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Note cri­ti­che a: «Viag­gio nel mondo dei Pro­messi Sposi» – 7 aprile 2018 – RAI3/Alberto An­gela

18 giu­gno 2018
Let­tera aperta ad Al­berto An­gela – Set­timo ap­pro­fon­di­mento

Quanto se­gue è uno de­gli otto al­le­gati della «Let­tera aperta ad Al­berto An­gela» di com­mento alla tra­smis­sione «Viag­gio nel mondo dei Pro­messi Sposi» an­data in onda il 7 aprile 2018 – RAI3, 21:30.
I col­le­ga­menti alle al­tre parti della let­tera sono ri­por­tati al piede di que­sta pa­gina o nel menù prin­ci­pale in te­stata.

 

Come e perché il tema delle possibili sinergie tra scienze della storia e scienze della vita sia stato da RAI3-ANGELA così malamente proposto da ispirare quasi diffidenza.

La ricerca biochimica “EVA-Ethyl Vinyl Acetate” sui “Libri Mortuorum” dell’Archivio di Stato di Milano.

Incomprensibili imprecisioni sui titolari della ricerca.
Manzoni: un testimonial buono per ogni comunicazione promo-commerciale.
Capovolta per banale ignoranza storia e natura dei “Libri Mortuorum” del 1630. L’Archivio di Stato non consenta manipolazioni sui documenti della città.

L’Ar­chi­vio di Stato di Mi­lano, ha col­la­bo­rato con RAI3-ANGELA per al­cuni ap­pro­fon­di­menti della tra­smis­sione:

.«La Mo­naca di Monza» (vedi qui per un no­stro com­mento)
.«La pe­ste man­zo­niana tra le carte d’Archivio. La Bio­chi­mica in­con­tra la Sto­ria».

Su que­sta col­la­bo­ra­zione l’Archivio il 22 marzo 2018 scri­veva sul pro­prio spa­zio Fa­ce­book:

«Gra­zie Al­berto An­gela per averci dato la pos­si­bi­lità di far co­no­scere al grande pub­blico l’Archivio di Stato di Mi­lano e l’ingente pa­tri­mo­nio cul­tu­rale che con­serva.
Pros­si­ma­mente su #Ulisse #Rai3 #va­lo­riz­za­zione #pa­tri­mo­nio­cul­tu­rale #ar­chi­vio­di­sta­to­mi­lano».

Per­ché il let­tore possa se­guirci nella no­stra ana­lisi è in­di­spen­sa­bile che gli po­niamo uno ac­canto all’altro i mat­ton­cini con cui RAI3-ANGELA hanno co­struito que­sto ca­pi­tolo della tra­smis­sione.

Intanto: cosa è questa ricerca “EVA”?

Cer­chiamo di dirlo in po­chis­sime pa­role, gra­zie alla do­cu­men­ta­zione a di­spo­si­zione di chiun­que, scambi di opi­nione con i pro­ta­go­ni­sti della ri­cerca stessa e la col­la­bo­ra­zione di strut­ture pub­bli­che di Mi­lano: il Po­li­tec­nico, l’Università de­gli Studi, l’Archivio di Stato; il Ci­vico Ar­chi­vio Fo­to­gra­fico; il Mu­seo Mo­rando delle Ci­vi­che Rac­colte Sto­ri­che.

 a   Presso l’Archivio di Stato di Mi­lano sono con­ser­vati gli an­nuali re­gi­stri dei de­cessi della città, de­no­mi­nati “Li­bri Mor­tuo­rum”, che co­prono 350 anni di sto­ria della città (dal 1451 al 1801). Tre di que­sti re­gi­stri ri­guar­dano il 1630, l’anno della grande pe­ste de­scritta da Man­zoni. Su que­sti tre “Li­bri Mor­tuo­rum” è di­spo­ni­bile sul sito dell’Archivio una scheda chiara ed esau­stiva.

 b  Un gruppo di esperti in bio­chi­mica ha messo a punto una me­to­do­lo­gia de­no­mi­nata “EVA-Ethyl Vi­nyl Ace­tate” per “cat­tu­rare” da li­bri, abiti, ecc., vec­chi an­che di se­coli, tracce di pro­teine senza ro­vi­nare i sup­porti. La ri­cerca viene con­dotta me­diante spet­tro­me­tria di massa, una tec­nica ana­li­tica rea­liz­zata con ap­pa­rec­chia­ture molto so­fi­sti­cate (da 3 mi­lioni di Euro in su) per l’identificazione di so­stanze sco­no­sciute non­ché per l’analisi di tracce di so­stanze.

 c   In Ac­cordo con l’Archivio di Stato di Mi­lano que­sti esperti in bio­chi­mica hanno sot­to­po­sto ad ana­lisi 11 pa­gine dei tre “Li­bri Mor­tuo­rum” del 1630 (Atti di go­verno, Po­po­la­zione an­tica, BUSTA 119).
Hanno cer­ti­fi­cato di avere così in­di­vi­duato tracce di “Yer­si­nia Pe­stis” (la pe­ste che colpì Mi­lano nel 1630); di pro­teine di al­cuni ali­menti (mais, ca­rote, ceci); di che­ra­tine (co­sti­tuenti di peli, ca­pelli, zoc­coli, un­ghie) umane, di pe­cora (Ovis aries), di topo e/o di ratto.

 d  La ri­cerca è stata pre­sen­tata nell’articolo «Of mice and men: Tra­ces of life in the death re­gi­stries of the 1630 pla­gue in Mi­lano» [«Uo­mini e topi: tracce di vita nei re­gi­stri mor­tuari della pe­ste del 1630 in Mi­lano»].

Se­condo la prassi, i ri­sul­tati della ri­cerca sono stati con­trol­lati da va­li­da­tori (re­fe­rees), au­to­nomi sia ri­spetto alla ri­vi­sta sia ri­spetto agli au­tori. La ri­cerca va­li­data è stata pub­bli­cata nel mag­gio 2018 da “Jour­nal of Pro­teo­mics”, ri­vi­sta ri­volta a scien­ziati e ana­li­sti nel campo della pro­teo­mica (la di­sci­plina che stu­dia l’intero cor­redo pro­teico con­te­nuto in una cel­lula).

 e  Cin­que gli au­tori della ri­cerca:

• Al­fon­sina D’Amato – Qua­dram In­sti­tute Bio­science, Nor­wich Re­search Park, En­gland, Uni­ted King­dom.
• Gleb Zil­ber­stein, Sve­tlana Zil­ber­stein – Spec­tro­phon Ltd., Israel.
• Be­ne­detto Luigi Com­pa­gnoni – Ar­chi­vio di Stato di Mi­lano, Italy.
• Pier Gior­gio Ri­ghetti – De­part­ment of Che­mi­stry, Ma­te­rials and Che­mi­cal En­gi­nee­ring “Giu­lio Natta”, Po­li­tec­nico di Mi­lano, Italy.

Archivio di Stato di Milano: un’affollata Conferenza di validazione culturale.

L’Archivio di Stato di Mi­lano ha pre­sen­tato la ri­cerca al pub­blico ita­liano il 16 di­cem­bre 2017 con la con­fe­renza «La pe­ste man­zo­niana tra le carte d’Archivio. La Bio­chi­mica in­con­tra la Sto­ria» (Sala Con­fe­renze di Via Se­nato).

Alla con­fe­renza, mo­de­rata da Be­ne­detto Luigi Com­pa­gnoni (Di­ret­tore dell’Archivio e co-au­tore della ri­cerca), sono in­ter­ve­nuti tre au­tori della ri­cerca (Ri­ghetti, D’Amico, Gleb Zil­ber­stein) non­ché il ri­cer­ca­tore Luca Fois (Uni­ver­sità Boc­coni) che ha svolto una re­la­zione sul tema: «Il re­gi­stro dei morti del Ma­gi­strato di Sa­nità della città di Mi­lano nel pe­riodo della pe­ste man­zo­niana».

Nel corso della con­fe­renza (vi­sio­na­bile a que­sto in­di­rizzo) Luca Fois ha pre­sen­tato i tre vo­lumi di cui si com­pone il “Li­ber Mor­tuo­rum” del 1630, con­te­nuti nella BUSTA 119 (Atti di Go­verno, Po­po­la­zione an­tica) su cui è stata con­dotta la ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi».

Con chia­rezza espo­si­tiva Fois ha ri­cor­dato l’organizzazione a monte della com­pi­la­zione dei Li­bri Mor­tuo­rum.

In Mi­lano in ogni par­roc­chia (erano 80) ve­niva eletto un “An­ziano”. Nel caso di un de­cesso la sua fun­zione era: iden­ti­fi­care il de­funto; in­di­care le cause pre­sunte della morte; in­for­marne il Ma­gi­strato di Sa­nità.

Il Ma­gi­strato in­viava un me­dico per ve­ri­fi­care la causa del de­cesso; que­sti sti­lava un re­ferto che ve­niva de­po­si­tato presso il Ma­gi­strato; su que­ste basi il de­cesso ve­niva ri­por­tato sul Li­ber Mor­tuo­rum nel giro di mas­simo cin­que giorni (gli uf­fici del Ma­gi­strato di Sa­nità erano nelle im­me­diate vi­ci­nanze del Duomo).

Fois ha poi rias­sunto i dati re­la­tivi ai de­cessi av­ve­nuti in città e re­gi­strati dal Ma­gi­strato di Sa­nità sui tre Li­bri Mor­tuo­rum del 1630.
Come in­di­cato nella ta­bella a lato, tra aprile e set­tem­bre ven­nero re­gi­strate 7.659 morti, delle quali 5.170 per pe­ste e 2.489 per va­rie cause e “senza so­spetto di pe­ste” (s.p.s.)

Se­condo Fois quella spe­ci­fica s.p.s. (sine pe­stis su­spi­cione) fino a epi­de­mia con­cla­mata deve es­sere va­lu­tata con ri­serva: le au­to­rità all’inizio ave­vano in­fatti de­ciso di non evi­den­ziare il con­ta­gio, im­po­nendo di fatto ai me­dici di sten­dere re­ferti fa­sulli.
Ma (di­ciamo noi) con la fine di aprile, quando si de­cise di in­ter­ve­nire con­tro la pe­ste con ogni mezzo (af­fi­dando tra l’altro ai Frati Cap­puc­cini la ge­stione del Laz­za­retto) pos­siamo es­sere certi che la si­gla s.p.s. in­di­casse che ef­fet­ti­va­mente un certo nu­mero di morti (circa il 25%) era da at­tri­buire a cause di­verse dalla pe­ste.

Dai “Libri Mortuorum” (BUSTA 119) e dalla Conferenza Stampa organizzata dall’Archivio di Stato di Milano il 16 dicembre 2017.

I dati sono ri­presi dalla re­la­zione Fois, con no­stre in­ter­po­la­zioni per ago­sto. Per que­sto mese, es­sen­dovi re­gi­stra­zioni solo per i primi tre giorni, ne ab­biamo ri­ca­vato una me­dia, ov­via­mente solo orien­ta­tiva.

s.p.s. sta per “sine pe­stis su­spi­cione”, in­di­cato nelle dia­gnosi per morti do­vute a cause di­verse dalla pe­ste.

Aprile: 481 morti / 420 s.p.s. / 61 per pe­ste.
Mag­gio: 859 morti / 400 s.p.s. / 459 per pe­ste.
Giu­gno: 1.743 morti / 135 s.p.s. / 1.608 per pe­ste.
Lu­glio: 2.961 morti / 287 s.p.s. / 2.674 per pe­ste.
Ago­sto: 1.232 morti / 272 s.p.s. / 960 per pe­ste.
Set­tem­bre: 383 morti / 171 s.p.s. / 272 per pe­ste.

Tra aprile e set­tem­bre ab­biamo quindi:

7.659 de­cessi com­ples­sivi, di cui
5.170 per pe­ste e 2.489 per va­rie cause e “senza so­spetto di pe­ste”.

An­che te­nendo conto delle morti av­ve­nute nei laz­za­retti (e se­gnati su al­tri re­gi­stri, lo ve­dremo più sotto) ne ri­sul­tano de­cessi per pe­ste in nu­mero molto in­fe­riore a quanto si ri­tiene sia ef­fet­ti­va­mente av­ve­nuto in quel 1630 (ma su que­sto in al­tra sede).

Fois ha spie­gato an­che come i tre vo­lumi della BUSTA 119, com­pi­lati in città e re­la­tivi esclu­si­va­mente ai de­cessi av­ve­nuti in città (e nelle im­me­diate vi­ci­nanze), non vanno con­fusi con al­tri 5 re­gi­stri (te­nuti nel 1630 nei quat­tro laz­za­retti della città) dove sono se­gnati esclu­si­va­mente i de­cessi av­ve­nuti nei laz­za­retti stessi, e con­ser­vati in un’altra BUSTA, la 118.

