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Festival della Lingua Italiana – Lecco, 13 ottobre 2017”

Dai discorsi “istituzionali” diversi orientamenti per la cultura di Lecco.

Bellissima l’idea del “Museo della Lingua Italiana” (bravi Negri e Bray). Ma con la piena autonomia del Comune e in piena trasparenza.

Ve­nerdì 13 ot­to­bre 2017, presso il Po­li­tec­nico di Lecco, si è svolto il “Fe­sti­val della Lin­gua Ita­liana”, or­ga­niz­zato da “Va­lore Cul­tura – As­so­cia­zione amici della Trec­cani” (Pre­si­dente Ro­mano Ne­gri) nell’ambito della ras­se­gna cul­tu­rale “Lecco città dei Pro­messi Sposi, edi­zione 2017. La Fa­mi­glia – Le fa­mi­glie”, or­ga­niz­zata dal Co­mune di Lecco (Si­mona Piazza, As­ses­sore alla Cul­tura e Vir­gi­nio Bri­vio, Sindaco).

L’iniziativa Trec­cani – se si ri­pe­terà – è po­ten­zial­mente di grande in­te­resse per Lecco per al­meno due aspetti: da un lato la città di­ver­rebbe sede per­ma­nente di una pre­sti­giosa ini­zia­tiva cul­tu­rale; dall’altro (al­meno po­ten­zial­mente) ne ver­rebbe tu­te­lato il suo pa­tri­mo­nio cul­tu­rale, le­gato so­prat­tutto – ma non solo – alle due fi­gure di mag­giore spicco della sua sto­ria: Ales­san­dro Man­zoni e l’Abate An­to­nio Stop­pani, anch’egli si­gni­fi­ca­tivo sotto il pro­filo del con­tri­buto allo svi­luppo della lin­gua ita­liana, pur su un di­verso fronte di im­pe­gno – quello scientifico-divulgativo.

Il pro­blema sarà di man­te­nere una chiara au­to­no­mia e vi­gi­lare per­ché la fi­sio­no­mia di Man­zoni e il suo ma­gi­stero non ven­gano de­for­mati e pie­gati a fi­na­lità al­tre ri­spetto alla cultura.

Per quanto ri­guarda Man­zoni, in tre de­gli in­ter­venti della gior­nata sono state in­fatti espresse due po­si­zioni net­ta­mente divergenti:

a/ “Man­zoni è Lecco e Lecco è Man­zoni”.
Que­sto con­cetto, sem­plice e com­pren­si­bile da chiun­que, è stato espresso nei due in­ter­venti isti­tu­zio­nali di aper­tura, pro­po­sti da Si­mona piazza (As­ses­sore alla Cul­tura del Co­mune di Lecco) e da Ro­mano Ne­gri (Pre­si­dente di “Va­lore Cul­tura – As­so­cia­zione amici della Trec­cani”, or­ga­niz­za­trice del Fe­sti­val).
Sep­pure in di­verse forme, Piazza e Ne­gri hanno svi­lup­pato que­sta idea di fondo: a Lecco Man­zoni visse; qui è Villa Man­zoni, la casa della sua gio­vi­nezza e della fa­mi­glia. Il ter­ri­to­rio deve so­ste­nere que­sta realtà sto­rico-mo­rale, ap­pog­giando le di­verse ini­zia­tive ispi­rate a que­sti criteri.

b/ “Non è de­gno di al­cuna men­zione il rap­porto sto­rico ed esi­sten­ziale tra Man­zoni e Lecco”.
Il vir­go­let­tato è no­stro ma ri­te­niamo rap­pre­senti fe­del­mente l’orientamento di tutt’altro se­gno espresso dal Pro­fes­sor Sal­va­tore Sil­vano Ni­gro nella sua “Lec­tio Ma­gi­stra­lis” sul tema “La fa­mi­glia Man­zoni – Le fa­mi­glie”.
Cen­trato su ri­fles­sioni circa “La fa­mi­glia Man­zoni” (il li­bro di Na­ta­lia Ginz­burg uscito nel 1983 e ri­pro­po­sto nel 2016 in oc­ca­sione del cen­te­na­rio della na­scita dell’autrice), l’intervento di Ni­gro ne ha spo­sato la as­so­luta man­canza di ogni ri­fe­ri­mento al rap­porto tra Lecco e Man­zoni (e an­che tra Lecco e “I Pro­messi Sposi”).

