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Lettera aperta alla Ministra dell’Istruzione Senatrice Valeria Fedeli sulla adeguatezza didattica del docu-film «Alessandro Manzoni, milanese d’Europa» • 21 settembre 2017

Os­ser­va­zioni cri­ti­che sulla ade­gua­tezza di­dat­tica del docu-film «Ales­san­dro Man­zoni, mi­la­nese d’Europa – L’immagine della pa­rola». Un film di Pino Fa­ri­notti. Re­gia di An­drea Bel­lati. Scritto da An­gelo Stella e Pino Fa­ri­notti. Pro­dotto dal Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani, con il con­tri­buto di Fon­da­zione Ca­ri­plo.

16 Vittorio Emanuele II a Milano
Errore documentario sull’incontro tra Manzoni e il Re Vittorio Emanuele II nel 1860; riduttive interpretazioni su un importante episodio del nostro Risorgimento.

Par­lato del docu-film – I nu­meri tra [pa­ren­tesi] si ri­fe­ri­scono ai fo­to­grammi so­pra ri­por­tati.

Fa­ri­notti: «Un mese de­ci­sa­mente im­por­tante della vi­cenda di que­sta casa è il feb­braio del 1860. Il 15 di quel mese ar­rivò qui Ca­millo Benso Conte di Ca­vour. Beh! vi­sita im­por­tante. Ma tre giorni dopo ar­rivò nien­te­meno che il Re Vit­to­rio Ema­nuele II. I due erano la­tori di una bella no­ti­zia per Ales­san­dro Man­zoni. Sa­rebbe stato fatto Se­na­tore del Re­gno d’Italia. Fino a quel mo­mento Man­zoni non aveva dato tanta im­por­tanza a que­sta ca­rica e do­vet­tero muo­versi per­so­naggi ri­le­vanti per far­gliela ac­cet­tare, col sor­riso.»

No­stre os­ser­va­zioni – Il brano ci­tato è esem­plare del me­todo sug­ge­stivo spesso fatto pro­prio dal docu-film del Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani (d’ora in poi CNSM): sono ri­chia­mati al­cuni dati reali – la no­mina a Se­na­tore di Man­zoni (29 feb­braio 1860); la vi­sita allo stesso (nella casa di Via Mo­rone) di Ca­vour (15 feb­braio 1860). A que­sti dati reali si ag­giun­gono poi dati “quasi reali”, che tra­sfor­mano la realtà. Fa­ri­notti dice in­fatti che «Il 15 di quel mese ar­rivò qui Ca­millo Benso Conte di Ca­vour. Beh! vi­sita im­por­tante. Ma tre giorni dopo ar­rivò nien­te­meno che il Re Vit­to­rio Ema­nuele II

Lo spet­ta­tore è in­dotto a cre­dere che ol­tre a Ca­vour an­che Vit­to­rio Ema­nuele II (tre giorni dopo, os­sia il 18 feb­braio) si sia re­cato nella casa di Via Mo­rone in Mi­lano. Le pa­role suc­ces­sive pos­sono inol­tre in­durre a cre­dere che que­ste due vi­site si fos­sero rese ne­ces­sa­rie per con­vin­cere un riot­toso Man­zoni, in­dif­fe­rente all’importanza della ca­rica se­na­to­riale.

Ri­te­niamo che que­sta sia una let­tura non an­co­rata alla realtà di ciò che Man­zoni pen­sava sulla pro­pria no­mina a se­na­tore e so­prat­tutto di ciò che real­mente av­venne in quel feb­braio 1860. Ve­diamo per­ché.

Il 20 gen­naio 1860 Vit­to­rio Ema­nuele II no­mina Ca­vour Pre­si­dente del Con­si­glio, Mi­ni­stro de­gli Esteri e dell’Interno per af­fron­tare la si­tua­zione de­ter­mi­na­tasi a se­guito della pace di Vil­la­franca (l’Austria ce­deva la Lom­bar­dia, te­nen­dosi il Ve­neto).