Fois ha il­lu­strato an­che le dif­fe­renze so­stan­ziali tra que­sti due gruppi di do­cu­menti. Nei tre Li­bri Mor­tuo­rum re­datti presso il Ma­gi­strato di Sa­nità, le re­gi­stra­zioni sono molto det­ta­gliate: si in­dica la Porta della città (la cir­co­scri­zione) e la Par­roc­chia di ap­par­te­nenza del de­funto; suo nome e co­gnome; età; cause della morte; nome del me­dico (o del pa­ra­me­dico-bar­biere) esten­sore della dia­gnosi di morte.

Nel cin­que vo­lumi re­datti nei laz­za­retti, in­vece, le re­gi­stra­zioni ri­por­tano solo il nome e co­gnome del de­funto; non la zona di ap­par­te­nenza; non l’età; non la causa di morte (si dava per scon­tata per­ché av­ve­nuta al laz­za­retto); non il nome del me­dico di­chia­rante. Que­sti cin­que vo­lumi dei laz­za­retti sono na­tu­ral­mente anch’essi in­te­res­santi, per­ché, ad esem­pio, ri­por­tano le re­gi­stra­zioni dei beni che i ma­lati por­ta­vano al laz­za­retto (ar­redi di casa, cor­redi, pre­ziosi) e che ve­ni­vano rac­colti (con di­stinta e ri­ce­vuta) in lo­cali sor­ve­gliati dalla vi­gi­lanza in­terna. Ma sono tutt’altra cosa dai tre vo­lumi del Ma­gi­strato di Sa­nità.

All’epoca, la strut­tura ge­stita dal Ma­gi­strato di Sa­nità di Mi­lano era tra le più avan­zate d’Europa. La con­ti­nuità se­co­lare, la com­ple­tezza e l’accuratezza delle re­gi­stra­zioni fanno di que­sti “Li­bri Mor­tuo­rum“ un uni­cum al li­vello mon­diale, am­pia­mente stu­diato per il loro ri­le­vante va­lore sta­ti­stico in campo de­mo­gra­fico e me­dico. Fois ha an­che ri­cor­dato che, a par­tire an­che da que­sti “Li­bri Mor­tuo­rum”, nel 2013 l’Università de­gli Studi di Mi­lano (con il sup­porto della Fon­da­zione Po­li­cli­nico Ca’ Granda e dell’Archivio di Stato di Mi­lano) ha pub­bli­cato l’innovativo stu­dio “La po­po­la­zione di Mi­lano dal Ri­na­sci­mento” (Va­glienti-Cat­ta­neo).

È quindi com­pren­si­bile che l’Archivio di Stato di Mi­lano con­si­deri que­sti “Li­bri Mor­tuo­rum” tra i più si­gni­fi­ca­tivi dei do­cu­menti af­fi­dati alla sua cu­sto­dia, non solo ma­te­riale ma an­che cul­tu­rale. E che pre­sti grande at­ten­zione in par­ti­co­lare ai tre vo­lumi del 1630, uti­liz­zati per la ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi».

Ha con­cluso la con­fe­renza Gleb Zil­ber­stein della Spec­tro­phon Ltd., Israel, il­lu­strando le pos­si­bili ap­pli­ca­zioni della me­to­do­lo­gia EVA per la pre­ser­va­zione di do­cu­menti d’archivio, al­tri­menti de­sti­nati alla con­sun­zione: un campo scon­fi­nato a li­vello in­ter­na­zio­nale.

Notevole eco sulla stampa anche nazionale: ma soprattutto per argomenti non trattati nella Conferenza.

Pur a fronte di que­sti dati in­te­res­santi i gior­na­li­sti hanno pre­fe­rito con­cen­trarsi su ele­menti con­si­de­rati più ”at­trat­tivi” ben­ché non men­zio­nati nella ri­cerca.

Il Cor​riere​.it (16-12-17/ Pier­luigi Panza) ri­fe­ri­sce della pre­senza di car­bon­chio-an­trace; La Re­pub­blica (16-12-17/ Si­mone Mo­sca) di an­trace e di “un­guento pro­tet­tivo” (sul tipo di quello pre­pa­rato dal bar­biere Mora); La Stampa (17-12-17/ Al­berto Mat­tioli) anch’essa di car­bon­chio-an­trace e di un­guento.

Ma né di “an­trace” né di “un­guenti” si dice al­cun­ché nella ri­cerca va­li­data e pub­bli­cata sul “Jour­nal of Pro­teo­mics”.
E al­lora, chi e come ha for­nito ai gior­na­li­sti que­ste in­for­ma­zioni?

Il gior­na­li­sta Mo­sca ha inol­tre ri­por­tato un vir­go­let­tato con due ab­ba­gli straor­di­nari:
«“Per star die­tro all’incessante flusso fu­ne­bre, gli scribi erano al­lora al­log­giati all’interno del Laz­za­retto e qui com­pi­la­vano a ci­clo con­ti­nuo l’elenco dei de­cessi che pre­ve­deva nome, co­gnome, e se­stiere di pro­ve­nienza dei de­funti”. “Ex pe­ste obiit”, morto di pe­ste scritto senza tre­gua. Il tale da Porta Orien­tale, la tale da Porta Cicca.»

L’idea è ve­ra­mente bal­zana — ov­via­mente al Laz­za­retto ve­ni­vano por­tati i vivi per es­sere cu­rati; i morti ai “fop­poni“ (le fosse co­muni) per es­servi se­polti — e Mo­sca po­teva certo es­sere più at­tento.
Ma di si­curo non ha ela­bo­rato da sé que­ste “informazioni/abbagli”. Ha certo ri­preso idee tra­smesse da qual­cuno le­gato alla ri­cerca, in espli­cita con­trap­po­si­zione: con il pre­sup­po­sto do­cu­men­tale della ri­cerca; con la re­la­zione di Luca Fois, svolta nella Con­fe­renza stessa; con la cer­ti­fi­ca­zione dell’Archivio di Stato, se­condo cui i Li­bri Mor­tuo­rum fu­rono com­pi­lati dal Ma­gi­strato di sa­nità, in re­la­zione esclu­si­va­mente alle morti av­ve­nute in città e nelle im­me­diate vi­ci­nanze.

E come RAI3-ANGELA hanno presentato la ricerca «Of mice and men-Uomini e topi»?

[1:38:10] VOCE FUORI CAMPO: «L’Archivio di Stato di Mi­lano: 45 chi­lo­me­tri di do­cu­menti. Le tracce su carta, la­sciate da­gli abi­tanti della città su 14 se­coli di sto­ria. La no­stra me­mo­ria come na­zione, a co­min­ciare da­gli atti di na­scita e di morte.
È sul re­gi­stro dei morti del Laz­za­retto che Man­zoni ha con­dotto le sue ri­cer­che.
Nome, quar­tiere di pro­ve­nienza, età al mo­mento della morte. Ex morte obiit, si legge, morto di pe­ste. È il 1630, l’anno in cui la pe­sti­lenza in­fu­ria. Giorno dopo giorno le an­no­ta­zione di morte si mol­ti­pli­cano.

Ma que­ste pa­gine in­gial­lite oggi, a di­stanza di quasi 4 se­coli, sono per qual­cuno una mi­niera di in­for­ma­zioni. Pier Gior­gio Ri­ghetti, Pro­fes­sore Ono­ra­rio di chi­mica del Po­li­tec­nico di Mi­lano, con un in­no­va­tivo me­todo di in­da­gine, chia­mato EVA, è riu­scito a rie­su­mare lo spet­tro della morte nera.»

Con que­ste po­che pa­role RAI3-ANGELA hanno mo­strato di avere scarsa con­sa­pe­vo­lezza di ciò che pre­sen­tano al pub­blico.

Se­condo RAI3-ANGELA in­fatti il «re­gi­stro dei morti del Laz­za­retto» ri­por­te­rebbe nome, quar­tiere di pro­ve­nienza, età al mo­mento della morte, causa della morte stessa.

Non è così e lo ab­biamo vi­sto po­che ri­ghe so­pra: i “re­gi­stri dei morti del Laz­za­retto” ri­por­tano solo il nome dei de­funti. Nes­suna pa­rola né sul quar­tiere di pro­ve­nienza, né sull’età, né sulle cause della morte. Per­ché que­sta in­for­ma­zione er­rata ai suoi due mi­lioni di te­le­spet­ta­tori?

E poi, su che base quel ri­fe­ri­mento a Man­zoni che avrebbe con­sul­tato i Li­bri Mor­tuo­rum del 1630?
Nes­suna do­cu­men­ta­zione presso l’Archivio di Stato di Mi­lano può in qual­che modo suf­fra­gare una ipo­tesi del ge­nere. E nep­pure tra i do­cu­menti di Man­zoni o nella sua cor­ri­spon­denza vi è al­cun­ché di spe­ci­fico da po­ter­visi col­le­gare.

Tra l’altro pos­siamo es­sere certi che se Man­zoni avesse con­sul­tato i re­gi­stri di morte del 1630 ( i Li­bri Mor­tuo­rum e quelli dei laz­za­retti) ce ne avrebbe dato no­ti­zia. La de­fi­ni­zione del nu­mero delle vit­time è nel ro­manzo uno dei temi trat­tati con mag­gior spi­rito po­le­mico nei con­fronti de­gli sto­rici uf­fi­ciali, tra i quali Ri­pa­monti.

Nel dare la ci­fra di 150.000 morti Ri­pa­monti dice di ri­farsi ai “re­gi­stri ci­vici”, os­sia i Li­bri Mor­tuo­rum ed even­tual­mente i re­gi­stri dei laz­za­retti. Nei quali però (lo ab­biamo già vi­sto so­pra) sono re­gi­strati non più di 15.000 morti, os­sia il 10% della ci­fra por­tata da Ri­pa­monti. Se Man­zoni avesse con­sul­tato (di­ret­ta­mente o tra­mite in­ca­ri­cati) que­sti Li­bri Mor­tuo­rum del 1630, avrebbe cer­ta­mente sol­le­vato il pro­blema.

[in so­vrim­pres­sione: Pier Gior­gio Ri­ghetti, Chi­mico. Po­li­tec­nico di Mi­lano].

[1:39:18] RIGHETTI: «Ho sfo­gliato di­versi re­gi­stri di morte, so­prat­tutto quelli dei mesi di giu­gno, lu­glio, ago­sto e set­tem­bre, cioè il picco della pe­ste del 1630 e ho se­le­zio­nato le pa­gine più pro­met­tenti.
Per­ché pro­met­tenti? Per­ché erano le più spor­che. Quindi, noi era­vamo in­te­res­sati alle tracce la­sciate dai pol­lici e dalle dita de­gli scribi e di quanti ave­vano sfo­gliato i re­gi­stri.
Que­ste pa­gine sono state ana­liz­zate con una me­to­dica messa a punto e in­ven­tata dal no­stro la­bo­ra­to­rio che chia­miamo con l’acronimo EVA, cioè eti­la­ce­tato con­te­nente ca­ri­che po­si­tive e ne­ga­tive. Que­sti di­schetti EVA sono in grado di cat­tu­rare i ma­te­riali di su­per­fi­cie, senza però dan­neg­giare i ma­nu­fatti in que­stione.
»

RAI3-ANGELA ci in­tro­du­cono poi nel vivo “tec­nico” della ri­cerca, con im­ma­gini di uno “spet­tro­me­tro di massa”, la nuova at­trez­za­tura che da qual­che anno ha aperto nella ri­cerca bio­chi­mica strade mai prima per­corse.

[1:40:08] VOCE FUORI CAMPO: «Il di­schetto ri­mane a con­tatto della carta per circa un’ora, poi viene ri­mosso. A que­sto punto è pronto per es­sere ana­liz­zato in la­bo­ra­to­rio.»

[1:40:21] — [in so­vrim­pres­sione: Al­fon­sina D’Amato – Ri­cer­ca­trice Uni­ver­sità di Mi­lano]
D’AMATO: «Il cam­pione è stato pre­pa­rato di­luendo le pro­teine con un en­zima e la mi­scela di so­stanze è stata ana­liz­zata con spet­tro­me­tria di massa

.[1:40:31] VOCE FUORI CAMPO: «Siamo nei nuo­vis­simi la­bo­ra­tori della UNITECH OMICS dell’Università di Mi­lano, dove c’è lo spet­tro­me­tro di massa di ul­ti­mis­sima ge­ne­ra­zione, che oggi porta avanti le ri­cer­che av­viate dal pro­fes­sor Ri­ghetti

.[1:40:45] D’AMATO: «Lo spet­tro­me­tro di massa è uno stru­mento in grado di iden­ti­fi­care delle mo­le­cole sco­no­sciute di una mi­scela, gra­zie alle loro pro­prietà chi­mico-fi­si­che. Quindi que­ste mo­le­cole ven­gono iden­ti­fi­cate una per una, e si co­no­sce esat­ta­mente la com­po­si­zione della mi­scela.»

