que­sto punto co­min­cia a di­ven­tare un sim­bolo an­che di im­pu­denza e di ar­ro­ganza.
Lo so­sti­tui­sca con un mes­sag­gio ve­ri­tiero e in­tel­let­tual­mente sano, di cui Le ab­biamo già trac­ciato i dati sa­lienti. Se per qua­lun­que mo­tivo ri­tiene op­por­tuno non av­va­lersi per que­sto aspetto del no­stro Cen­tro Studi Abate Stop­pani, si ri­volga agli sto­rici seri della città: ne avete di ec­cel­lenti e sa­pranno con ot­timi ar­go­menti – ma­gari an­che me­glio di noi – tu­te­lare la me­mo­ria col­let­tiva.

Gen­tile Si­gnor Sin­daco,
È stato fatto un er­rore e – alla cre­di­bi­lità cul­tu­rale di Lecco – re­cato un danno. Que­sto non può più es­sere can­cel­lato, ma si può cer­care di ar­gi­narlo e – anzi – pren­derne spunto per av­viare un per­corso po­si­tivo di in­tel­li­genza sto­rica.
In fondo non è dif­fi­cile: Lei po­trebbe adot­tare il me­todo se­guito al­lora dell’Abate Stop­pani: coin­vol­gere tutti i cit­ta­dini in una ope­ra­zione di ve­rità da of­frire come con­tri­buto alla cul­tura na­zio­nale, per ri­vi­ta­liz­zare le ra­dici più pro­fonde della col­let­ti­vità lec­chese.
Le ri­pro­pongo al­cuni de­gli ele­menti che a suo tempo ho già tra­smesso a Val­sec­chi, da porre in si­ner­gia an­che con al­tri mo­menti della vita cit­ta­dina at­ti­nenti al Man­zoni (per es. gli at­tuali in­ter­venti al Ca­leotto):

• Pre­di­spo­nete un breve ma se­rio do­cu­mento di ana­lisi sto­rica, da uti­liz­zare come trac­cia di base, e fa­tene par­te­cipe la cit­ta­di­nanza con una con­fe­renza pub­blica bene or­ga­niz­zata.
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• Lan­ciate la cam­pa­gna “Il Man­zoni di casa no­stra”, coin­vol­gendo tutti i cit­ta­dini in un per­corso di ri­co­stru­zione sulle vi­cende de­gli anni 1873-1891. Fa­tevi col­let­tori delle me­mo­rie che, di quel mo­mento, sono forse an­cora con­ser­vate nelle case dei di­scen­denti dei pro­ta­go­ni­sti di al­lora.
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• Sol­le­ci­tate le fa­mi­glie al­lora si­gni­fi­ca­tive per la vita di Lecco. Mo­bi­li­tate gli in­tel­let­tuali e gli sto­rici della città – ve ne sono di va­lenti.
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• Coin­vol­gete i cen­tri di for­ma­zione del ter­ri­to­rio, dalle scuole ele­men­tari (al­lora i bimbi lec­chesi die­dero in massa il loro con­tri­buto al Mo­nu­mento di Man­zoni) all’Università.
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• Rin­sal­date la me­mo­ria di Man­zoni e di Stop­pani, an­che ri­pro­po­nendo al­cuni film di un se­colo fa, de­di­cati a I Pro­messi Sposi.
Im­boc­cate, in una pa­rola, la strada mae­stra che porti luce là dove ora v’è con­fu­sione e su­per­fi­cia­lità.

Il Cen­tro Studi Abate Stop­pani è a com­pleta di­spo­si­zione delle Au­to­rità cit­ta­dine per con­tri­buire alla de­fi­ni­zione di un per­corso stra­te­gico che col­lo­chi in modo au­to­re­vole Lecco nel pa­no­rama cul­tu­rale ita­liano ed eu­ro­peo.

Gen­tile Si­gnor Sin­daco in calce e per Sua co­mo­dità, Le ri­pro­po­niamo la no­stra “Ana­lisi Cri­tica” alla “Re­la­zione Sto­rica”, da cui ab­biamo espunto solo l’unica os­ser­va­zione sullo sva­rione “Im­pe­ra­tore del Mes­sico” che è stato dal Suo Uf­fi­cio Stampa emen­dato. Ab­biamo in­vece man­te­nuto inal­te­rati tutti gli ar­go­menti di so­stanza della no­stra ana­lisi su cui, a oggi, Lei non ha evi­den­te­mente po­tuto pre­stare at­ten­zione.
La prego di dar ri­scon­tro a que­sta no­stra. Non fac­cia ca­dere nel si­len­zio un one­sto e sano ri­chiamo al “santo Vero”, il cri­te­rio di ‘ve­rità sem­pre e co­mun­que’ che nella loro vita e opere guidò co­stan­te­mente l’Abate Stop­pani e Ales­san­dro Man­zoni.

