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Lettera aperta alla Ministra dell’Istruzione Senatrice Valeria Fedeli sulla adeguatezza didattica del docu-film «Alessandro Manzoni, milanese d’Europa» • 21 settembre 2017

Os­ser­va­zioni cri­ti­che sulla ade­gua­tezza di­dat­tica del docu-film «Ales­san­dro Man­zoni, mi­la­nese d’Europa – L’immagine della pa­rola». Un film di Pino Fa­ri­notti. Re­gia di An­drea Bel­lati. Scritto da An­gelo Stella e Pino Fa­ri­notti. Pro­dotto dal Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani, con il con­tri­buto di Fon­da­zione Ca­ri­plo.

1 Conversione a Saint-Roch
Viene presentato come facente parte della Chiesa di Saint-Roch a Parigi un ambiente che a detta dei suoi amministratori NON è di quella chiesa. Un racconto lontano dai dati storici.

Par­lato docu-film – I nu­meri tra [pa­ren­tesi] si ri­fe­ri­scono ai fo­to­grammi so­pra ri­por­tati.

Fa­ri­notti: [1] e [2] «Que­sta è la Senna, rive gau­che. [3] Molto im­por­tante e de­ci­siva è la con­ver­sione di Ales­san­dro Man­zoni. Ci sono dei rac­conti. [4] Uno è que­sto. Ales­san­dro e sua mo­glie En­ri­chetta si tro­va­vano il 2 aprile del 1810 a Pa­rigi in oc­ca­sione delle nozze di Na­po­leone Bo­na­parte con Ma­ria Luisa d’Austria. Ci fu­rono dei di­sor­dini do­vuti sem­pli­ce­mente a dei mor­ta­retti. Ma la folla si spa­ventò e nel fuggi fuggi ge­ne­rale i due sposi, erano ra­gazzi, lui aveva 25 anni, lei 19, si se­pa­ra­rono. Il Man­zoni si trovò di fronte a una chiesa, que­sta, San Roccò [sic!]. En­trò, spa­ven­tato e pregò: se fosse riu­scito a ri­tro­vare la sua En­ri­chetta si sa­rebbe con­ver­tito. [5] Su­bito dopo, En­ri­chetta en­trò in chiesa, e lui si con­vertì. La se­conda op­zione è que­sta: è pos­si­bile che la con­ver­sione ar­ri­vasse da più lon­tano. Con una ri­cerca sul sen­ti­mento, sulla mi­stica. Ra­gio­nata e ma­tu­rata nel tempo. Co­mun­que sia, la con­ver­sione ci fu.»

No­stre os­ser­va­zioniIn un ar­ti­colo del 20 ot­to­bre 2016 (ri­vi­sta on-line «Filmaker’s»), a pro­po­sito del docu-film del Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani (d’ora in poi CNSM), Fa­ri­notti scrive: «La pro­du­zione è stata an­che a Pa­rigi a do­cu­men­tare la lunga per­ma­nenza di Man­zoni in quella città». Quindi, le cin­que scene so­pra ri­por­tate do­vreb­bero es­sere il ri­sul­tato della “tra­sferta” a Pa­rigi. Ve­dia­mole.

[1] Fa­ri­notti è sul Quai Ma­la­quais, a lato del Port des Saints-Pè­res, sulla riva si­ni­stra della Senna. Non si com­prende l’enfasi an­che ge­stuale con cui il pre­sen­ta­tore se­gnala es­sere sulla “rive gau­che”. Mai nes­suno ha col­le­gato tale luogo a Man­zoni, né Fa­ri­notti ne dice al­cun­ché. La Chiesa, dove il “rac­conto” dice sia av­ve­nuta la con­ver­sione di Man­zoni, è sulla “rive droite” della Senna, in Rue Saint-Ho­noré, a circa un chi­lo­me­tro e mezzo da que­sta prima tappa della “tra­sferta”.