Cosa può avere re­ce­pito il te­le­spet­ta­tore da que­sta suc­ces­sione di im­ma­gini e par­lato? Im­ma­gi­niamo quanto ne ab­biamo re­ce­pito noi:

1. Il di­schetto già po­si­zio­nato dal pro­fes­sor Ri­ghetti sulla pa­gina di uno dei “Li­bri Mor­tuo­rum” della BUSTA 119 è stato por­tato nel la­bo­ra­to­rio della “Uni­ver­sità di Mi­lano”.
.
2. Il di­schetto è stato preso in con­se­gna da una spe­cia­li­sta nella spet­tro­me­tria di massa, la dot­to­ressa D’Amato, ri­cer­ca­trice della “Uni­ver­sità di Mi­lano”.
.
3. Lo spet­tro­me­tro di massa con cui è stata rea­liz­zata la ri­cerca è nella “Uni­ver­sità di Mi­lano”.
.
4. La ri­cerca è quindi parte dell’attività della “Uni­ver­sità di Mi­lano”.

È pro­prio così? Op­pure il ri­fe­ri­mento alla “Uni­ver­sità di Mi­lano” non si­gni­fica pra­ti­ca­mente nulla?!

Nella ca­pi­tale lom­barda vi sono Uni­ver­sità sta­tali: Il Po­li­tec­nico di Mi­lano, l’Uni­ver­sità de­gli Studi di Mi­lano (la co­sid­detta “Sta­tale”) e l’Uni­ver­sità de­gli Studi di Mi­lanoBi­cocca. E Uni­ver­sità pri­vate: l’Uni­ver­sità Boc­coni di Mi­lano, l’Uni­ver­sità Cat­to­lica del Sa­cro Cuore di Mi­lano, la Li­bera Uni­ver­sità di Lin­gue e Co­mu­ni­ca­zione (IULM) di Mi­lano.

A quale di que­ste Uni­ver­sità in­ten­de­vano ri­fe­rirsi RAI3-ANGELA?

Su no­stra ri­chie­sta il Po­li­tec­nico di Mi­lano ha ri­spo­sto: « […] il prof. Ri­ghetti è oggi in pen­sione e ha la qua­li­fica di Pro­fes­sore Ono­ra­rio ma il Po­li­tec­nico di Mi­lano non è coin­volto in que­sta ri­cerca. La dot­to­ressa Al­fon­sina D’Amato non è per­so­nale af­fe­rente al Po­li­tec­nico.»

L’Università de­gli Studi di Mi­lano, ha in­vece ri­spo­sto po­si­ti­va­mente.
La Pro­fes­so­ressa Do­na­tella Ca­ruso, re­spon­sa­bile del re­cen­te­mente co­sti­tuito UNITECH OMICS (La­bo­ra­to­rio di Bio­chi­mica e Bio­lo­gia Mo­le­co­lare del Me­ta­bo­li­smo – Spet­tro­me­tria di Massa ”Gio­vanni Galli”), ci ha gen­til­mente in­vi­tato a vi­si­tare il la­bo­ra­to­rio per scam­biare an­che quat­tro chiac­chiere sulla tra­smis­sione e par­lare con la dot­to­ressa D’Amato.

Nella no­stra vi­sita al La­bo­ra­to­rio ab­biamo im­pa­rato molte cose in­te­res­santi su­gli spet­tro­me­tri di massa, le ul­time ap­pa­rec­chia­ture in do­ta­zione all’Università de­gli Studi di Mi­lano, il cui fun­zio­na­mento la Pro­fes­so­ressa Ca­ruso ha avuto la pa­zienza di esporre in ter­mini com­pren­si­bili an­che ai co­muni mor­tali. Ab­biamo an­che par­lato con la gio­vane e cor­tese dot­to­ressa D’Amato che ci ha espo­sto i ter­mini ge­ne­rali della ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi».

In con­clu­sione cosa ne ab­biamo tratto?

1. Che per “Uni­ver­sità di Mi­lano” si do­veva in­ten­dere “Uni­ver­sità de­gli Studi di Mi­lano” (la re­spon­sa­bile del la­bo­ra­to­rio non era fe­li­cis­sima dalla svi­sta di RAI3-ANGELA pro­prio sul nome dell’Università che li aveva ospi­tati).
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2. Che la ri­cerca “Of mice and men” sui “Li­bri Mor­tuo­rum” del 1630 è un’iniziativa pu­ra­mente pri­vata (tra i pro­mo­tori an­che la “Spec­tro­phon Ltd“ di Israele) con­dotta nel 2017 nei la­bo­ra­tori della “Qua­dram In­sti­tute Bio­science”, una so­cietà in­glese a re­spon­sa­bi­lità li­mi­tata con sede a Nor­wich, a 150 chi­lo­me­tri da Lon­dra.
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3. Che le ri­prese mo­strate nella tra­smis­sione sono state gi­rate nella sede di Viale Or­tles dell’Università de­gli Studi di Mi­lano, che ha dato la pos­si­bi­lità a RAI3-ANGELA di ri­pren­dere lo spet­tro­me­tro di massa pre­sente nei suoi la­bo­ra­tori solo come fa­vore in nome della di­vul­ga­zione scien­ti­fica.
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4. Che in fu­turo, even­tuali al­tre ri­cer­che ef­fet­tuate con il me­todo “EVA” del pro­fes­sor Ri­ghetti po­treb­bero es­sere con­dotte nei la­bo­ra­tori della Uni­ver­sità de­gli Studi di Mi­lano che, come da sta­tuto, può met­tere a di­spo­si­zione, su nor­mali basi eco­no­mi­che, le pro­prie ap­pa­rec­chia­ture e com­pe­tenze a so­cietà pri­vate.
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5. Che co­mun­que la ri­cerca ““Of mice and men” sui “Li­bri Mor­tuo­rum” dell’Archivio di Stato di Mi­lano, ge­stita an­che dal prof. Ri­ghetti e dalla dot­to­ressa D’Amato non ha in al­cun modo vi­sto il coin­vol­gi­mento dell’Università de­gli Studi di Mi­lano.

Su que­sto aspetto della ri­cerca «Of mice and men» la tra­smis­sione RAI3-ANGELA ha quindi vei­co­lato senza al­cuna ra­gione in­for­ma­zioni im­pre­cise e tali da po­tere in­durre i te­le­spet­ta­tori a ri­te­nere che ti­to­lare (o co-ti­to­lare) della ri­cerca (già nota come pu­ra­mente ed esclu­si­va­mente pri­vata, con fi­na­lità com­mer­ciali) fosse una isti­tu­zione uni­ver­si­ta­ria mi­la­nese.

Na­tu­ral­mente i veri ti­to­lari della ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» rin­gra­ziano il ser­vi­zio pub­blico te­le­vi­sivo per l’ampia pub­bli­cità gra­tuita.

Nel nome di Man­zoni na­tu­ral­mente.

Sia chiaro che la na­tura pu­ra­mente pri­va­ti­stica della ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» nulla to­glie all’eventuale suo va­lore scien­ti­fico. L’appurarlo co­sti­tuirà l’oggetto delle ri­fles­sioni che an­dremo a svi­lup­pare di se­guito.

Manzoni: un testimonial buono per ogni comunicazione promo-commerciale. Forse perché non costa nulla.

Trattando di una trasmissione della TV di Stato titolata “Viaggio nel mondo dei Promessi Sposi”, è forse opportuno chiedersi qual sia il rapporto tra i temi proposti dalla trasmissione e il nome di Manzoni.

Co­min­ciamo col dire che la ri­cerca è va­li­data dalla pre­sti­giosa ri­vi­sta scien­ti­fica in­ter­na­zio­nale “Jour­nal of Pro­teo­mics” che ne­gli anni ha ospi­tato nu­me­rose ri­cer­che del più so­pra già ci­tato Pier­gior­gio Ri­ghetti, Pro­fes­sore Ono­ra­rio (da qual­che anno in quie­scenza) del Po­li­tec­nico di Mi­lano.

Il fatto che la ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» sia stata va­li­data e pub­bli­cata sul “Jour­nal of Pro­teo­mics” non è un ele­mento da sot­to­va­lu­tare. Nel mondo scien­ti­fico non vi sono “leggi” che in­di­cano ciò che è scien­ti­fi­ca­mente cor­retto e ciò che non lo è.

È la co­mu­nità scien­ti­fica che ne di­scute e che a volte pre­mia e a volte boc­cia. E i ta­voli at­torno ai quali viene fatta la di­scus­sione sono le ri­vi­ste scien­ti­fi­che.

Per il ri­cer­ca­tore che viene pre­miato da una pre­sti­giosa ri­vi­sta scien­ti­fica, l’affermazione delle pro­prie idee o pro­po­ste è già a metà per­corso e il con­senso della ri­vi­sta può avere una gran­dis­sima in­fluenza non solo in am­bito scien­ti­fico ma sui de­ci­sori in campo cul­tu­rale o an­che po­li­tico.

Ba­sti pen­sare al plu­rien­nale scon­tro at­torno alla fi­sio­no­miz­za­zione scien­ti­fica dell’AIDS di qual­che anno fa. Vari go­verni adot­ta­rono mi­sure am­pie, co­stose e di grande im­patto so­ciale a par­tire an­che dalle ana­lisi dei di­versi spe­cia­li­sti del set­tore, che ven­nero o pro­mosse o boc­ciate dalle ri­vi­ste spe­cia­liz­zate.

Nei con­fronti dei con­te­nuti della ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi», va­li­data dalla pre­sti­giosa ri­vi­sta in­ter­na­zio­nale, ov­via­mente RAI3-ANGELA non hanno al­cuna re­spon­sa­bi­lità, salvo l’obbligo (quanto meno cul­tu­rale) di ve­ri­fi­care la qua­lità dei con­tri­buti esterni che pre­sen­tano ai due mi­lioni di te­le­spet­ta­tori e a cui re­ga­lano un ov­vio van­tag­gio pro­mo­zio­nale, che – nel caso di ini­zia­tive pri­vate a base com­mer­ciale, qual è la ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» – vale pa­rec­chio.

Chia­riamo che la no­stra ana­lisi sarà cen­trata su­gli ele­menti di con­te­sto e alla sua coe­renza lo­gica in­terna. Per gli aspetti tec­nico-scien­ti­fici ci li­mi­te­remo a ri­chia­mare al­cune con­si­de­ra­zioni che in pro­po­sito ha svolto un Pro­fes­sore di una im­por­tante Uni­ver­sità ita­liana, se­gna­la­toci dal CNR – Con­si­glio Na­zio­nale delle Ri­cer­che.

Chia­riamo al­tresì che non vi è da parte no­stra al­cuna ri­serva pre­con­cetta nei con­fronti della ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» o dei suoi pro­mo­tori.

La me­to­do­lo­gia ci sem­bra anzi in­te­res­sante e tale da po­tere avere po­si­tive ap­pli­ca­zioni in molti am­biti (pen­siamo so­prat­tutto alle in­ve­sti­ga­zioni cri­mi­nali ma certo vi sono al­tre pos­si­bili ap­pli­ca­zioni) da cui pos­sano sca­tu­rire per i suoi idea­tori e pro­mo­tori le sod­di­sfa­zioni mo­rali ed eco­no­mi­che che è giu­sto si aspet­tino.

Nella ricerca “EVA” flebili i riferimenti a Manzoni.

Nella ri­cerca bio­lo­gica «Of mice and men-Uo­mini e topi» al nome Man­zoni si fa ri­fe­ri­mento in tre punti [no­stra tra­du­zione]:

Nella “In­tro­du­zione” (pag. 2) per ri­cor­dare che

«la pe­ste del 1630 fu am­pia­mente de­scritta in dif­fe­renti ca­pi­toli (XXXI, XXXII e XXXV) de “I Pro­messi Sposi” di Ales­san­dro Man­zoni, un li­bro di let­tura ob­bli­ga­to­ria per tutti gli al­lievi delle scuole su­pe­riori ita­liane per ol­tre 150 anni

Nella “Di­scus­sione” (pag. 6):

«Se­condo il me­dico L. Set­tala, du­rante i pic­chi della pe­ste (da giu­gno a fine set­tem­bre) erano pre­senti ben 9.000 ma­lati o, su in­di­ca­zione di A. Man­zoni, ben 16.000.»

Sem­pre nella “Di­scus­sione” (pag. 7) a pro­po­sito della pre­senza di ca­pre al Laz­za­retto:

«A. Man­zoni ne for­ni­sce una spie­ga­zione det­ta­gliata: in un an­golo re­cin­tato del Laz­za­retto vi era una zona de­sti­nata ai neo­nati, le cui ma­dri erano morte di pe­ste dopo il parto. Poi­ché non vi erano ab­ba­stanza ba­lie di­spo­ni­bili, molti bam­bini ve­ni­vano al­lat­tati dalle ca­pre, il che spiega la pre­senza di que­sti ani­mali nella strut­tura.»