Cor­diali sa­luti
Fa­bio Stop­pani
Pre­si­dente Cen­tro Studi Abate Stop­pani

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« Ana­lisi Cri­tica del Cen­tro Studi Abate Stop­pani » alla “Re­la­zione Sto­rica sul mo­nu­mento ad Ales­san­dro Man­zoni”, re­la­trice dott.ssa Ti­ziana Rota.

Re­la­zione Sto­rica” – Pa­ra­grafo 1.
«Su­bito dopo la morte di Ales­san­dro Man­zoni, av­ve­nuta il 22 mag­gio 1873, il Con­si­glio Co­mu­nale di Lecco, su pro­po­sta del sin­daco Giu­seppe Re­si­nelli, si riunì d’urgenza (24 mag­gio) e de­li­berò di fare eri­gere un mo­nu­mento al grande let­te­rato che visse una parte della sua vita a Lecco, dove aveva am­bien­tato I Pro­messi Sposi, ca­po­la­voro del ro­manzo sto­rico ita­liano. Fu­rono stan­ziate £ 3.000 e si pro­pose [sic] co­mi­tato che ri­mase pres­so­ché inat­tivo ne­gli anni suc­ces­sivi.»

Ana­lisi del Cen­tro Studi Abate Stop­pani.
A. «che visse una parte della sua vita a Lecco». – Con que­ste pa­role la “Re­la­zione Sto­rica” rende ir­ri­le­vante la spe­ci­fi­cità del vis­suto di Lecco in Man­zoni e non ne ri­co­no­sce la na­tura di ‘ne­ces­sità’ e di ‘in­dis­so­lu­bi­lità’. Pone la sor­dina su un le­game tra Lecco e Man­zoni, che pos­siamo ben de­fi­nire ‘ra­di­cale‘, per­ché at­ti­nente alle ‘ra­dici‘, os­sia a quella parte da cui uni­ca­mente pro­viene, e per tutta la vita dell’organismo, la linfa vi­tale. Ta­gliate un ramo a un al­bero: vi­vrà ugual­mente; ta­glia­tene le ra­dici: mo­rirà ine­so­ra­bil­mente.

Man­zoni è le­gato a Lecco per­ché lì, in quella na­tura, in quella realtà psi­co­lo­gica, in quelle re­la­zioni, af­fonda le sue ra­dici il poeta e il po­li­tico Man­zoni. La “parte della vita” che Man­zoni passò a Lecco, è non solo quella de­ci­siva per la per­so­na­lità dell’uomo e dell’artista, ma è an­che un dato sto­rico che per­tiene uni­ca­mente a Lecco, di cui Man­zoni fu an­che primo cit­ta­dino.
Man­zoni in­fatti passò “parte della vita” in molti luo­ghi, ma solo a Lecco passò l’infanzia, l’adolescenza, la prima ma­tu­rità, quando (sono pa­role della De­li­bera co­mu­nale del 1873) «ebbe an­che a pre­sie­dere quest’Amministrazione Co­mu­nale». Quando la­sciò Lecco, nel 1818, Man­zoni aveva già 33 anni. È per que­sto che Lecco è unica nella vita di Man­zoni.

La “Re­la­zione Sto­rica” si fa, in que­sta di­lui­zione del dato sto­rico, in­vo­lon­ta­ria so­dale nell’opera di di­sin­for­ma­zione, con­dotta da molti – tesa a ren­dere in­si­gni­fi­cante il le­game tra Man­zoni e Lecco – ste­ri­liz­zando qua­lun­que pos­si­bi­lità da parte di Lecco di pun­tare in­vece pro­prio su que­sto aspetto per il pro­prio po­si­zio­na­mento nel ”mondo man­zo­niano ita­liano”.
Di con­se­guenza, nella “Re­la­zione Sto­rica” viene an­che igno­rato l’importante ruolo di in­di­rizzo gio­cato – già dai primi giorni dopo la morte di Man­zoni – dall’Abate Stop­pani, teso, in­ten­sa­mente, a va­lo­riz­zare pro­prio que­sta uni­cità.
È una igno­ranza del dato di fatto, che non co­glie i nessi tra i di­versi mo­menti sto­rici e ste­ri­lizza la grande si­ner­gia che Lecco può at­ti­vare tra Man­zoni e Stop­pani, per una pro­pria col­lo­ca­zione “forte” nel pa­no­rama cul­tu­rale ita­liano e in­ter­na­zio­nale.