[2] Fa­ri­notti si trova sul Pont des Art (a 100 me­tri da [1]) ed è ap­pa­ren­te­mente di­retto verso la riva de­stra. Lo spet­ta­tore si aspetta di es­sere con­dotto verso la Chiesa. Ma viene de­luso.

[3] Fa­ri­notti si trova in­fatti in Place de Saint-Ger­main-des-Prés (sulla Rive Gau­che), pro­prio dalla parte op­po­sta. Per ra­gioni non di­chia­rate, il no­stro nar­ra­tore, an­zi­ché av­vi­ci­nar­visi, si è al­lon­ta­nato da Saint-Roch.

[4] Fa­ri­notti com­pare in un am­biente molto scuro, con in primo piano pan­che da chiesa, che lo spet­ta­tore è au­to­riz­zato a ri­te­nere es­sere la Chiesa di Saint-Roch. E Fa­ri­notti lo con­ferma: «Il Man­zoni si trovò di fronte a una chiesa, que­sta, San Roccò [sic!].»

[5] Viene mo­strata la la­pide in marmo della Chiesa di Saint-Roch, che ri­corda la “con­ver­sione”.

Tutto bene quindi? Pur­troppo no! In­fatti l’affermazione di Fa­ri­notti: «una chiesa, que­sta, San Roccò», ri­porta cosa non vera. L’ambiente che Fa­ri­notti dice es­sere di Saint-Roch non è di quella chiesa, come ab­biamo ve­ri­fi­cato.

L’immagine [5] della la­pide, ci aveva in­cu­rio­sito: si tratta di una fo­to­gra­fia da anni su In­ter­net [vedi QUI] che chiun­que può sca­ri­care con un click, senza im­pe­gna­tive tra­sferte a Pa­rigi.
Ab­biamo quindi guar­dato con mag­giore at­ten­zione l’immagine che Fa­ri­notti af­ferma ri­pren­dere l’interno di Saint-Roch [4] e l’abbiamo schia­rita per com­pren­dere cosa ci fosse nell’oscurità del fil­mato (vedi qui a lato).

Ci è parso im­me­dia­ta­mente che la pa­rete a mat­toni pieni non avesse nulla a che fare con l’ambiente ba­rocco di Saint-Roch dove, da molti anni, non vi sono pan­che ma se­die. Ab­biamo quindi in­viato il fo­to­gramma a Pa­rigi (oscu­rando la fi­gura di Fa­ri­notti) e la re­spon­sa­bile della Se­gre­te­ria di Saint-Roch ci ha se­gna­lato – per iscritto – che «Il ne s’agit pas du tout de l’église Saint-Roch à Pa­ris …».

Il docu-film del CNSM pro­pone quindi la sua let­tura della con­ver­sione di Man­zoni in modo de­pri­mente.

Il mo­strare il reale aspetto di Saint-Roch (vedi a lato le im­ma­gini) ri­te­niamo sia non sol­tanto ne­ces­sa­rio per una cor­retta in­for­ma­zione ma an­che un do­vere per chi vi col­lega un evento cui at­tri­bui­sce grande ri­lievo.

Ma il rac­conto del CNSM sulla “con­ver­sione” di Man­zoni trova scarsi ri­scon­tri an­che sotto il pro­filo sto­rico.

La “con­ver­sione” che sa­rebbe av­ve­nuta a Saint-Roch.
Fa­ri­notti è ca­te­go­rico: «a San Roccò [sic!] la con­ver­sione ci fu». Il CNSM ha quindi fatto pro­prio quel rac­conto che tutti ri­pe­tono da quasi 150 anni ma che si basa esclu­si­va­mente su un as­sem­blag­gio di fram­menti di realtà, ce­men­tato da fan­ta­sie let­te­ra­rie.

È cu­riosa que­sta scelta di campo del CNSM per­ché già nel 1975 il suo Di­ret­tore e Pre­si­dente di al­lora (Clau­dio Ce­sare Sec­chi) ne aveva evi­den­ziato l’infondatezza, pur er­ro­nea­mente da­tando al 1927 l’apposizione della targa, che è in­vece del 1937.