Con le in­sur­re­zioni nei ter­ri­tori va­ti­cani (Emi­lia, Mar­che) e l’imminenza di grandi no­vità (era in pre­pa­ra­zione la spe­di­zione dei Mille), si apri­vano al Re­gno di Sar­de­gna pro­spet­tive di un suo straor­di­na­rio al­lar­ga­mento, pro­iet­tando la “que­stione ro­mana” al cen­tro dell’attenzione an­che in­ter­na­zio­nale.

Per de­ter­mi­nare un clima fa­vo­re­vole alla Co­rona, per la se­conda metà del feb­braio 1860 viene de­cisa una lunga vi­sita uf­fi­ciale del Re e del Go­verno pie­mon­tese a Mi­lano.

Qui la co-ge­stione straor­di­na­ria prov­vi­so­ria da parte dell’esercito pie­mon­tese e di quello fran­cese stava creando forti ma­lu­mori. E Mi­lano era il cen­tro di rac­colta per l’acquisto del “mi­lione di fu­cili”, pro­mosso da Ga­ri­baldi. La mo­nar­chia sa­bauda do­veva dare un se­gnale forte e di­mo­strare di po­ter ge­stire la realtà po­li­tico-eco­no­mica in ra­pido di­ve­nire.

Il 19 gen­naio 1860 Pio IX emette l’Enciclica «Nul­lis certe» il cui con­te­nuto po­li­tico viene così espresso: «Noi fac­ciamo ogni sforzo per man­te­nere co­stan­te­mente in­te­gre ed in­vio­late le pos­ses­sioni tem­po­rali della Chiesa e i suoi di­ritti, i quali spet­tano a tutto l’Orbe cat­to­lico; con ciò prov­ve­diamo al­tresì alla giu­sta causa de­gli al­tri Prin­cipi.»

Il 9 feb­braio Vit­to­rio Ema­nuele II ri­sponde di es­sere di­spo­sto ad af­fi­dare al Va­ti­cano il vi­ca­riato per le Ro­ma­gne, Mar­che e Um­bria. Il 14 feb­braio Pio IX ri­batte in ter­mini duri: «La idea che V.M. ha pen­sato di ma­ni­fe­starmi, è una idea non sa­via, e cer­ta­mente non de­gna di un Re cat­to­lico e di un Re della Casa di Sa­voja.»

La pro­gram­mata vi­sita a Mi­lano as­sume quindi una nuova di­men­sione de­ter­mi­nata da que­sta par­ti­co­lare fri­zione con il Va­ti­cano. Nella città era in­fatti pre­sente una forte com­po­nente del clero fa­vo­re­vole alla so­lu­zione con­ci­lia­to­ri­sta e da tempo in lotta per un su­pe­ra­mento della po­li­tica tem­po­ra­li­stica del Va­ti­cano.

Il 13 feb­braio d’Azeglio giunge a Mi­lano. Il 15 è la volta di Re Vit­to­rio Ema­nuele II, con Ca­vour e il Go­verno, ac­colti con grandi ma­ni­fe­sta­zioni di sim­pa­tia (a lato, il ri­cordo dell’accoglienza alla sta­zione fer­ro­via­ria di Porta Nuova).

Viene in­di­cato come Go­ver­na­tore Mas­simo d’Azeglio, già ap­prez­zato dalla città come ar­ti­sta, let­te­rato, pa­triota, ge­nero di Man­zoni. Il com­pito as­se­gna­to­gli è creare le con­di­zioni per il mi­glior pas­sag­gio alla nuova am­mi­ni­stra­zione, che sa­rebbe uscita dalle ele­zioni pre­vi­ste per il mag­gio suc­ces­sivo.

