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Lettera aperta alla Ministra dell’Istruzione Senatrice Valeria Fedeli sulla adeguatezza didattica del docu-film «Alessandro Manzoni, milanese d’Europa» • 21 settembre 2017

Os­ser­va­zioni cri­ti­che sulla ade­gua­tezza di­dat­tica del docu-film «Ales­san­dro Man­zoni, mi­la­nese d’Europa – L’immagine della pa­rola». Un film di Pino Fa­ri­notti. Re­gia di An­drea Bel­lati. Scritto da An­gelo Stella e Pino Fa­ri­notti. Pro­dotto dal Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani, con il con­tri­buto di Fon­da­zione Ca­ri­plo.

8 Filmografia incompleta
Mancano riferimenti a opere importanti del cinema muto dedicate a “I Promessi Sposi”.

Par­lato del docu-film – I nu­meri tra [pa­ren­tesi] si ri­fe­ri­scono ai fo­to­grammi a lato ri­por­tati.

Fa­ri­notti: «I Pro­messi Sposi ha avuto sullo schermo meno suc­cesso di al­cuni grandi ca­po­la­vori della let­te­ra­tura del mondo. C’è una ver­sione di Ma­rio Bon­nard del 1923, dun­que muta. Renzo era Do­me­nico Serra, Lu­cia, Emi­lia Vi­dali. C’è un’edizione del 1963 di Ma­rio Maf­fei, di­men­ti­ca­bile. Vale quella del 1941 di Ca­me­rini.»

No­stre os­ser­va­zioni – Tra­la­sciando il re­fuso re­da­zio­nale (Fa­ri­notti dice “di Ma­rio Bon­nard del 1923” – la sua di­da­sca­lia ri­porta cor­ret­ta­mente: “di Ma­rio Bon­nard, 1922”) per do­vere di com­ple­tezza do­cu­men­ta­ria se­gna­liamo che il film muto di Bon­nard del 1922, venne una de­cina di anni dopo dallo stesso re­gi­sta ri­pro­po­sto in una ver­sione in parte par­lata, che ebbe larga dif­fu­sione.

Inol­tre non pos­siamo non ri­le­vare un si­len­zio poco com­pren­si­bile in un docu-film edito dal Cen­tro Na­zio­nale di Studi Man­zo­niani (d’ora in poi CNSM).

Il film di Bon­nard del 1922, ci­tato da Fa­ri­notti, è stato in­fatti l’ultimo di una se­rie di film muti de­di­cati in Ita­lia a «I Pro­messi Sposi», due dei quali di ot­timo li­vello.

A par­tire dal 1908, ne erano in­fatti usciti ben sei. Quat­tro di que­sti erano brevi fil­mati di cui si hanno scarne no­ti­zie e quindi ci li­mi­tiamo a ci­tarli (1908, di Ma­rio Mo­rais / 1908, di Giu­seppe de’ Li­guoro / 1911, Pro­du­zione “film d’arte ita­liana” / 1916, di Ugo Fa­lena).

Ma gli al­tri due, en­trambi del 1913 (qua­ran­te­simo della morte di Man­zoni), erano film muti di 60-70 mi­nuti, di buona qua­lità tec­nica e ar­ti­stica, che ven­nero rap­pre­sen­tati in tutta Ita­lia (e an­che in Spa­gna, Stati Uniti e Ame­rica La­tina).

Il «I Pro­messi Sposi» di Ubaldo Ma­ria del Colle (Casa Pa­squali), uscito nel mag­gio 1913, e quello di Eleu­te­rio Ro­dolfi (So­cietà Am­bro­sio), uscito im­me­dia­ta­mente dopo e con lo stesso ti­tolo, si con­te­sero i fa­vori del pub­blico e della cri­tica di tutta Ita­lia.

Si aprì pro­prio in quell’occasione uno dei primi ampi di­bat­titi sul ci­nema, sul suo rap­porto con la let­te­ra­tura e con il pub­blico.

Per ri­cor­darne l’importanza sul co­stume na­zio­nale, può es­sere utile ri­chia­mare due te­sti­mo­nianze.

Renzo Chiosso (dram­ma­turgo e sce­neg­gia­tore) scrive su «Il Se­colo» del 22 set­tem­bre 1913:

«[…] È suo­nata l’ora, in cui in ogni re­da­zione di gior­nale im­por­tante si apra un nuovo po­sto: quello del cri­tico ci­ne­ma­to­gra­fico!»

E su «La Vita Ci­ne­ma­to­gra­fica» (31 ot­to­bre 1913) un re­cen­sore fa il punto nell’articolo “I Pro­messi Sposi delle Case Pa­squali e Am­bro­sio”:

«Sem­pre al Po­li­teama Chia­rella, si è svolto il se­condo in­te­res­san­tis­simo espe­ri­mento della no­bile gara fra le case “Am­bro­sio” e “Pa­squali & C.”. Tanto da parte di “Am­bro­sio” che da parte di “Pa­squali”, il ca­po­la­voro ro­man­tico fu amo­ro­sa­mente stu­diato e sa­pien­te­mente sac­cheg­giato per lo schermo ci­ne­ma­to­gra­fico. […] Tanto il li­bret­ti­sta-ri­dut­tore quanto il met­teur en scène, che l’operatore, delle due Case, hanno fatto mi­ra­bili sforzi per in­fon­dere nel la­voro quanto di me­glio era nella loro anima di ese­cu­tori, riu­scendo così a darci un film che, ol­tre alla virtù edu­ca­tiva, ha quello di di­let­tare e com­muo­verci.»

E su «La Vita Ci­ne­ma­to­gra­fica» (31 ot­to­bre 1913) un re­cen­sore fa il punto nell’articolo “I Pro­messi Sposi delle Case Pa­squali e Am­bro­sio”:

«Sem­pre al Po­li­teama Chia­rella, si è svolto il se­condo in­te­res­san­tis­simo espe­ri­mento della no­bile gara fra le case “Am­bro­sio” e “Pa­squali & C.”. Tanto da parte di “Am­bro­sio” che da parte di “Pa­squali”, il ca­po­la­voro ro­man­tico fu amo­ro­sa­mente stu­diato e sa­pien­te­mente sac­cheg­giato per lo schermo ci­ne­ma­to­gra­fico. […] Tanto il li­bret­ti­sta-ri­dut­tore quanto il met­teur en scène, che l’operatore, delle due Case, hanno fatto mi­ra­bili sforzi per in­fon­dere nel la­voro quanto di me­glio era nella loro anima di ese­cu­tori, riu­scendo così a farci un film che, ol­tre alla virtù edu­ca­tiva, ha quello di di­let­tare e com­muo­verci.»

I “Pro­messi Sposi” di Ro­dolfi-Am­bro­sio è stato re­cen­te­mente re­stau­rato e pre­sen­tato al pub­blico nel corso della XXXII edi­zione del fe­sti­val “Le Gior­nate del Ci­nema Muto” di Por­de­none (5-12 ot­to­bre 2013).

So­pra ne ab­biamo pro­po­sto al­cuni fo­to­grammi chie­den­doci: per­ché il CNSM non ne parla nep­pure di sfug­gita?

PDF dell’Analisi cri­tica
in­dice dei venti epi­sodi

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