Il rac­conto della “con­ver­sione” di Man­zoni, che si sa­rebbe ve­ri­fi­cata il 2 aprile 1810 nella Chiesa di Saint-Roch è stato co­struito ne­gli anni suc­ces­sivi alla morte di Man­zoni da “cri­tici”, “sto­rici”, “stu­diosi della re­li­gione”, “nar­ra­tori”, che però non hanno con­si­de­rato il ca­len­da­rio, che pure è molto istrut­tivo.

A pro­po­sito della “con­ver­sione” di Man­zoni o, come dice la targa della Chiesa di Saint-Roch, il “ri­torno alla fede del suo bat­te­simo”, esi­stono due te­sti­mo­nianze di in­timi a Man­zoni, che pos­siamo con­si­de­rare come de­gne di at­ten­zione.

La prima è di Gior­gini (il ge­nero di Man­zoni) che, in una let­tera del 1876 a Carlo Ma­genta, scrive che la mo­glie Vit­to­ria, già adulta, chiese al pa­dre in che modo egli “di­venne cre­dente”. Man­zoni ri­spose solo: «Fi­gliuola mia, rin­gra­zia Id­dio ch’ebbe pietà di me… quel Dio che si ri­velò a san Paolo sulla via di Da­ma­sco» (V. Gior­gini-Man­zoni «Man­zoni in­timo», II, p. 257).
In­ter­ro­gato sullo stesso tema dal fi­glia­stro Ste­fano Stampa, Man­zoni ri­spose più strin­gato: «è stata la gra­zia di Dio».

A en­trambi mai Man­zoni parlò di un le­game tra Saint-Roch e il 2 aprile 1810. Man­zoni avrebbe par­lato a Giu­lio Car­cano di una forte espe­rienza emo­tivo-re­li­giosa oc­cor­sa­gli nella Chiesa di Saint-Roch («Vita di A. Man­zoni», 1873, p. 11): «Fin da quando egli stava a Pa­rigi (se non è in­di­screto con­fi­dare le più in­time con­fi­denze) era un giorno en­trato nella chiesa di San Rocco, pieno l’animo de’ gravi pen­sieri che da lungo tempo lo tor­men­ta­vano. “O Dio!” aveva detto “se tu esi­sti, ri­ve­lati a me!”. E da quella chiesa era uscito cre­dente.» Il let­tore noti le pa­role di Car­cano che non ri­fe­ri­scono af­fatto di “crisi ner­vosa”, ”folle spa­ven­tate” o al­tro.

A Vi­sconti Ve­no­sta Man­zoni aveva in­vece rac­con­tato di un epi­so­dio di an­go­sciosa con­fu­sione oc­cor­so­gli a Pa­rigi il 2 aprile 1810, pres­sato da un folla spa­ven­tata. Ma mai Man­zoni legò tra loro le due espe­rienze (e mai lo fe­cero le per­sone a lui vi­cine, lui in vita e an­che dopo).

Il Bar­biera è forse il primo pub­bli­ci­sta con largo pub­blico che rein­venta il rac­conto met­tendo in­sieme le due cose («Il sa­lotto della Con­tessa Maf­fei», 1895, p. 270): «La con­tessa Clara nar­rava che, un giorno, a Pa­rigi, il poeta, sposo della soave En­ri­chetta Blon­del, la smarrì in una grande folla, e a lungo e in­vano la cercò. An­go­sciato, smar­rito, en­trò nella prima chiesa che vide, (in quella di San Rocco), e sup­plicò Id­dio di far­gliela ri­tro­vare, escla­mando: “Dio, se tu esi­sti, fam­mela tro­vare, e ri­ve­lati e me!”»
Ma il bril­lante gior­na­li­sta Bar­biera (che nel suo li­bro usa spesso il vir­go­let­tato, fa­cendo in­ten­dere di tra­scri­vere da quello che è noto come “Al­bum” della con­tessa Maf­fei) per que­sto par­ti­co­lare “ri­cordo” evitò di esporsi e si li­mitò a un “la con­tessa nar­rava”. Bar­biera scri­veva que­ste cose 9 anni dopo la morte della Maf­fei, che su molte cose at­tri­bui­tele avrebbe po­tuto sol­le­vare qual­che obie­zione.
Bar­biera aveva sdo­ga­nato la cu­ci­tura tra i due epi­sodi, e dopo di lui il ri­camo poté ar­ric­chirsi per penna dei vari com­men­ta­tori, a forza di re­ci­pro­che ci­ta­zioni e in­ven­zioni (ci sa­rebbe da scri­verne un opu­sco­letto con aspetti umo­ri­stici).