La sera stessa (15 feb­braio) Ca­vour, dopo es­sersi lun­ga­mente con­sul­tato con d’Azeglio, si reca con lui da Man­zoni («La Lom­bar­dia», 16 marzo 1860, pag. 3: «Jeri [mer­co­ledì 15 feb­braio] S.E. il Conte Ca­vour ac­com­pa­gnato dal no­stro Go­ver­na­tore, mar­chese d’Azeglio, si recò a vi­si­tare Ales­san­dro Man­zoni; s’intrattenne con lui più d’un’ora.»).
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Il giorno se­guente [16 feb­braio] Man­zoni si recò dal Re («La Lom­bar­dia», 17 feb­braio 1860, pag. 3: «Il no­stro il­lu­stre con­cit­ta­dino Ales­san­dro Man­zoni ebbe ieri par­ti­co­lare udienza da S.M.»

Ab­biamo quindi ap­pu­rato che:

1º. In un mo­mento di crisi acuta nei rap­porti con il Va­ti­cano, il Re Vit­to­rio Ema­nuele II e Ca­vour si re­ca­rono a Mi­lano (en­trambi il 15 feb­braio) in vi­sita uf­fi­ciale per con­so­li­dare il pas­sag­gio della Lom­bar­dia al Re­gno di Sar­de­gna (non per con­vin­cere Man­zoni a farsi no­mi­nare Se­na­tore).
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2º. Il 16 feb­braio Man­zoni si recò a Pa­lazzo Reale dal Re – e non il 18 il Re da Man­zoni, in via Mo­rone, come sot­tin­tende il docu-film (ri­cor­date cosa dice Fa­ri­notti: «Il 15 di quel mese ar­rivò qui Ca­millo Benso Conte di Ca­vour. Beh! vi­sita im­por­tante. Ma tre giorni dopo ar­rivò nien­te­meno che il Re Vit­to­rio Ema­nuele II» e come del re­sto si scrive nel sito di Casa Man­zoni (www​.ca​sa​del​man​zoni​.it/​c​o​n​t​e​n​t​/​l​a​-​v​ita) o in te­sti di ac­ca­de­mici (Ame­deo Quon­dam, «Ri­sor­gi­mento a me­mo­ria: le poe­sie de­gli ita­liani», pag. 187).

Ci si chiede il per­ché di que­sti er­rori, evi­ta­bili con una ab­ba­stanza age­vole con­sul­ta­zione della cro­naca dell’epoca. Come ha fatto il no­stro Cen­tro Studi Abate Stop­pani.

Re­sta da chia­rire di cosa par­las­sero i no­stri per­so­naggi ne­gli in­con­tri del 15 e del 16 feb­braio 1860.

Due pa­role in­tanto sulla “no­mina a Se­na­tore”. In vi­sta dell’ingrandimento del Re­gno di Sar­de­gna, Re e Go­verno ave­vano in­te­resse a raf­for­zare la strut­tura del Se­nato con uo­mini le­gati alla mo­nar­chia, pro­ve­nienti dai nuovi ter­ri­tori. Nel 1860 ven­nero in­fatti no­mi­nati ben 68 nuovi se­na­tori (in tutti i dieci anni pre­ce­denti erano stati 44), dei quali tren­tuno il 29 feb­braio 1860 (tra que­sti Man­zoni) e i ri­ma­nenti nel suc­ces­sivo mese di marzo.

Ca­vour, molto at­tivo in que­sta azione di re­clu­ta­mento, pensò an­che a Man­zoni, che gli aveva già espresso la pro­pria sim­pa­tia. Il poeta, il 26 ago­sto 1859, all’indomani delle di­mis­sioni di Ca­vour, in dis­senso sulla pace di Vil­la­franca, gli aveva scritto: «noi siamo fissi a non cre­dere ch’Ella sia di­soc­cu­pata, né che, a cose non fi­nite, il suo animo possa vo­lere un ri­poso che l’Italia non vor­rebbe.»