Il giorno suc­ces­sivo alla morte di Man­zoni (23 mag­gio 1873), in Mi­lano si riunì il Con­si­glio Co­mu­nale che, in un emo­zio­nato clima di re­ve­renza verso la fi­gura del poeta, de­li­berò la rea­liz­za­zione di un mo­nu­mento a Man­zoni nella città, stan­ziando 20.000 Lire. Si au­spicò an­che l’acquisto della Casa Man­zoni di Via Mo­rone, per farne un mu­seo alla me­mo­ria.
Ma a Mi­lano nes­suno – né tra gli am­mi­ni­stra­tori, né tra i let­te­rati – volle ri­cor­dare l’origine lec­chese del poeta e la lunga parte della sua vita con­dotta – a tutti gli ef­fetti – come cit­ta­dino lec­chese: si cercò anzi (an­che al­lora, come oggi) della realtà di Lecco di na­scon­dere fi­nan­che il nome.

L’unico uomo di peso della cul­tura dell’epoca ad adot­tare una li­nea del tutto op­po­sta fu l’Abate Stop­pani.
Egli da su­bito in­tra­prese un’azione in fa­vore del le­game Lecco-Man­zoni, pro­po­nendo di fatto il Man­zoni come ‘nu­men loci’ di Lecco.
Im­me­dia­ta­mente all’indomani della morte di Man­zoni, l’Abate pub­blicò sulla stampa pe­rio­dica al­cuni ar­ti­coli (con­fluiti qual­che mese dopo in un li­bro – che ha fatto scuola) nei quali si met­teva in piena luce il rap­porto or­ga­nico tra Lecco e il Man­zoni – non solo in­fante, non solo bam­bino e ra­gaz­zino, ma an­che uomo ma­turo, rap­pre­sen­tante le­gale della città; parte at­tiva della sua vita eco­no­mica, cul­tu­rale, di re­la­zione.
Se­condo la le­zione dell’Abate, Man­zoni era da con­si­de­rare a tutti gli ef­fetti un cit­ta­dino lec­chese, come del re­sto lo stesso poeta aveva sem­pre ri­co­no­sciuto e scritto in chiaro al mondo in­tero.

In Lecco Man­zoni ebbe la sua prima casa – il Ca­leotto – quella della for­ma­zione di uomo e di ar­ti­sta; una casa che era “LA casa” della fa­mi­glia Man­zoni da quasi 200 anni e nella quale erano nati gli avoli, i nonni e il pa­dre di Ales­san­dro.
Que­sta im­po­sta­zione dell’Abate, in netta con­tro-ten­denza nell’interpretazione della realtà (e an­ti­ci­pa­trice an­che della più tarda in­da­gine psi­co­lo­gica sull’importanza per la per­so­na­lità umana della prima for­ma­zione), è tut­tora va­li­dis­sima come in­di­rizzo per una se­ria ‘po­li­tica man­zo­niana’ di Lecco.

B. Un «co­mi­tato che ri­mase pres­so­ché inat­tivo». – La strut­tura creata dal Co­mune viene rap­pre­sen­tata dalla “Re­la­zione Sto­rica” come un or­ga­ni­smo amorfo, poco più di un’espressione for­male. Nulla è più lon­tano dalla realtà.

Il “co­mi­tato” non ri­mase af­fatto inat­tivo. A Lecco, nella se­duta co­mu­nale del 24 mag­gio 1873, fu in­ca­ri­cata di sti­mo­lare le sot­to­scri­zioni una Com­mis­sione com­po­sta da sette mem­bri (An­to­nio Ghi­slan­zoni; An­to­nio Stop­pani; Al­berto Kel­ler; Egi­dio Ga­vazzi; Giu­seppe Ba­doni; An­gelo Villa-Per­nice; Tom­maso Torri-Ta­relli), tra i più au­to­re­voli ed evo­luti cit­ta­dini di Lecco.
L’elemento trai­nante di que­sta Com­mis­sione – senza nulla to­gliere alle no­te­voli ca­pa­cità an­che cul­tu­rali de­gli al­tri mem­bri – fu fin dall’inizio l’Abate Stop­pani che in­di­rizzò l’azione del Co­mune.