Ma tor­niamo ai fatti, pren­dendo le cose da un al­tro lato. Porre il 2 aprile 1810 come mo­mento della “con­ver­sione” di Man­zoni po­stula che prima di quella data egli fosse lon­tano dalla pra­tica del cat­to­li­ce­simo. Ma non è così.

Fan­ta­sia e realtà.
Il ri­torno alla fede di Man­zoni è pas­sato at­tra­verso mo­menti ben do­cu­men­tati della vita dello scrit­tore, tutti svol­tesi pro­prio a Pa­rigi, e tutti prima del 2 aprile 1810.
Come noto, Ales­san­dro ed En­ri­chetta Blon­del si spo­sa­rono ci­vil­mente il 6 feb­braio 1808 al Co­mune di Mi­lano e, tre quarti d’ora dopo e con rito cal­vi­ni­sta, nel vi­cino Pa­lazzo Blon­del.

Ma nel giu­gno 1808 la fa­mi­glia Man­zoni si tra­sfe­ri­sce a Pa­rigi, pro­ba­bil­mente con l’intenzione di farne la pro­pria sta­bile di­mora. E in quel torno di tempo av­ven­gono mu­ta­menti pro­fondi nell’orientamento di Ales­san­dro. In­fatti, die­tro sua espli­cita pres­sione sulla mo­glie En­ri­chetta:

Pa­rigi, 23 ago­sto 1809 – I co­niugi Man­zoni bat­tez­zano se­condo il rito cat­to­lico la loro prima fi­glia Giu­lia Clau­dia, nata il 23 di­cem­bre 1808.
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Pa­rigi, set­tem­bre 1809 – I co­niugi Man­zoni chie­dono a Papa Pio VII la di­spensa per la ce­le­bra­zione del pro­prio ma­tri­mo­nio con il rito cat­to­lico: «A S.S. Pio VII B.mo Pa­dre, [Ales­san­dro Man­zoni] cat­to­lico del Re­gno Ita­lico, ed [En­ri­chetta Blon­del] di Re­li­gione detta ri­for­mata della Co­mu­nione di Gi­ne­vra, riem­pite le for­ma­lità ci­vili, so­nosi con­giunti in ma­tri­mo­nio in­nanzi a un mi­ni­stro della sud.a Re­li­gione ri­for­mata. L’Oratore cat­to­lico […] mal vo­len­tieri sì ma pure s’adattò all’esposta ce­le­bra­zione; ed ora è di­spo­sto a ri­pa­rare il suo fallo se­condo i prin­cipi della S. Re­li­gione Cat­to­lica. Quindi è, che go­dendo Egli piena li­bertà dell’esercizio di Sua Cat­to­lica Re­li­gione, e dell’educazione della prole dell’uno, e dell’altro sesso, se­condo la stessa Cat­to­lica Re­li­gione, ed es­sendo ri­mosso ogni pe­ri­colo di sua sov­ver­sione, col con­senso della sud­detta sua com­pa­gna, pen­tito del fallo com­messo, im­plora dall’Autorità Apo­sto­lica un op­por­tuno ri­paro, ca­pace di ren­dere tran­quilla la di lui Co­scienza, e di can­cel­lare ogni si­ni­stra idea ne’ Cat­to­lici, fra’ quali deb­bono am­be­due abi­tare, ben­ché ven­gano re­pu­tati le­git­ti­ma­mente con­giunti.».