Il docu-film del CNSM fa in­ten­dere che Man­zoni avesse una scarsa con­si­de­ra­zione del Se­nato (“Fino a quel mo­mento Man­zoni non aveva dato tanta im­por­tanza a que­sta ca­rica”), da qui le sue re­si­stenze alla no­mina. Non sem­bre­rebbe que­sta però la realtà a let­tore terzo.

Man­zoni aveva per­ples­sità di tipo solo per­so­nali. Ai primi di feb­braio ne scrisse a Emi­lio Bro­glio, che a sua volta scrisse a Ca­vour:

«Man­zoni mi prega […] di ap­pro­fit­tare dell’amicizia di cui tu mi onori, per trarlo d’impiccio. Ha sen­tito dire, e an­che letto su qual­che gior­nale, che tu abbi in­ten­zione di pro­porlo alla ca­rica di se­na­tore, e mi scrive:

se mi ca­desse sul capo que­sta sven­tura, io mi tro­ve­rei nella in­sop­por­ta­bile po­si­zione di non po­tere né ac­cet­tare né ri­cu­sare […]
.La­scio stare che a 75 anni viag­giare, mu­tare do­mi­ci­lio e abi­tu­dini, se­pa­rarsi da una mo­glie in­ferma […]
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Ma v’ha di peg­gio. Di par­lare in Se­nato non è nem­meno il caso di pen­sarci, giac­ché sono bal­bu­ziente […] sic­ché fa­rei, cer­ta­mente, ri­dere la gente alle mie spalle an­che sol­tanto a vo­ler ri­spon­dere, lì per lì, alla for­mula del giu­ra­mento, giu … giu… giuro!
An­dare in Se­nato, è già una grossa dif­fi­coltà per un uomo che da quarant’anni, in causa di at­tac­chi ner­vosi, non osa mai uscir solo di casa sua […]”

con­chiude sup­pli­cando la mae­stà del Re e la bontà del Go­verno a vo­ler­gli ri­spar­miare un ca­lice pieno di tanta ama­rezza.»

Bro­glio con­clu­deva sug­ge­rendo di «tro­vare un mezzo ter­mine da sal­vare ca­pra e ca­voli […], di far la cosa evi­tan­done gli in­con­ve­nienti […], una no­mina con­di­zio­nale alla pos­si­bi­lità d’intervento».

Evi­den­te­mente la so­lu­zione pro­po­sta da Bro­glio (la pos­si­bi­lità che Man­zoni po­tesse evi­tare una pre­senza co­stante in Se­nato) venne ac­colta. In ef­fetti, Man­zoni (in tre­dici anni) fu pre­sente in Se­nato solo in po­che oc­ca­sioni: si­cu­ra­mente all’inaugurazione del Par­la­mento (To­rino, 2 aprile 1860); al giu­ra­mento come Se­na­tore (8 giu­gno 1860) e al voto per il tra­sfe­ri­mento della ca­pi­tale a Fi­renze (9 di­cem­bre 1864 – non 10 di­cem­bre, come in­di­cato nel sito Web di Casa Man­zoni – vedi QUI).

E al­lora, salvo con­fer­mare ciò che era già stato de­ciso a pro­po­sito delle “con­di­zioni” per la no­mina a Se­na­tore, di che al­tro par­la­rono d’Azeglio, Ca­vour e il Re Vit­to­rio Ema­nuele II con Man­zoni tra il 15 e il 16 feb­braio 1860?

Di se­guito diamo la no­stra ri­spo­sta. Ma per que­sto dob­biamo toc­care un tema che nel docu-film del CNSM è del tutto igno­rato, os­sia il le­game stret­tis­simo tra Man­zoni, Ro­smini e il mo­vi­mento ro­smi­niano-con­ci­lia­to­ri­sta di Mi­lano.

