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Lettera aperta alla Ministra dell’Istruzione Senatrice Valeria Fedeli sulla adeguatezza didattica del docu-film «Alessandro Manzoni, milanese d’Europa» • 21 settembre 2017

Os­ser­va­zioni cri­ti­che sulla ade­gua­tezza di­dat­tica del docu-film «Ales­san­dro Man­zoni, mi­la­nese d’Europa – L’immagine della pa­rola». Un film di Pino Fa­ri­notti. Re­gia di An­drea Bel­lati. Scritto da An­gelo Stella e Pino Fa­ri­notti. Pro­dotto dal Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani, con il con­tri­buto di Fon­da­zione Ca­ri­plo.

9 Geografia falsata
Per il passaggio dell’Adda di Renzo si mostra un luogo diverso da quanto indicato con voluta precisione da Manzoni.

Par­lato del docu-film – I nu­meri tra [pa­ren­tesi] si ri­fe­ri­scono ai fo­to­grammi so­pra ri­por­tati.

Fa­ri­notti: [2] e [3] «Que­sto è l’Adda. È molto im­por­tante. Renzo è stato coin­volto dun­que nei di­sor­dini di Mi­lano. Ha par­lato troppo. È stato an­che ar­re­stato. Poi è stato li­be­rato. Però deve la­sciare la città. È molto pe­ri­co­loso. E al­lora ar­riva qui sull’Adda. Deve pas­sare dall’altra parte. Per­ché dall’altra parte c’è Ve­ne­zia, non ci sono più gli Spa­gnoli. Vede un uomo su una barca. Gli fa un cenno. Quello si av­vi­cina. Renzo gli chiede: “po­tete por­tarmi dall’altra parte?” L’altro ac­cetta. Lo porta dall’altra parte, fi­nal­mente. E Renzo ha un urlo li­be­ra­to­rio: “Viva San Marco”!»

No­stre os­ser­va­zioni – 1º. La sin­tassi di Fa­ri­notti ci pare zop­pi­cante. Ri­leg­giamo la sua frase: «È stato an­che ar­re­stato. Poi è stato li­be­rato. Però deve la­sciare la città.» Se non si dice “da chi” Renzo è stato li­be­rato, il pe­riodo ap­pare privo di senso.

Certo, Renzo “è stato li­be­rato”, ma dalla folla mi­nac­ciosa (Man­zoni: «alle grida si ag­giun­sero gli ur­toni»), la quale ha messo in fuga i birri. E quindi deve la­sciare la città. Certo, quando si parla può ac­ca­dere di es­sere im­pre­cisi. Ma “que­sta” im­pre­ci­sione a no­stro av­viso è sin­tomo di at­ten­zione di­scon­ti­nua sul pro­prio docu-film da parte del Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani.

2º. Il rac­conto di Fa­ri­notti sul pas­sag­gio dell’Adda da parte di Renzo è pre­ce­duto e se­guito dalle im­ma­gini da [1] a [4]. Da esse lo spet­ta­tore po­trebbe ar­guire che Renzo ha at­tra­ver­sato l’Adda più o meno in quel tratto del fiume.

Fa­ri­notti tace sul “dove” egli si trovi e dice solo “qui sull’Adda” (che è lungo 315 chi­lo­me­tri). No­no­stante ciò – con molta, molta buona vo­lontà – que­ste im­ma­gini po­treb­bero es­sere prese per una forma di con­te­stua­liz­za­zione geo-to­po­gra­fica del ro­manzo, sep­pur gros­so­lana. Ma è cor­retto que­sto sug­ge­ri­mento solo vi­sivo del CNSM?

Pur­troppo no. Pro­prio al con­tra­rio, il docu-film tra­smette un’informazione che non è cor­retta, come è fa­cil­mente ve­ri­fi­ca­bile.

Fa­ri­notti ne tace ma Man­zoni in­dicò il paese di Trezzo come l’abitato presso cui Renzo at­tra­versò l’Adda. Non a caso (e a ra­gione) sul cam­pa­nile della Par­roc­chia di San Ger­vaso e Pro­taso di Trezzo sull’Adda è po­sta una targa che ri­porta le pa­role del Ca­pi­tolo XVII: «[…] sen­tiva in quel va­sto si­len­zio rim­bom­bare i toc­chi d’un oro­lo­gio: m’immagino che do­vesse es­sere quello di Trezzo […]».

Si sa che Man­zoni co­no­sceva per­fet­ta­mente quei luo­ghi, per­ché con­ti­gui a Ges­sate (lì aveva la villa suo zio Giu­lio Bec­ca­ria, dove Ales­san­dro sog­gior­nava spes­sis­simo come ospite). Il gran cam­mi­na­tore Man­zoni co­no­sceva per­fet­ta­mente quei luo­ghi. E dalle sue ri­cer­che sto­ri­che sa­peva per­fet­ta­mente che la più co­moda (per Renzo) “chiatta di Ca­no­nica” por­tava an­cora in terra mi­la­nese e non di San Marco. Man­zoni in­dicò quindi a ra­gion ve­duta Trezzo, per­ché lì l’Adda fa­ceva da con­fine.

Le im­ma­gini in­di­cate dal docu-film del CNSM in­di­cano però al­tro e NON ap­par­ten­gono af­fatto alle vi­ci­nanze di Trezzo sull’Adda. Ri­guar­dano in­vece il punto di partenza/attracco del co­sid­detto “tra­ghetto di Leo­nardo” del paese di Im­ber­sago. Che si trova certo sull’Adda ma alla bella di­stanza di 15 chi­lo­me­tri da Trezzo. Il docu-film del CNSM for­ni­sce quindi allo spet­ta­tore una in­for­ma­zione non cor­retta. Cri­ti­ca­bile an­che per un al­tro aspetto.

Il let­tore de «I Pro­messi Sposi” ri­cor­derà che Renzo, av­vi­ci­nan­dosi all’Adda, aveva vi­sto «il va­sto piano, sparso di paesi, e al di là i colli, e sur uno di quelli una gran mac­chia bian­ca­stra, che gli parve do­ver es­sere una città, Ber­gamo si­cu­ra­mente.»

Non bi­so­gna es­sere car­to­grafi per sa­pere che da Im­ber­sago non si può ve­dere la città di Ber­gamo, es­sendo la vi­sta im­pe­dita dalla col­lina di Sotto il Monte, il paese che diede i na­tali a Papa Gio­vanni XXIII (un gra­zie al re­spon­sa­bile della Pro Loco di Im­ber­sago per la cor­tese col­la­bo­ra­zione).

Solo per in­ciso: ri­cor­diamo che il docu-film del CNSM non si pro­pone come opera di fan­ta­sia o di in­ven­zione.

Si pone cioè come in­sieme di “do­cu­menti” pre­sen­tati at­tra­verso l’impiego di im­ma­gini (fisse o in mo­vi­mento), suoni (voci, mu­si­che) e ru­mori.
In cui quindi è certo con­sen­tito il ri­corso a tec­ni­che che pos­sono con­sen­tire una certa “ma­ni­po­la­zione” emo­tiva dello spet­ta­tore ma in cui, se­condo chi scrive, non è am­messa l’alterazione dei dati di fatto.

Quando ciò si ve­ri­fica, non si è più nell’ambito della “do­cu­men­ta­ri­stica” ma della fan­ta­sia.
Che è cosa di­versa dalla sto­ria e dalla me­mo­ria bio­gra­fica.

PDF dell’Analisi cri­tica
in­dice dei venti epi­sodi

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