A pro­po­sito di que­sta ri­chie­sta è op­por­tuno ri­cor­dare che Pio VII po­chi mesi prima (lu­glio 1809) era stato “se­que­strato” in Roma dall’esercito d’occupazione fran­cese, e si tro­vava “re­cluso” in Fran­cia, per il suo ri­fiuto sia di ade­rire al na­po­leo­nico “blocco eu­ro­peo” sia di con­sen­tire una più larga au­to­no­mia alla Chiesa fran­cese (a lato, l’illustrazione del “se­que­stro”).

La vo­lontà da parte dei Man­zoni di con­fer­mare le pro­prie nozze con il rito cat­to­lico (con un espli­cito ri­co­no­sci­mento del “po­tere” di un Pon­te­fice, in realtà pri­vato della li­bertà an­che per­so­nale) po­trebbe es­sere og­getto di uno stu­dio par­ti­co­lare (per esem­pio su come il clero co­sti­tu­zio­nale fran­cese si pose di fronte allo scon­tro Na­po­leone-Pio VII).

Pa­rigi, 15 feb­braio 1810 – Avuta la li­cenza pa­pale, i Man­zoni ce­le­brano il ma­tri­mo­nio cat­to­lico presso la Re­si­denza del Mi­ni­stro de­gli Esteri del Re­gno Ita­lico a Pa­rigi, Fer­di­nando Ma­re­scal­chi, che fa da te­sti­mone ad Ales­san­dro, dando così all’evento un evi­dente co­lore di “uf­fi­cia­lità”. Ab­biamo ap­pena vi­sto che il ri­torno di Man­zoni alla fede av­venne a ra­pidi passi. E tali fu­rono an­che i suc­ces­sivi di con­so­li­da­mento nel nuovo orien­ta­mento.
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Pa­rigi, 9 aprile 1810 – L’abate Eu­sta­chio De­gola, co­no­sciuto dai Man­zoni nell’autunno pre­ce­dente, av­via con En­ri­chetta (pre­sente an­che Ales­san­dro) una se­rie di in­con­tri nei quali le il­lu­stra i fon­da­men­tali della fede cat­to­lica, evi­den­te­mente con grande ef­fi­ca­cia.
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Pa­rigi, 3 mag­gio 1810 – In­fatti, dopo sole tre set­ti­mane, De­gola ac­co­glie l’atto di abiura di En­ri­chetta.
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Pa­rigi, 22 mag­gio 1810 – Pas­sate al­tre tre set­ti­mane, dopo aver pro­nun­ciato for­male e pub­blica abiura del cal­vi­ni­smo nella Chiesa di Saint-Sé­ve­rin, En­ri­chetta en­tra uf­fi­cial­mente a fare parte della co­mu­nità cat­to­lica.
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Pa­rigi, 8 giu­gno 1810 – Dopo di­ciotto giorni da que­sta ce­ri­mo­nia la fa­mi­glia Man­zoni al com­pleto la­scia Pa­rigi e rien­tra in Ita­lia. Nes­suno di loro ri­ve­drà più la ca­pi­tale fran­cese fino al 1819.

E quindi, che ne è del 2 aprile 1810, come giorno della “con­ver­sione”? Ben poco, se non nulla.

Quando il 23 ago­sto 1809 fa­ceva bat­tez­zare la fi­glia e quando nell’ottobre se­guente im­plo­rava il Papa di con­sen­tir­gli di ri­me­diare ai pro­pri er­rori, Man­zoni era già un cat­to­lico rien­trato pie­na­mente nello spi­rito della Chiesa. E an­sioso di en­trare a pieno ti­tolo an­che nella co­mu­nità dei cat­to­lici, per con­di­vi­derne la vita quo­ti­diana.