Si com­prende come la com­pre­senza di que­sti di­versi re­gi­stri — af­fer­ma­zione della “lec­che­sità” di Man­zoni; can­cel­la­zione del suo le­game con Lecco — non può ap­pa­rire che come “schi­zo­fre­nica” a qua­lun­que os­ser­va­tore. E quindi – in man­canza di una chiara presa di po­si­zione da parte dell’Amministrazione co­mu­nale – po­ten­zial­mente fonte di ne­ga­ti­vità per la città.

Can­cel­lare il le­game sto­rico — sot­to­li­neiamo “sto­rico” — esi­sten­ziale ed etico tra Man­zoni e Lecco, come ha fatto il pro­fes­sor Ni­gro del Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani, si­gni­fica in­fatti non solo stra­vol­gere la realtà dei fatti ma pri­vare Lecco della sua es­senza. Si­gni­fica pri­varla dell’anima.

A que­sta ini­zia­tiva e alla sua com­pren­sione da parte dei cit­ta­dini, è quindi giu­sto de­di­care tempo e risorse.

Al di là di al­cuni ele­menti ine­renti alla reale fi­sio­no­mia de­gli or­ga­niz­za­tori, di cui ab­biamo già detto QUI, vor­remmo dare al let­tore la pos­si­bi­lità di farsi au­to­no­ma­mente un qua­dro di aspetti della po­li­tica cul­tu­rale di Lecco, at­tra­verso la let­tura dei tre in­ter­venti cui ab­biamo ap­pena fatto cenno e che si sono svolti nella gior­nata di ve­nerdì 13 ot­to­bre: Si­mona Piazza, Ro­mano Ne­gri, Sal­va­tore Sil­vano Nigro.

Come spesso ac­cade per i di­scorsi di eventi cul­tu­rali, la cro­naca li ha ri­cor­dati con un ra­pido “in aper­tura / nel mezzo / in chiu­sura hanno par­lato i tali e ta­lal­tri”, senza però mai dire che cosa ef­fet­ti­va­mente hanno detto.

Per que­sta oc­ca­sione vor­remmo farci sup­plenti del cro­ni­sta e ri­por­tare i tre in­ter­venti. Per com­ple­tezza di me­mo­ria, in chiu­sura di Nota ri­por­te­remo an­che l’intervento con­clu­sivo della gior­nata, svi­lup­pato dal Sin­daco di Lecco, Vir­gi­nio Brivio.

Piazza, Negri, Nigro e Brivio: i discorsi pronunciati in Lecco, venerdì 13 ottobre 2017, nel quadro del Festival della Lingua Italiana.

Si­mona Piazza, As­ses­sore Cul­tura Co­mune di Lecco
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Il sa­luto dell’Assessore Piazza non è riu­scito a sfug­gire alla ov­vietà e alla so­lita ci­ta­zione fuori luogo di fine di­scorso ma, con­vinti che bi­so­gna sem­pre guar­dare alla parte piena del bic­chiere, ab­biamo vo­luto cer­carvi co­mun­que ele­menti utili a ca­pire “cosa ef­fet­ti­va­mente sia” que­sto “Fe­sti­val della Lin­gua Ita­liana”, che il Co­mune di Lecco ha pre­sen­tato di tutta la ras­se­gna “Lecco città dei Pro­messi Sposi 2017” come l’evento più prestigioso.

«A nome del Sin­daco e della Am­mi­ni­stra­zione Co­mu­nale […] un sen­tito rin­gra­zia­mento a tutte le realtà che hanno col­la­bo­rato all’ideazione e alla pro­mo­zione di que­sto evento. In pri­mis al pre­si­dente dell’Associazione Trec­cani Cul­tura, dott. Ma­rio Ro­mano Ne­gri e a tutto lo staff dell’Associazione che è qui pre­sente in sala da Roma; al di­ret­tore ge­ne­rale dell’Istituto Trec­cani Mas­simo Bray, al pre­si­dente della Ca­mera di Com­mer­cio di Lecco, il dott. Da­niele Riva, al pro-Ret­tore del Po­li­tec­nico di Mi­lano – Polo Terr­ri­to­riale di Lecco, la dot­to­ressa Ma­nuela Gretti, che ci ospita qui gen­til­mente nell’Aula Ma­gna dell’Università; al Di­ret­tore dei Mu­sei di Lecco dot­tor Mauro Ros­setto e a tutto il per­so­nale del Si­MUL, Si­stema Mu­seale Ur­bano Lec­chese, che ha col­la­bo­rato alla rea­liz­za­zione dell’evento.