La De­li­bera del 24 mag­gio 1873 con­tiene in­fatti esat­ta­mente i con­cetti espressi da al­lora, e poi in ogni oc­ca­sione ne­gli in­ter­venti e per iscritto, da Stop­pani.
Egli era tra l’altro ben vi­cino al Sin­daco Re­si­nelli (Bar­bara, la fi­glia del Sin­daco, aveva spo­sato Gio­vanni Ma­ria Stop­pani, fra­tello mi­nore dell’Abate e bi­snonno dello scri­vente). All’Abate non man­ca­vano quindi i modi per con­si­gliare, an­che con­fi­den­zial­mente, il Sin­daco sul da farsi.

La Com­mis­sione pro­ce­dette con ener­gia nella ri­cerca fondi e in due mesi rac­colse da 128 cit­ta­dini lec­chesi 2.355 Lire, in ag­giunta alle 3.000 del Co­mune. Su orien­ta­mento di Stop­pani, nell’agosto 1873, venne però de­cisa l’interruzione della rac­colta fondi.
Da parte del Co­mune di Mi­lano si stava in­fatti pro­ce­dendo a una ana­loga ini­zia­tiva per la sta­tua a Man­zoni nella città am­bro­siana. Si ve­niva così a creare una ne­ga­tiva so­vrap­po­si­zione di azioni da parte di due città, tanto vi­cine sotto tanti punti di vi­sta.
La Com­mis­sione lec­chese de­cise quindi – re­spon­sa­bil­mente – di so­spen­dere la rac­colta fondi, in at­tesa che si rea­liz­zasse il mo­nu­mento a Mi­lano, così da po­tere lan­ciare più avanti la cam­pa­gna di pro­mo­zione, senza in­ge­ne­rare con­fu­sioni.

Il ci­vi­smo dei lec­chesi venne dall’Abate Stop­pani in­di­riz­zato – con suc­cesso – sull’allargamento dell’Asilo in­fan­tile. I fondi rac­colti per il mo­nu­mento fu­rono de­po­si­tati su un li­bretto ban­ca­rio frut­ti­fero.
Con­tra­ria­mente alle aspet­ta­tive, però, a Mi­lano le cose an­da­rono molto per le lun­ghe. In os­se­quio al con­te­ni­mento delle uscite, si ri­nun­ciò all’acquisto della Casa di Man­zoni (caso clas­sico di in­si­pienza cul­tu­rale da parte delle Isti­tu­zioni) e solo nel mag­gio 1883, venne inau­gu­rato il mo­nu­mento allo scrit­tore, tut­tora pre­sente in Piazza San Fe­dele.

Già nel 1881, alle vi­ste dell’erezione in Mi­lano del mo­nu­mento a Man­zoni, l’Abate aveva co­min­ciato a rior­ga­niz­zare una ri­presa dell’attività in Lecco, ma con più grandi am­bi­zioni.
Non im­porta qui esporre le ra­gioni più pro­fonde di que­sta nuova im­po­sta­zione dell’Abate (è un tema di grande in­te­resse che svi­lup­pe­remo nel li­bro, ma non es­sen­ziale in que­sta sede).
Ba­sti per il mo­mento dire che l’anima dell’iniziativa lec­chese ri­tenne op­por­tuno pun­tare più in alto e rea­liz­zare a tutti i co­sti in Lecco non un sem­plice ri­cordo del Man­zoni ma il più im­por­tante mo­nu­mento d’Italia al grande scrit­tore e fi­lo­sofo.

Volle farne anzi un ele­mento di mo­bi­li­ta­zione na­zio­nale, po­nendo Lecco al cen­tro dell’attenzione dell’intero Paese.
L’Abate si pro­digò per­ché il più gran nu­mero di cit­ta­dini di tutta Ita­lia, di tutte le età e di tutte le con­di­zioni so­ciali espri­mes­sero il loro con­senso a che Lecco ve­nisse ri­co­no­sciuta come ‘pa­tria na­tu­rale di Man­zoni’. E così fu (ab­biamo su que­sta mo­bi­li­ta­zione tanti dati, tutti in­te­res­san­tis­simi).