Per gli orien­ta­menti re­li­giosi della fa­mi­glia Man­zoni ri­te­niamo sia quindi più utile ri­cor­dare il 2 aprile 1810 come il giorno del ma­tri­mo­nio di Na­po­leone I con Ma­ria Luisa d’Austria.
Con quella ce­ri­mo­nia Na­po­leone can­cel­lava ogni le­game con il grande mo­vi­mento dell’89 e si pre­sen­tava a li­vello eu­ro­peo come il ga­rante del ri­torno all’assolutismo anti de­mo­cra­tico. Ma nella stessa oc­ca­sione mo­strava l’incapacità di com­pren­dere il ruolo della re­li­gione e della Chiesa cat­to­lica nella so­cietà che pen­sava di po­tere con­trol­lare con la forza mi­li­tare.

Il 2 aprile 1810, nel giorno del suo ma­tri­mo­nio, ben 13 Car­di­nali (tutti ita­liani) sui 26 del Sa­cro Col­le­gio re­si­denti a Pa­rigi, in aperto dis­senso dalla sua azione vio­lenta con­tro il Va­ti­cano e il Papa, si asten­nero dal par­te­ci­pare alla ce­ri­mo­nia e la­scia­rono vuote le 13 pol­trone loro ri­ser­vate, sotto gli oc­chi dei 6.000 in­vi­tati da tutta Eu­ropa.

In­fu­riato, at­tra­verso il Car­di­nale Fesh (fra­tello di sua ma­dre e nel 1796 già ai suoi or­dini nella cam­pa­gna d’Italia – avendo tem­po­ra­nea­mente la­sciata la to­naca), Na­po­leone nel giro di due giorni li fece de­sti­tuire dalla ca­rica, ne se­que­strò i beni, li privò di ogni re­mu­ne­ra­zione, proibì loro di por­tare gli abiti car­di­na­lizi e li mise agli ar­re­sti do­mi­ci­liari.

No­no­stante la se­gre­tezza con cui l’azione venne con­dotta, ne­gli am­bienti ita­liani di Pa­rigi se ne sparse ben pre­sto la no­ti­zia. Ciò gra­zie an­che a Pio Bruno Lan­teri di To­rino, a capo di un gruppo se­greto at­tivo a fa­vore di Pio VII.

Ri­te­niamo che fos­sero que­sti gli av­ve­ni­menti, col­le­gati al 2 aprile 1810, da cui i cat­to­lici Man­zoni nel giu­gno si sen­ti­rono spinti a “fug­gire” – è il caso di dirlo – dalla Fran­cia per ri­tor­narvi solo nove anni dopo, es­sendo Na­po­leone de­fi­ni­ti­va­mente fuori giuoco.

Per quanto ri­guarda Saint-Roch e sulla com­mo­zione ivi vis­suta da Man­zoni, ol­tre ai po­chi do­cu­menti già ci­tati, pos­siamo ri­cor­dare al­cuni ele­menti di fatto.

I Man­zoni abi­ta­vano a Pa­rigi dal giu­gno del 1808, in Boul­vard des Ita­liens, a po­che cen­ti­naia di me­tri da Saint-Roch. È da pre­su­mere che Ales­san­dro vi sia en­trato – e più volte – per ri­flet­tere sul suo riav­vi­ci­na­mento alla re­li­gione.
Tanto più che a Pa­rigi e tra i suoi amici quella Chiesa era ben nota. Sulle sue gra­di­nate il 5 ot­to­bre 1795 le truppe della Re­pub­blica (gui­date an­che dal gio­vane Bo­na­parte, che vi si era di­stinto per la bru­ta­lità), ave­vano stron­cato, con 300 morti, un ten­ta­tivo in­sur­re­zio­nale le­git­ti­mi­sta. Tre anni dopo e nel qua­dro della cam­pa­gna di scri­stia­niz­za­zione, Saint-Roch era stata di­chia­rata «Tem­pio del Ge­nio» e tale era ri­ma­sta fino al 1804.