Come sa­pete e come è già stato an­ti­ci­pato an­che da Gian­franco Co­lombo, il Fe­sti­val della lin­gua ita­liana è in­se­rito nella più am­pia ras­se­gna “Lecco città dei Pro­messi Sposi 2017” e ne vuole rap­pre­sen­tare e rap­pre­senta a pieno ti­tolo l’evento più im­por­tante. In pri­mis per­ché ri­porta in città il fi­lone de­gli studi man­zo­niani; per­ché ridà cen­tra­lità e vuole dare cen­tra­lità a uno stu­dio e all’opera let­te­ra­ria man­zo­niana; vuole fare co­no­scere il la­voro dello scrit­tore che ha ope­rato quasi tutta la vita sulla lin­gua co­mune de­gli ita­liani. E non da ul­timo è an­che un im­pe­gno della no­stra Amministrazione.

Que­sto Fe­sti­val of­fre alla ras­se­gna la pos­si­bi­lità di an­dare ol­tre i con­fini del no­stro ter­ri­to­rio e di aprire si­gni­fi­ca­tive col­la­bo­ra­zioni con pre­sti­giosi isti­tuti cul­tu­rali na­zio­nali coll’obiettivo co­mune di fon­dere, pro­muo­vere e va­lo­riz­zare la cul­tura. Que­sta aper­tura cul­tu­rale si ac­com­pa­gna a un mag­giore im­pe­gno da parte di tutti noi per la va­lo­riz­za­zione an­che in chiave tu­ri­stico-cul­tu­rale del ter­ri­to­rio. Ma non solo: per ga­ran­tire a tutti l’accesso alla co­no­scenza di una delle no­stre ra­dici cul­tu­rali, la ma­trice, la ra­dice manzoniana.» […]

«Con­cludo bre­ve­mente ri­cor­dando una ri­fles­sione di Al­bert Ca­mus, scrit­tore e fi­lo­sofo fran­cese, Pre­mio No­bel per la Let­te­ra­tura nel ’57. Le sue pa­role ci di­cono: “Senza cul­tura, e la re­la­tiva li­bertà che ne de­riva, la so­cietà, an­che se fosse per­fetta, sa­rebbe una giun­gla. Ecco per­ché ogni au­ten­tica crea­zione è in realtà un re­galo per il fu­turo”. Pro­prio come lo è stata l’opera man­zo­niana, è così che oggi que­sto primo Fe­sti­val della Lin­gua Ita­liana vuole es­serlo per noi e per la città di Lecco di do­mani. Gra­zie.»
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Prima di pas­sare alle “uti­lità” del di­scorso Piazza, vor­remmo se­gna­lare che la ci­ta­zione di Ca­mus, (co­mo­da­mente pre­sente su In­ter­net) a si­gillo della pre­sen­ta­zione di una gior­nata de­di­cata a Man­zoni, ci è parsa fuori luogo non solo per­ché tra le pa­gine di Man­zoni si po­teva certo tro­vare qual­che cosa da dire sul rap­porto tra cul­tura e so­cietà (cui egli de­dicò tutta la vita) ma so­prat­tutto per­ché il con­te­sto in cui è col­lo­cata la frase di Ca­mus (“Le My­the de Si­sy­phe”) è pro­prio quanto di più lon­tano si possa im­ma­gi­nare dall’universo ideale e fi­lo­so­fico del no­stro scrit­tore, quando non in pa­lese opposizione.