Re­la­zione Sto­rica” – Pa­ra­grafo 2.
«Lo sti­molo ad una ri­presa dell’iniziativa fu la ra­pida ere­zione a Lecco del Mo­nu­mento a Ga­ri­baldi, de­ce­duto il 2 giu­gno 1882. Un Co­mi­tato di ga­ri­bal­dini e maz­zi­niani pre­sie­duto da Gian­bat­ti­sta Torri-Ta­relli aveva com­mis­sio­nato allo scul­tore Fran­ce­sco Con­fa­lo­nieri il mo­nu­mento in marmo che il 16 no­vem­bre 1884 fu inau­gu­rato nella piazza della Fiera, in netta con­cor­renza con il co­mi­tato cat­to­lico pro­mo­tore del mo­nu­mento a Man­zoni, in quella che è stata de­fi­nita “la guerra delle sta­tue”.»

Ana­lisi del Cen­tro Studi Abate Stop­pani.
Que­sto è uno snodo im­por­tante per com­pren­dere cosa si­gni­ficò nel 1891, per i no­stri nonni e bi­snonni, in­nal­zare quella im­po­nente sta­tua di Man­zoni, col­lo­cata nel cro­ce­via che se­gnava – e se­gna – l’apertura di Lecco sulla grande re­gione lom­barda: era l’affermazione or­go­gliosa dell’alleanza in­dis­so­lu­bile tra tutta la mi­gliore Lecco e il suo poeta, il più grande del no­stro Ri­sor­gi­mento.
Niente af­fatto un epi­so­dio di una pae­sana dia­triba tra ‘rossi’ e ‘neri’.
Avere le idee chiare su que­sto punto, ci con­sen­tirà di agire – oggi e do­mani – con au­to­re­vo­lezza di fronte alla cul­tura ita­liana ed eu­ro­pea.

Tra il 1882 e il 1891 non ci fu in Lecco nes­su­nis­sima “guerra delle sta­tue”, né ci fu al­cun con­tra­sto tra un “co­mi­tato ga­ri­bal­dino-maz­zi­niano” e un “co­mi­tato cat­to­lico”, per la sem­plice ra­gione che un “co­mi­tato cat­to­lico”, fau­tore della sta­tua a Man­zoni, non esi­stette mai. Si tratta di una pura in­ven­zione.

Come ab­biamo vi­sto so­pra, la Com­mis­sione isti­tuita nel mag­gio 1873 era com­po­sta da: An­to­nio Ghi­slan­zoni (scrit­tore, di ten­denze net­ta­mente lai­che); il no­stro Abate An­to­nio Stop­pani (geo­logo, sa­cer­dote di ten­denze li­be­rali); Al­berto Kel­ler (in­du­striale, di­chia­ra­ta­mente acat­to­lico); Egi­dio Ga­vazzi (im­pren­di­tore, di ten­denze mo­de­rate ma sem­pre in dif­fi­cili rap­porti con i cat­to­lici in­tran­si­genti); Giu­seppe Ba­doni (im­pren­di­tore, de­pu­tato per la De­stra, per de­fi­ni­zione cri­tico verso il clero in­tran­si­gente); An­gelo Villa-Per­nice (ricco pos­si­dente, le­gato alla “con­sor­te­ria” mi­la­nese, no­to­ria­mente ostile al clero in­tran­si­gente); Tom­maso Torri-Ta­relli (in­ge­gnere, com­bat­tente, or­ga­niz­za­tore di vo­lon­tari ga­ri­bal­dini, ov­via­mente de­ci­sa­mente an­ti­cle­ri­cale).
Come si vede la Com­mis­sione co­sti­tuiva un cam­pione dell’ambiente bor­ghese più pro­gres­si­sta dell’epoca, de­fi­ni­bile in mille modi, ma si­cu­ra­mente mai come ‘cat­to­lico”, nel senso che ne dà la “Re­la­zione Sto­rica”.