Nel 1805, quando Man­zoni andò a Pa­rigi, e nel 1808-1809, quando vi ma­turò il ri­torno al cat­to­li­ce­simo, tutto ciò era an­cora molto pre­sente tra gli “ideo­logi” (che egli fre­quentò as­si­dua­mente) al­cuni dei quali erano stati in prima li­nea nel mo­vi­mento di scri­stia­niz­za­zione, al quale i sa­cer­doti “pro­gres­si­sti” ave­vano cer­cato di frap­porre la co­sti­tu­zio­na­liz­za­zione del clero. In que­sto ten­ta­tivo fu in prima li­nea l’Abate Gré­goire (at­ti­vis­simo an­che con­tro la tratta dei neri, as­sieme a Ni­co­las Con­dor­cet, già ma­rito di So­phie, più tardi molto le­gata ai Man­zoni) il quale fu vi­ci­nis­simo a Eu­sta­chio De­gola, il sa­cer­dote che – lo ab­biamo vi­sto – guidò En­ri­chetta nella sua ra­pida abiura dal cal­vi­ni­smo nel mag­gio 1810.

Nulla di strano che in quella chiesa, ri­colma di me­mo­rie, in un mo­mento non noto (ma ve­ro­si­mil­mente tra il giu­gno 1808 e l’ottobre 1809) Man­zoni ab­bia po­tuto vi­vere un’esperienza emo­tiva di tipo re­li­gioso, cosa niente af­fatto “so­pran­na­tu­rale” né ec­ce­zio­nale, ma frutto di una in­tensa ri­fles­sione (la sto­ria ci dà in­nu­me­re­voli de­scri­zioni di que­sti epi­sodi che la psi­coa­na­lisi de­scrive in ter­mini di­versi).

E la la­pide che ri­corda la “con­ver­sione”?
Per con­clu­dere que­sto ca­pi­tolo sulla con­ver­sione di Saint-Roch se­condo il CNSM, può es­sere utile dire qual­che cosa sulla la­pide, il cui te­sto così re­cita: «In que­sta Chiesa / il ce­le­bre scrit­tore ita­liano / Ales­san­dro Man­zoni / ri­trovò la fede del suo bat­te­simo / il 2 aprile 1810». Qual­cuno po­trebbe er­ro­nea­mente pen­sare sia stata po­sta at­torno a que­gli anni o forse per la morte di Man­zoni. Dal mo­mento che il docu-film del CNSM ne tace del tutto, ri­te­niamo possa es­sere di in­te­resse dirne qual­che cosa.

La la­pide fu po­sta il 21 di­cem­bre 1937, per ini­zia­tiva di un Co­mi­tato italo-fran­cese pre­sie­duto dal Car­di­nale Ver­dier (Ar­ci­ve­scovo di Pa­rigi) e da Dalla Torre, di­ret­tore de l’Osservatore Ro­mano. E com­pren­dente Pa­dre Ge­melli, il se­na­tore Cri­spolti, l’accademico Pa­pini, non­ché per­so­na­lità ci­vili e re­li­giose fran­cesi.

La data pre­scelta non coin­ci­deva né con l’anno né con il giorno di una ri­cor­renza man­zo­niana ma venne presa sulla base di ele­menti emi­nen­te­mente po­li­tici. Nel 1937 la Fran­cia era retta dal Fronte Po­po­lare. Di fronte alla cre­scente af­fer­ma­zione della Ger­ma­nia na­zi­sta non­ché alla po­li­tica ag­gres­siva dei fa­sci­sti (nel giu­gno ver­ranno uc­cisi i fra­telli Ros­selli), il Par­tito Co­mu­ni­sta Fran­cese aveva lan­ciato la po­li­tica “delle mani tese” ri­volta a tutte le forze an­ti­fa­sci­ste e al pro­le­ta­riato di ispi­ra­zione cat­to­lica.

Dal canto suo Pio XI (il Papa del Con­cor­dato del 1929, da tempo pre­oc­cu­pato per l’azione ag­gres­siva del na­zi­smo con­tro la Chiesa di Roma) non esclu­deva una qual­che forma di col­la­bo­ra­zione con le forze anti-au­to­ri­ta­rie. Alla po­li­tica delle “mani tese” ri­spose con una mezza aper­tura: con la si­ni­stra mi­scre­dente non ab­biamo nulla in co­mune ma siamo aperti a chiun­que vo­glia av­vi­ci­narsi alla vi­sione cri­stiana.