Ma ve­niamo alle uti­lità.
Dal di­scorso di Piazza ab­biamo im­pa­rato che il Fe­sti­val della lin­gua Ita­liana or­ga­niz­zato da “Va­lore Cul­tura – As­so­cia­zione amici della Treccani”:

1. ri­porta in città il fi­lone de­gli studi man­zo­niani;
.
2. re­sti­tui­sce cen­tra­lità allo stu­dio sull’opera man­zo­niana;
.
3. ne vuole fare co­no­scere me­glio l’opera;
.
4. con­sente alla an­nuale ras­se­gna lec­chese di an­dare ol­tre i con­fini del ter­ri­to­rio;
.
5. ga­ran­ti­sce a tutti l’accesso alla co­no­scenza di una delle no­stre ra­dici cul­tu­rali, la ma­trice, la ra­dice manzoniana.

Ben detto! Nes­suno avrebbe po­tuto dire né di più né me­glio.
So­prat­tutto là dove Piazza dice che la “ra­dice man­zo­niana” è la “ma­trice” dello spi­rito e della cul­tura di Lecco – cosa per il re­sto dell’anno per­fet­ta­mente igno­rata dall’Amministrazione lec­chese in ge­ne­rale e dall’Assessore Piazza in par­ti­co­lare (su que­sto aspetto tor­ne­remo più avanti).

Per il mo­mento vor­remmo solo fare no­tare che Si­mona Piazza, As­ses­sore alla Cul­tura del Co­mune di Lecco, tutta presa nel fare gli onori di casa all’illustre “staff” della Trec­cani, ar­ri­vato in tra­sferta da Roma, ha pub­bli­ca­mente ri­co­no­sciuto che ne­gli ul­timi anni (quindi an­che i due del pro­prio man­dato e i cin­que della giunta pre­ce­dente, gui­data dal me­de­simo Sin­daco, Vir­gi­nio Bri­vio) ha evi­den­te­mente fatto tutt’altro che “ri­por­tare in città il fi­lone de­gli studi man­zo­niani”, “ri­dare cen­tra­lità allo stu­dio dell’opera let­te­ra­ria man­zo­niana”, ecc. ecc., in at­tesa del Fe­sti­val Treccani.

Il che è pur­troppo cosa vera. Al di fuori dell’autunnale ras­se­gna man­zo­niana, dove bene o male ine­vi­ta­bil­mente un qual­che cosa su Man­zoni si trova, a Lecco per tutto il re­sto dell’anno non si fa as­so­lu­ta­mente nulla per man­te­nere viva nella città la me­mo­ria di Man­zoni, svi­lup­parne la co­no­scenza, ecc.

Non solo. Ma da parte dell’Amministrazione co­mu­nale si vi­vono quasi come of­fese i ri­chiami che il no­stro Cen­tro Studi pe­rio­di­ca­mente e a ra­gion ve­duta ri­volge all’Amministrazione in ge­ne­rale e all’Assessore Piazza in par­ti­co­lare per­ché ci si curi si­ste­ma­ti­ca­mente della fi­gura di Man­zoni e dei suoi rap­porti con Lecco. Per non di­lun­garci su cose già note, se­gna­liamo al let­tore il no­stro sito dove sono am­pia­mente il­lu­strati i molti epi­sodi nei quali è emersa l’inerzia ac­ci­diosa dell’Amministrazione su que­sti temi.

Ma tor­niamo al Fe­sti­val e ai di­scorsi isti­tu­zio­nali. Dopo l’Assessore Piazza ha preso la pa­rola il dott. Ro­mano Ne­gri, Pre­si­dente di “Va­lore Cul­tura – As­so­cia­zione amici della Trec­cani”, l’organizzatore del Fe­sti­val.
Vice-Pre­si­dente dell’Istituto Trec­cani Spa, ban­chiere della vec­chia scuola, le­gato al ter­ri­to­rio, at­tento alle te­ma­ti­che so­ciali e cul­tu­rali, uomo alla mano che ti parla all’occorrenza an­che in dia­letto, sen­si­bile alle istanze an­che dello spi­rito, Ne­gri è uno dei grandi, sim­pa­tici e in­di­spen­sa­bili “vec­chi” del la­riano.
Grande or­ga­niz­za­tore e tes­si­tore di in­tese Ro­mano Ne­gri nel suo in­ter­vento è stato esau­stivo e con­creto. Per la fe­li­cità de­gli ascol­ta­tori ha par­lato a brac­cio, come si con­viene a chi ha le idee chiare, e di se­guito pre­sen­tiamo la parte con­clu­siva del suo intervento:

Ro­mano Ne­gri, Pre­si­dente di “Va­lore Cul­tura – As­so­cia­zione amici della Trec­cani”
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«Trec­cani è tante cose, non solo la fa­mosa en­ci­clo­pe­dia […] Come esem­pio cito il pro­getto che ri­guarda il mo­na­che­simo be­ne­det­tino. Un pro­getto che stiamo por­tando avanti pro­prio qui nel no­stro ter­ri­to­rio per il ri­co­no­sci­mento Une­sco di San Pie­tro al Monte di Ci­vate. Nel sito de­di­cato a que­sta ini­zia­tiva ab­biamo 530.000 ac­cessi gior­na­lieri, quindi 191 mi­lioni di ac­cessi all’anno, ca­pite bene cosa ciò si­gni­fica e può si­gni­fi­care. Ab­biamo trac­ciato un piano in­du­striale di grande re­spiro. La­vo­riamo sem­pre più sui piani avan­zati della cul­tura, sul di­gi­tale, an­che nella scuola.

Nell’Associazione che ha or­ga­niz­zato que­sto Fe­sti­val con­flui­scono tutte le at­ti­vità cul­tu­rali della Trec­cani. Lo scopo dell’associazione è dif­fon­dere e di­fen­dere la cul­tura, di­fen­dere la lin­gua italiana.

Pun­tiamo so­prat­tutto sulla parte delle pa­role e della let­tura. Ab­biamo lan­ciato in que­sto pe­riodo il pro­gramma “Le pa­role val­gono” cui hanno par­te­ci­pato cen­ti­naia di per­so­na­lità, dalla Cri­sto­fo­retti fino a Papa Fran­ce­sco. Ab­biamo lan­ciato un pro­gramma a La­me­zia Terme sulle pa­role ru­bate dalla ma­fia. Par­te­ci­piamo a Mi­lano a Boo­k­City e an­che lì sa­ranno se­le­zio­nate delle pa­role che sa­ranno va­lu­tate da Trec­cani ed espo­ste poi con grandi stri­scioni sul Ca­stello Sforzesco.

Ma l’impegno prin­ci­pale è quello della dif­fu­sione della let­tura. In que­sti giorni a Fran­co­forte è in corso il Bu­ch­messe. I dati di­cono che il no­stro paese è uno di quelli dove si legge di meno. Quindi ab­biamo in pro­gramma il grande pro­getto “Ti leggo” che do­vrà an­dare nelle scuole e an­che nelle car­ceri. E cer­che­remo di in­cen­ti­varlo in tanti set­tori, pro­prio per por­tare avanti, so­prat­tutto coi gio­vani, il gu­sto e l’importanza della let­tura […] fon­da­men­tale per fa­vo­rire la cre­scita della cultura.

Ab­biamo oggi lan­ciato que­sto con­ve­gno sulla lin­gua ita­liana. Un evento che reca in sé due ger­mo­gli. Il primo l’abbiamo am­bi­zio­sa­mente chia­mato Fe­sti­val per­ché pen­siamo, se il ter­ri­to­rio sa­prà ri­spon­dere, di po­terlo tra­sfor­mare ve­ra­mente in un Fe­sti­val della lin­gua ita­liana per il fu­turo, così come ven­gono ge­stiti tanti fe­sti­val su al­tri temi, in al­tre città. L’altro ger­mo­glio è Lecco, il grosso borgo che si av­via a di­ven­tare città. Man­zoni è qua. Man­zoni ha stu­diato a Me­rate. Ha vis­suto a Lecco. È stato in Val­sas­sina. Qui è la Villa della sua fa­mi­glia. Pro­prio in que­sta villa noi pen­siamo di po­tere creare in fu­turo il Mu­seo della Lin­gua Italiana.

Ci stiamo già pro­iet­tando su que­sto obiet­tivo. Na­tu­ral­mente bi­so­gnerà che il ter­ri­to­rio sia sen­si­bile a com­pren­dere, a se­guire e a so­ste­nere que­sta idea. No­no­stante le so­lite que­stioni bu­ro­cra­ti­che che al­lun­gano i tempi, so che per la Villa le ri­sorse fi­nan­zia­rie per si­ste­marla, ci sono. È tutto a posto.