Come si vede, la ri­cerca su do­cu­menti ri­guar­danti la pe­ste del 1630 (cui Man­zoni de­dicò quasi il 30% delle pa­gine del suo ro­manzo), fa ri­fe­ri­mento a Man­zoni solo in­ci­den­tal­mente e senza en­trare nel me­rito di al­cuno dei temi sol­le­vati dallo scrit­tore nella sua lunga ana­lisi della pe­ste.

Del re­sto nella ri­cerca non si fa nep­pure ri­fe­ri­mento al Cap. XXVIII de “I Pro­messi Sposi”, dove si de­scri­vono le con­di­zioni igie­ni­che della città prima dell’arrivo della pe­ste, un ele­mento im­por­tante sul piano della ezio­lo­gia del con­ta­gio e quindi del per­ché Man­zoni se ne oc­cupò a fondo.

www​.re​pub​blica​.it
27 marzo 2014

di PAOLO BERIZZI

Pier Gior­gio Ri­ghetti: «Ma quale ses­si­smo, la mo­della sve­stita fa ca­pire la scienza.»

Il do­cente al Po­li­tec­nico di Mi­lano: «Mi met­tono sul rogo ma sono solo bac­chet­toni.»

Be­rizzi: Am­met­terà che una bion­dona sve­stita è un sup­porto gra­fico un po’ ir­ri­tuale per una ri­cerca scien­ti­fica sulle pro­teine.

Ri­ghetti: «Ir­ri­tuale si, ma non ses­si­sta né por­no­gra­fico.
È solo un gra­phi­cal ab­stract, me li ri­chiede “Jour­nal of pro­teo­mics”. Li uso da quat­tro anni. Quello che conta è la va­li­dità scien­ti­fica dello stu­dio: ab­biamo sco­perto più di 300 pro­teine con­te­nute nel latte di cocco, di cui non si sa­peva niente. La foto della co­co­nut girl at­tira la cu­rio­sità della gente più dei ti­toli no­iosi di tanti col­le­ghi so­loni e bac­chet­toni.»

Be­rizzi: Può an­che es­sere di­ver­tente, di­pende dal con­te­sto. Co­mun­que la sua sem­bra una fissa: due anni fa a cor­redo di uno stu­dio sulle pro­teine del miele sparò due fan­ciulle av­ve­nenti con giub­bino di pelle e chi­tarra in mano. Pura scienza.

Ri­ghetti: «E quindi? Quelle chi­tar­ri­ste sono un duo, si chia­mano “The Bees”, le api. E poi mica la chi­tarra è un sim­bolo fal­lico”.»

«Ho fatto un la­voro straor­di­na­rio sul latte di asina che può sal­vare la vita ai bam­bini. E sa come l’ho in­ti­to­lato? Il “li­quido da ba­gno di Pop­pea” (la mo­glie di Ne­rone, usava il latte di asina per la­varsi).

Per dire come ra­giono. Fac­cio una scelta, mi in­vento ti­toli non re­spin­genti, che ab­biano un certo ap­peal.»

Op­pure sono stati pro­prio di­men­ti­cati i Cap. XXXIII, XXXIV e XXXVI quasi in­te­ra­mente de­di­cati alla pe­ste, tra cui ve­ra­mente no­te­voli i ri­chiami di Man­zoni al ruolo giuo­cato nella crisi del 1630 dalle isti­tu­zioni ec­cle­sia­sti­che.

Su que­sto aspetto Man­zoni la­vorò molto per­ché era in­te­res­sato a mo­strare la opportunità/necessità che nella so­cietà (lo scrit­tore pen­sava ov­via­mente ai pro­pri tempi) ve­nis­sero ri­co­no­sciute a strut­ture non sta­tali fun­zioni di pub­blica uti­lità (istru­zione, sa­nità, as­si­stenza ai di­sa­bili) ai tempi di Bor­ro­meo as­solte (bi­so­gna dire con suc­cesso) dalla Chiesa in un qua­dro che pos­siamo con ter­mini no­stri de­fi­nire di “sus­si­dia­rietà”.

E non si fa al­cun ri­fe­ri­mento nep­pure alla “Sto­ria della Co­lonna In­fame”, la se­conda se­zione del ro­manzo edi­zione 1840, nella quale la pe­ste è pro­ta­go­ni­sta as­so­luta e che chiude il cer­chio dell’analisi di Man­zoni, in­cen­trata sulle con­se­guenze del morbo nell’area del di­ritto e dei rap­porti po­li­tico-so­ciali.

Che dire poi della as­so­luta in­con­sa­pe­vo­lezza da parte della ri­cerca (stando al­meno alla sua re­la­zione scritta) dell’importante con­tri­buto di Man­zoni a so­ste­gno di quei me­dici e scien­ziati che nei primi de­cenni del 1800 si bat­te­vano per in­di­vi­duare le cause vere delle epi­de­mie e della loro dif­fu­sione con­tro la su­per­sti­zione al­lora an­cora im­pe­rante?

I ri­cer­ca­tori di «Of mice and men-Uo­mini e topi» si inor­go­gli­scono (giu­sta­mente) per avere in­di­vi­duato con una tec­no­lo­gia d’avanguardia ben 17 pro­teine della “Yer­si­nia pe­stis” (il ba­cillo della pe­ste bub­bo­nica) ma non di­cono nep­pure una pa­rola sul fatto che Man­zoni nel suo ro­manzo citò un au­tore a lui con­tem­po­ra­neo solo e sol­tanto una volta, per esal­tarne i me­riti di ri­cer­ca­tore im­pe­gnato pro­prio nella messa a punto di una nuova teo­ria delle epi­de­mie.
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Que­sto pub­blico elo­gio lo de­dicò a En­rico Acerbi, suo coe­ta­neo e in­timo della fa­mi­glia Man­zoni, che come me­dico scrisse una im­por­tan­tis­sima opera sul tifo pe­tec­chiale, enun­ciando tra i primi una teo­ria cor­retta dei con­tagi e spia­nando così la strada di tanti al­tri scien­ziati fino ad ar­ri­vare ai ri­vo­lu­zio­nari ri­sul­tati di Pa­steur (vedi qui il no­stro ri­chiamo a que­sti aspetti).
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È ab­ba­stanza in­cre­di­bile che nel con­te­sto di una ri­cerca così par­ti­co­lare come è «Of mice and men-Uo­mini e topi» si citi Man­zoni solo per ri­cor­dare le sue po­che ri­ghe de­di­cate alle ma­terne ca­pre del Laz­za­retto.

Ciò detto per ri­cor­dare gli ob­bli­ghi che co­mun­que gli in­tel­let­tuali hanno nei con­fronti della cul­tura in ge­ne­rale, pos­siamo an­che pen­sare che alla fin fine non vi è in ciò nulla di strano.
La ri­cerca – è detto espli­ci­ta­mente – si pro­po­neva in­fatti l’obiettivo di “cat­tu­rare” le tracce di pro­teine e che­ra­tine rin­ve­ni­bili sui “Li­bri Mor­tuo­rum” con­te­nuti nella BUSTA 119, già più so­pra ri­cor­data. Non certo di av­viare una di­scus­sione a largo rag­gio su temi “man­zo­niani”.

Ma ciò ci sug­ge­ri­sce di dire due pa­role sull’uso dei grandi nomi della let­te­ra­tura a fini promo-com­mer­ciali.

La ri­cerca si in­ti­tola «Of mice and men: Tra­ces of life in the death re­gi­stries of the 1630 pla­gue in Mi­lano». Il let­tore ri­cor­derà che “Of mice and men” è il ti­tolo del noto ro­manzo dello scrit­tore sta­tu­ni­tense John Stein­beck pub­bli­cato a Lon­dra nel 1937, reso in ita­liano con il ti­tolo “Uo­mini e topi”.

Il ti­tolo della ri­cerca in ita­liano sa­rebbe quindi: «Uo­mini e topi: tracce di vita nei re­gi­stri mor­tuari della pe­ste di Mi­lano nel 1630». Il let­tore po­trebbe es­sere quindi au­to­riz­zato a pen­sare che an­che il ro­manzo di Stein­beck ab­bia a che fare in qual­che modo con il morbo di cui trattò a fondo Man­zoni.

Niente af­fatto: il ro­manzo di Stein­beck narra delle vi­cende di due pro­le­tari nella grande de­pres­sione del 1929 ne­gli Stati Uniti. Uno è grande e grosso ma men­tal­mente de­bole; l’altro è fi­si­ca­mente un omino ma molto sve­glio. Va­gando in cerca di la­voro i due giun­gono in una fat­to­ria. Qui, il grande e grosso uc­cide senza vo­lerlo una gio­vane donna; fugge nel bo­sco vi­cino alla fat­to­ria, in un na­scon­di­glio noto solo ai due amici. Gli uo­mini della fat­to­ria or­ga­niz­zano una cac­cia all’uomo per im­pic­care l’omicida. L’omino sve­glio li pre­cede: trova l’amico na­sco­sto e lo uc­cide con le pro­prie mani per evi­tar­gli il ter­rore del lin­ciag­gio.

Il ro­manzo di Stein­beck ci of­fre ri­fles­sioni amare sulla so­cietà ed è scritto molto bene.

Ma quale le­game ha con Man­zoni e la pe­ste del 1630? Se non of­frire al pro­fes­sor Ri­ghetti un fa­cile tris «Topi-Stein­beck-Man­zoni», che im­ma­gi­niamo ab­bia con­si­de­rato vin­cente sul ta­volo della sto­rio­gra­fia di fan­ta­sia (con gli al­tri gio­ca­tori evi­den­te­mente di­stratti dalla sua fa­con­dia e sim­pa­tia umana).

E ve­niamo alla sto­rio­gra­fia e alla fan­ta­sia, me­sco­lata mal­de­stra­mente alla scienza vera.

Proposto sul nulla un capovolgimento di prospettiva su documenti validati dall’Archivio di Stato di Milano. Urge una smentita autorevole.

I “Li­bri Mor­tuo­rum” della BUSTA 119 sono va­li­dati dall’Archivio di Stato di Mi­lano come com­pi­lati nel 1630 presso il Tri­bu­nale di Sa­nità, sito nella città di Mi­lano e ge­stito dal Ma­gi­strato di Sa­nità.
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Se­condo la ri­cerca “EVA” do­vreb­bero in­vece es­sere con­si­de­rati come com­pi­lati presso il Laz­za­retto, fuori dalla città e ge­stiti dai Frati Cap­puc­cini che dal mag­gio a di­cem­bre 1630 ne eb­bero la piena re­spon­sa­bi­lità su de­lega dell’amministrazione ci­vile cit­ta­dina.
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Ne de­ri­ve­reb­bero ri­le­vanti con­se­guenze su im­por­tanti aspetti, an­che della nar­ra­zione di Man­zoni.

Per va­lu­tare il ri­svolto sto­rio­gra­fico della ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» è op­por­tuno tor­nare alla tra­smis­sione e sen­tire quali con­si­de­ra­zioni trae il già ri­cor­dato pro­fes­sor Ri­ghetti dalla ri­cerca di cui è co-au­tore.

[1:41:30] RIGHETTI: «Ab­biamo iden­ti­fi­cato tracce de­gli ali­menti di cui si nu­tri­vano gli scribi.
Per­ché la massa di la­voro era tal­mente no­te­vole che non si fer­ma­vano nean­che per man­giare. Ab­biamo iden­ti­fi­cato pro­teine del mais, delle ca­rote, dei ceci.
Inol­tre ci si aspet­tava na­tu­ral­mente delle che­ra­tine umane ma ab­biamo iden­ti­fi­cato al­tret­tante che­ra­tine di topo.

E ina­spet­ta­ta­mente ab­biamo iden­ti­fi­cato an­che che­ra­tine di ovini, so­prat­tutto che­ra­tine di ca­pra.
Ma que­sto il Man­zoni lo spiega.
All’interno del Laz­za­retto c’era un pic­colo re­cinto dove i neo­nati da donne morte di pe­ste, ve­ni­vano al­lat­tati dalle ca­pre

Fermi tutti! Urge una ri­fles­sione!

Que­ste pa­role del por­ta­voce della ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi», così esal­tata da stampa, Ar­chi­vio e te­le­vi­sione di Stato, me­ri­tano di es­sere ana­liz­zate con at­ten­zione.
Per­ché da esse emerge tutta la de­bo­lezza cul­tu­rale della ri­cerca (si­cu­ra­mente ec­cel­lente sul piano della pro­teo­mica).