Pio XI (in gio­ventù, con Fo­gaz­zaro e Con­tar­dini, vi­cino alle po­si­zioni con­ci­lia­to­ri­ste, di cui era stato ri­co­no­sciuto al­fiere l’Abate Stop­pani) era grande esti­ma­tore di Man­zoni (lo citò nella «Di­vini il­lius ma­gi­stri» del 1929).

Per dare un se­gnale forte in ter­mini di co­mu­ni­ca­zione, in Va­ti­cano si pensò quindi al poeta, fi­gura esem­plare di laico (che ve­deva nella re­li­gione il mezzo per l’emancipazione so­ciale) e di ita­liano, am­mi­ra­tore della Fran­cia.

La ce­ri­mo­nia del 21 di­cem­bre 1937, con il suo espli­cito ri­fe­ri­mento alla “con­ver­sione”, vo­leva es­sere a li­vello cul­tu­rale una an­ti­ci­pa­zione del tra­di­zio­nale di­scorso che il 23 di­cem­bre l’Arcivescovo Ver­dier avrebbe fatto ai pa­ri­gini per le fe­ste na­ta­li­zie, ri­pren­dendo i temi della po­si­zione pon­ti­fi­cia, più so­pra sin­te­tiz­zati.

Non a caso le Isti­tu­zioni go­ver­na­tive ita­liane a Pa­rigi cer­ca­rono di mi­ni­miz­zarla (par­te­cipò alla ce­ri­mo­nia solo il rap­pre­sen­tante con­so­lare). Ac­canto a que­sti ele­menti di ca­rat­tere po­li­tico ge­ne­rale, non è dif­fi­cile co­gliere da parte del Va­ti­cano an­che il ten­ta­tivo di pre­sen­tare di Man­zoni so­prat­tutto il lato re­li­gioso. Ciò in chiara con­cor­renza con il Cen­tro Na­zio­nale di Studi Man­zo­niani, isti­tuito pro­prio nel giu­gno 1937 dal Mi­ni­stro Gen­tile, nel qua­dro dell’adeguamento ai piani cul­tu­rali mus­so­li­niani del pa­tri­mo­nio let­te­ra­rio na­zio­nale (nella stessa oc­ca­sione ven­nero isti­tuiti ana­lo­ghi Cen­tri Na­zio­nali di Stu­dio, de­di­cati a Dante e a Leo­pardi).

La posa della la­pide in Saint-Roch re­gi­strò una no­te­vole par­te­ci­pa­zione e venne ri­presa da molti quo­ti­diani fran­cesi. Da noi il go­ver­na­tivo “Po­polo d’Italia” non ne fece cenno, men­tre il “Cor­riere della Sera” volle evi­den­ziare il pas­sato di “scri­stia­niz­za­tore” del gio­vane Man­zoni e il suo nuovo orien­ta­mento re­li­gioso, sot­ta­cendo i ri­flessi dell’evento nell’attualità po­li­tica.
L’ “Os­ser­va­tore Ro­mano” vi de­dicò in­vece (il 22 e il 23 di­cem­bre) due lun­ghi e bene evi­den­ziati in­ter­venti nei quali ri­pren­deva la vul­gata della ”con­ver­sione mi­ra­co­losa” (per la ve­rità con qual­che sen­sato di­stin­guo da parte dei re­li­giosi fran­cesi), con buona pace della realtà dei fatti, come ab­biamo già ac­cen­nato so­pra.

Ma forse a Man­zoni, no­no­stante l’evidente for­za­tura sul piano sto­rico, quel ruolo di me­dia­tore tra di­verse ispi­ra­zioni ideali tese a un obiet­tivo di pro­gresso, che l’evento e la targa gli in­tes­se­vano ad­dosso, non sa­rebbe di­spia­ciuto.

 

PDF dell’Analisi cri­tica
in­dice dei venti epi­sodi

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