Pro­prio ai primi del 1860, in Mi­lano, il ca­no­nico Gio­vanni Avi­gnone aveva dato vita a «Il Con­ci­lia­tore». Que­sto gior­nale (prima tri­set­ti­ma­nale e pre­sto di­ve­nuto quo­ti­diano) era cu­rato da un corpo re­da­zio­nale for­mato in gran parte da sa­cer­doti (tra que­sti l’Abate An­to­nio Stop­pani). La quarta pa­gina era de­di­cata a una cor­posa ru­brica “po­li­tica”, te­nuta in un primo mo­mento da Luigi Sai­ler e poi da Giu­seppe Mer­za­rio.

Il gior­nale, so­ste­ni­tore della li­nea con­ci­lia­to­ri­sta e anti tem­po­ra­li­sta, era vi­cino al Re­gno di Sar­de­gna (in vi­sta del suo evol­versi in Re­gno d’Italia) e ri­flet­teva le opi­nioni di una parte con­si­stente (e la più at­tiva) del nu­me­roso clero mi­la­nese. Im­por­tante, nel qua­dro dei rap­porti uf­fi­ciali e uf­fi­ciosi tra il Re­gno di Sar­de­gna e il Va­ti­cano, per la que­stione dei de­stini dello Stato Pon­ti­fi­cio. Nel lu­glio del 1860, at­torno al gior­nale, si co­sti­tuì an­che una “So­cietà Ec­cle­sia­stica” con in­tenti più stret­ta­mente “po­li­tici”.

Il Mi­ni­stro de­gli In­terni Ca­vour aveva fa­vo­rito la na­scita de «Il Con­ci­lia­tore». In­ter­me­dia­rio tra Ca­millo Ca­vour e il mo­vi­mento ro­smi­niano mi­la­nese era suo fra­tello Gu­stavo Ca­vour, per due de­cenni in­timo di Ro­smini. Il quale, nel 1848 e per conto di Carlo Al­berto, aveva svolto in Roma una mis­sione di­plo­ma­tica presso Pio IX. La mis­sione era fal­lita ma aveva fis­sato un pre­ce­dente per un rap­porto spe­ciale tra quella parte in­no­va­tiva del clero e la Corte sa­bauda, orien­tata all’unità d’Italia.

Man­zoni aveva co­no­sciuto Ro­smini nel 1825 e fino al 1855 (morte del sa­cer­dote) aveva in­tes­suto con il re­li­gioso di Ro­ve­reto uno stret­tis­simo rap­porto cul­tu­rale e per­so­nale, fon­da­men­tale per la fi­sio­no­mia re­li­giosa e fi­lo­so­fica di Man­zoni (più sotto, la la­pide presso il Cen­tro In­ter­na­zio­nale di Studi Ro­smi­niani di Stresa, che ri­porta l’epigrafe di Fo­gaz­zaro: «Du­plice ver­tice su­blime di unica fiamma»). Alla morte di Ro­smini, Man­zoni aveva man­te­nuto stretti rap­porti con il clero ro­smi­niano di Mi­lano e ro­smi­niani erano i sa­cer­doti che ruo­ta­vano at­torno al poeta. Al­cuni dei quali an­che stret­ta­mente le­gati alla sua vita per­so­nale.

Tra que­sti da ri­cor­dare don Giu­lio Ratti (1801-1869), dal 1831 alla morte par­roco di San Fe­dele, con­fes­sore quo­ti­diano del Man­zoni, suo fi­du­cia­rio su que­stioni ri­ser­vate e in­timo amico per trent’anni; in ot­timi rap­porti epi­sto­lari e per­so­nali con Mas­simo d’Azeglio.
Giu­lio Ratti, sti­mato tra il 1830 e il 1840 per l’impegno a fa­vore della edu­ca­zione po­po­lare e per il cal­deg­giato pa­tro­nato ai car­ce­rati; molto at­tivo nelle Cin­que gior­nate del 1848 (il 9 mag­gio aveva svolto in San Fe­dele una ap­prez­za­tis­sima al­lo­cu­zione in fa­vore della lotta di in­di­pen­denza, dando la be­ne­di­zione alla neo-co­sti­tuita Guar­dia Na­zio­nale) nel 1858, dalla Corte pie­mon­tese, era stato pro­po­sto come Ve­scovo di Ales­san­dria (pro­po­sta boc­ciata dal Va­ti­cano); nel 1860 fu tra i prin­ci­pali espo­nenti del gior­nale “Il Con­ci­lia­tore”, e di lì a poco sa­rebbe di­ve­nuto Pre­si­dente della “So­cietà Ec­cle­sia­stica”, di cui ab­biamo detto so­pra.