Con que­sta as­si­cu­ra­zione chiudo il mio in­ter­vento. Rin­gra­zio tutti i par­te­ci­panti. Rin­gra­zio i re­la­tori e mi au­guro di po­terci ri­ve­dere an­cora il pros­simo anno con un Fe­sti­val ve­ra­mente con la “F” ma­iu­scola. Gra­zie.
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Il sa­luto isti­tu­zio­nale di Ro­mano Ne­gri ci è pia­ciuto. Nella sua con­ci­sione ha pro­nun­ciato la frase ma­gica “le ri­sorse ci sono”, ri­spon­dendo alla do­manda fa­ti­dica che molti – forse troppi e troppe volte – gli ri­vol­gono: e i dané?

Ma ha an­che detto – anzi lo ha ri­ba­dito con pre­ci­sione – che per uti­liz­zare le ri­sorse ci vuole “la com­pren­sione e l’impegno del ter­ri­to­rio”. Que­sta frase va di­ritta al cuore del pro­blema e Ro­mano Ne­gri lo ha espresso da vero man­zo­ni­sta, ci­tando pro­prio il fi­glio e mae­stro di Lecco. Il “se­condo ger­mo­glio” che bi­so­gna cu­rare è “Lecco, il grosso borgo che si av­via a di­ven­tare città”.

Cosa c’è die­tro que­sta pa­ra­bola di Ro­mano Ne­gri? C’è l’indicazione pres­sante per­ché l’intera città e so­prat­tutto l’Amministrazione co­mu­nale, fac­cia il suo me­stiere. Si ponga cioè come cu­stode del ma­gi­stero di Man­zoni. E non fac­cia del nome dello scrit­tore una ban­die­rina da agi­tare solo una volta all’anno. Ci vuole un im­pe­gno con­ti­nua­tivo e collettivo.

Lecco deve cre­scere, deve ma­tu­rare. Deve di­ven­tare “città”. La città di Man­zoni. Come era scritto sulle sue ban­diere fino al 2014, quando con una de­li­rante de­li­bera co­mu­nale, Lecco è stata spo­gliata del suo rap­porto or­ga­nico, vi­tale con Man­zoni. Quando l’amministrazione co­mu­nale ha de­ciso di cam­biare la de­no­mi­na­zione della sua ras­se­gna an­nuale da “Lecco, città di Man­zoni” in “Lecco, città dei Pro­messi Sposi” ha re­ciso un le­game lungo 150 anni con una delle più ric­che per­so­na­lità della no­stra sto­ria nazionale.

Cosa ha detto Ro­mano Ne­gri? Bi­so­gna fare di Villa Man­zoni il Mu­seo della lin­gua ita­liana, os­sia farne la vera casa del man­zo­ni­smo in Ita­lia.
E Ro­mano Ne­gri parla così per­ché si rende per­fet­ta­mente conto che se Lecco non rian­noda con forza il le­game con Man­zoni, non po­trà di­ven­tare città. E ri­marrà un grosso borgo, ano­nimo. Una sem­plice quinta tea­trale di un fa­moso ro­manzo. Ma non la “Città di Manzoni”.

A Mi­lano si sfre­gano le mani di fronte all’insipienza che sta die­tro alle scelte dell’Amministrazione lec­chese. Per­ché a Mi­lano sanno quanto vale in ter­mini mo­rali – ed eco­no­mici – il nome di Man­zoni, cui Lecco ha vo­lon­ta­ria­mente ri­nun­ciato nel 2014. E ci la­vo­rano, per esem­pio con quel de­pre­ca­bile docu-film pro­dotto dal Cen­tro Na­zio­nale Studi Man­zo­niani, che – ol­tre alle venti ca­stro­nate sulla vi­cenda di Man­zoni – ne na­sconde i le­gami fon­da­men­tali con Lecco.

Ro­mano Ne­gri sa bene – e non solo dalle let­tere che in­viamo an­che a lui o dalla stampa – quali sono le no­stre idee su tutto que­sto pro­blema. E di come il no­stro Cen­tro Studi Abate Stop­pani ha già da tempo de­li­neato una stra­te­gia cul­tu­rale e di co­mu­ni­ca­zione per riaf­fer­mare – dopo il grande la­voro com­piuto in que­sta di­re­zione dall’Abate Stop­pani 130 anni fa – il le­game in­scin­di­bile tra Lecco e Manzoni.