Co­min­ciamo in­tanto con l’elemento “spet­ta­co­la­riz­za­zione”, che spesso cor­ri­sponde all’alterazione (vo­luta o meno poco im­porta) della per­ce­zione da parte dei te­le­spet­ta­tori. Il pro­fes­sor Ri­ghetti ha detto a due mi­lioni di spet­ta­tori: «Per­ché la massa di la­voro [al Laz­za­retto] per gli scribi era tal­mente no­te­vole che non si fer­ma­vano nean­che per man­giare

Con il pro­fes­sore, che è certo abi­tuato a ma­neg­giare le ci­fre, vor­remmo fare due conti. Que­sta la suc­ces­sione delle morti re­gi­strate nei mesi della pe­ste: Aprile: 481 / Mag­gio: 859 / Giu­gno: 1.743 / Lu­glio: 2.961 / Set­tem­bre: 383.
Ogni re­gi­stra­zione è com­po­sta in me­dia da 20 pa­role. Per scri­verle, an­che con una penna d’oca di terza ca­te­go­ria e non con la Mont­blanc, non ci vo­le­vano più di 20 se­condi.
Es­sendo i dati già pre­com­pi­lati e solo da tra­scri­vere, tra una cosa e l’altra una re­gi­stra­zione non po­teva pren­dere più di 2 mi­nuti (ma stiamo vo­lu­ta­mente ab­bon­dando).

Il che si­gni­fica che per re­gi­strare i de­cessi un solo scri­vano: in aprile se la cavò con 32 mi­nuti di la­voro al giorno; in mag­gio con 57 mi­nuti; in giu­gno con 116 (2 ore); in lu­glio (il picco del con­ta­gio) in 3 ore e 15 mi­nuti al giorno; in set­tem­bre (è uno dei mesi più esa­mi­nati dalla ri­cerca) con 25 mi­nuti. Ma il pro­fes­sor Ri­ghetti, che è un esperto di co­mu­ni­ca­zione ol­tre che di chi­mica su­blime, dice: «Per­ché la massa di la­voro era tal­mente no­te­vole che non si fer­ma­vano nean­che per man­giare.»

A parte que­sta ten­denza alla spet­ta­co­la­riz­za­zione, che può es­sere di­ver­tente in certi con­te­sti ma sci­vo­losa in una ri­cerca scien­ti­fica, nelle pa­role del por­ta­voce della ri­cerca c’è qual­cosa di molto più se­rio.

Con esse il pro­fes­sor Ri­ghetti ha in­tro­dotto senza en­fasi e in modo in­di­retto – ma ine­qui­vo­ca­bile — l’idea che i do­cu­menti ana­liz­zati da egli stesso e dal suo gruppo di la­voro siano stati re­datti all’interno del Laz­za­retto, in quel lon­tano 1630 nel pieno del con­ta­gio (ri­cor­date quanto ac­cen­na­vamo a pro­po­sito dell’articolo di La Re­pub­blica?).

Ri­leg­gia­mole: «E ina­spet­ta­ta­mente ab­biamo iden­ti­fi­cato an­che che­ra­tine di ovini, so­prat­tutto che­ra­tine di ca­pra. Ma que­sto il Man­zoni lo spiega. All’interno del Laz­za­retto c’era un pic­colo re­cinto […]»

Qual­che let­tore ci po­trebbe chie­dere: per­ché sot­to­li­neare que­ste pa­role del pro­fes­sore? Cosa c’è di tanto strano nel dire che i re­gi­stri ana­liz­zati sono stati re­datti nel Laz­za­retto?
Ma que­sto let­tore sa­rebbe pro­prio sme­mo­rato! do­vrebbe ri­cor­darsi di quanto poco so­pra ab­biamo ri­fe­rito della re­la­zione svolta da Luca Fois alla Con­fe­renza di pre­sen­ta­zione della ri­cerca!

Fois – e a fianco aveva il Di­ret­tore dell’Archivio di Stato — lo ha spie­gato chia­ra­mente: una cosa sono i tre re­gi­stri della BUSTA 119, re­datti in città dal Ma­gi­strato di Sa­nità e re­la­tivi alle morti av­ve­nute in città (su cui è stata con­dotta la ri­cerca del pro­fes­sor Ri­ghetti).

Una cosa com­ple­ta­mente di­versa i cin­que re­gi­stri della BUSTA 118 e re­la­tivi ai de­cessi av­ve­nuti nei laz­za­retti.

Nelle pa­role del pro­fes­sor Ri­ghetti c’è quindi di strano che con esse ha man­dato all’aria tutta la ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi»”. Fir­mata da lui stesso, D’Amato, i due Zil­ber­stein e Com­pa­gnoni. Va­li­data dalla pre­sti­giosa “Jour­nal of Pro­teo­mics”. Pro­mossa a li­vello na­zio­nale da RAI3-ANGELA.

Par­lando in tra­smis­sione Ri­ghetti ci ha detto che la ri­cerca è stata ef­fet­tuata su re­gi­stri com­pi­lati al Laz­za­retto.
Ma noi sap­piamo be­nis­simo che la ri­cerca è stata in­vece con­dotta su re­gi­stri com­pi­lati in Mi­lano presso il Ma­gi­strato di Sa­nità.
Due realtà per­fet­ta­mente esclu­den­tesi.

È una cosa non bella — anzi spia­ce­vo­lis­sima — ma è così. E di se­guito for­niamo gli ele­menti per­ché il let­tore possa con­sta­tare da sé il pa­stic­cio com­bi­nato da ri­cer­ca­tori del pro­fes­sor Ri­ghetti, Ar­chi­vio di Stato, RAI3-ANGELA.

Su quali documenti è stata condotta la ricerca “EVA”?
È in errore l’Archivio di Stato? O il pasticcio è dei ricercatori «Of mice and men»?

Come in ogni ri­cerca scien­ti­fica, an­che per que­sta in esame sono im­por­tanti i suoi sup­porti do­cu­men­tari.

In que­sta ri­cerca lo sono an­cora di più, dal mo­mento che co­sti­tui­scono l’oggetto stesso della ri­cerca.

Nell’articolo “Uo­mini e topi – Tracce di vita nei re­gi­stri di morte” (Cap. 2 / pa­ra­grafo 2.2 – Ar­chive ma­te­rial) è scritto [sot­to­li­nea­ture no­stre]:

«Sono stati esplo­rati i se­guenti do­cu­menti re­la­tivi ai re­gi­stri della morte della pe­ste del 1630, con­ser­vati presso gli Ar­chivi di Stato di Mi­lano: «Atti di go­verno, Po­po­la­zione parte an­tica, bu­sta 119; Atti di go­verno, Sa­nità parte an­tica, bu­sta 279, 279 bis e 280.»
Un to­tale di 11 pa­gine sono state com­pul­sate con i di­schetti EVA. Inol­tre, è stata ana­liz­zata una “grida” (un ma­ni­fe­sto letto ad alta voce da un araldo nelle città e poi espo­sto alle sue porte d’ingresso) resa pub­blica in Cre­mona il 17 giu­gno 1630, per in­ti­mare alla po­po­la­zione di in­ter­rom­pere ogni com­mer­cio con i vil­laggi vi­cini a causa dell’infezione che si era dif­fusa nella città (di­men­sione dello stam­pato: 40 x 30 cm).»

La ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» ha quindi in­di­cato in modo ine­qui­vo­ca­bile di avere uti­liz­zato come do­cu­menti d’analisi di­retta esclu­si­va­mente quanto con­te­nuto nella BUSTA 119, con­ser­vata in «Atti di go­verno, Po­po­la­zione parte an­tica», non­ché una “grida”, con­ser­vata in “Atti di go­verno, Sa­nità parte an­tica”.

Ma sui con­te­nuti della BUSTA 119 le cose sono per­fet­ta­mente chiare.

Ol­tre alla re­la­zione Fois, ce ne dà con­ferma uf­fi­ciale lo stesso Ar­chi­vio di Stato di Mi­lano che in pro­po­sito ha messo a di­spo­si­zione del pub­blico la scheda «La pe­ste man­zo­niana del 1630 nel Li­ber Mor­tuo­rum del Ma­gi­strato di Sa­nità della città e du­cato di Mi­lano.» (re­pe­ri­bile a que­sto in­di­rizzo).

Nella scheda si danno in­di­ca­zioni pre­cise. Tra que­ste, che il ma­te­riale è con­ser­vato in due bu­ste: «Atti di Go­verno, Po­po­la­zione, parte an­tica, bb. 118-119.»

La BUSTA 119 con­tiene 4 vo­lumi di di­verso for­mato (grosso modo come le guide te­le­fo­ni­che di una città di me­dia di­men­sione), su tre dei quali fu­rono re­gi­strati, a cura del “Ma­gi­strato di sa­nità”, una parte dei de­cessi av­ve­nuti nella città di Mi­lano nel 1630.

Pur­troppo dob­biamo dire che quanto espresso dal pro­fes­sor Ri­ghetti in tra­smis­sione TV non è un suo lap­sus (suc­cede ai mi­gliori!).
È pro­prio un as­sunto cen­trale della ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi», così ca­duta da sé in una in­sa­na­bile con­trad­di­zione che equi­vale a una auto-in­va­li­da­zione.

La cosa cu­riosa è che di que­sta evi­dente con­trad­di­zione non si sono resi conto non solo i va­li­da­tori-re­fe­rees della ri­vi­sta “Jour­nal of Pro­teo­mics” ma nep­pure all’Archivio di Stato di Mi­lano, che ha aval­lato con la pro­pria au­to­rità una ri­cerca nata cieca e zoppa sotto il pro­filo sto­rico-do­cu­men­tale.

I riferimenti al Lazzaretto nella ricerca «Of mice and men-Uomini e topi».

Ve­diamo come la cosa è pre­sen­tata nell’articolo “Uo­mini e topi – Tracce di vita nei re­gi­stri di morte” (Cap. 4. “Di­scus­sion”, pag. 6):

«What was unex­pec­ted was the pre­sence of a si­mi­lar co­hort of mouse and rat ke­ra­tins, as though these ani­mals had hand­led the same pa­ges with just about the same fre­quency.
Ho­we­ver, it should be no­ted that these re­gi­stries were fil­led out in the la­za­retto, an un­heal­thy place scour­ged, at night, by coc­kroa­ches, fleas and rats, loo­king for food. Pos­si­bly mice and/or rats vi­si­ted these pa­ges sear­ching for brea­d­crumbs or other food re­si­dues as con­tai­ned on the mea­gre meals the ci­vil ser­vants con­su­med du­ring the unin­ter­rup­ted wor­king hours.»
.
«Ina­spet­tata la pre­senza di una tale quan­tità di che­ra­tine di topo e di ratto, come se que­sti ani­mali aves­sero fre­quen­tato le stesse pa­gine con la me­de­sima fre­quenza.
Tut­ta­via, va no­tato che que­sti re­gi­stri ven­nero com­pi­lati nel Laz­za­retto, un luogo mal­sano, fla­gel­lato di notte da sca­ra­faggi, pulci e topi in cerca di cibo. Forse topi e/o ratti si sono mossi tra que­ste pa­gine alla ri­cerca di bri­ciole di pane o al­tri re­si­dui dei ma­gri pa­sti con­su­mati dai fun­zio­nari du­rante l’ininterrotto la­voro di scrit­tura.» [no­stra tra­du­zione].

In que­sto brano è quindi espressa a chiare let­tere l’idea che i re­gi­stri ana­liz­zati fos­sero stati com­pi­lati al Laz­za­retto e lì an­nu­sati, lec­cati, zam­pet­tati da orde di topi/ratti in cerca di bri­ciole del pa­sto de­gli scri­vani.

Ma que­sto è pur­troppo solo l’inizio di un ac­cu­mulo di er­rori e ab­ba­gli.

Sem­pre nel me­de­simo pa­ra­grafo, alla riga suc­ces­siva, la ri­cerca ci dice: «Also, the per­si­stent pre­sence of pro­teins from Ovis aries and from Bos tau­rus (see Sup­ple­men­tary Ta­ble 1) looks puzz­ling.» [no­stra tra­du­zione: «Inol­tre, è parsa scon­cer­tante la no­te­vole pre­senza di pro­teine di “Ovis aries” (vedi la Ta­vola Sup­ple­men­tare n. 1) e di “Bos tau­rus”.»] E i ri­cer­ca­tori si chie­dono:

«Why should they be there, gi­ven the fact that live ani­mals could hardly have been in­tro­du­ced in the la­za­retto?»
[Come è pos­si­bile, dal mo­mento che molto dif­fi­cil­mente gli ani­mali vivi po­te­vano es­sere in­tro­dotti nel Laz­za­retto? NdR].

Alla pro­pria do­manda i ri­cer­ca­tori danno una im­me­diata ri­spo­sta, vaga quanto il­lu­sio­ni­stica:

«For goats and sheep there is a pro­ven and well-do­cu­men­ted re­cord.»
.[Per quanto ri­guarda ca­pre e pe­core vi è una so­lida do­cu­men­ta­zione].