Uno de­gli uo­mini di punta del con­ci­lia­to­ri­smo mi­la­nese, quindi, che abi­tava inol­tre a due passi da Man­zoni.

Tor­nando al no­stro tema, ab­biamo detto che il 15 feb­braio Ca­vour va a tro­vare Man­zoni in Via Mo­rone con d’Azeglio e vi ri­mane più di un’ora. Il 16 è Man­zoni che si reca in udienza par­ti­co­lare da Re Vit­to­rio Ema­nuele II, a Pa­lazzo Reale. Il 18 feb­braio viene stam­pato un “In­di­rizzo” dei sa­cer­doti mi­la­nesi fa­vo­re­voli alla “causa na­zio­nale”. L’ “In­di­rizzo” è di­stri­buito in Mi­lano per la rac­colta di firme di con­senso dei sa­cer­doti. La sede di rac­colta delle firme è la re­da­zione de «Il Con­ci­lia­tore».

Po­chi giorni dopo, il 23 feb­braio, una de­le­ga­zione uni­ta­ria del clero mi­la­nese si reca dal Go­ver­na­tore d’Azeglio chie­den­do­gli di ado­pe­rarsi per ot­te­nere dal Re un’udienza. D’Azeglio li ac­co­glie molto cor­dial­mente e si fa me­dia­tore dell’incontro. Che av­viene il giorno se­guente, 24 feb­braio. Nel corso dell’incontro le De­pu­ta­zioni con­se­gnano al Re l’ “In­di­rizzo” già ri­cor­dato, fir­mato da ol­tre 600 sa­cer­doti e coa­diu­tori mi­la­nesi (su poco più di 2.400, quindi una per­cen­tuale molto alta – la firma per­so­nale com­por­tava una espli­cita dis­so­cia­zione ri­spetto ai su­pe­riori, ov­via­mente al­li­neati al Va­ti­cano).

Dell’incontro con il Re ab­biamo una det­ta­gliata re­la­zione ri­por­tata dalla Gaz­zetta Uf­fi­ciale del Re­gno del 25 feb­braio 1860, che ri­prende in­te­gral­mente l’ “In­di­rizzo”, a te­sti­mo­nianza della grande im­por­tanza at­tri­buita dal Go­verno e dalla Corte pie­mon­tese al rap­porto con l’ala li­be­rale del clero mi­la­nese. Ri­por­tiamo il do­cu­mento, che non è un ine­dito ov­via­mente, ma che è stato scar­sa­mente uti­liz­zato dalla ri­cerca.