All’indomani dell’inaugurazione del mo­nu­mento a Man­zoni in Mi­lano (mag­gio 1883), a Lecco, i pro­mo­tori della ini­zia­tiva del ’73 ave­vano co­min­ciato a riat­ti­varsi.
Alla loro te­sta an­cora una volta l’Abate Stop­pani, che già dal 1881 aveva lan­ciato il pro­getto di rea­liz­zare con­tem­po­ra­nea­mente il mo­nu­mento a Man­zoni in Lecco e il mo­nu­mento a Ro­smini in Mi­lano, av­viando la rac­colta fondi.
La morte di Ga­ri­baldi nel 1882 e la suc­ces­siva de­ci­sione dei ga­ri­bal­dini di eri­gere il mo­nu­mento al Co­man­dante dei Mille in Lecco, non in­con­trò da parte dei pro­mo­tori del 1873 al­cuna op­po­si­zione: i com­po­nenti della Com­mis­sione (lo ab­biamo vi­sto so­pra) erano – tutti – quanto meno am­mi­ra­tori di Ga­ri­baldi (Abate Stop­pani in prima fila) quando non at­tivi mi­li­tanti ga­ri­bal­dini, con ruoli di re­spon­sa­bi­lità (come Torri-Ta­relli).

Molto sem­pli­ce­mente, l’Abate do­vette an­cora una volta ti­rare il freno e aspet­tare che si inau­gu­rasse la sta­tua di Ga­ri­baldi, che era stato grande am­mi­ra­tore – ri­cam­biato – di Man­zoni.
Chi fece op­po­si­zione alla sta­tua di Ga­ri­baldi fu l’ala in­tran­si­gente dei cle­ri­cali, che non solo nulla aveva a che fare con la Com­mis­sione del 1873 ma che era anzi in lotta ac­ca­nita pro­prio con l’elemento di punta della Com­mis­sione stessa, il no­stro Abate Stop­pani, in que­gli anni im­pe­gnato in una dura bat­ta­glia di mo­der­nità con­tro l’ala in­tran­si­gente del clero.

A Lecco nel 1884, nes­suna “guerra delle sta­tue”, quindi.
I cat­to­lici in­tran­si­genti fu­rono con­tro la sta­tua a Ga­ri­baldi, così come fu­rono con­tro la sta­tua a Man­zoni, grande al­leato di Ro­smini, in­cubo dei mo­de­rati del Va­ti­cano.

In que­sto la “Re­la­zione Sto­rica” pro­pone una vera e pro­pria re­vi­sione della realtà sto­rica: col­loca in­fatti l’Abate Stop­pani in uno schie­ra­mento “cat­to­lico”, ostile a Ga­ri­baldi.
La cosa è an­che grot­te­sca: nel 1860 in­fatti l’ala con­ci­lia­to­ri­sta del clero mi­la­nese, di cui era parte at­ti­vis­sima lo Stop­pani, plaudì pub­bli­ca­mente, senza esi­ta­zioni (e senza al­cun pen­ti­mento, né al­lora né dopo), alla spe­di­zione dei Mille, in­co­rag­giando a par­te­ci­parvi an­che i gio­vani se­mi­na­ri­sti, non an­cora ini­biti dal vin­colo sa­cer­do­tale a par­te­ci­pare ad azioni di guerra.

Re­la­zione Sto­rica” – Pa­ra­grafo 3.
«Nel 1885, primo cen­te­na­rio dalla na­scita di Man­zoni fu ri­pro­po­sto un Co­mi­tato pre­sie­duto da An­to­nio Stop­pani che ri­lan­ciò il pro­getto per un mo­nu­mento na­zio­nale. Stop­pani sarà l’instancabile pro­mo­tore del mo­nu­mento all’amico let­te­rato così come lo fu per il mo­nu­mento ad An­to­nio Ro­smini a Mi­lano.»

Ana­lisi del Cen­tro Studi Abate Stop­pani.
A. «pro­getto per un mo­nu­mento na­zio­nale». – Nel 1885 si co­sti­tuì su im­pulso dell’Abate (ne fu an­che il Pre­si­dente) un “Co­mi­tato per l’erezione di un Mo­nu­mento ad Ales­san­dro Man­zoni”.

Nei do­cu­menti del Co­mi­tato, l’espressione “na­zio­nale” com­pare solo come oriz­zonte ideale della pro­mo­zione da svol­gersi e come aspi­ra­zione a che tutta Ita­lia sen­tisse e ri­co­no­scesse come tale l’iniziativa di Lecco. Nulla di più, né al­lora né oggi.
Co­gliamo l’occasione per un chia­ri­mento non in­si­gni­fi­cante ai fini dell’attività cul­tu­rale e tu­ri­stica di Lecco.