Ri­chia­miamo l’attenzione del let­tore su que­sto quasi tau­ma­tur­gico sdop­pia­mento ope­rato dai ri­cer­ca­tori solo con la forza della pa­rola: le “sheep” (pe­core-Ovis aries) si sono tra­sfor­mate in “goats and sheep”, os­sia ca­pre (Ca­pra hir­cus) e pe­core (Ovis aries), senza che in nes­suna parte della ri­cerca si di­cesse in chiaro di avere tro­vato ine­qui­vo­ca­bili tracce di pro­teine di ca­pra (Ca­pra hir­cus).

E ciò per una buona ra­gione. In­fatti, men­tre nella ri­cerca sono evi­den­te­mente rin­ve­ni­bili a iosa pro­teine di “Ovis aries” (pe­core), per le pro­teine di “Ca­pra hir­cus” (ca­pre) bi­so­gna es­sere più pru­denti.

Non vor­remmo che il let­tore a que­sto punto pen­sasse a noi come a esperti in “pro­teo­mica” o si­mili av­ve­ni­ri­sti­che e su­blimi di­sci­pline. Non lo siamo nel modo più as­so­luto.

Come sem­plici fre­quen­ta­tori della pa­rola scritta, ci siamo li­mi­tati a leg­gere parte di una nota tra­smes­saci con grande di­spo­ni­bi­lità da un Pro­fes­sore di una im­por­tante Uni­ver­sità ita­liana (cui ci ha cor­te­se­mente in­di­riz­zato il CNR) da noi con­sul­tato per darci una mano a com­pren­dere un qual­che cosa delle ta­belle con­te­nute nella ri­cerca “Uo­mini e topi – Tracce di vita nei re­gi­stri di morte”.

Il Pro­fes­sore in que­stione (per co­mo­dità lo chia­me­remo d’ora in poi “Pro­fes­sore di fi­du­cia del CNR“), dopo avere espresso am­mi­ra­zione per l’aspetto scien­ti­fico della ri­cerca del pro­fes­sor Ri­ghetti e grande con­si­de­ra­zione per la sua fi­gura di emi­nente stu­dioso, ci ha così rias­sunto al­cune sue prime con­si­de­ra­zioni sul piano tec­nico:

«Se do­vessi ba­sarmi su que­sti dati dun­que, la mia con­clu­sione sa­rebbe la se­guente:
.
— Non pos­siamo fare al­cuna af­fer­ma­zione sulla pre­senza o meno di pro­teine pro­ve­nienti da Ca­pra hir­cus. Le ca­pre po­treb­bero es­serci come non es­serci, e i dati non con­sen­tono di di­ri­mere que­sta que­stione.
.
— Pos­siamo in­vece af­fer­mare con buona cer­tezza, sia per la grande quan­tità di pep­tidi iden­ti­fi­cati, sia per la pre­senza tra essi di mar­ca­tori spe­ci­fici, che vi siano pro­teine pro­ve­nienti da Ovis Aries, quindi la pre­senza di pe­core nella zona di cam­pio­na­mento sem­bra ac­cer­tata. Pe­ral­tro al­cuni dei mar­ca­tori spe­ci­fici non ap­par­ten­gono alla che­ra­tina, ma alle ca­seine, quindi pro­teine del latte.»

Da que­ste pa­role del Pro­fes­sore di fi­du­cia del CNR (ve­ra­mente gra­zie per la di­spo­ni­bi­lità!) com­pren­diamo per­ché la ri­cerca, men­tre ha po­tuto suo­nare la tromba per la pre­senza di pe­core (Ovis aries) al Laz­za­retto, vi ab­bia in­se­rito le ca­pre un po’ in sor­dina, uni­ca­mente at­tra­verso una per­for­mance ver­bale e senza mai fare ri­fe­ri­mento non solo a loro pro­teine ma an­che in ge­ne­rale alla “Ca­pra hir­cus”, la cui de­no­mi­na­zione scien­ti­fica nella ri­cerca non com­pare nep­pure una volta.

Lasciata cadere la nostra proposta di un dialogo tra specialisti.

Il let­tore po­trebbe chie­dersi: ma voi del Cen­tro Studi, prima di ren­dere pub­blico tutto ciò, non avete coin­volto in que­ste vo­stre ri­fles­sioni i re­spon­sa­bili della ri­cerca? Forse avreb­bero po­tuto in po­che pa­role chia­rire il tutto.

Il let­tore avrebbe per­fet­ta­mente ra­gione. E di­fatti noi ci siamo mossi pro­prio in quel modo.

Alla fine di mag­gio ab­biamo gi­rato tutta la nota del Pro­fes­sore di fi­du­cia del CNR (di cui le ri­ghe so­pra ri­por­tate sono la parte con­clu­siva) al pro­fes­sor Ri­ghetti che pos­siamo certo con­si­de­rare il por­ta­voce dei ri­cer­ca­tori «Of mice and men-Uo­mini e topi». Qui sotto la no­stra let­tera del 29 mag­gio.

Cen­tro Studi Abate Stop­pani al pro­fes­sor Ri­ghetti / 29-mag-2018 / 11.40.

[…] Per farci un qua­dro an­che dell’aspetto scien­ti­fico della Vo­stra ri­cerca, ci siamo ri­volti come parte terza al CNR per avere un loro pa­rere. Il CNR ci ha cor­te­se­mente in­di­riz­zati al Pro­fes­sor […] dell’Università di […], che ha pub­bli­cato una ri­cerca, rea­liz­zata con la tec­nica della spet­tro­me­tria di massa, sulla pos­si­bi­lità di di­stin­guere con un al­tis­simo grado di cer­tezza tra che­ra­tine di pe­core e di ca­pre.

Al Pro­fes­sor […] ab­biamo ri­volto al­cuni que­siti tesi a chia­rirci le idee su al­cuni ri­svolti di ca­rat­tere sto­rico in­siti nei ri­sul­tati della Vo­stra ri­cerca “EVA” e da Lei con­fer­mati nel corso della tra­smis­sione.

Per esem­pio, Lei ha pre­sen­tato come uno dei ri­sul­tati im­pli­citi della ri­cerca “EVA” che i Li­bri Mor­tuo­rum da Voi ana­liz­zati (Bu­sta 119) fos­sero stati com­pi­lati al Laz­za­retto, cosa de­ci­sa­mente in­no­va­tiva.
In­fatti fino a oggi è stato con­si­de­rato come certo (e così in­fatti è con­fer­mato dall’Archivio di Stato), che i Li­bri Mor­tuo­rum con­ser­vati nella Bu­sta 119 fos­sero stati com­pi­lati presso il Tri­bu­nale di Sa­nità e ri­guar­das­sero i de­cessi av­ve­nuti in città (e non al Laz­za­retto, per i quali sono pre­senti al­tri re­gi­stri – Bu­sta 118).

La cosa non è si­gni­fi­ca­tiva solo sotto il pro­filo sto­rico-do­cu­men­ta­ri­stico ma an­che per la com­pren­sione dell’impegno pro­fuso da Man­zoni nella sua ana­lisi della pe­ste del 1630.
Man­zoni si muo­veva spinto dall’ondata di tifo pe­tec­chiale che nel 1817-18 aveva col­pito la Lom­bar­dia con ol­tre 7.000 morti. Ed era quindi in­te­res­sato a met­tere in luce an­che il ruolo che nelle crisi col­let­tive pos­sono svol­gere le strut­ture so­ciali au­to­nome (come le isti­tu­zioni re­li­giose) in si­ner­gia con le au­to­rità go­ver­na­tive, cosa che si era ve­ri­fi­cata con esiti più che po­si­tivi nel 1630 a Mi­lano (oggi noi par­liamo di “sus­si­dia­rietà”).
Ri­spetto a quanto con­si­de­rato da Man­zoni, l’ipotesi for­mu­lata nella Vo­stra ri­cerca pro­pone un qua­dro nuovo delle re­la­zioni tra l’autorità am­mi­ni­stra­tiva cit­ta­dina e le strut­ture re­li­giose che ge­sti­rono la crisi al Laz­za­retto. Da qui il no­stro in­te­resse per un ap­pro­fon­di­mento della que­stione.

Il Pro­fes­sor […] ci ha molto gen­til­mente ri­spo­sto con una prima nota – che ri­por­tiamo in calce – sug­ge­ren­doci di fare co­no­scere an­che a Lei que­ste sue con­si­de­ra­zioni di mas­sima, di­spo­ni­bile a dia­lo­gare di­ret­ta­mente con Lei per even­tuali ap­pro­fon­di­menti.
Per com­ple­tezza ri­por­tiamo le pre­cise pa­role del Pro­fes­sor […]: «Per cui sug­ge­ri­sco che lei [Stop­pani] in­vii a lui [Ri­ghetti] la mia mail, così come io l’ho man­data a lei, chie­dendo se lui con­ferma la mia ana­lisi (cosa che lui è in grado di fare per­fet­ta­mente) o se in­vece ha delle con­tro­de­du­zioni (nel qual caso può an­che con­tat­tarmi e ne pos­siamo par­lare di­ret­ta­mente).»

La pro­po­sta del Pro­fes­sor […] di un dia­logo di­retto tra spe­cia­li­sti ci pare un’ottima idea e ci fa ve­ra­mente pia­cere con­di­vi­derLa con Lei.

Qui sotto la ri­spo­sta del pro­fes­sor Ri­ghetti, che rias­su­miamo, ri­por­tan­done in­te­gral­mente solo la frase re­la­tiva al di­pinto già ri­cor­dato.

Pro­fes­sor Ri­ghetti al Cen­tro Studi Abate Stop­pani / 30 mag­gio 2018 / 11.24

1. nell’articolo scien­ti­fico è stato solo ri­fe­rito: «Also, the per­si­stent pre­sence of pro­teins from Ovis aries and from Bos tau­rus (see Sup­ple­men­tary Ta­ble 1) looks puzz­ling.»

2. per il re­sto è ri­preso quanto detto da Man­zoni; e ci siamo ri­fatti «a un af­fre­sco or­di­nato da un abate che era scam­pato alla pe­ste» [che] «si trova in via La­ghetto a Mi­lano […]. Nella parte bassa (da me ri­co­struita da do­cu­menti in ar­chi­vio […]) si vede il re­cinto del laz­za­retto pro­prio come do­veva es­sere all’epoca. Sul qua­dri­la­tero a de­stra, si vede una ca­pretta che en­tra nel re­cinto del laz­za­retto.»

Il let­tore avrà no­tato che il pro­fes­sor Ri­ghetti non ha fatto al­cun cenno al tema dei Li­bri Mor­tuo­rum da noi sol­le­vato. E nes­sun cenno alla pro­po­sta di un dia­logo di­retto con il suo col­lega esperto in pro­teo­mica. Ab­biamo quindi fatto un al­tro ten­ta­tivo di dia­logo, che ri­por­tiamo qui di se­guito.

Cen­tro Studi Abate Stop­pani al pro­fes­sor Ri­ghetti / 30 mag­gio 2018 / 21.51

«Per ve­nire in­vece a ciò che Le com­pete, dalla Sua ri­spo­sta ci pare di non es­sere stati suf­fi­cien­te­mente chiari nella no­stra del 29-05.

Prima però di ri­pre­sen­tarLe la que­stione sotto al­tre forme, che ci au­gu­riamo me­glio re­ce­pi­bili, non avendo Lei nep­pure ac­cen­nato alla nota del Pro­fes­sor […] e alla sua se­gna­lata di­spo­ni­bi­lità a un dia­logo di­retto tra spe­cia­li­sti, Le chie­diamo qual sia in pro­po­sito il Suo orien­ta­mento.

Ri­tiene utile o meno uno scam­bio di idee tra Lei e il Pro­fes­sor […]? Op­pure non ha la suf­fi­ciente di­spo­ni­bi­lità tem­po­rale per un dia­logo tra esperti sul tema da Lei trat­tato nella ri­cerca “Uo­mini e topi”?»

A que­sta no­stra del 30 mag­gio il pro­fes­sor Ri­ghetti non ha dato al­cuna ri­spo­sta. Evi­den­te­mente si è tro­vato così d’accordo con le con­si­de­ra­zioni svolte dal suo col­lega in pro­teo­mica da ri­te­nere su­per­fluo ogni ul­te­riore ap­pro­fon­di­mento.

E allora, in carenza di incontestabili evidenze proteiche, ci si affida alla pittura.