Gaz­zetta Uf­fi­ciale – To­rino 25 feb­braio 1860
«Leg­gesi nella “Lom­bar­dia” del 24: Come ab­biamo già ac­cen­nato, i re­ve­rendi pre­vo­sti pa­ro­chi di que­sta città, riu­ni­tisi in con­gre­ga­zione fra loro, no­mi­na­rono una De­pu­ta­zione che an­dasse a nome di tutto il Clero par­roc­chiale ad os­se­quiare S.E. il Go­ver­na­tore di Mi­lano, chie­dendo in­sieme che vo­lesse ot­te­nere loro un’udienza da S. M. il Re, al quale de­si­de­ra­vano di pre­sen­tare un In­di­rizzo che ma­ni­fe­stasse quali siano i veri sen­ti­menti del clero mi­la­nese. Alla de­pu­ta­zione par­ro­chiale se ne ag­giunse un’altra no­mi­nata dai re­ve­rendi sigg. coa­diu­tori e da­gli al­tri sa­cer­doti di que­sta città, la quale avendo già in pronta un con­si­mile In­di­rizzo a S. M. co­perto da 600 firme, si uni­rono ai pre­vo­sti pa­ro­chi, e si re­ca­rono con essi ad os­se­quiare S. E. il Go­ver­na­tore. Que­ste con­giunte De­pu­ta­zioni fu­rono ac­colte con molta be­ne­vo­lenza dal si­gnor Go­ver­na­tore, il quale en­co­miò gran­de­mente que­sta mi­ra­bile unione di tutto il Clero mi­la­nese nei sen­ti­menti di piena e leale ade­sione al Go­verno del Re ed alle li­bere na­zio­nali isti­tu­zioni.
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Oggi [24/2] le De­pu­ta­zioni si pre­sen­ta­rono a S.M. al quale dis­sero que­ste pa­role:
«A Sua mae­stà il Re Vit­to­rio Ema­nuele II.
Sire! Alle ac­cla­ma­zioni ed ai voti del po­polo lom­bardo che dap­per­tutto vi ac­com­pa­gnano in que­sta città, per­met­tete, o Sire, che si uni­scano an­che le voci del clero, che, rap­pre­sen­tato dai pre­vo­sti par­ro­chi, dai coa­diu­tori e dai sa­cer­doti ad­detti alla pub­blica istru­zione, da­tane no­ti­zia a mon­si­gnor ve­scovo vi­ca­rio ge­ne­rale-ca­pi­to­lare, sente il bi­so­gno di ri­pe­tervi con vive pa­role i pro­pri sen­ti­menti.

La no­stra fe­deltà al Re posa sulla co­scienza, e il no­stro at­tac­ca­mento alle li­bere isti­tu­zioni ha le sue ra­dici nell’amore di Cri­sto e della Sua Chiesa, Que­gli af­fran­ca­tore di­vino dell’uman ge­nere, que­sta mae­stra di per­fetta ci­viltà. — Re­li­gione e Pa­tria, ecco la no­stra di­visa: santi e cari nomi che non in­di­cano un par­tito, ma rac­chiu­dono in sé tutti i no­stri do­veri, e come sa­cer­doti della Chiesa cat­to­lica, e come cit­ta­dini di li­bero Stato. Esul­tanti dalla for­tu­nata an­nes­sione della Lom­bar­dia alla glo­riosa vo­stra co­rona siamo lieti di or­di­narci sotto il ves­sillo dello Sta­tuto, con­fi­dando che colla tu­tela delle nuove po­li­ti­che isti­tu­zio­nali la re­li­gione cat­to­lica, per­pe­tua glo­ria d’Italia, sarà all’ingrandito re­gno il più saldo ap­pog­gio.
A que­sto in­tento, noi siamo stretti in­sieme per as­so­ciare in leale e sta­bile ac­cordo per la causa della Re­li­gione colla causa Na­zio­nale per pro­muo­vere colla no­stra mis­sione aliena da ogni tem­po­rale in­te­resse la mo­rale di­gnità di un gran po­polo ri­co­sti­tui­tosi in na­zione, per con­ser­vare im­ma­co­late e forti a que­sta Chiesa di Am­bro­gio le glo­riose sue tra­di­zioni.
Le vo­stre virtù, o Sire, il vo­stro amore per l’Italia, la sa­viezza del vo­stro Go­verno, il retto uso delle ci­vili li­bertà ci con­dur­ranno a rag­giun­gere que­sto grande scopo che noi rias­su­miamo in que­sti voti. Viva la Re­li­gione Cat­to­lica! Viva lo Sta­tuto! Viva il Re Vit­to­rio Ema­nuele!
Os­se­quio­sis­simi Sud­diti I de­pu­tati dai Pre­vo­sti Pa­ro­chi, dai Coa­diu­tori, dai Sa­cer­doti ad­detti alla pub­blica istru­zione a nome di tutto il Clero. Mi­lano, il giorno 24 feb­braio 1860.»
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S.M. il Re ac­colse con molta af­fa­bi­lità la De­pu­ta­zione del Clero, e ma­ni­fe­stò la sua viva com­pia­cenza pei sen­ti­menti espressi nell’Indirizzo. «In un mo­mento» disse il Re «nel quale i par­titi po­li­tici cer­cano di tur­bare le co­scienze, traendo pre­te­sto dalle que­stioni pre­senti sul po­tere tem­po­rale e spi­ri­tuale, mi è molto caro l’accogliere i sen­ti­menti del clero mi­la­nese così giu­sti, così pru­denti, così mo­de­rati, e de­gni dell’antica fama del clero lom­bardo.»
E sog­giunse in ul­timo: «Vedo con sod­di­sfa­zione ch’esso con­corda con me nel ri­co­no­scere quanto im­porti all’Autorità spi­ri­tuale il non di­scen­dere dall’alta sua sfera me­sco­lan­dosi in que­stioni di po­li­tica ter­rena.»

