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Lettera aperta alla Ministra dell’Istruzione Senatrice Valeria Fedeli sulla adeguatezza didattica del docu-film «Alessandro Manzoni, milanese d’Europa» • 21 settembre 2017

Os­ser­va­zioni cri­ti­che sulla ade­gua­tezza di­dat­tica del docu-film «Ales­san­dro Man­zoni, mi­la­nese d’Europa – L’immagine della pa­rola». Un film di Pino Fa­ri­notti. Re­gia di An­drea Bel­lati. Scritto da An­gelo Stella e Pino Fa­ri­notti. Pro­dotto dal Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani, con il con­tri­buto di Fon­da­zione Ca­ri­plo.

5 Addio, monti sorgenti dall’acque
Si recita il brano “Addio, monti” de «I Promessi Sposi» con tre errori di lettura, uno dei quali appare avere effetti goliardici.

Par­lato del docu-film – I nu­meri tra [pa­ren­tesi] si ri­fe­ri­scono ai fo­to­grammi so­pra ri­por­tati.

Voce nar­rante: da [1] a [4] «Ad­dio, monti sor­genti dall’acque, ed ele­vati al cielo. Cime ine­guali, note a chi è cre­sciuto tra voi e im­presse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto dei suoi più fa­mi­gliari […] dei quali di­stin­gue lo scro­scio come il suono delle voci do­me­sti­che; ville sparse e bian­cheg­gianti sul pen­dio, come bran­chi di pe­core pa­scenti. Ad­dio, quanto è tri­ste il passo di chi, cre­sciuto tra voi, se ne al­lon­tana.».

No­stre os­ser­va­zioni – In que­sto epi­so­dio ri­le­viamo al­cuni er­rori in cui in­cappa il docu-film del Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani (d’ora in poi CNSM) nel pro­porci il fa­moso brano “Ad­dio, monti sor­genti dall’acque”.

Più so­pra ab­biamo ri­por­tato esat­ta­mente ciò che la voce re­ci­tante ci pro­pone. Di se­guito, per­ché il let­tore possa con agio se­guirci nelle no­stre os­ser­va­zioni, ri­por­tiamo il te­sto scritto da Man­zoni nella edi­zione “prin­ceps” del ro­manzo (“I Pro­messi Sposi – Sto­ria della Co­lonna In­fame” – Re­daelli 1840), evi­den­ziando i tre punti nei quali la voce re­ci­tante si di­sco­sta dal Man­zoni:

«Ad­dio, monti sor­genti dall’acque, ed ele­vati al cielo. Cime inu­guali, note a chi è cre­sciuto tra voi e im­presse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto dei suoi più fa­mi­gliari; tor­renti dei quali di­stin­gue lo scro­scio come il suono delle voci do­me­sti­che; ville sparse e bian­cheg­gianti sul pen­dio, come bran­chi di pe­core pa­scenti. Ad­dio, quanto è tri­sto il passo di chi, cre­sciuto tra voi, se ne al­lon­tana.»

Ri­te­niamo di non esa­ge­rare nel ri­te­nere que­sto brano tra i più ci­tati in as­so­luto di tutta la let­te­ra­tura ita­liana. È quindi ab­ba­stanza con­tur­bante con­sta­tare come il CNSM, cu­stode in Ita­lia della me­mo­ria di Man­zoni, sia po­tuto in­ciam­pare così ro­vi­no­sa­mente ne­gli er­rori che di se­guito evi­den­ziamo.

Primo – Ascol­tando il brano re­ci­tato o leg­gen­done la no­stra tra­scri­zione fe­dele, il let­tore si sarà ac­corto che la voce nar­rante del docu-film ha sal­tato la pa­rola “tor­renti” e dice “fa­mi­gliari dei quali di­stin­gue lo scro­scio”.

Ma il te­sto di Man­zoni re­cita: «l’aspetto dei suoi più fa­mi­gliari; tor­renti dei quali di­stin­gue lo scro­scio».

Il brano pro­po­stoci dal CNSM, da no­stal­gico, è così di­ve­nuto ine­vi­ta­bil­mente go­liar­dico.

Se­condo – L’attore nar­rante si è preso an­che un paio di li­cenze lin­gui­sti­che.

In­fatti dice: “Cime ineguali” an­zi­ché “Cime inuguali”;
.
così come dice “triste il passo” an­zi­ché “tristo il passo”.

È evi­dente per chiun­que la dif­fe­renza tra “tri­ste” e “tri­sto”.

È bene in­vece dire qual­che cosa sull’altro er­rore di re­ci­ta­zione – “ineguali” al po­sto di “inuguali”. È più di un er­rore: è un vero e pro­prio di­spetto a Man­zoni.
Ve­diamo per­ché, an­ti­ci­pando che le ci­fre che ri­por­te­remo sulle oc­cor­renze po­treb­bero non es­sere esat­tis­sime, non es­sendo l’analisi lin­gui­stica il no­stro me­stiere (a dif­fe­renza del pro­fes­sor Stella, che ha scritto il te­sto del docu-film del CNSM*).