La con­fe­renza stampa del Co­mune dell’11 no­vem­bre 2015 reca come ti­tolo “Il Re­stauro del Mo­nu­mento Na­zio­nale ad Ales­san­dro Man­zoni”.
Sotto que­sta de­fi­ni­zione – im­por­tante an­che ai fini giu­ri­dici e am­mi­ni­stra­tivi – pos­sono es­sere in­di­cati in re­la­zione a Man­zoni: a Lecco, il Ca­leotto e il Con­vento dei Cap­puc­cini di Pe­sca­re­nico; a Mi­lano, la casa na­tale di Man­zoni in Via Uberto Vi­sconti di Mo­drone (già Via San Da­miano).
La sta­tua di Man­zoni a Lecco, rea­liz­zata con il con­tri­buto vo­lon­ta­rio di molti cit­ta­dini e isti­tu­zioni di tutta Ita­lia – na­zio­nale quindi even­tual­mente nel ‘sen­ti­mento’ – non può es­sere de­fi­nita “Mo­nu­mento Na­zio­nale”, salvo do­cu­menti a noi non noti (e nep­pure al Mi­ni­stero dei Beni Cul­tu­rali).

b. «all’amico let­te­rato» – L’Abate Stop­pani non fu mai ‘amico’ di Man­zoni, per il sem­plice fatto che non lo co­nobbe mai per­so­nal­mente. An­che que­sta è una vec­chia fa­vola senza al­cun fon­da­mento sto­rico, come ap­pare con evi­denza an­che da una su­per­fi­ciale co­no­scenza del tema.
L’Abate Stop­pani fu un grande am­mi­ra­tore di Man­zoni, come let­te­rato, fi­lo­sofo, cul­tore del cat­to­li­ce­simo ro­smi­niano, di cui era im­be­vuto lo Stop­pani stesso. Ne fu un grande so­ste­ni­tore, ma non lo co­nobbe mai. Fu un al­tro sa­cer­dote – don Ce­roli, grande amico di Stop­pani – a es­sere molto vi­cino, e per molti anni, a Man­zoni (la cosa è im­por­tante, ma per aspetti che qui non ap­pro­fon­diamo).

Re­la­zione Sto­rica” – Pa­ra­grafo 4.
«L’appello na­zio­nale, se­guito da mol­te­plici ini­zia­tive per la rac­colta di fondi, lot­te­rie, fe­ste, spet­ta­coli e con­fe­renze fruttò com­ples­si­va­mente £ 30.000. Con­tri­bui­rono i So­vrani d’Italia, il Duca d’Aosta, Don Pe­dro d’Alcantara, Im­pe­ra­tore del Mes­sico, molte città ita­liane e an­che le co­lo­nie; Giu­seppe Verdi fece una co­spi­cua do­na­zione, Pon­chielli un con­certo con la par­te­ci­pa­zione di nu­me­rosi ar­ti­sti. Stop­pani pub­blicò il Me­mo­ran­dum, di cui ven­nero stam­pati 12.000 esem­plari, dif­fusi nel cir­con­da­rio in Ita­lia e fuori con il ma­ni­fe­sto per pro­muo­vere le sot­to­scri­zioni.»

Ana­lisi del Cen­tro Studi Abate Stop­pani.
A. Don Pe­dro d’Alcantara non fu “Im­pe­ra­tore del Mes­sico”. Fu in­vece Im­pe­ra­tore del Bra­sile, let­te­rato sen­si­bile e cor­diale cor­ri­spon­dente di Man­zoni;

B. Il Mae­stro Amil­care Pon­chielli non diede mai con­certi a Lecco per la rac­colta fondi. Fu sua mo­glie Te­re­sina Bram­billa-Pon­chielli a par­te­ci­pare come can­tante (as­sieme ad al­tri) alla Grande Mat­ti­nata Mu­si­cale, che si tenne do­me­nica 20 set­tem­bre 1885 alle ore 14, presso il Tea­tro della So­cietà di Lecco, di­retta dal Mae­stro Con­cer­ta­tore e Con­cer­ti­sta Vit­to­rio Vanzo.

C. Il Me­mo­ran­dum non fu pub­bli­cato da Stop­pani. Fu in­vece pub­bli­cato dal Co­mi­tato, dopo es­sere stato con­ce­pito nella sua strut­tura ge­ne­rale da Stop­pani e poi di­scusso, e in parte mo­di­fi­cato, da tutto il Co­mi­tato.