Non è così inat­teso che la ri­cerca, una volta in­tro­dotte le ca­pre al Laz­za­retto senza il ne­ces­sa­rio cor­redo tec­nico-scien­ti­fico, ab­bia sen­tito la ne­ces­sità di con­ferme di ca­rat­tere ar­ti­stico.
Nel ri­cor­dare la fun­zione di “ba­lie” svolta dalla ca­pre al Laz­za­retto du­rante la tra­ge­dia del 1630 (nel solco di una lunga tra­di­zione mi­tica, con ri­cordo an­che dell’onnipossente Giove) la ri­cerca cita quindi Man­zoni e le sue po­che ri­ghe a ciò de­di­cate.
Ma, sem­pre a con­ferma della pre­senza di ca­pre al Laz­za­retto (per al­tro mai da nes­suno con­te­stata), la ri­cerca ri­corre an­che a fonti ico­no­gra­fi­che coeve alla pe­ste.

Tor­niamo all’articolo: al Cap. 4 (pa­gina 6), dopo con­si­de­ra­zioni sulla im­pos­si­bi­lità che in 288 stanze di 20 me­tri qua­dri cia­scuna po­tes­sero tro­vare ri­co­vero ben 16.000 per­sone si legge [no­stra tra­du­zione] :

«Ma un di­pinto del 1630 chia­mato “Ma­donna dei Ten­citt”, ci svela il mi­stero: il Laz­za­retto oc­cupa la parte bassa del di­pinto e, nel grande spa­zio vuoto de­fi­nito dai por­tici (140.000 me­tri qua­drati!), è raf­fi­gu­rato un con­ti­nuum di tende (vedi l’immagine nell’estratto gra­fico). Sem­brava un campo mi­li­tare!
.
En­trando dal can­cello est, si può ve­dere una ca­pra [NdR. nell’originale in­glese: «En­te­ring from the east gate, one can see a goat.»]. Ales­san­dro Man­zoni for­ni­sce una spie­ga­zione det­ta­gliata di que­sto: in un an­golo re­cin­tato del Laz­za­retto esi­steva una zona ri­ser­vata ai neo­nati, le cui ma­dri erano morte di pe­ste dopo il parto. Poi­ché non vi erano suf­fi­cienti ba­lie di­spo­ni­bili, molti bam­bini ve­ni­vano al­lat­tati dalle ca­pre, il che spiega la pre­senza di que­sti ani­mali nella strut­tura.»

Di­ciamo su­bito che nella ver­sione pdf a pa­ga­mento della re­la­zione non com­pare al­cuna im­ma­gine del ri­chia­mato “estratto gra­fico” che raf­fi­guri tende. È una non tra­scu­ra­bile svi­sta da parte dei re­la­tori (e an­che dei va­li­da­tori della ri­vi­sta “Jour­nal of Pro­teo­mics“), tanto più sa­pendo (ce lo ha detto il pro­fes­sor Ri­ghetti nella in­ter­vi­sta di Re­pub­blica so­pra ri­por­tata) che gli “estratti gra­fici” sono ri­chie­sti agli au­tori dalla ri­vi­sta stessa.

Solo sulla pa­gina della ri­vi­sta dalla quale è pos­si­bile sca­ri­care il pdf della re­la­zione ab­biamo po­tuto tro­vare la fi­gura “delle tende”, ri­chia­mata nella re­la­zione come “prova a so­ste­gno” ma man­cante nella re­la­zione stessa.

L’abbiamo sca­ri­cata e la pre­sen­tiamo più sotto al let­tore. Più avanti  di­remo cosa sia ef­fet­ti­va­mente la fi­gura pre­sen­tata dalla ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» come «un di­pinto del 1630 chia­mato “Ma­donna dei Ten­citt”» (si tratta di un di­pinto a olio della fine ’800 ma di que­sto più avanti).

Per il mo­mento siamo però in­te­res­sati a se­guire la ri­cerca (e il pro­fes­sor Ri­ghetti) quando ci se­gna­lano che, guar­dando il qua­dro, dall’ingresso Est del Laz­za­retto («east gate», come scri­vono i ri­cer­ca­tori – im­ma­gi­niamo in­ten­dano quello che nel qua­dro è più o meno al cen­tro) è pos­si­bile ve­dere una ca­pra («En­te­ring from the east gate, one can see a goat.»).

Ub­bi­dendo alla sol­le­ci­ta­zione, ab­biamo guar­dato con at­ten­zione il di­pinto pro­po­stoci dai ri­cer­ca­tori cer­cando una ca­pra «en­trando dal can­cello est».

Pur­troppo non ab­biamo avuto suc­cesso: nel di­pinto ab­biamo in­di­vi­duato tre equini ma nes­suna ca­pra.

Prima di pro­se­guire, dob­biamo se­gna­lare al let­tore che l’immagine in que­stione (che ci ha pro­po­sto la ri­cerca, sia chiaro) è re­pe­ri­bile an­che su Wi­ki­pe­dia a que­sto in­di­rizzo (im­ma­gi­niamo sia stata que­sta la fonte dei ri­cer­ca­tori di «Of mice and men-Uo­mini e topi»).

La ri­so­lu­zione dell’immagine è piut­to­sto bassa. Sap­piamo però con cer­tezza (lo ve­dremo me­glio più avanti) che il di­pinto ori­gi­nale mi­sura cm. 50 x 13,6.

Milano’s Lazaretto during the raging plague of 1630.

Nel di­pinto ori­gi­nale, quindi, i tre ani­mali in­di­vi­dua­bili mi­su­rano poco più di 1 cm. e si ca­pi­sce che il pit­tore ha do­vuto sti­liz­zare molto le fi­gure che ha vo­luto mo­strarci.
Per pro­se­guire nel no­stro ra­gio­na­mento ab­biamo quindi do­vuto in­gran­dire l’originale del 200%. Ne è ri­sul­tato un ine­vi­ta­bile sgra­na­mento delle im­ma­gini, ma ci pare che, co­mun­que, quanto si vede sia suf­fi­cien­te­mente chiaro ai fini del no­stro di­scorso.

Come si di­ceva, nel di­pinto ab­biamo in­di­vi­duato tre equini: (per chi guarda il qua­dro) a si­ni­stra, al cen­tro e a de­stra sono raf­fi­gu­rate tre scene che hanno tra i pro­ta­go­ni­sti de­gli ani­mali im­pe­gnati in at­ti­vità ben iden­ti­fi­ca­bili.

Nella scena di de­stra
È raf­fi­gu­rata Porta Orien­tale e il Re­de­fossi (un ca­nale oggi co­perto). Un equino (sti­liz­zato con il passo am­bio) traina un carro con fi­gure umane se­dute. Qui, ol­tre al con­du­cente del carro, vi è un uomo a ca­val­cioni dell’equino, con pa­ra­oc­chi e co­pri-orec­chie. Da­vanti a tutti un “ap­pa­ri­tore”, ve­ro­si­mil­mente agi­tante una cam­pa­nella, che av­visa dell’arrivo del carro.
.
Nella scena al cen­tro.
È raf­fi­gu­rato l’ingresso del Laz­za­retto.
Un ca­vallo (o un mulo, anch’esso sti­liz­zato nel passo am­bio) traina un carro che tra­sporta es­seri umani se­duti (sono gli in­fetti di pe­ste). Il con­du­cente agita una fru­sta. Da­vanti al ca­vallo l’apparitore, anch’egli con una cam­pa­nella. Sul muso e il capo dell’equino che traina il carro pa­ra­oc­chi e co­pri-orec­chie.
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Nella scena a si­ni­stra
È raf­fi­gu­rato il ci­mi­tero (fop­pone) di San Gre­go­rio.
Un ca­vallo (o un mulo) traina un carro su cui sono po­sti corpi umani ri­versi (ve­ro­si­mil­mente ca­da­veri).

Quindi ab­biamo in se­quenza: 1º l’uscita dalla città su carri trai­nati da ca­valli (o muli), con­dotti da mo­natti e pre­ce­duti da un “ap­pa­ri­tore” che av­visa i pas­santi del ca­rico di ma­lati; 2º l’ingresso su carro al Laz­za­retto; 3º il tra­sporto su carro alle vi­cine fosse co­muni (i fop­poni) per chi non ce la fa­ceva.

È una rap­pre­sen­ta­zione ef­fi­cace della tra­ge­dia di quel 1630, con­dotta at­tra­verso tre scene, al cen­tro delle quali vi sono i ma­lati (o i morti), i mo­natti, i ca­valli che trai­na­vano i carri.

Ma in que­sta in­te­res­sante e viva raf­fi­gu­ra­zione, dove si trova la ca­pra di cui scrive la ri­cerca?

In at­tesa di una ri­spo­sta a que­sta do­manda, già che siamo in ar­go­mento può es­sere utile ri­tor­nare a quanto solo ac­cen­nato a pro­po­sito della reale iden­tità del di­pinto ci­tato dalla ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi».

Curiosa confusione tra due dipinti ben distinti:
«La Madonna dei Tencitt», 1630 (cm 160x220)
«Il Lazzaretto di Milano dal quadro “La Madonna del Laghetto”», 1890 (cm 50x13,6).

Più so­pra ab­biamo ri­por­tato che la ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» (Cap. 4, pa­gina 6) si ri­fe­ri­sce alla fi­gura della pre­sunta ca­pra come a «un di­pinto del 1630 chia­mato “Ma­donna dei Ten­citt”».
Pur­troppo an­che que­sta in­for­ma­zione do­na­taci dalla ri­cerca è er­rata.

In­fatti il vero di­pinto della «Ma­donna dei Ten­citt» è quello che ri­por­tiamo a lato, rea­liz­zato verso il 1630. L’opera è an­cora oggi vi­si­bile (molto me­dio­cre­mente) in Vi­colo La­ghetto a Mi­lano. A si­ni­stra una sua foto ama­to­riale scat­tata re­cen­te­mente.
A de­stra in­vece una bella foto in bianco e nero, rea­liz­zata ai primi del ’900 da un fo­to­grafo non noto (la fo­to­gra­fia è sotto la tu­tela della So­prin­ten­denza Ar­cheo­lo­gia, Belle Arti e Pae­sag­gio di Mi­lano* e nelle di­spo­ni­bi­lità del Ci­vico Ar­chi­vio Fo­to­gra­fico, che rin­gra­ziamo per la cor­tese e pro­fes­sio­nale di­spo­ni­bi­lità ac­cor­da­taci).
Il di­pinto ha una lunga e ar­ti­co­lata sto­ria, su cui tor­ne­remo in al­tra oc­ca­sione.

Per il mo­mento sem­pli­fi­chiamo di­cendo che esso venne com­mis­sio­nato da Ber­nardo Ga­tone, Priore del Pa­ra­tico dei Car­bo­nai (l’organizzazione pro­fes­sio­nale dei “ten­citt” in mi­la­nese, da tencc=tingere) per rin­gra­ziare la Ma­donna della pro­te­zione ac­cor­data alla ca­te­go­ria (ri­spar­miata dal con­ta­gio cer­ta­mente per la pol­vere in cui la­vo­ra­vano i car­bo­nai – le pulci non vi si tro­va­vano si­cu­ra­mente a pro­prio agio), a con­ta­gio ces­sato, a fine del 1630.

[* Per l’uso della foto in bianco e nero del di­pinto «La Ma­donna dei Ten­citt» siamo a di­spo­si­zione per sa­nare even­tuali di­ritti spet­tanti a chiun­que sia giu­ri­di­ca­mente au­to­riz­zato a eser­ci­tare tale di­ritto.]

Di­ce­vamo che oggi il di­pinto è ve­ra­mente poco e male vi­si­bile sia per la po­si­zione (è se­mi­na­sco­sto da­gli om­brel­loni su strada di un ri­sto­rante) sia per le con­di­zioni del ve­tro, de­ci­sa­mente sporco o co­mun­que opaco.
Per averne co­mun­que una qual­che idea può es­sere utile  ri­por­tare al­cuni brani della de­scri­zione che ne fece or­mai 76 anni fa un non me­glio iden­ti­fi­ca­bile C.G.L. sulla mi­la­nese “Ri­vi­sta men­sile del Co­mune” (fa­sci­colo di ot­to­bre 1942).