Co­no­sciuto que­sto qua­dro di ri­fe­ri­mento, ri­te­niamo che il let­tore sa­prà darsi da sé la ri­spo­sta alla do­manda: di che avranno par­lato i no­stri per­so­naggi in Mi­lano, tra il 15 e il 16 feb­braio 1860?
Si sa­ranno af­fan­nati a fare “ac­cet­tare con un sor­riso” la no­mina a Se­na­tore a un Man­zoni re­cal­ci­trante, come so­ste­nuto nel docu-film del CNSM, op­pure avranno di­scusso da esperti po­li­tici, abili co­mu­ni­ca­tori e re­spon­sa­bili pa­trioti sul come ren­dere pub­blica e con la mas­sima ef­fi­ca­cia pro­pa­gan­di­stica l’adesione di una parte im­por­tante del clero mi­la­nese alla po­li­tica del Re­gno sa­baudo?

Il let­tore non in­ge­nuo avrà già pen­sato che, an­che se i gior­nali non ne fe­cero cenno, è al­ta­mente pro­ba­bile che alla riu­nione in casa Man­zoni, con Ca­vour e d’Azeglio, par­te­ci­passe an­che don Ratti, il buon vi­cino di casa di Ales­san­dro, a breve Pre­si­dente della So­cietà Ec­cle­sia­stica dei preti con­ci­lia­to­ri­sti di Mi­lano, di cui ab­biamo già par­lato.

A pro­po­sito dell’ “In­di­rizzo” dei preti ro­smi­niano-con­ci­lia­to­ri­sti mi­la­nesi, al­cuni vol­lero in­si­nuare che fosse stato con­cor­dato in an­ti­cipo tra il clero “pa­triot­tico” e la Corte. Na­tu­ral­mente gli in­te­res­sati smen­ti­rono con forza.
Ma a di­stanza di tanti anni pos­siamo tran­quil­la­mente dire che fu pro­prio così. La “com­bine” tra Corte, Man­zoni e clero li­be­rale ci fu. Ma fu a fin di bene.

Nell’illustrazione: 24 feb­braio 1860 – Le De­pu­ta­zioni del clero pro­gres­si­sta mi­la­nese pre­sen­tano a Vit­to­rio Ema­nuele II un “In­di­rizzo” di ade­sione alla po­li­tica del Re­gno di Sar­de­gna, in vi­sta della sua ce­lere evo­lu­zione in Re­gno d’Italia.

PDF dell’Analisi cri­tica
in­dice dei venti epi­sodi

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