Ci è pia­ciuto il di­scorso di Ro­mano Ne­gri. Per­ché vi ab­biamo sen­tito espresse le me­de­sime idee a cui ci ispi­riamo e che ci au­gu­riamo ser­vano da sprone all’Ammnistrazione co­mu­nale a in­cam­mi­narsi nella di­re­zione giusta.

Dopo i due in­ter­venti di Piazza e Ne­gri, ab­ba­stanza omo­ge­nei nel sot­to­li­neare l’importanza di evi­den­ziare sem­pre il le­game tra Lecco e Man­zoni, è giunto il mo­mento di pas­sare a un al­tro or­dine di idee, so­ste­nuto (in­di­ret­ta­mente ma non per que­sto in modo meno si­gni­fi­ca­tivo) dal Pro­fes­sor Ni­gro e che noi così ab­biamo già sin­te­tiz­zato: “Non è de­gno di al­cuna men­zione il rap­porto sto­rico ed esi­sten­ziale tra Man­zoni e Lecco”.

Pro­fes­sor Sal­va­tore Sil­vano Ni­gro — Lec­tio Ma­gi­stra­lis “La fa­mi­glia — Le famiglie”.

At­ten­zione! La Lec­tio Ma­gi­stra­lis del pro­fes­sor Ni­gro si è svolta per ol­tre 40 mi­nuti. Per non ap­pe­san­tire que­sta Nota di cro­naca, qui sotto ri­por­tiamo quindi (ma fe­del­mente, si in­tende) una sin­tesi di quanto detto da Ni­gro, po­nendo in do­cu­men­ta­zione il suo di­scorso in­te­grale, sbo­bi­nato dalla re­gi­stra­zione da noi pre­di­spo­sta.
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«

Vir­gi­nio Bri­vio, Sin­daco di Lecco (verso la metà del di­scorso):
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«[…] Dob­biamo sot­to­li­neare an­che al­tro. Da un lato una mag­giore con­sa­pe­vo­lezza da parte dell’Istituzione co­mu­nale nel suo in­sieme in me­rito al pa­tri­mo­nio del Man­zoni. Mi ri­fe­ri­sco an­che agli aspetti fi­sici di ac­ces­si­bi­lità alla Villa; ai per­corsi man­zo­niani, che ri­chia­mano non solo una com­pe­tenza della cul­tura ma ba­nal­mente quella dei di­versi set­tori dell’amministrazione.
Ma dob­biamo par­lare an­che di una città che deve avere mag­giore con­sa­pe­vo­lezza di que­sto pa­tri­mo­nio, pian­tan­dola un po’ lì con una re­to­rica un po’ stan­tia o di una con­ti­nua la­men­ta­zione, e di co­min­ciare ad at­ti­vare dei pezzi di mag­giore consapevolezza.

Al­lora non è in con­trap­po­si­zione as­so­lu­ta­mente l’allargamento. Bi­so­gna la­vo­rare su più fronti e quindi mi ri­fe­ri­sco a quelli che sono aspetti di ca­rat­tere più generale.

Che sono quelli della col­la­bo­ra­zione con Trec­cani cul­tura che oggi ha un ele­mento an­che con­creto e vi­sivo ma che è frutto di la­vori di mesi. Così come an­che di al­tre realtà che sono state ri­cor­date, af­fin­ché quel pro­cesso, che deve es­sere lento ma con­ti­nuo, per dif­fon­dere e non di­fen­dere quella tra­di­zione, an­che con mo­da­lità nuove e con oriz­zonti più ampi, sia in qual­che modo por­tato avanti.

Quindi penso che il senso di que­sta gior­nata odierna vada ol­tre an­che il con­te­nuto di li­vello alto dei con­tri­buti che ci sono stati con que­sti due ten­ta­tivi, an­che con sot­to­li­nea­ture di­verse, al mat­tino e al po­me­rig­gio e siano an­che un po’ den­tro que­sto ten­ta­tivo di at­ti­vare dei pro­cessi di ca­rat­tere continuativo.