«Leg­giamo in basso del qua­dro. PRESERVATO e a de­stra: DALLA PESTE. Dun­que, sic­come più in alto a si­ni­stra sta la data: … mbre 1630, de­du­cesi che que­sta plaga fu im­mune dalla pe­sti­lenza di quell’anno pon­ti­fi­cando al­lora l’arcivescovo Fe­de­rico Bor­ro­meo. Sic­come poi a de­stra, sim­me­tri­ca­mente alla data, leg­gesi: BERNARDO GATONE PRIORE (e so­vrap­po­sto il suo ri­tratto) cosi con­clu­diamo, con­cor­de­mente alla tra­di­zione co­mu­ni­ca­tami dal sa­cre­stano, che il Priore del Pa­ra­tico dei Car­bo­nai; Ber­nardo Gat­toni, non avendo avuto morti di pe­ste nel sud­detto pe­riodo di cui trat­tasi, fa­ceva di­pin­gere quell’immagine vo­tiva in rin­gra­zia­mento alla Ma­donna, al S. Se­ba­stiano (che ve­desi a si­ni­stra tra­pas­sato da frecce), al S. Rocco (col suo cane, a de­stra), a S. Carlo Bor­ro­meo (ado­rante a brac­cia aperte colla fac­cia di pro­filo ri­volta alla Ma­donna che è cen­trale ri­volta di fronte, a per­sona in­tera colle brac­cia aperte, pro­teg­gente, con un man­tel­letto che le co­pre spalle e brac­cia). […] .
Ma l’attento os­ser­va­tore a poco a poco ri­leva una quan­tità di det­ta­gli nella fa­scia in­fe­riore, lunga quanto la lar­ghezza del qua­dro, os­sia m. 1,60 circa, e alta un 40 cen­ti­me­tri o poco più.
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Os­ser­viamo: ap­pare al cen­tro di que­sto lungo ret­tan­golo un qua­drato che es­sendo in iscor­cio pro­spet­tico ha la forma di un rombo. È il Laz­za­retto di Mi­lano (co­min­ciato nel XV se­colo e de­mo­lito nel 1883: un tratto di esso ve­desi an­cora in S. Gre­go­rio). Il pe­ri­me­tro è fatto tutto a mi­nu­scoli por­ti­chetti (che do­vreb­bero es­sere 224). Nel cen­tro di que­sto qua­dri­la­tero er­gesi un tem­pietto, è il S. Car­lino; ed è su­per­stite tut­tora in via Lecco, ben­ché il suolo in giro siasi al­zato e le pa­reti siansi chiuse.
A de­stra del S. Car­lino, guar­diamo bene, c’è un carro in ar­rivo, col ca­vallo, ed è ca­rico di ma­lati. At­ten­da­menti a trian­golo sparsi per tutto il campo, con den­tro l’infermo; e poi omini e omini, pic­coli.»

Il let­tore avrà no­tato che an­che in que­sto di­pinto – il vero «Ma­donna dei Ten­citt», non quello con­fuso dalla ri­cerca – si di­stin­guono be­nis­simo ca­valli (o muli) trai­nare carri con i ma­lati che vanno verso il Laz­za­retto, vi en­trano, vi escono per il ci­mi­tero (non tutti for­tu­na­ta­mente).

Ma di ca­pre an­che qui nep­pure l’ombra.

«Il Lazzaretto di Milano dal quadro “La Madonna del Laghetto”»

Que­sto se­condo di­pinto è quello ri­por­tato dalla ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» e che nulla ha a che ve­dere con il già de­scritto di­pinto «Ma­donna dei Ten­citt» del 1630 se non che è una co­pia, de­ci­sa­mente fe­dele no­no­stante le ri­dotte di­men­sioni, della sua parte bassa.

L’opera è stata pro­ba­bil­mente rea­liz­zata da Gio­van Bat­ti­sta Ra­stel­lini (1860-1926) verso il 1890.
Di­pinto a olio e di ri­dotte di­men­sioni (13,6 cm x 50 cm) è cu­sto­dito presso il Mu­seo Mo­rando delle Ci­vi­che Rac­colte Sto­ri­che di Mi­lano e in que­sto pe­riodo non espo­sto in al­cuna delle sale dei Mu­sei ci­vici.

Dob­biamo alla cor­te­sia della Di­re­zione del Mu­seo Mo­rando di aver po­tuto co­mun­que fruire di scatti fo­to­gra­fici del di­pinto stesso, rea­liz­zati in vi­sta di un even­tuale re­stauro (sa­rebbe bella cosa sa­per re­stau­rato in­sieme an­che il di­pinto di Via La­ghetto, ve­ra­mente in cat­tive con­di­zioni).

Pos­siamo così con­fer­mare al let­tore, con an­cora mag­giore vi­vi­dezza, che nel di­pinto pro­po­sto dalla ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» sono raf­fi­gu­rati tre equini ma nes­suna ca­pra.

«Co­py­right Co­mune di Mi­lano — all rights re­ser­ved — Mi­lano, Pa­lazzo Mo­rando | Co­stume Moda Im­ma­gine»

Pen­siamo con que­sta pic­cola ras­se­gna ico­no­gra­fica di avere suf­fi­cien­te­mente chia­rito la realtà dei due di­stinti di­pinti, in­spie­ga­bil­mente con­fusi dalla ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi».

Pos­siamo quindi pas­sare alle con­clu­sioni di que­sta lunga se­zione de­di­cata a un tema di grande in­te­resse – le pos­si­bili si­ner­gie tra di­versi ap­procci scien­ti­fici – per la in­di­vi­dua­zione di un per­corso che – al­meno – cer­chi di av­vi­ci­narsi alla com­pren­sione della realtà.

Conclusioni sulla ricerca «Of mice and men-Uomini e topi».

Validata dal “Journal of Proteomics”. Garantita culturalmente dall’Archivio di Stato di Milano. Promossa a livello nazionale da RAI3-Angela.

Dopo que­sta lunga espo­si­zione, è op­por­tuno ti­rare un po’ le fila.

Di­ciamo su­bito, e per non la­sciare adito ad al­cun dub­bio, che da parte no­stra non si è vo­luto as­so­lu­ta­mente met­tere in di­scus­sione la parte scien­ti­fica della ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi», con­dotta dal pro­fes­sor Ri­ghetti e dal suo gruppo di la­voro.

Non solo in­fatti non ab­biamo la com­pe­tenza per en­trare nel me­rito scien­ti­fico ma non ne ab­biamo nep­pure né mo­tivo né in­te­resse. Da quel poco che ab­biamo po­tuto com­pren­dere (e che ci è stato con­fer­mato da spe­cia­li­sti), il pro­fes­sor Ri­ghetti e il suo gruppo di la­voro sono di ot­timo li­vello scien­ti­fico.
Nel loro campo si muo­vono con acu­tezza e spi­rito in­no­va­tivo. Dalle loro ri­cer­che sap­piamo es­sere emersi dati  in­te­res­santi per la scienza. Siamo certi che essi do­ne­ranno an­cora a tutti noi e alla co­mu­nità scien­ti­fica ap­prez­za­bili ri­sul­tati.

Da parte no­stra, sem­plici in­ve­sti­ga­tori su aspetti della sto­ria e su al­cune fi­gure del no­stro re­cente pas­sato, ci siamo li­mi­tati a con­si­de­rare la ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» nella sua strut­tura lo­gica in­terna e per i ri­fe­ri­menti sto­rici che essa porta in sé.

Sotto quest’ultimo pro­filo ab­biamo colto nella ri­cerca al­cune de­bo­lezze che ab­biamo cer­cato di esporre nel modo più chiaro per tutti, an­che a co­sto di ec­ce­dere in ri­pe­ti­zioni in al­tri con­te­sti forse evi­ta­bili.

Ab­biamo con­sta­tato come la ri­cerca (con­va­li­data dall’Archivio di Stato di Mi­lano e dalla tra­smis­sione RAI3-ANGELA) al te­le­spet­ta­tore ha in­fatti — certo in­con­sa­pe­vol­mente — pro­po­sto un frutto non del tutto com­me­sti­bile.

In­fatti, la ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» ha svi­lup­pato er­rori gravi in una se­rie di pas­saggi, ognuno dei quali ap­pa­ren­te­mente in­no­cuo ma  nell’insieme de­ci­sa­mente in­di­ge­sti. Ve­dia­moli in sin­tesi.

1. Nelle sue pre­messe me­to­do­lo­gi­che la ri­cerca di­chiara di avere ana­liz­zato i “Li­bri Mor­tuo­rum” con­ser­vati all’Archivio di Stato nella BUSTA 119.
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2. Se­condo l’Archivio di Stato quella BUSTA 119 con­tiene “Li­bri Mor­tuo­rum” re­la­tivi ai de­cessi av­ve­nuti in città. SI esclude espres­sa­mente che lì siano re­gi­strate morti av­ve­nute al Laz­za­retto.
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3. Uno dei re­la­tori, il pro­fes­sor Ri­ghetti, nel corso della tra­smis­sione RAI3-An­gela af­ferma che i “Li­bri Mor­tuo­rum” da lui ana­liz­zati sono stati re­datti al Laz­za­retto. In que­sto non fa che ri­pe­tere quanto già af­fer­mato nella ri­cerca.
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4. Que­sta af­fer­ma­zione della ri­cerca con­tra­sta sia con i con­te­nuti stessi dei re­gi­stri (ri­por­tano circa il 30% di morti per cause di­verse dalla pe­ste) sia con la va­li­da­zione dell’Archivio di Stato di Mi­lano, la quale cer­ti­fica es­servi se­gnate le morti av­ve­nute in città, esclu­dendo espres­sa­mente ogni le­game con le morti av­ve­nute nei vari laz­za­retti.
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5. La ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi», va­li­data da una im­por­tante ri­vi­sta in­ter­na­zio­nale, con­ferma di avere tro­vato su quei “Li­bri Mor­tuo­rum” pro­teine di pe­cora (Ovis aries) senza fare al­cuna men­zione di pro­teine di ca­pra (Ca­pra hir­cus).
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6. Con un pas­sag­gio solo no­mi­na­li­stico, la stessa ri­cerca pro­pone poi lo sdop­pia­mento delle pe­core in pe­core e ca­pre.
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7. Si igno­rano poi le pe­core e si pro­cede solo con le ca­pre. A raf­for­za­mento di quanto trovato/sdoppiato/cancellato, si cita un di­pinto, in­di­cato come coevo alla pe­ste (ma in realtà di fine Ot­to­cento) so­ste­nendo che un ca­vallo lì raf­fi­gu­rato sia una ca­pra.
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8. Guar­dato con la nor­male cura d’obbligo nelle ri­cer­che scien­ti­fi­che, nel di­pinto in que­stione a evi­denza non è raf­fi­gu­rata al­cuna ca­pra. Gli unici ani­mali rap­pre­sen­tati sono tre equini (ca­vallo o mulo o asino) im­pe­gnati con chia­rezza in at­ti­vità re­la­tive al tra­sporto di ma­lati al Laz­za­retto o al suo ci­mi­tero.
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9. La ri­cerca «Of mice and men-Uo­mini e topi» pro­pone il tutto sta­bi­lendo con l’autorità di Man­zoni e con il pre­sti­gio del suo ro­manzo un rap­porto che ap­pare solo su­per­fi­ciale.

È ben chiaro dove sta il pro­blema.

Ai due mi­lioni di te­le­spet­ta­tori di “Viag­gio nel mondo dei Pro­messi Sposi” è stata pro­po­sta il 7 aprile 2018 una ri­cerca: re­datta con evi­denti ele­menti di di­stra­zione; con­dotta da ri­cer­ca­tori (certo pro­vetti nella bio­chi­mica ma di­stratti ri­spetto ai con­te­sti sto­rici); i quali – senza loro re­spon­sa­bi­lità sia chiaro – sono stati pre­sen­tati da RAI3-ANGELA come di una “Uni­ver­sità di Mi­lano” pur es­sendo la ri­cerca pu­ra­mente pri­vata; la ri­cerca è stata va­li­data dai re­fe­rees (al­tret­tanto di­stratti) di una quo­tata ri­vi­sta spe­cia­liz­zata, nota a li­vello in­ter­na­zio­nale.

Si è così creato un pre­ce­dente “scien­ti­fico”.
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Che smen­ti­sce ra­di­cal­mente quanto cer­ti­fi­cato dall’Archivio di Stato di Mi­lano circa i do­cu­menti che l’Archivio stesso cu­sto­di­sce.
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E che smen­ti­sce qual­siasi ana­lisi con­dotta col sem­plice buon senso su quei do­cu­menti stessi.

Il tutto di­venta “cul­tura di massa” gra­zie al pre­sti­gio di RAI3 e di uno dei più quo­tati con­dut­tori “scien­ti­fico-cul­tu­rali” del no­stro paese, il sim­pa­tico Al­berto An­gela.

A di­spetto di que­sta realtà in­con­tro­ver­ti­bile quanto spia­ce­vole, l’8 aprile alla tra­smis­sione di An­gela è stata espli­ci­ta­mente data la be­ne­di­zione uf­fi­ciale dell’Archivio di Stato stesso:

«La pun­tata di Ulisse del 7 aprile me­rita di es­sere ri­vi­sta in­te­gral­mente, ma se vo­lete con­cen­trarvi sull’Archivio di Stato di Mi­lano, ecco le no­stre dritte:
– al mi­nuto 8:03, una grida con­tro i bravi con­ser­vata in ASmi del 24 di­cem­bre 1628;
— dal mi­nuto 29:52, il ser­vi­zio sulla Mo­naca di Monza;
— dal mi­nuto 1:36:53, il ser­vi­zio sulla pe­ste del 1630 e l’analisi bio­chi­mica sui do­cu­menti dell’Archivio.
Buona vi­sione!»

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