D. «co­lo­nie»: dalla “Re­la­zione Sto­rica” sem­bra che dalle tante co­lo­nie ita­liane ar­ri­vas­sero fior di con­tri­buti.
Così non è, an­che per­ché nel 1885, pe­riodo di rac­colta delle sot­to­scri­zioni al mo­nu­mento, l’Italia non aveva al­cuna co­lo­nia.
Si deve quindi par­lare di of­ferte pro­ve­nienti da fuori Ita­lia, che non fu­rono gran­ché. All’appello del Co­mi­tato all’estero at­tra­verso i Con­so­lati ita­liani e le Ca­mere di Com­mer­cio ri­spo­sero in po­chi. Vi fu­rono in tutto 13 sot­to­scri­zioni (Gran Bre­ta­gna, 5 -– Fran­cia, 5 – Ger­ma­nia, 1 – Sviz­zera, 3 – Egitto, 1 – Ar­gen­tina, 1 – Sin­ga­pore, 1 e Aden, 1).
Que­ste due ul­time, sì “co­lo­nie”, ma bri­tan­ni­che. A sot­to­scri­verli fu­rono a ti­tolo per­so­nale i due con­soli ita­liani: De Goy­zueta no­bile Fer­di­nando, Con­sole d’Italia a Sin­ga­pore (L. 10) e Bie­ne­feld cav. Vit­to­rio, Con­sole d’Italia ad Aden (L. 100).

An­che nelle al­tre pa­gine della “Re­la­zione Sto­rica” sono pre­senti no­te­voli svi­ste. Ci li­mi­tiamo a due casi di “di­so­rien­ta­mento tem­po­rale”: – pag. 3, ca­pi­tolo “Mo­nu­menti”: lo scul­tore Con­fa­lo­nieri ri­sul­te­rebbe avere inau­gu­rato la sta­tua di Ga­ri­baldi a Lecco il [sic] “16 no­vem­bre 1984”; – pag. 4, ca­pi­tolo “Ri­tratti”: lo sto­rico Giu­seppe Ar­ri­goni ri­sul­te­rebbe es­sere stato “anima del Co­mi­tato Ri­vo­lu­zio­na­rio lec­chese” nel [sic] “1948”.

FINE della « Ana­lisi Cri­tica del Cen­tro Studi Abate Stop­pani » sulla Re­la­zione Sto­rica al Mo­nu­mento a Man­zoni in Lecco, pre­sen­tata dal Co­mune di Lecco, a firma della dot­to­ressa Ti­ziana Rota.

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Bi­lan­cio della re­da­zione.
Può es­sere utile per il let­tore sa­pere quale esito ab­bia avuto que­sta let­tera aperta al Sin­daco Bri­vio.

• Come già in­di­cato, la let­tera è parsa op­por­tuna alla re­da­zione di Re­se­go­neon­line che l’ha pub­bli­cata il 30 no­vem­bre 2015 (vedi QUI).
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• Al­cuni (ma non molti, per la ve­rità) dei de­sti­na­tari della let­tera aperta ci hanno rin­gra­ziato, espri­mendo il ram­ma­rico per la scarsa at­ten­zione del Co­mune alla tu­tela della me­mo­ria sto­rica della città.
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• Un de­sti­na­ta­rio (noto nell’ambiente cul­tu­rale lec­chese) ci ha in­vi­tato per le brevi a non in­ter­fe­rire nelle fac­cende in­terne della città. A que­sto ab­biamo ri­spo­sto – nei do­vuti modi – con la let­tera aperta che è pos­si­bile leg­gere QUI.
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• Il Co­mune ha man­te­nuto sul suo sito Web il Co­mu­ni­cato og­getto della no­stra cri­tica. Ci sono vo­luti al­tri 11 mesi di in­for­ma­zione e di sol­le­citi alla parte mi­gliore della città, per­ché il 17 ot­to­bre 2016 (a se­guito di un no­stro in­ter­vento, pub­bli­cato su “Re­se­go­neon­line” il 17 ot­to­bre 2016 – vedi QUI) il ver­go­gnoso Co­mu­ni­cato ve­nisse fi­nal­mente ri­mosso, con­sen­ten­doci di trarre dalla vi­cenda la con­so­lante mo­rale che le po­si­zioni cor­rette prima o poi – gra­zie so­prat­tutto alla pre­senza e all’azione di per­sone e strut­ture in­te­res­sate al vero – sono de­sti­nate ad af­fer­marsi.

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