Ri­cordo tra l’altro che stiamo an­che va­lu­tando, an­che se ri­spetto a que­sto obiet­tivo ab­biamo ri­ce­vuto sol­le­ci­ta­zioni an­che di­verse ne­gli anni pas­sati, ma che adesso si tra­duce in par­ti­co­lare in que­sta col­la­bo­ra­zione con Trec­cani cul­tura con la quale stiamo an­che va­lu­tando an­che una ade­sione for­male dell’Amministrazione per pren­dersi un im­pe­gno an­che re­ci­proco an­che di tipo con­ti­nua­tivo che ri­guarda la ri­strut­tu­ra­zione del piano terra della Villa Manzoni.

E co­mun­que nei piani per po­tere dare uno spa­zio spe­ci­fico, che non è solo uno spa­zio fi­sico ma di­venta un luogo nel quale po­tere dare an­che con­ti­nuità a di­scorsi come quelli di oggi.

Che poi si chia­merà, come dire … della lin­gua ita­liana an­zi­ché in al­tre mo­da­lità. Penso non sia que­sto il pro­blema ma è un obiet­tivo della ri­strut­tu­ra­zione che an­che col Mi­ni­stero dei Beni Cul­tu­rali ab­biamo con­di­viso e che, an­che se deve es­sere riem­pito di con­te­nuti, dice di una vo­lontà di ca­rat­tere continuativo.

Rin­gra­zio sia l’Assessorato alla Cul­tura che Trec­cani cul­tura per il per­corso che si è ini­ziato, che oggi ha avuto que­sta tappa im­por­tante, uso il ter­mine tappa per­ché è all’interno di una col­la­bo­ra­zione che vo­gliamo con­so­li­dare in ma­niera più am­pia e spe­ci­fica. Mi au­guro che que­sto im­pe­gno a su­pe­rare un po’ la su­per­fi­cia­lità e il ge­ne­ri­ci­smo sia un im­pe­gno che veda an­che la con­ver­genza delle tante realtà lec­chesi che in que­sti anni ci hanno spesso sol­le­ci­tato su que­sti temi. Ora ci sono an­che per­corsi, luo­ghi e pro­getti sui quali si può por­tare as­so­lu­ta­mente il con­tri­buto. Gra­zie.»
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Come an­ti­ci­pato, il di­scorso di Bri­vio a noi non è ap­parso molto chiaro per­ché ca­rat­te­riz­zato da ri­fe­ri­menti im­pli­citi e dai fa­mosi “non detti” che per de­fi­ni­zione sono com­pren­si­bili solo da una ri­stret­tis­sima cer­chia di per­sone con cui un ora­tore ab­bia un dia­logo con­ti­nuo, si­cu­ra­mente non il pub­blico pre­sente al Po­li­tec­nico al ter­mine della giornata.

Lecco Città dei Pro­messi Sposi: siamo al cen­tro del mondo”. Que­sto era il ti­tolo so­brio della new­slet­ter del Sin­daco, uscita nel po­me­rig­gio a com­mento della mat­ti­nata di que­sto ve­nerdì 13, de­ci­sa­mente fuori dai ca­noni della pro­fes­sio­ni­sta che la scrive, so­li­ta­mente equilibrata.

È certo che a fronte dell’enfasi di quel ti­tolo il di­scorso di bi­lan­cio del Sin­daco ci è parso un po’ in tono mi­nore. Sul tema cen­trale, sol­le­vato in mat­ti­nata da Ro­mano Ne­gri – l’assunzione di re­spon­sa­bi­lità da parte della città per po­li­ti­che più de­cise verso una va­lo­riz­za­zione di Man­zoni – Bri­vio ha ini­ziato un paio di frasi re­la­tive a un pos­si­bile ac­cordo con Trec­cani cul­tura ma la­scian­dole poi a mezz’asta.

Sul di­scorso espli­cito di Ne­gri circa il Mu­seo della lin­gua Ita­liana, da Bri­vio la pa­rola “Mu­seo” non è stata nep­pure pro­nun­ciata, la­sciando ca­pire all’ascoltatore che le cose non pos­sono an­dar così spe­dite come forse si aspetta Ro­mano Ne­gri, es­sen­dovi al­tri aspetti da con­si­de­rare, ecc.

Ab­biamo già detto di sen­tirci in­com­pe­tenti a com­pren­dere l’eloquio di Bri­vio e quindi la­sciamo ad al­tri il com­pito di “tra­durre” e di dar­cene poi una ver­sione comprensibile.

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