Nella “Ven­ti­set­tana” Man­zoni usa in as­so­luta pre­va­lenza l’etimologico “egual” e de­ri­vati, ri­spetto al la­biale “ugual” (32 oc­cor­renze del primo, con­tro le 4 del se­condo).
Nella lunga rie­la­bo­ra­zione che por­terà alla “Qua­ran­tana”, Man­zoni de­cise in­vece di pas­sare al la­biale “ugual”, e de­ri­vati (41 oc­cor­renze con­tro 1 sola per “egual” – Cap. XVII, quello del pas­sag­gio dell’Adda da parte di Renzo – una evi­dente di­stra­zione re­da­zio­nale).

Il re­ci­ta­tore del brano “Ad­dio, monti” ha quindi ri­cor­retto Man­zoni, ri­con­dotto suo mal­grado all’etimologia.

Ma forse il CNSM ha vo­luto se­guire la le­zione del suo primo Pre­si­dente. In­cre­di­bil­mente, nel pre­sen­tare il primo vo­lume de­gli An­nali Man­zo­niani, 1939, Gio­vanni Gen­tile (non certo sotto que­sti pro­fili uno sprov­ve­duto) in­ce­spicò in­fatti nella me­de­sima di­stra­zione (p. 15).

Qual è il monte ve­ra­mente “sor­gente dall’acque”?
Ri­con­dotto il re­ci­tato del CNSM al te­sto scritto da Man­zoni, vor­remmo pro­porre al let­tore un’altra os­ser­va­zione.

Forse per rin­for­zare il con­cetto di “monti sor­genti dall”acque”, come prima im­ma­gine della scena [1] il docu-film del CNSM* pone al cen­tro ot­tico dello spet­ta­tore il Monte Barro, po­sto sulla sponda de­stra dell’Adda che in quel punto, dopo la stretta di fronte a Pe­sca­re­nico ri­di­venta Lago (di Gar­late). Dob­biamo ri­le­vare che di tutta quell’area il Barro è quello meno ”sor­gente dall’acque” in as­so­luto.

E in  ef­fetti il monte del lec­chese “sor­gente dall’acque” per ec­cel­lenza è il San Mar­tino, la cui pa­rete oc­ci­den­tale forma una squi­li­brante mu­ra­glia quasi a piombo sul lago.

Quella mu­ra­glia, ef­fet­ti­va­mente ele­vata al cielo (e da cui il poeta avrà vi­sto non in­fre­quen­te­mente pre­ci­pi­tare quel masso che «Batte sul fondo e sta»), ogni mat­tina è spec­chio lu­mi­noso di sole na­scente per chi la guarda dalla villa di Ales­san­dro al Ca­leotto, e ogni sera tra­sfi­gura in sfondo pur­pu­reo de­gli spet­ta­co­lari tra­monti la­riani.

Non a caso la rap­pre­sen­ta­zione del San Mar­tino come im­menso ma­ci­gno do­mi­nante com­pare nell’edizione il­lu­strata del ro­manzo, per mano di Go­nin, alla sua terza pa­gina (I Pro­messi Sposi – Sto­ria della co­lonna in­fame – Re­daelli 1840, fron­te­spi­zio cap. 1, pag. 11).

È quello il “monte sor­gente dall’acque” (fisso nell’immaginario di chiun­que sia lec­chese d’origine o d’adozione) che si pre­senta alla mente di Lu­cia nel suo di­scorso in­te­riore men­tre fugge dalle pro­prie ra­dici.

E sono sem­pre monti ve­ra­mente “sor­genti dall’acque” quelli che Man­zoni rap­pre­senta gra­fi­ca­mente nella prima parte dell’edizione il­lu­stata del 1840 (Cap. VI, pag. 108, Cap. VIII, pag. 164).

In quest’ultimo caso, per ra­gioni di coe­renza “car­to­gra­fica” (i pro­messi sposi fug­gono sol­cando il lago da Pe­sca­re­nico), il monte che egli pone a sfondo nell’incisione è il Re­se­gone, che non è pro­prio “sor­gente dall’acque” ma è raf­fi­gu­rato, come nella realtà non è, in­com­bente sul mondo de­gli uo­mini.

Come ve­dremo più avanti – però – da parte dei pro­dut­tori del docu-film il mo­strare il San Mar­tino o il Re­se­gone avrebbe di ne­ces­sità im­po­sto di fare ve­dere Lecco come fuoco di uno sce­na­rio na­tu­rale par­ti­co­la­ris­simo e unico. Cosa che – per ra­gioni che ve­dremo più avanti – il docu-film pre­fe­ri­sce non fare.

PDF dell’Analisi cri­tica
in­dice dei venti epi­sodi

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